i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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“Quanto zucchero?”.

“Due per favore” - gli dico voltandomi e ringraziando.

Io estraggo il cellulare insieme al foglietto appallottolato e visibilmente consumato dentro la tasca interna della borsa osservandolo per qualche istante. Compongo il numero, lui dietro di me continua a preparare il caffè, un pretesto forse per vedermi l’ultima volta.

“Pronto?” - dall’intonazione sembra un marcato accento nordico.

“Pronto, ciao”. Mi sono sentita in diritto di potergli dare del tu senza nemmeno conoscerlo.

“Sì, con chi parlo?” - la sua voce è efficace e potente.

“Sono Marilena. Ho preso il tuo numero dall’annuncio che compare sul giornale”.

Lui s’avvicina a me cingendomi il busto con le mani mentre poggia le labbra umide sul mio collo proteso, il sole frattanto filtra dalle persiane mezze aperte, il caldo è asfissiante per il fatto che s’insinua in ogni parte del corpo e rende pesante e alquanto stancante qualsiasi movimento. Le sue labbra percorrono la mia pelle agitata costantemente impregnata da piccole gocce di sudore, nel tempo in cui avverto la punta del suo naso sfregare contro i miei capelli freschi appena usciti dal parrucchiere:

“Ho capito, chiami per l’annuncio, molto bene” - ribadisce lo sconosciuto al telefono.

“Sì, esatto, mi rivolgo per l’annuncio” - rispondo io inclinando un po’ la testa per favorire i baci del mio amante.

“Dimmi pure, che cosa vorresti sapere di preciso” - dal tono della voce sembra molto cerimonioso e formale.

“Descriviti, racconta un poco’” - esclamo io quasi imponendoglielo.

“Sono alto un metro e ottantacinque centimetri, ho i capelli corti di colore castano, gli occhi neri, il fisico ben fatto, le spalle tornite e il sedere sodo, parecchi mi dicono che assomigli tanto a un affermato attore”.

“No, non m’importa a chi somigli, la descrizione sembra abbastanza soddisfacente” - intanto che io lo interrompo sgarbatamente.

Il mio uomo continua a baciarmi in modo imperturbabile il collo, chissà da quanto tempo lo desiderava, dopo che per qualche mese mi sono totalmente negata, attualmente sono visibilmente indignata per il semplice fatto che mi sto sciogliendo sotto quei baci:

“Quanti anni hai?” - chiede l’altro individuo al telefono.

“E’ importante quest’aspetto?” - chiedo a mia volta. Lui indugia un po’ e prontamente risponde:

“No, non è importante, proseguiamo”.

“Bene, per me al contrario lo è”.

“Quarant’anni appena compiuti”.

Io sono maliziosamente soddisfatta, gli chiedo a questo punto astutamente la tariffa. La bocca che deliziava fino a pochi istanti fa il mio collo si è di colpo fermata, perché colgo il respiro del mio amante bloccarsi:

“Trecento euro” - risponde.

“Biglietto compreso?” - chiedo io ancora.

“No, biglietto escluso, perché arrivo da Genova”.

“Biglietto più una notte in albergo sono in totale trecentocinquanta euro”.

La bocca dietro di me è ancora immobile, malgrado ciò riesco a percepirne il respiro sebbene debole:

“Quattrocento” - dice ancora.

“Vada per quattrocento, aggiudicato”.

“T’andrebbe bene la settimana prossima?”.

“Giovedì, che cosa ne dici? Ti va bene di giovedì?”.

“Sì, mi va bene. Verrai tu all’aeroporto?” - chiede ancora con quella controversa e strana formalità.

“No, prenderai un taxi, dopo t’avvertirò io dove farti condurre”.

“Va bene”.

“D’accordo allora. Ciao, ti chiami?”.

“Vittorio”.

“Allora ciao Vittorio, a risentirci presto”.

“A presto, Marilena ti farò impazzire”.

“Staremo a vedere” - sorrido frattanto io.

Il cellulare scivola nuovamente dentro la mia borsa e il bigliettino finisce dentro il cestino che mi sta di fianco, finalmente mi volto e gli sorrido, lui sembra alquanto stordito, giacché mi chiede:

“Chi era?”.

Sorridendo e ancheggiando mi dirigo verso il bancone sul quale aveva poggiato la tazzina del caffè, lo bevo tutto d’un sorso e con uno scatto esclamo:

“Scopami adesso”.

Il letto è due stanze più avanti, io cammino davanti a lui, il suo cazzo sfrega duro ed eccitato contro le mie natiche evidenziate dalla gonna stretta e leggera, resa ancora più stretta dal sudore e dal caldo, forse dalla tensione e dalla voglia di scopare. I suoi occhi sono cerchiati, famelici e vogliosi, la sua fronte è lucida e sudata, la camicia sembra essere di troppo, la cravatta stringe un nodo alla sua gola, ma non è quello che lo fa smettere di respirare: è la mia eccitazione, è il corpo vivo e prorompente che si tende davanti ai suoi occhi, sono le mie cosce nude e abbronzate, i miei seni gonfi, le mie labbra dure. Io mi siedo sul bordo del letto e poggio la schiena sulle lenzuola fresche e bianche che riescono a darmi un po’ di refrigerio, lui sta in piedi davanti al letto, davanti alle mie cosce indecentemente aperte e alla mia pelosissima rossiccia fica colma di desiderio, lui nel contempo estrae ciò che la sua virilità ha reso duro e corposo indirizzandolo verso la mia tana calda e spumeggiante. La gonna è arrotolata sui fianchi, le scarpe ai piedi, il perizoma spostato da una parte, le mie mani sui miei seni che sfregano contro la maglietta:

“Chi era al telefono, me lo dici?” - ringhia lui esagitato in modo frenetico incalzando per scoparmi.

Il suo cazzo mi riempie facendomi sussultare, riesce a entrare completamente dentro di me senza rinunciare a un minimo di pelle, a un minimo di piacere che tempestosamente arriva. Mi sento totalmente riempita e sono soddisfatta d’averlo, sono deliziata e felice d’avere fra le cosce un uomo che sta godendo, che gioiva godendo già da prima al solo pensiero di possedermi in quella maniera. Le sue mani afferrano i miei fianchi con brutalità, il mio collo s’inarca, io protendo la mia foltissima fica sempre più verso di lui alzando un po’ il bacino. Urlo il mio totale piacere, mi mordo le labbra e le fiamme dell’orgasmo m’invadono il corpo scompigliandomi, così come il flusso della sua sborrata che invade sia la mia rossiccia fica quanto le mie cosce ponendosi in netto contrasto con esse. Io rimango tanto tempo sul letto in quel modo, lui è spossato, tuttavia ha trovato le energie per fare una doccia. Io mi ricompongo, lancio un’occhiata furtiva al box in cui l’acqua scroscia e vado via chiudendo la porta delicatamente. Il giovedì successivo lui m’interpella nuovamente:

“Sono nella stanza numero centosette” - t’aspetterò là dentro.

Attualmente sono più rilassata della settimana scorsa, perché solamente adesso mi rendo conto d’essere stata troppo fredda, sbrigativa e persino scortese:

“T’immagino bella, lo sai questo?” - dice probabilmente cogliendo la mia disponibilità del momento.

“Non è un’idea completamente sbagliata” - sorrido io annuendo.

“Attualmente sono nell’ascensore, sto per salire”.

“Va bene, lascerò la porta socchiusa”.

Io colgo i suoi passi, cammina lentamente, è un buon segno, perché un uomo che cammina lentamente è un uomo discreto, equilibrato e riflessivo, che sa gustarsi accortamente e sapientemente i piaceri. Al presente schiude senza fretta la porta ed entra pronunciando un sommesso permesso in modo inconsueto, serio e al tempo stesso irresistibile. Io sorrido benevolmente andandogli incontro e porgendogli la mano. E’ davvero molto bello, sembra una scultura dell’età ellenica, è armoniosa, forte e possente. Lui sembra sorpreso, non s’aspettava di trovarsi di fronte a una donna molto giovane e me lo dice persino:

“Qual è l’età media delle tue clienti?” - chiedo io curiosa.

“All’incirca quarant’anni, la media, poi ci sono pure le eccezioni, le rare eccezioni” - precisa assentendo.

“Ti dispiace?” - gli chiedo io. Lui scuote bonariamente la testa e sorride mostrandomi i suoi meravigliosi denti bianchi.

“No, per nulla, anzi. A quanto pare queste eccezioni sono accettabili, gradevoli e per di più soddisfacenti”.

Io tendo le labbra, questa volta sorrido nervosamente scrollando leggermente le spalle, richiudo la porta e vado a sedermi sulla poltrona davanti alla larga finestra. Lui è dietro di me, poggia una mano sui miei capelli accarezzandoli. Passano molti minuti, il silenzio sembra non imbarazzare né sconcertare nessuno dei due, ma accompagna i nostri pensieri. Fuori dalla finestra il mondo scorre veloce, le automobili strombazzano, tuttavia non riesco a sentirne il suono, le luci della città sembrano lucciole immobili e imbalsamate, chiaramente attaccate all’oscurità della notte, perché ogni cosa sembra scorrere normalmente, ma non il tempo, non qua dentro questa stanza. Io appoggio una mano sul vetro freddo della finestra lasciandola scivolare come se perdessi improvvisamente le forze:

“Ti pago per fare l’amore” - gli riferisco con calma.

“Io mi trovo qua per questo motivo cara Marilena” - enuncia lui con il mio stesso tono di voce.

“No, io ti pagherò perché tu questa notte m’amerai” - sussurro io in modo insperato girandomi verso di lui.

Lui mi squadra con gli occhi smarriti da bambino tenero e indifeso, molto probabilmente anch’io ho la stessa espressione, eppure non me ne curo, perché quando si paga qualcuno non è importante curarsi di ciò che potrebbe pensare. E’ un uomo abituato a fare ciò che le donne gli chiedono o gl’impongono di fare, ragionevolmente mai nessuna gli ha chiesto d’essere amata e credibilmente adesso andrà via sentendosi denudato e impoverito. In quell’istante lui mi spoglia delicatamente guardandomi negli occhi, mentre le sue dita sfiorano impercettibilmente la mia pelle, dopo avvicina il suo respiro ai miei seni, fa scorrere le sue labbra su tutto il mio corpo mentre questo s’inarca sotto le sue mani. Con dei gesti di chi ti considera amorevolmente il suo privatissimo tesoro, lui m’adagia affettuosamente sul letto baciandomi le labbra con una delicatezza infinita. Le sue labbra scendono, il suo volto affonda fra i miei seni, sul mio ventre, fino a incontrare il punto più caldo e amabile, quello che si trova fra le mie cosce. Io gli accarezzo i capelli, sento il mio corpo abbandonarmi, risale e sussurrando a una distanza brevissima fra le mie e le sue labbra m’annuncia in maniera calorosa:

“Ti amo Marilena” - questo lo dice mentre affonda adagio dentro di me, fintanto che il suo corpo s’incrocia con il mio.

In quel preciso istante ci fondiamo l’uno all’altra, io lo avvinghio a me mentre una lacrima solca il mio viso e un tenero sorriso apre il suo volto: siamo all’unisono, al presente si muove in modo fragile come colui che ama in modo appassionato e sincero. Io fremo, il respiro è affannato come il suo, il piacere mi percorre trapassandomi le membra, in quanto è continuo, inesorabile e persistente, ma denso, discreto e ricco al tempo stesso. La mia voce è spezzata, alla stessa maniera è perfino la sua, intanto che uscendo di senno mi proclama:

“Ti amo, come mai nessuna ho finora amato”.

Al momento lui dorme. Il suo volto attualmente è sereno, probabilmente sta sognando un mondo fatto da clienti come me. Bacio la punta delle mie dita e sfioro la sua fronte liscia e salda, i soldi sono sul comodino, sto per andarmene quando lo sento chiamare visibilmente impastato dal sonno:

“Marilena, avvicinati, ascoltami”.

“Sì, sono qui” - gli dico io piano rincuorandolo.

“Sta’ attenta piccola, abbi cura di te” - mi risponde lui in modo amabile e premuroso.

Io richiudo la porta ed esco, avventurandomi in un mondo fatto d’inusuali speranze e di fiorenti prospettive.

{Idraulico anno 1999}