i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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L’atmosfera di quel centro per massaggi è magica, prodigiosa e a dir poco spettacolare. Sono appena uscita dalla piscina termale e attendo nella sala di rilassamento il mio turno per il massaggio, avvolta comodamente nel soffice accappatoio bianco lungo fino ai polpacci che tutte le mattine ci consegnano. Mi piace captare deliziosamente la sensazione della spugna morbida che accarezza il mio corpo nudo e ancora tiepido, al presente sono nuda, eppure nello stesso tempo così difesa e protetta dallo sguardo altrui, giacché mi sento splendidamente a mio agio.

In quella circostanza saluto amabilmente con un sorriso le altre persone in attesa, mi verso un bicchiere di tisana, prendo una mela dal cesto e mi sdraio su d’una bellissima sedia intrecciata di vimini. Sulla parete di fronte c’è un cartello che consiglia suggerendo di mantenere un rigoroso silenzio e di spegnere i cellulari, che meraviglia. Io chiudo gli occhi per meglio cogliere il gorgoglio costante dell’acqua, che scorre in una fontana in maniera instancabile al centro della stanza e avverto lo sfumato e tenue profumo del sandalo. Sto quasi per addormentarmi quando sento pronunciare il mio nome a bassa voce, là c’è il mio massaggiatore che m’invita nel seguirlo. E’ un uomo, pensavo che per le donne ci fossero solamente massaggiatrici, ammetto e riconosco onestamente d’essere leggermente imbarazzata, forse parlando con franchezza sono rimasta indietro e non sono aggiornata per le sopraggiunte novità. La piccola stanza dove si trova il lettino da massaggio è ancora più accogliente e confortevole della sala di rilassamento, l’illuminazione appena sufficiente è meticolosamente diffusa in maniera ottimale unicamente dalla fiamma di alcune candele. Mi piacciono sia la musica indiana di sottofondo che l’aroma intenso degli olii essenziali che si possono gradevolmente odorare:

“Piacere, io sono Nick”. Il sorriso cordiale e la stretta di mano decisa mi rassicurano immediatamente.

“Ti lascerò da sola un attimo per indossare gli slip di carta, dopo l’accappatoio potrai appenderlo di là in fondo. Quando sarai pronta, sdraiati a pancia in giù con la testa da questo lato, dato che verrà un signorina per coprirti con un asciugamano e poi ritornerò io”. Lui voltandosi mi sorride nuovamente chiedendomi:

“Tutto bene?”.

“Certo, sì” - rispondo io, con tono molto più convinto di quanto sia in effetti in realtà.

Attualmente sono stesa sul lettino con gli occhi chiusi, il respiro è lento mentre mi trovo con le braccia abbandonate lungo i fianchi. Quasi senza accorgermi della tua presenza avverto che tu appoggi una mano tra le scapole e l’altra, poco sopra la fine della schiena. Tu rimani così fermo per un paio di minuti, questo gesto mi calma mentre ascolto il mio respiro profondo e regolare, tu frattanto togli il telo leggero che mi copre per stendere l’olio da massaggio che dapprincipio scaldi tra le mani. Inizi un movimento rotatorio lento e profondo sulle spalle, poi ti sento salire e scendere sulla mia dura schiena, che in ultima s’abbandona sotto il sapiente tocco delle tue belle mani. Poi scendi lungo una gamba, fino ad arrivare al piede che dolcemente massaggi. Ben presto il massaggio diventa più energico e intenso, le dita premono sulla pianta donando benessere e piacere, dopo con un tocco leggero massaggi una delle zone più erotiche del corpo, la parte molle tra un dito e l’altro. Adagio ripeti gli stessi movimenti sull’altro piede, che come un fratello diffidente e geloso aspettava impaziente e insofferente il suo turno.

I tuoi palmi poi s’appoggiano su entrambi i piedi, passando sulla parte interna delle gambe salendo su fin dove le cosce quasi si toccano. Io sono pronta ad avvertire le tue mani finire proprio là, nell’ultimo istante però queste ultime si dividono, passano sui fianchi, si ricongiungono sulla schiena e in seguito fino alle spalle, scendendo poi lungo le braccia fino alle mani. Tu replichi il movimento più volte mentre io mi rilasso per saggiarne deliziosamente tutti i passaggi, sennonché all’improvviso ecco che appare la variante. Nel movimento di discesa, quasi per caso e per errore, le dita s’incastrano negli slip ormai divenuti di troppo, anche per me. Successivamente seguono le tue mani e scivolano via, giacché ti sento ripercorrere lo stesso sentiero, mentre torno ai miei pensieri su che cosa accadrà, quando le tue mani arriveranno in quel punto.

Io anticipo pregustando quelle esclusive e inedite sensazioni, dato che è fantastico perché scivolano con lo stesso fervore di prima, con l’identica velocità e con lo stesso calore. Ho l’impressione però che vadano senza fretta, sempre più piano, che quasi si fermino e non arrivino mai. Io le attendo in maniera impaziente, però a un certo punto come prima si dividono fermandosi. In quell’occasione trattengo il respiro mentre s’avvicinano adagio, abbracciano l’interno della coscia e s’uniscono andando a sfiorare per un attimo le grandi labbra calde, odorose e impregnate. Tu ripercorri i movimenti un sacco di volte, non sono mai stanca, eppure a ogni passaggio è come se fosse la prima volta. L’eccitazione sale e le emozioni diventano veementi, più irrefrenabili, in tal modo ti pieghi leggermente sussurrandomi con un tono di voce calmo e profondo di girarmi. Appoggi le mani sula mia testa e ascolti il mio respiro, scendi ai lati del collo con una pressione appena percettibile, per il fatto che da qui sento le tue mani calde ed esperte scivolare giù infilandosi in mezzo ai seni, ma senza toccarli. Dopo digradano sul ventre appena sotto l’ombelico, s’allargano e scendono sui fianchi per poi risalire lungo questi, arrivano fino alle spalle, unendosi di nuovo al centro e ricominciano come prima la loro discesa. Io le avverto girare attorno ai seni senza mai toccarli direttamente, una sorta di “tocco ma non tocco”, che mi provoca una sensazione indescrivibile e stupenda.

A un tratto, nella fase di risalita, le mani abbracciano dolcemente i seni, le dita una a una passano sopra i capezzoli che crescono indurendosi, durante il tempo in cui ripassano nuovamente per assaporare quella nuova condizione d’eccitazione. I sospiri si fanno sentire, il desiderio cresce e avverto l’odore caratteristico della mia fica bagnata, le tue belle mani proseguono con il loro lavoro, questa volta toccano una gamba che tu massaggi delicatamente nella sua completa lunghezza e mentre la mano risale le sensazioni si esaltano, è davvero fantastico. Arriva su, si ferma un po’ sull’inguine, si gira e torna giù. Ogni volta sale sempre un po’ più su, fino ad accarezzarmi dove aspettavo. E’ una carezza lieve sul monte di Venere, un attimo solo e poi svanisce, la mano non si ferma, compie soltanto un giro e torna giù. Tu passi all’altra gamba e l’attesa estenuante prosegue, mentre il desiderio cresce e il mio respiro diventa affannoso.

Io ti sento che armeggi sulle caviglie, m’accorgo che sali su fino all’interno della coscia, mi sfiori ancora per il breve istante, io sospiro però le tue mani si dividono tirando leggermente la pelle verso i fianchi, in questo movimento sento le grandi labbra aprirsi un po’ e poi richiudersi. In seguito la sensazione è molto appassionante e forte, giacché ti fermi all’improvviso staccando le mani dal mio corpo. Dove sei? Non vorrei aprire gli occhi per il timore di scoprire che te ne sei andato, niente panico, tu hai soltanto cambiato posizione, ti vedo ora davanti a me ai piedi del lettino da massaggio. Per un secondo i nostri sguardi s’incrociano, mentre divarico leggermente le gambe nel desiderio di farmi guardare proprio lì. Prima di richiudere gli occhi per meglio abbandonarmi al piacere, intravedo nella tua mano una boccetta d’olio per massaggi, tu ne fai cadere dall’alto qualche goccia sul seno, sul ventre e sull’interno della coscia. E’ piacevolmente tiepido, la mia fantasia al presente mi fa immaginare lascivamente dell’altro. Chissà se lo hai fatto di proposito? Dopo spalmi l’olio sul mio corpo intanto che io libidinosamente fantastico in un delirio di piacere, sono così bagnata poiché sto gocciolando sul telo che ricopre il lettino in un misto d’olio e di fluidi.

Di nuovo le tue mani sondano accuratamente le mie caviglie salendo in maniera esperta e lenta, virano con dovizia verso l’interno delle mie gambe che già tremano leggermente, i tuoi pollici si toccano e nel movimento di risalita vanno ad appoggiarsi sulle grandi labbra, le allargano dolcemente percorrendole per tutta la lunghezza fino a toccare il clitoride sollevandolo un poco: dapprima un pollice, poi quando il clitoride ricade viene prontamente risollevato dall’altro, io non riesco a trattenere un lungo e sottile lamento d’estremo godimento. Tu ricominci il movimento da capo, mentre io calcolo i secondi che mi separano dal prossimo brivido di piacere. Le sensazioni non sono mai uguali, c’è sempre qualche cosa in più o di diverso, che rende ogni passaggio straordinario e unico nel suo genere, anche se apparentemente uguale al precedente. Adesso si muovono insieme, poi si dividono, una va giù, una va su, tuttavia sono entrambe eccitanti e procaci. Ne colgo l’essenza più dell’una o dell’altra in relazione a che cosa stanno facendo. Il seno, le spalle, il ventre, le caviglie e le cosce sono diventate tutte zone erogene, perché in quel totale piacere il corpo si sente amalgamato in un unico elemento, dove le tue belle mani lo avvolgono in modo completo.

Io avverto che ti sei spostato ancora, capto la tua presenza al lato del lettino, sei così vicino, io respiro a fondo nella speranza di sentire l’odore della tua pelle e del tuo dopobarba. Appoggi il palmo della mano sul monte di Venere eseguendo un massaggio rotatorio con una pressione decisa, dato che godo da morire. L’altra tua mano è su un seno per scoprire la durezza del capezzolo, che stringi tra il pollice e l’indice in un misto di piacere e di dolore. Ti soffermi sul clitoride, lo accarezzi in senso circolare e poi su e in giù, a ogni cambio di movimento io sperimento una sensazione sempre più intensa, le tue dita si spostano di pochi centimetri per scandagliare saggiando appena quanto sia ormai pronta ad accoglierti in me. Io non riesco a mantenere più il minimo controllo, ansimo, gemo, mi contorco come un serpente, allungo una mano alla ricerca del tuo cazzo eppure ti ritrai, il tuo respiro è regolare, forse non sei eccitato o forse la professione t’impone un conveniente quanto doveroso contegno. Entrambe le tue mani calde sono sulla mia famelica fica, io allargo ancora di più le gambe alzando nel contempo il bacino per meglio offrirti il mio fiore. Tu ne apri dolcemente i petali, cerchi il pistillo che con delicatezza tieni tra due dita in un movimento simile a quello della masturbazione maschile, io sento vicinissimo l’approssimarsi dell’orgasmo mentre ti dico:

“Voglio te”.

“Eccomi” - rispondi con la voce calma, intanto che sento le tue dita affondare dentro.

Io sussulto, per il fatto che una fiammata improvvisa invade tutto il mio corpo scombussolandomi, così come un’esplosione di fuochi d’artificio, come un fulmine in una tempesta. I tremori si fermano, tutto si calma, i miei muscoli sono esausti, tu mi ricopri con il lenzuolo e appoggi le mani sulle mie tempie, mentre il battito del mio cuore e il respiro ritornano regolari. Voglio rimanere ancora qui almeno un altro po’, io m’accorgo che ti stai allontanando con un passo leggero, apri la porta e la chiudi di nuovo piano alle tue spalle.

Il lenzuolo mi restituisce un po’ di calore distribuendomi un adeguato sollievo, però desidero già le tue belle, calde e sapienti mani tolte da pochi secondi, tuttavia delle quali sento già l’assenza, il distacco e la netta e radicale mancanza.

{Idraulico anno 1999}