i racconti di Milu
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E’ pomeriggio, a metà settimana.
Sento squillare il campanello di casa.
Ci peso un attimo, svogliatamente mi alzo e mi trascino alla porta.
E’ Marco, un amico di Alberto che mi avevano presentato qualche sera prima, non ricordo bene perché… Gli apro e lui è già lì con un bel sorriso un po’ imbarazzato e quel suo ciuffo voluminoso di volute corvine.
“Ehm… ciao… ti ricordi di me? Ci siamo parlati qualche sera fa…”.
“…sì sì, mi ricordo… Marco, vero? Entra dai.”
A passo un po’ incerto varca la soglia di casa mia e temporeggia in ingresso.
Mia madre si sta preparando per uscire e si sente tutto il trambusto della sua presenza intorno a noi. “Vieni Marco, prendi un tè? Una tisana? Vieni avanti, dai, ci mettiamo qui in divano.”
“Lorenzo, io vado, ci vediamo stasera” dice mia madre, infilandosi il soprabito tutta trafelata.
“Sì mamma, lui è Marco, un mio amico”, le rispondo io.
“Ciao Marco” aggiunge lei.
“Buon pomeriggio, signora” timidamente aggiunge Marco.
Mamma se ne esce travolgendo quasi noi due e chiudendo rumorosamente la porta.
Ci lasciamo andare ad assaporare qualche secondo di ritrovato silenzio…
Un foglietto svolazza spinto dallo spostamento d’aria della porta ora chiusa.
Un lungo respiro.
“Marco accomodati qui, passo un secondo in cucina a preparare la tisana”
“Nessun problema, ti seguo”.
Armeggio con filtri e bollitore ed inizio a chiacchierare.
“Mi fa piacere vederti, cosa posso fare per te” inizio io.
“Grazie” e mi sorride “… guarda è dall’altra sera, quando abbiamo parlato, che ripenso a quanto mi suonava familiare quel che mi hai raccontato, ti ricordi? Quel lungo discorso sulla storia contraffatta, sui reperti nascosti, ecc. Mi hai anche parlato dei molti libri che hai a casa, e così mi sono detto che avrei potuto chiederti qualcosa in più, ecco, sempre se hai tempo e voglia di mostrarmi qualcosa di tuo.”
“Beh, mi fa molto piacere” restituisco volentieri il sorriso “oggi son tranquillo, non c’è nessun problema. Anzi, tu non sai quanto è raro per me trovare qualcuno interessato a quel che leggo… troppo spesso mi capita di sentirmi un alieno anche tra i miei amici… ho sempre l’impressione che nessuno faccia domande, nessuno si guardi attorno con curiosità…”
“Non ti nego che è proprio ciò che mi ha colpito di te l’altra sera: ti staccavi nettamente da quel gruppo per questo tuo modo di guardare oltre l’apparenza.” Il suo sorriso sembra veramente sincero ed infonde serenità.
Fischia il bollitore, preparo tazze e tisane e ci sediamo un po’ sugli sgabelli della cucina, sorseggiando. Mi concedo qualche sguardo al mio nuovo amico. Il suo ciuffo corvino è certamente la sua caratteristica più evidente, ma a ben guardarlo è veramente un bel ragazzo, non appariscente, questo no, all’apparenza è comune, ma a guardarlo bene si notano due occhi scuri vispi ed attenti, i tratti del viso sono netti, ma senza essere spigolosi, ha una dentatura molto equilibrata. Il fisico sembra atletico, o comunque tonico, anche se la sua postura sembra un po’ incerta. Oggi veste in jeans e camicia parzialmente aperta, con maglia colorata sotto, quasi trasandato, ma non troppo. Io ero comodamente a casa mia, quindi mi ha colto in pantaloncini corti di cotone, T-shirt e a piedi nudi.
Siamo seduti ai due sgabelli affiancati, ed iniziamo a conoscerci un attimo.
Due parole, una battuta, una sorriso, qualcosa in più… è facile parlarsi, le parole scivolano tra noi come se ci fosse un’amicizia ben più duratura, o forse sono il segno di una compatibilità ed affinità sempre più evidente.
Entriamo nel vivo del discorso “vieni di là, che ti mostro qualche libro” gli dico io.
Prendiamo le nostre tazze e ci spostiamo in soggiorno.
“Ecco qui, questi sono alcuni dei libri di cui ti ho parlato…” allungo un braccio per prendere dalla libreria un volume e me lo sento molto vicino: Marco sembra voler leggere direttamente i titoli dai dorsi dei libri prima che glieli porga io, così facendo si avvicina molto a me, mi raggiunge il suo odore, non è profumo, è proprio quell’odore che ciascuno di noi ha, ed è unico per ciascuno, quando non lo copriamo con profumi o altro. Lo sento per la prima volta, mi colpisce e resto un secondo ad assaporarlo… mi piace, mi dà serenità e pace. Mi volto verso di lui e allungo lo sguardo sul suo profilo contro la finestra aperta…
Mi riprendo un attimo “beh, io pensavo di iniziare con questo, ma se vedi qualcosa che ti attira di più devi solo dirlo, oppure prendilo pure, senza problemi” aggiungo.
Si gira verso di me, con un attimo di esitazione “ehm… si… certo, scusa…”.
“…ma non ti scusare, che non ce n’è affatto motivo, siamo qui per questo no?” e gli sorrido.
Marco prende un libro e si avvicina al divano “posso?”.
“Certamente” e mi accomodo vicino a lui con un altro libro in mano.
Inizio ad accennargli il contenuto dei libri e lui sembra molto interessato. Parliamo, mi fa alcune domande sempre più in profondità: è in gamba, è facile parlare con lui, i discorsi scorrono con estrema fluidità.
Apro un libro con alcune immagini “guarda qui” gli propongo.
Marco mi si avvicina con tutto il corpo per guardare.
Dopo un paio di secondi mi rendo conto che le nostre gambe sono adese, e che per vedere meglio, ha appoggiato il suo braccio sulla mia spalla. Il suo odore ormai mi avvolge, ed anche la sua attenzione. Richiamo il suo sguardo su di una immagine e questo gesto avvicina anche i nostri visi. Me ne accorgo e giro appena appena la testa, ma lo guardo di sottecchi… un paio di secondi e se ne accorge, ma invece di distogliere lo sguardo resta lì anche lui… siamo attaccati con il corpo e vicinissimi con il viso… respiriamo appena e si inizia a sentire una certa elettricità nell’aria.
Prendo un respiro più profondo ed interrompo imbarazzato quel momento, e sicuramente arrossito, tornando a mostrargli quell’immagine.
“Questa immagine è stupenda”, mi dice Marco, e la sua mano, si avvicina al libro per vederla meglio, così si china un attimo e gli vedo la nuca, l’attaccatura dei capelli, il collo…
“Oltre ce n’è un’altra davvero intrigante”, gli propongo, vado per girare la pagina del libro e lui sposta la sua mano per permettermi di girare la pagina, ma lascia la mano sulla mia gamba.
… sempre più difficile restare concentrati sul discorso originario… l’attenzione continua a spostarsi sul suo respiro così vicino, il suo odore tutt’intorno a me, la sua mano sulla mia gamba, calda, morbida e forte… Mi sento arrossire, il respiro si accorcia, ma mi piace moltissimo… (devo specificare tra me e te che leggi questo racconto, che non sono gay, o almeno non ho mai avuto esperienze omosessuali di alcun tipo, non ancora almeno, quindi la situazione mi sconcerta un attimo, mi lascia senza parole, per la naturalezza di quanto sta succedendo…)
Mi sento stranissimo, ma mi rilasso e mi lascio andare, per agevolare la lettura del libro alzo il mio braccio tra noi e lo appoggio sullo schienale del divano, non proprio sulle sue spalle, ma ci manca veramente poco.
Leggiamo qualche altro passo.
Dopo un po’ la mia mano sfiora la sua spalla, e resta poi con le dita in contatto del suo corpo. E’ una sensazione stranissima, magnetica, ipnotica. “Davvero interessante…” gli sfugge dalle labbra, chiaramente ambigua a questo punto la sua frase.
Con il corpo ruota leggermente verso di me ed insinua una mano sulla mia pancia.
Un brivido intenso mi percorre dalla testa ai piedi. Marco se ne accorge e mi lancia uno sguardo, un leggero sorriso quasi complice e trona a guardare il libro… La sua mano non si ferma però, sta realmente accarezzandomi la pancia, intorno all’ombelico… sono in T-shirt sento tutto quel che fa in maniera molto nitida… Lo lascio fare, mi piace…
La mia mano sulla sua spalla lo incita un po’ ad avvicinarsi, non so quanto reale controllo abbia io ormai su quanto sta succedendo, ma va bene così. Marco accoglie e la sua mano mi alza la maglietta… sentire le sue dita sulla pelle mi scuotono, il respiro si fa corto e irregolare… non so più cosa pensare.. lascio scendere il mio braccio dalla spalla alla sua schiena, lo accarezzo… gli alzo la camicia da dietro e mi insinuo sotto la maglietta, lui mi lascia fare… i miei pantaloncini di cotone ormai non riescono più a nascondere un’erezione evidente, anzi cominciano anche a stringere… Marco sembra accorgersene perché tra una carezza e l’altra “accidentalmente” mi sfiora l’erezione… una, due volte… non è più un caso.
Si volta verso di me, io lo guardo, ci perdiamo un momento a guardarci, non diciamo una parola, ma abbiamo capito che ci siamo detti l’un l’altro: “va bene, mi piace quel che fai, vai pure avanti…”
Guardandomi, la sua mano scende ad accarezzarmi il pacco attraverso il tessuto, lo afferra, lo percorre in lunghezza, lentamente, un po’ vuole sentirne la consistenza, un po’ vuole vedere che effetto avrà su di me… socchiudo gli occhi, lo lascio fare… la mia mano sale e scende lungo la sua schiena…
Cominciamo ad avere “fame di pelle”… Marco accenna ad alzarmi la maglietta, quindi me la lascio togliere… Io avvicino le mani ai bottoni della sua camicia, già aperta a metà e libero gli ultimi, lasciandola cadere a terra… gli passo le mani sui fianchi, sotto la maglia e gliela sfilo… siamo mezzi nudi, molto vicini, ci accarezziamo, ci assaggiamo… avvicino il viso e gli bacio il petto, sta tremando anche lui… “Lorenzo… non ho mai fatto nulla del genere…” mi confessa. “Nemmeno io, Marco…” lo rassicuro io. Questa semplice confessione ci avvicina ancora di più, ci abbracciamo e ci inebriano dei nostri odori, della nostra pelle che si unisce e si solletica, dei nostri corpi che prendono confidenza… abbracciati ci accarezziamo la schiena, ci stringiamo l’un l’altro, il contatto è inebriante. Ci alziamo in piedi e Marco armeggia con i miei pantaloncini… non che ormai servano a molto… la mia erezione è ormai più un ostacolo che altro… infila le dita oltre l’elastico, ci gioca un po’, scende lungo la gamba, si sposta un po’ verso il centro ed arriva al mio uccello, lo strofina, lo accarezza, lo afferra, si sposta allo scroto, afferra i testicoli, li maneggia, torna al mio uccello.. si aiuta con l’altra mano e lo libera del tutto. In una sola mossa fa scendere pantaloncini e slip, che ormai sono arrotolati alle mie caviglie. Io mi ritrovo nudo, in piedi, di fronte ad un ragazzo molto bello che ho conosciuto pochi giorni prima, ma con cui ho trovato una magica ed inaspettata intesa a fare una cosa che non avrei mai nemmeno immaginato…
Marco mi afferra ancora l’uccello e questa volta inizia a muoversi su e giù, una lenta masturbazione che mi manda il sangue alla testa… l’avevo chiaramente già provato su di me, avevo avuto rapporti con più ragazze, non ero nuovo a rapporti fisici, ma la sua mano era qualcosa di nuovo, non per la mano in se, perché era la mano di un ragazzo… ero estasiato e stupefatto allo stesso tempo, ma era tutto così semplice e naturale… e la mia erezione continua a crescere e gli riempie la mano, lui la sente pulsare e continua, lentamente il movimento…
Mi abbandono a qualche minuto delle sue manipolazioni e me le godo appieno… in un momento di lucidità mi rendo conto che sono nudo solo io… allungo le mani sui suoi fianchi, insinuo le dita lungo il cinturone dei jeans, passo alla fibbia della cintura e la slaccio… agevolmente apro il primo bottone, approfittando per saggiare la pelle del suo ventre col dorso delle mie mani e sentire Marco sospirare compiaciuto… questa situazione non piace solo a me, allora… passo ai bottoni successivi, uno ad uno, e facendolo gli sfioro il pacco… anche lui è eccitato, e la mia mano lo fa tremare. Finiti i bottoni resto momento a sentirlo sul dorso della mia mano, poi afferro i jeans e lentamente glieli calo, lo lascio con gli slip rossi (rossi!) che ormai sembrano scoppiare… Non avevo nemmeno mai visto un altro uccello eretto dal vivo, prima d’ora… insinuo la mia mano oltre l’elastico, sfiorando la pelle del ventre magro arrivo alla base dell’asta, la saggio un attimo con le dita tutt’intorno, è una sensazione nuova, stranissima, elettrizzante, tremo anch’io… scendo verso testicoli, ci passo le dita, li accarezzo, li prendo in mano, sento Marco ansimare e gemere per la sensazione nuova, apro gli occhi e lo vedo con gli occhi chiusi, lo abbraccio con una braccio solo e appoggio la testa alla sua spalla, anche lui lo fa, e ci ritroviamo anche testa contro testa… Risalgo con la mano ed trovo l’asta del pene turgido, lo percorro con un dito fino al glande gonfio, lo saggio con la mano, trono alla base ed afferro tutto il suo uccello… questo lo fa tremare. Mi stacco un attimo e gli sfilo gli slip lasciandoli cadere a terra… e trono ad afferrargli l’uccello ormai durissimo.
Siamo abbracciati.
In piedi uno verso l’altro.
Nudi.
Una mano impugna l’uccello dell’altro.
Apriamo gli occhi e ci guardiamo, uno sguardo stralunato, stupito, perso, esitante, ma impaziente… Parte Marco e riprende il suo lento su e giù sul mio membro… non mi faccio certo pregare, ne voglio farlo aspettare e ricambio subito le attenzioni masturbandolo con molta attenzione, lentamente, voglio sentirlo bene in mano ed ascoltarlo con tutto me stesso, così come sento al sua mano dolce ma salda sulla mia asta altrettanto dura.
Con la mano gli percorro la schiena e gli sfioro una natica, è quasi completamene glabro e la sua pelle è molto liscia, non sapevo cosa aspettarmi, è solido, tonico, ma non troppo muscoloso, è così strano accarezzargli il sedere… lo masturbo con una mano, gli accarezzo il sedere con l’altra, con la fronte sono appoggiato alla sua spalla, mentre lui mi abbraccia con un braccio e con l’altra mano mi masturba… Sembra una danza… ormai le mani si muovono allo stesso ritmo, respiriamo alla stessa velocità, sento guizzi di vitalità
che gli percorrono il pene, mentre il glande sembra sempre più gonfio… io sono quasi al limite non so quanto reggerò ancora, questa situazione è troppo allucinante, ma meravigliosa e totalizzante.
Continuiamo qualche minuto, poi sento il suo respiro farsi ancora più corto e lo sento irrigidirsi un po’… “Lorenzo io…” mi dice dolcissimo “vai…” Io stringo leggermente la presa sul suo pene ed aumento leggermente la velocità del mio su e giù… la cosa gli piace perché gli sento stringere il mio pene con maggior vigore. Al momento mi viene in mente una cosa che non avrei mai immaginato… Avvicino il suo pene eretto al mio ed allargo la presa per cingerli entrambi, Marco capisce e mi risponde. Siamo fronte contro fronte, respiro contro respiro, ci abbracciamo con una mano e con l’altra ci stringiamo i nostri peni insieme… aggiustiamo il ritmo, sentiamo le pulsazioni salire… lunga la mia asta sento pulsare la sua, sempre più… ed poi succede! Esplodiamo letteralmente nelle mani e nella pance uno dell’altro mentre guardiamo la scena esterrefatti e felici, schizzi di sperma che ci riempiono i corpi e colano tra le dita, ancora ed ancora… e continuiamo a muoverci ed a masturbarci abbracciandoci, ne esce ancora, ancora, tremiamo come fossimo un corpo solo…
… le nostre mani rallentano, ma ancora non si sono fermate, vogliono l’ultima goccia… l’abbraccio tra noi è quasi una morsa, i nostri respiri intesi e quasi dolorosi…
Ci abbracciamo, ci guardiamo, ci abbracciamo ancora, nudi, in piedi, bagnati e gocciolanti, felici, increduli.
Uno sguardo complice.
Un altro sorriso.
Siamo anche questo.
“Grazie” mi dice Marco.
“Grazie a te” rispondo.
“Non avrei mai pensato niente del genere”, “Nemmeno io”, “ma è stato incredibile”…