i racconti di Milu
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Ancora non aprivo il rubinetto. Ero nuda e mi svagavo a tastarmi i seni quando sentii una pesante goccia piombarmi appiccicosa sulla schiena. Meravigliata, spinsi in un moto automatico la mano dietro, a toccarmi il dorso, e gli occhi verso l’alto pensando di scorgere una infiltrazione d’acqua. Non era affatto così. Rabbrividii ed urlai colta dallo spavento. Che orrore! Fissa al soffitto se ne stava appiccicata una mostruosità bruna, deforme e schiumosa da cui pendevano filamenti salivosi. Recuperai fiato cercando, con la mano destra sul seno, il cuore palpitante: “Jack non in questo modo!”. Pensai di abbandonare subito la cabina e riprendermi ma la goccia di bava dalla schiena mi era scivolata sul culo ed era cascata sul piatto della doccia rendendolo scivoloso ai miei piedi. Incespicai e battei la testa contro il vetro del box. Mi tenni in piedi aiutandomi con le mani poi la cosa spalancò enormi labbra carnose e, curvandole, mi inghiottì fino alle ginocchia. “Jack fermo… mi fai ribrezzo così!”, strepitai ancora ma ero ora nel suo corpo e la mia disperazione si attutiva contro quel buio fatto da pareti di carne callosa e viscida. In preda all’orrore quasi piangevo, mi dimenavo, respiravo in affanno ed un'appendice polposa già scorreva lungo il mio corpo. La sentii tra i seni, sul ventre e fino al mio sesso. Ammutolii perplessa, c’era poco da fare e provai a rilassarmi. Quel grosso prolungamento squarciò le labbra della mia figa, calcò, spinse e vinse la riluttanza del mio corpo, riempiendomi. Si stivò così dentro di me che frignavo inerme ed iniziò un ondeggiamento violentissimo, inaudito. L’oscillazione era selvaggia, decisamente inconcepibile per un umano e mi fece tremare tutta. I seni mi furono sbatacchiati disordinatamente, persi il controllo della mandibola ed i denti batterono all’impazzata, il capo danzò sul collo scioltissimo e la pelle slittò in modo innaturale e folle. Ero frullata, mescolata, shakerata, sbatacchiata, scompigliata… e godetti, subii un orgasmo che mi tolse il fiato ma continuai a vibrare con lui per diversi minuti di una intensità tale che persi coscienza. Tornai in me solo quando ebbe finito e mi sputò fuori. Ero tutta fradicia e scioccata. Mi rintanai in un angolo senza osare levare lo sguardo su quell’obbrobrio ripugnante e disperai annaspante: “Del sesso con me va bene, ma non così Jack, non riesco a … a tollerarti in questa forma! Sei una poltiglia rivoltante!”. Udii una specie di sibilo ronzante e finalmente aprii gli occhi. Jack slittava dal soffitto lungo la parete della cabina riacquisendo la sua forma umana, quella di un bel ragazzotto bruno e brioso il cui unico segno di ibridismo erano delle striature cupe di carne molle sulle braccia. “Ma hai goduto, ti ho sentito che hai goduto!”, si difese. “Sì… se… se mi ondeggi così è normale che impazzisco di piacere ma…”. Mi interruppe di scatto ed inveì agitando le braccia: “Ti faccio schifo? Ti faccio schifo mamma?”. Non riuscii a rispondere perché continuò spedito e burrascoso: “Dicevi che volevi aiutarmi? Così mi aiuti?! Non ho bisogno di te! In sembianze umane posso farlo con quante ragazze voglio! Vaffanculo!”. Uscì dalla cabina tutto incollerito mentre i miei occhi scoprivano tutto il suo succo che debordava dalla mia figa.