i racconti di Milu
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Quello che voglio raccontarvi è come un fatto di per se stesso poco significante , e che, molto probabilmente, potrà essere accaduto anche ad altre ragazze della mia età, possa, in qualche caso, condizionare il destino di una persona

Mi chiamo Elisabetta, ma tutti mi chiamano Ely. Oggi sono una ragazzza di 20 anni ,che frequenta l'università, ma, all'epoca in cui iniziò questa storia, ne avevo solo 18 e frequentavo la quarta liceale.

Ero, e sono, una ragazza molto carina , elegante, abbastanza formosa, bene educata, ma piuttosto timida.

Buoni i risultati scolastici, diversi gli interessi extra sudio, tra i quali non mancavano lo sport e la danza classica.

La mia giornata era scandita dai tanti impegni che avevo.

Mattino a scuola sino alle 14, in un corso di studi sperimentale che prevedeva l'esaurimento del compito dello studente nelle ore trascorse a scuola, quindi ,niente compiti a casa, ma solo il ripetere quello che s'era fatto in classe.

Nel pomeriggio alternavo scuola di pianoforte e danza.

Alla sera, , allenamenti di pallavolo a livello amatoriale e non agonistico

I ritagli di tempo che rimanevano, li passavo con il mio ragazzo altrettanto impegnato nelle sue attività extrascolastiche.

.Il lavoro in palestra durava un paio d'ore e terminava verso le 21, per cui, fatta la doccia, preso l'autobus , attraversato a piedi il parco , alle 22 ero a casa, dove, poco dopo, arrivava il mio ragazzo e con il quale, dopo aver mangiato qualcosa , ci chiudevamo in camera mia a giocare con il computer ed ad amoreggiare.

Questa era la mia vita sino a quel giorno in cui una serie di coincidenze l'avrebbero cambiata per sempre.

Noi abitavamo in una bella zona residenziale della nostra città, una cittadina del nord-est, di media grandezza, 200.000 abitanti, ma ben gestita da chi ne aveva la responsabilità

La morfologia del territorio non era piatto , ma, come per Roma, c'erano diversi colli ,più o meno alti, forse non sette , ma sufficienti a rendere particolarmente interessante il viverci in mezzo

La zona in chi abitavamo era alla base di una parte più elevata di una sessantina di metri

La parte inferiore era collegata a quella superiore da un magnifico e vasto parco pubblico che io, come detto sopra, attraversavo più volte ogni giorno per prendere i mezzi pubblici più confacenti alle parti della città che ero solita frequentare

Come, credo, tutte le ragazze della mia età, avevo diversi corteggiatori e l'immancabile fidanzatino, che era un compagno di scuola che frequentava l'ultimo anno di liceo.

Per colpa dei miei genitori ,ero poco edotta sulle questioni del sesso, limitandosi le mie conoscenze al come nascevano i bambini , quindi,,cosa evitare di fare per non trovarsi nei guai.

Da qui la conseguente eliminazione, dai rapporti con l'altro sesso, di tutto quanto potesse, in qualche modo, preludere ad un rapporto sessuale completo.

La soddisfazione del desiderio sessuale che, logicamente, non poteva mancare nei rappporti con il mio ragazzo, si limitavano alle tante carezze, da parte sua, sul mio corpo, ma, per lo più, sopra i vestiti e su alcune intime amicizie con le amiche del cuore

La vista più erotica del mio corpo che avessi mai concessa al mio ragazzo, era quella dal due pezzi che indossavo in piscina,

Il rapporto sessuale più trasgressivo che gli avessi mai permesso, era quello di abbracciarmi e stringersi a me, con la sua mano che indugiava sulla parte del mio culetto lasciata scoperta dal perizoma,

Non è che io fossi indifferente agli stimoli sessuali che provenivano dal mio corpo e causati dall'attrazione che provavo nel vedere e sentire la sua eccitazione, ben evidente sotto i suoi calzoncini da bagno, quando, semi nudi , ci abbracciavamo, ma mi son sempre imposta di resistere , salvo poi trovare soddisfazione, in perfetta solitudine, con la masturbazione

 

Come vedete conducevo una vita che potrebbe sembrare piena, completa, ben determinata, mentre, proprio nel cercare di capire quale sarebbe stata la mia strada, stava il mio più grande problema esistenziale.

A 18 anni non riuscivo ancora a capire quale sarebbe stato il mio ruolo nella società e nei rapporti con gli alri,

Se questo mio non capire non era ancora di fondamentale importanza per la mia vita sociale, dovendo ancora scegliere il percorso di studi universitario che avrebbe, poi, deciso il mio gruppo sociale di appartenebza, lo diventava quando rivolgevo lo sguardo alla mia vita sentimentale e sessuale.

Questo mio vivere la sessualità in modo confuso, scelto dagli altri, questo mio non capire quali fossero le mie vere tendenze, stava diventando sempre più un problema, e, a 18 anni, queste scelte diventavano sempre più urgenti e presssanti per decidere la strada avrei voluto e, quindi, dovuto percorrere

Sin dalla prima comparsa del sesso nella mia vita io ho avuto una sola certezza, quella di non essere frigida e che il sesso mi procurasse emozioni e piaceri indescrivibili.

Il grande problema stava , forse, nel fatto che i primi strimoli sesssuali apparvero quando ero ancora troppo piccola, per cui incapace di gestire autonomamente la mia sessualità, e, quindi,

aggrappandomi all'esperienza dei più grandicelli, maschi o femmine che fosssero per soddisfarla,, Logicamente loro erano preoccupati unicamente di raggiungere il loro piacere, e non si preoccuvano certamente da chi e ds come questo piacere provenisse, cosa che in me, invece, ingenerò insicurezza e confusione.

 

Soddisfare le mie prime infantili esigenze fatte di visioni, toccamenti e comlicità, prima, e da masturbazioni poi, è sempre dipeso da qualcuno che decideva per me, portandomi quasi a non distinguere la differenza tra un rapporto maschio-maschio da un rapporto maschio-femmina o femmina.femmina , tra attivo e passivo da quello tra sottomesso e dominante e questo naturalmente portò confusione nel cercare di capire che ruolo fosse il mio nei rapportri sessuali con gl altri, confusione che, a 18 anni, non ero ancora riuscita a chiarire .

 

Note finali:

Per commenti o critiche

 

ketty7566@gmail.com