i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
Qualche sera fa stavo salendo le scale del palazzo dove abito per arrivare al mio appartamento quando, arrivato al penultimo pianerottolo, incrociai l’inquilino dell’appartamento proprio sotto il mio che mi salutò.
Si chiama Karl, ha una quarantina d’anni, un fisico atletico dei capelli lunghi castano chiari che gli arrivano fino alle spalle, un bel figo insomma! Non mi ero mai fermato a parlare con lui sebbene confesso che, come avviene tutte le volte che vedo un bel maschio, incontrandolo sulle scale abbia fantasticato diverse volte di succhiargli il cazzo o di farmi scopare, ma io e lui comunque non ci eravamo mai scambiati più di un “ciao” sul pianerottolo.
In quell’occasione però, subito dopo il “ciao”, mi si avvicinò e mi disse: “scusa, ti va di scendere da me per un caffè dopo cena così ci conosciamo? Ho visto che anche tu hai la passione per la moto, abitiamo uno sopra l’altro, magari facciamo due chiacchiere e diventiamo amici”.
Rimasi un po’ sorpreso per una richiesta così fatta da un uomo a un altro uomo, ma perché dire di no? Così accettai, lo salutai e salii nel mio appartamento per cenare.
Finita la cena presi una bottiglia di vino rosso che avevo in cucina da portare come omaggio, proprio per non suonare il campanello a mani vuote, scesi le scale e mi presentai alla porta del suo appartamento.
Mi accolse calorosamente, gli porsi la bottiglia che appoggiò sul piano della cucina ringraziandomi, e mi invitò ad accomodarmi in salotto.
Mi sedetti sul suo comodo divano in pelle nera e lui arrivò presto con il caffè, si sedette sulla poltrona di fronte a me e cominciammo a conversare.
L’argomento si spostò presto dalle moto alla figa e cominciammo a narrare le nostre “epiche” scopate come se ci conoscessimo da sempre, finché d’un tratto Karl fece una pausa teatrale, mi guardò e mi disse: “a te però piace anche il cazzo, vero?”.
Io rimasi impietrito, ero imbarazzatissimo e non capivo se un’eventuale ammissione gli avrebbe fatto piacere o ribrezzo, non mi sembrava il tipo a cui piacciono i maschi ed avevo visto spesso fighe pazzesche entrare e uscire dal suo appartamento, così mentre probabilmente in faccia ero rosso paonazzo gli risposi: “ma cosa dici?!”.
“Sai” rispose, “ti ho sentito diverse volte quando scopi con gli amici che ti porti a casa, i muri sono sottili e tu non sei certo un campione di silenzio, mentre ti inculano ti lamenti come una femmina ed è strano, perché mi era stato detto che i maschi di positivo hanno che non fanno tutte quelle storie per farsi scopare il culo”.
Ero imbarazzatissimo, non sapevo cosa rispondere e provai a negare: “devi aver frainteso i rumori, ti pare che io faccia quelle cose? Magari ci hai sentiti scherzare”.
Si mise a ridere, si alzò in piedi, mi accarezzò il viso poi prese il telecomando della televisione, entrò nel menù e selezionò l’ingresso che lo collegava al suo computer, andò alla piccola scrivania in un angolo del salotto sulla quale era appoggiato l’apparecchio e con il mouse aprì un filmato che si ripeteva sullo schermo della TV.
Non credevo ai miei occhi! Quella nel filmato era casa mia, il mio bagno, la mia camera da letto, il mio ingresso, la mia sala da pranzo, ma non era ancora nulla! Il video era montato ad arte e dopo le prime inquadrature delle stanze vuote arrivarono le scene in cui scopavo con gli amici che mi ero portato a casa, mi si vedeva fare pompini con ingoio, mi si vedeva mentre mi facevo inculare ed anche in una scena a tre che ricordavo molto bene.
Avrei dovuto alzarmi indignato, arrabbiarmi, ma non riuscivo a smettere di guardare quel film montato benissimo nel quale io ero l’ignara pornostar e che, se non fosse stato per le inquadrature di fortuna legate alle necessità di nascondere le telecamere, non avrebbe avuto nulla da invidiare a un film prodotto da professionisti.
Oltre alle scene con i miei amanti si vedevano molti stacchi nei quali mi masturbavo, mi penetravo con vari oggetti e cavalcavo il mio bambolo gonfiabile, tutte cose che facevo mentre ero solo a casa ed ero convinto che nessuno mi vedesse, accidenti! Che imbarazzo!
Ma la cosa più umiliante fu il fatto che era stata messa anche una telecamera all’interno della tazza del water, che riprendeva il mio culo mentre mi scaricavo da quello che avevo mangiato, ma soprattutto lo riprendeva devastato e gocciolante di sperma dopo che mi ero fatto riempire dai partner dei quali mi fidavo di più e dai quali mi lasciavo venire dentro senza preservativo.
Il filmato finì e io non sapevo cosa dire, non sapevo se ero più arrabbiato per la violazione della mia privacy o più eccitato per essermi reso conto di quanto sono troia.
Mentre non sapevo ancora come reagire Karl estrasse una chiavetta usb dal computer e me la porse dicendomi: “tieni, qua dentro c’è il tuo film e io non ne ho nessuna copia, lo so che non ti fidi, se vuoi puoi controllare nel mio computer”.
“A che serve?” risposi, “quel film potrebbe essere su chissà quale server in chissà quale parte del mondo ormai”.
“Ti garantisco di no” mi rassicurò, poi mi chiese: “che motivo avrei?”.
“Soldi?” risposi.
“Quanto vuoi che valga il video di uno qualsiasi, con tutto il rispetto per te, che si fa sfondare il culo da altre persone qualsiasi? Il web è pieno di video simili, per quell’ambiente non vale nulla e tu non mi sembri certo uno che sotto ricatto ha ingenti somme da sganciare, e poi non sono il bastardo che fa questo genere di cose”.
“No di certo” risposi io con tono sarcastico, “sei solo il bastardo che mi piazza le telecamere in casa per spiarmi, e non credo tu l’abbia fatto perché sei in qualche modo attratto da me”.
“Ecco sull’ultima parte avrei da ridire, ma ne parliamo dopo, più che altro però dovrei riprendere le telecamere. Lavoro come tecnico per una ditta di investigazioni e non sono mie, le avevo piazzate prima che in quell’appartamento ci andassi ad abitare tu perché immaginavo che le due studentesse che ci abitavano prima facessero fra loro chissà che, e invece niente, le uniche cose che si vedevano erano le loro fiche quando si sedevano sul water e qualche frame mentre si spogliavano per fare la doccia, non si mostravano nemmeno nude una davanti all’altra”.
“Ma come hai fatto ad entrare per piazzarle?” gli chiesi.
“Semplice, mi avevano lasciato una copia delle chiavi perché non si sa mai e io ne ho approfittato, poi quando se ne sono andate ho deciso di lasciare tutto li in attesa di vedere se ci fosse andato ad abitare qualcuno di interessante, sei arrivato tu e la prima cosa che hai fatto è stato cambiare la serratura, me ne sono accorto quando dopo averti visto ho tentato di entrare per smontare tutto e la chiave non andava più bene”.
“Che fregatura, eh” gli risposi.
“All’inizio pensavo di si, poi non so perché ma vederti fare quelle cose mi eccitava, ero combattuto perché non credevo mi piacessero i maschi, finché una sera, mentre ti guardavo sfondarti il culo con un cetriolo mi venne una gran voglia di salire, suonare il tuo campanello e scoparti, ma non ne avevo il coraggio e magari non avresti nemmeno voluto, così mi feci una sega mentre ti guardavo e da quel momento iniziai a masturbarmi pensando a te guardando i filmati registrati o le tue performances in diretta”.
Mi alzai dal divano, misi in tasca la chiavetta usb che mi aveva dato e gli dissi solamente: “adesso vado di sopra, smonto tutte le telecamere e te le distruggo, tanto dalle angolazioni del filmato si capisce dove sono, poi voglio vedere cosa racconti alla ditta per la quale lavori”.
Karl sbiancò in viso, poi con tono sommesso disse: “no, ti prego! Mi farai perdere il lavoro, c’è qualcosa che posso fare per convincerti a ridarmi le telecamere?”.
Ci pensai un attimo poi gli risposi: “si, c’è, andiamo di sopra, scopiamo davanti alle tue telecamere, veniamo giù, mi dai il filmato poi vieni a riprendertele, quel filmato sarà un’assicurazione in caso tu conservi qualche file e voglia diffonderlo, non si sa mai”.
“Tutto qua?” rispose, “se avessi saputo che per farti il culo bastava questo ti avrei invitato a scendere prima”.
Sorrisi maliziosamente e gli dissi solo “si, farmi il culo, hai capito male, seguimi di sopra”.
Salimmo nel mio appartamento, lo invitai a spogliarsi e io feci lo stesso, lui mi afferrò da dietro e mi disse: “dove vuoi che ti inculi?”.
“Non mi inculerai, sarò io a inculare te” risposi.
“Ma come?” mi chiese con un’espressione a metà fra il meravigliato e l’impaurito, “ti ho sempre visto farti inculare e mai inculare nessuno, perché adesso vuoi invertire le parti?”
“Perché voglio avere qualcosa che tu non vuoi che vada in giro, e da che mondo è mondo nelle scopate la donna passa per puttana mentre il maschio per uno stallone, quindi a questo giro la parte della puttana la fai tu”.
Battibeccammo un po’ sulla cosa finché riuscii a fargli capire che se non voleva perdere il lavoro doveva accettare, lo feci inginocchiare davanti a me al centro della sala da pranzo e gli misi il cazzo in bocca. Io ero li in piedi davanti a lui e vedere la sua espressione di disgusto mentre mi succhiava il cazzo pur non volendo rendeva la cosa molto eccitante, gli afferrai la testa e glielo ficcai in gola diverse volte, alternando questo allo schiaffeggiarlo con la cappella, finché gli afferrai il mento e gli dissi: “è arrivato il gran momento”.
“Vuoi incularmi davvero?” mi chiese, “non ti basterebbe venirmi in bocca?”.
“Oh no” risposi, “devi pagare per quello che hai fatto e la punizione deve essere dolorosa e soprattutto umiliante almeno quanto lo è stato per me pensare che qualcuno mi stava guardando ogni volta che credevo di non essere visto”.
Gli ordinai di andare in camera da letto e nel frattempo io aprii il frigo e presi con due dita un pezzo di burro dal panetto che conservavo, lo raggiunsi e gli ordinai di mettersi carponi sul letto. Iniziai a lubrificargli il culo con il burro, gli infilai dentro la parte ancora solida che mi era rimasta sulle dita in modo che gli si sciogliesse dentro col calore del corpo e mi lubrificai il cazzo con le dita ancora unte.
A quel punto, sicuro che lui si aspettasse di essere preso in quella posizione, gli dissi invece di distendersi a pancia in giù e di chiudere le gambe, mi obbedì, mi sedetti sulle sue cosce e gli dissi: “sai, questa è la posizione più dolorosa se fatta senza le dovute premure, io la uso quando ho partner con cazzi particolarmente piccoli per sentirlo di più, oppure dopo che ormai sono stato sfondato in altre posizioni e il mio culo è largo”.
Mentre glielo dicevo guidai con la mano il mio cazzo fra le sue natiche fino a raggiungere il buco, appoggiai la cappella e mi fermai li per un attimo poi da seduto mi distesi completamente sopra di lui, con le mie gambe avvolgevo le sue e lo schiacciavo col mio peso, detti una spinta decisa col bacino e gli entrai nel culo in un colpo solo.
Lui urlò per il dolore e io iniziai subito a muovermi su e giù in fretta per evitare che tentasse di disarcionarmi, poi avvicinai la bocca al suo orecchio ed iniziai a parlargli:
“fa male?”
non rispose e si limitò a fare cenno di si con la testa.
“Sai quante volte l’hanno fatto a me? Adesso voglio vedere se mi prendi ancora in giro dicendo che faccio un sacco di storie per prenderlo nel culo! Vedi a volte qualche partner che mi tratta dolcemente e si preoccupa di far godere anche me lo trovo, ma in genere i maschi si divertono a inculare gli altri maschi perché si possono risparmiare la scocciatura di doverli corteggiare ed essere delicati, i maschi sanno che se vengono a letto con un altro maschio automaticamente finiscono nel culo mentre quando vanno con una donna bisogna pregarla e non è detto che lo conceda, in più molti a una donna non hanno nemmeno il coraggio di chiederlo, lo sai che sono stato scopato da maschi che non avevano mai provato a inculare una donna?”.
“Io sono uno di quelli” mi rispose con la voce rotta dal ritmo dei miei colpi di cazzo.
Mi misi a ridere mentre lo inculavo sentendo che non aveva mai provato il sesso anale, nemmeno con una donna, poi lo presi in giro dicendogli: “pensa te, la prima volta che fai sesso anale e l’ano è il tuo”.
Mi accorsi che non si lamentava più e che cominciava ad abituarsi ad avere il mio cazzo nel culo, e siccome so bene che da li al godere il passo è breve aumentai il ritmo e mi lasciai andare sborrandogli dentro, non volevo che godesse prima di tutto perché doveva essere una punizione per quello che aveva fatto, inoltre perché volevo che per lui fare la femmina rimanesse una cosa spiacevole, se avesse capito quanto si gode con un orgasmo anale mi sarei precluso la possibilità di farne il mio stallone. D’altra parte io scoprii che mi piaceva proprio perché la prima volta che mi fecero il culo dopo il dolore iniziale, i pianti e le preghiere di smettere venni senza menarmelo e godetti come non avevo mai goduto prima. Fu più difficile per me accettare il fatto che mi era piaciuto che non sopportare l’umiliazione di essere stato sodomizzato, poi capii che non c’era niente di male e imparai a godermi la cosa.
Sfilai il cazzo da dentro di lui poi gli dissi: “vatti a sedere sul water e scaricala li, voglio che si veda anche quello nel filmato”.
Si avviò verso il bagno, si sedette e io mi misi davanti a lui, sentii il rumore del suo culo che squirtava la sborra che gli avevo versato dentro riecheggiando nella tazza del water, nel frattempo gli misi il cazzo davanti alla bocca e gli dissi: “puliscilo!”.
“Ma me l’hai appena messo nel culo” obiettò.
“Appunto, pulisci, vuoi lasciare le cose a metà?”.
Aprì la bocca contro voglia e accolse il mio cazzo, dalla sua faccia schifata capii che la punizione che gli avevo inflitto era sufficiente, ma non mi accontentai, gli voltai le spalle, gli misi il culo sulla faccia e gli ordinai di leccarmi il buco mentre con una mano appoggiata sul suo ginocchio mi tenevo in equilibrio e con l’altra iniziai a menargli il cazzo da seduto sul water. Aveva un cazzo veramente bello e anche piuttosto grosso, di quei cazzi che se ti piace prenderlo nel culo ti fanno felice anche se il loro proprietario non lo sa usare.
Lo mollai a metà quando capii che stava per venire, volevo mandarlo via con le palle ad un passo dallo scoppiare.
Ci rivestimmo ed andammo nel suo appartamento di sotto per trasferire le registrazioni su una chiavetta che mi sarei portato via e cancellarle dal suo computer, poi salimmo nuovamente da me perché si riprendesse le varie microcamere che aveva piazzato in giro.
Ormai si erano fatte le tre di notte e mentre se ne stava andando per tornare nel suo appartamento, con la maniglia della porta già in mano, mi chiese: “sei ancora arrabbiato con me?”
Gli sorrisi maliziosamente e dissi: “no, ho avuto la mia vendetta, diciamo che siamo pari”.
“Allora spero che diventeremo amici” mi rispose.
“Può darsi” risposi io salutandolo.
La voglia di invitarlo a restare e farmi sfondare il culo era tanta, ma aveva le palle troppo gonfie, sarebbe durato trenta secondi e poi sarebbe stato come annullare la punizione che meritava, così conclusi la serata dicendogli: “pensami quando arriverai a casa e ti segherai per svuotarti le palle”.
“Posso immaginare di farti male?” mi chiese.
“Devi” gli risposi, “ti voglio maschio e cattivo domani sera, ti aspetto per cena, il salame lo porti tu”.
Il suo viso assunse un’espressione entusiasta, mi salutò strizzandomi l’occhiolino e se ne andò.
Note finali:
se ti piacciono i miei racconti scrivimi a gabrihole@email.it