i racconti di Milu
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Note dell'autore:
A giocare cn il fuoco .........
Mia moglie Laura stava passando un brutto momento, il lavoro non la soddisfa più. Da quando, aveva rifiutato di far partecipare alla sue lezioni il figlio del preside, il clima nella scuola era cambiato e poco a poco era stata anche emarginata dai colleghi per timore di subire a loro volta le sue stesse angherie. Eravamo tornati sul discorso parecchie volta anche con discussioni animate ma lei non accennava a cambiare opinione.
“Lo sai come la penso…” mi diceva “non posso danneggiare tutta la classe per colpa sua …anche se è il figlio del preside…” in effetti aveva ragione
il figlio era una ragazzo viziato, borioso e violento. Era già stato espulso da un paio di scuole e unica possibilità rimasta era a che frequentasse quella dove il padre faceva il preside e mia moglie era l’unica che nel corso dell’ultimo anno si era opposta. “L’anno scorso l’ho preso con me, per fare un piacere al padre …ma mi dispiace non potevo continuare ……ha dei grossi problemi di comportamento era troppo violento con tutti, anche con me ha avuto atteggiamenti da bullo ho sopportato finché ho potuto ma quest’anno non c’è l’ho proprio fatta ho dovuto rifiutare è ha degli atteggiamenti da maniaco sessualmente, certi momenti mi fa paura, infastidisce tutte le ragazze senza parlare poi di noi insegnanti, più di una volta quest’anno il padre ha dovuto intervenire facendo tacere le cosa, grazie alla sua autorità e mettendo mano anche al portafoglio…”
“Lo so…lo so… però sei troppo puntigliosa …così ti sei inimicato il preside e ora ne pachi le conseguenze….infondo è un giovane.. bastava un po’ di autorità e lo mettevi al suo posto…” Ogni volta che la discussione arrivava ai ferri corti
si alzava in lacrime “Si al suo posto….tu non capisci…. potrei essere sua madre e mi tocca sentire addosso quei suoi sguardi di maniaco, … non è un ragazzo normale ….... ha dei grossi problemi….e il padre invece di aiutarlo affiancandolo a dei specialisti.. continua a viziarlo e a scusarlo….” Così dicendo, saliva in camera singhiozzando e la serata si concludeva tra il mio dispiacer e rimorso per non essere stato zitto e non essere capace di consolarla. Le giornate e le settimana continuavano in modo altalenante a momenti sereni e a intere settimana di litigi e scontri soprattutto quando Laura veniva vessata sul posto di lavoro con richieste di doppi turni o sostituzioni del personale di segreteria. Poteva rifiutarsi però aveva paura che questo l’avrebbe messa ancora di più sotto pressione con il preside.
Anche io ormai rientravo a casa con l’umore sotto le scarpe, sempre facendo attenzione prima a verificare come era andata la giornata e così prepararmi alle conseguenze serali. Solitamente la chiamavo al cellulare un paio di volte
al giorno tastando il terreno e cercando di consolarla quando era giù. Un giorno però non sono riuscito a contattarla sullo smartphone risultava sempre non raggiungibile e chiamandola direttamente a scuola mi informarono che oggi non si era presentata, allarmato ho fatto un giro di telefonate tra parenti e amici senza risultato, più il tempo passava e più ero in ansia con la paura che Laura avesse fatto qualche stupidaggine, qualcosa di irreparabile. Mi sentivo in colpa per non essergli stato più vicino, anche la stessa mattina avevamo avuto un battibecco e ora mi salivano le lacrime nel pensare quanto stupido sono stato. Non vedevo l’orda di terminare il lavoro e poi finalmente di corsa a casa, cercando di non pensare al peggio.
Arrivato a casa la vettura di Laura era parcheggiata sul viale d’ingresso come l’avevo lasciata al mattino, l’ansia cresceva in me, scesi di corsa e mi precipitai in casa con le lacrime agli occhi spalancando la porta quasi sbattendo contro il muro, appena entrato sento un brano di jazz in sottofondo e un profumo di cibo mi sale alle narici “Laura…Laura …. Dove sei…..” grido, lei appare nel corridoio d’ingresso, bella, raggiante , truccate come da mesi non la vedevo, mi si lancia al collo baciandomi con una passione che avevo ormai dimenticato. Rimango di stucco, senza parole, lei mi prende per mano e mi porto in soggiorno io sempre imbambolato la lascio fare mentre lei, muovendosi con grazia mi toglie la giacca e mi fa mettere comodo sul divano. “siediti Amore… ti devo parlare…” poi si siede di fronte sulla poltrona, sembrava un’altra persona, felice, sorridente, sensuale “Caro ho una bella notizia… hanno accettato la mia richiesta di trasferimento….capsici cosa vuol dire, dal prossimo anno non sono più in quell’inferno….” La guardavo sorridendo felice “significa che devo terminare questi due mesi e poi finalmente liberaaaaa….” così dicendo si alza e roteando su se stessa fa svolazzare la gonna del vestito scoprendo le gambe, sento subito un formicolio all’inguine, erano mesi che non la vedovo così felice, mesi che non facevamo più sesso , mi alzo a l’abbraccio con foga facendole sentire la mia erezione
sotto i pantaloni, lei mi sorride abbassandomi le braccia si scosta sorridendo
“piano ..piano.. tutto a suo tempo, ora la cena, ho apparecchiato fuori …su vai a lavarti che la cena è quasi pronta “ così dicendo si volta e scappa in cucina canticchiando, io la seguo con gli occhi puntati sul suo bel fondo schiena, la mia Laura è tornata …
Rinfrescato mi sono messo un paio di bermuda e una maglietta e sono sceso
dal piano superiore saltellando le scale pieno di felicità piombando in cucina come un ragazzino abbracciando da dietro la mia donna intenta a preparare i piatti
“su …su via…… fermoooo… mi fai solletico, mi fai cadere il cibo ……”
giochiamo come sposini finché lei mi spinge fuori dalla cucina
con forza “Ora basta fammi finire, ti pregoooo…” io la guardo ancora un po’ da dietro pregustandomi la serata e poi esco dal soggiorno fuori nel patio, anche il tempo si è accorto della nostra felicità e ci sta coccolando con una serata mite di fine Aprile, mi siedo al tavolo di legno già tutto apparecchiato, fino al minimo particolare con una candela accesa al centro, Laura aveva proprio pensato a tutto, la mia Laura era finalmente tornata, ero l’uomo più felice al mondo. Mi verso un bicchiere di vino bianco fresco e aspetto di fermi viziare dalla mia donna. Abbiamo cenato in allegria scherzando, ridendo, Laura ha
parlato del suo nuovo lavoro come se lo immagina, ogni tanto la vedevo
incupirsi in viso rimanendo con i suoi pensieri e li capivo che stava ripensato agli ultimi mesi passati, poi con un sorriso sensuale scacciava il pensiero
“basta, basta pensare al passato …..quelle due merde non mi possono più fere niente ……”riferendosi al preside e a suo figlio “sono finalmente libera soprattutto da quello piccolo brutto mostro”. Così dicendo si continuava a versare il vino nel bicchiere come per allontanare definitivamente quel ricordo. Io la guardavo e capivo che aveva sofferto molto, Laura aveva da sempre un carattere forte e deciso, cosa che mi era piaciuto da subito di lei, era anche il motivo per cui poi l’avevo sposata, sapere che aveva dovuto reprimersi in tutti questi mesi senza poter affrontare di petto la situazione le era costato veramente molto.
Durante la cena la temperatura si era rinfrescata , d’altronde eravamo ancora ad aprile, ci siamo quindi ritirati all’interno e per finire in bellezza, abbiamo stappato una bottiglia di vin santo con dei dolci e ci siamo seduti sul divano guardando fuori dalla vetrata scorrevole , uno tira l’altro. Laura, mia moglie, stava esagerando più di me e si sa a lungo andare, per chi non ha mai bevuto, l’alcool qualche scherzo lo fa. Non bevo abitualmente neppure io, ma l’alcool lo reggo, eppure quella sera, forse dovuto anche alla novità, entrambi ci sentivamo allegri e da lì alla disinibizione il passo è breve. Laura seduta con quelle sue meravigliose gambe accavallate, la voglia di saltarle addosso era tanta ma altrettanta la voglia di immortalarla così. Mi alzo e prendo la digitale. Scatto una foto. Lei sorride, vuol fare la vamp ed alza ancora di più la gonna. La abbraccio, le sfilo il vestito e lei si lascia fare. Altre foto. Le strappo quasi quegli antiestetici collant. Resta in mutandine e reggiseno. Il suo intimo ora che lo guardo è davvero antiestetico e per niente sensuale. Un cotone coprente e le mutandine quasi un pantaloncino. Ora protesta. Vorrebbe fermarsi. La mia è la richiesta di lasciarsi fare una foto nuda cosa mai fatta prima d’ora. “Poi prometti che cancelli le foto”. Prometto. Lei si sfila il reggiseno e si abbraccia le due bellissime pere. Protesto e lei abbandona le braccia lungo i fianchi.
La fotografo e sembra quasi imbarazzata. Le chiedo di togliersi le mutandine. “Devo proprio toglierle?”. La prendo un poco in giro le dico che ha ragione che dovrebbe mettersi una camicia. Titubante le toglie ed io la fotografo e la desidero. Sto provando un’eccitazione come non mai. La faccio stendere sul divano e la spingo ad assumere posizioni sempre più provocanti che le assume senza protestare. Scatto le foto e lei abbandonata al mio desiderio socchiude gli occhi quasi a mascherare il suo pudore. E’ un turbinio di foto e Laura si lascia guidare in tutta la casa alla ricerca di immagini sempre più proibite. Quando con due lampi improvvisi seguiti dai tuoni ci fa capire che il tempo sta cambiando, si alza un vento forte che solleva la tovaglia all’esterno Laura mi grida “svelto, svelto, si sta rovesciando tutto fuori “ lei non può uscire nuda come è, io getto la mia digitale sul divano e corro fuori a raccogliere tutto e portarlo in casa compreso alcune vettovaglie che si trovavano già in mezzo al prato. Entro finalmente in casa e chiudo la finestra scorrevole mi giro, ormai la magia è finita Laura non c’è più, prendo la digitale e salendo scorro le foto entro in camera e la trovo già a letto sotto le coperte. Deluso appoggio la machina fotografica sul comodino, mi spoglio e mi corico vicino a lei. Credevo di trovarla con la sua solita camicia da notte anni 60 ed invece è ancora nuda. Le passo una mano sul seno ed il capezzolo si inturgidisce al tatto. Mi chiede di farle vedere le foto. Si mette seduta appoggiata a me che abbracciandola scorro le immagini sulla digitale. Ci divertiamo a commentarle e nello stesso tempo mi eccita ancora. Lascio la digitale nelle sue mani e continuo ad accarezzarla. Nello stesso tempo commento alcune immagini. “sai avresti dovuto truccarti un po’ di più , le labbra quasi non si vedono”.
Per contro lei si critica il suo cespuglietto un po’ troppo ricco.
“se vogliamo essere più critici allora si potrebbe dire che se tu avessi della lingerie un po’ sexy sarebbe tutt’altro dire”.
Mi chiede cosa. “ad esempio calze e reggicalze”. Rispondo.
”sai che non le ho mai messe le trovo volgari”.
Un rifiuto il suo che è una spinta ad osare e che nello stesso aumenta il desiderio.
“Così come non vuoi metterti una minigonna, perché poi con quelle due belle gambe che ti trovi”
“Non l’ho mai messa figurati se la metto ora che ho più di quarant’anni”.
“Ma fai la tua bella figura” le dico scivolando le mani sui fianchi ”avresti dovuto vederti riflessa nella finestra del soggiorno”.
Laura si blocca per un attimo “ma non mi avrà vista qualcuno dei vicini, vero…loro sono sempre a prendere il caffè in giardino nel gazebo ?”
Appoggiai una mano sulla sua patatina e la trovai fradicia.
Restai turbato all’idea che la cosa potesse averle fatto piacere. Ma forse entrambi avevamo capito che quella voglia di esibizione ci stava eccitando e come finimmo la serata ne fu la dimostrazione.