i racconti di Milu
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Questo è il mio primo racconto qui. Sono sempre stata una ragazza interessata all'erotismo, ma in modo non esplicito. Mi definisco, per contraddizione, un'esibizionista pudìca. Non prenderei mai il sole in topless, mi vergognerei di certe posizioni, eppure mi eccita anche solo pensare di toccarmi con altre persone che, ignare, si trovano poco lontano da me che godo come non potrebbero mai immaginare.

Non è che alla fin fine ne abbia avuto questo gran numero di esperienze, eppure nella mia testa è raro che trascorra un giorno senza che io pensi a cose oscene. Ogni sera mi concedo attimi sublimi d'amore con me stessa, adoro sentire il mio corpo fremere sotto le dita: è meraviglioso avvicinarsi all'orgasmo a poco a poco. Avvampare e sospirare sempre di più fino a quell'attimo liberatorio, quando, immersa in pensieri sconci, il mio sesso si apre come un bocciolo di rosa, esplode e cola.

Ve lo confesso. Ho scoperto di essere attratta anche da persone del mio stesso sesso nel primo periodo della pubertà. Le ragazze più belle della mia scuola mi attraevano irrimediabilmente e, sovente, mi coglievano voglie indescrivibili e inconfessabili. Insopprimibili è la parola giusta. Mi sarebbe piaciuto baciarle, mordicchiare loro le labbra morbide e succose, sfiorarle ovunque, inebriarmi del loro afrore e io stessa offrirmi completamente. Nuda. Spalancata.
Iniziai ben presto a guadare video porno incentrati su bollenti incontri saffici o di masturbazione solitaria. Non preferivo, tuttavia, quei clip artefatti, tutti perfettini con modelle statuarie come protagoniste: si vedeva lontano un miglio che le modelle recitavano una parte. Desideravo invece osservare orgasmi reali di ragazze che si potevano definire della porta accanto. Ammirare la loro eccitazione, gustarmi la loro discesa in un tunnel fatto di sospiri, atti disinibiti e vogliosi. Bearmi dei loro corpi che, come il mio, si trovavano all'apice dello splendore. Gli istinti peccaminosi di fanciulle angeliche portati su video e squadernati dinanzi a me. Le loro fighe pulsanti lappate instancabilmente. Così riuscivo altresì a immedesimarmi ancora meglio in loro, nelle loro reazioni ed espressioni di goduria. Apprezzavo dei dettagli cui penso solo noi donne riusciamo a dare rilievo: l'arrossarsi delle guance, i movimenti dei bacini, l'estroflessione delle dita dei piedi durante l'orgasmo,il colore delle areole dei seni, i succhi vaginali che si vanno raccogliendo sotto la fessura e, a volte, scivolano sulle cosce, le sontuose bocche deformate dai sospiri iniziali che si vanno infittendo al crescere della lussuria. Tuttavia, per dedicarmi ai porno, i miei dovevano essere assolutamente via di casa, altrimenti non avrei potuto rischiare di venire scoperta. Credo che sarei scappata di casa se, rincasando, avessero trovato la loro bella figliola quindicenne completamente nuda, a martellarsi la clitoride dinanzi allo schermo di un pc, non di rado con qualche oggetto inserito nella fessura, le labbra della bocca contornate del mio nettare vaginale.

Altre volte, trovandomi a scuola, specie durante questa bella stagione che acuisce i sensi, mi coglieva imperiosa l'esigenza di godere. Magari avevo appena osservato una tale bella compagna togliersi il reggiseno. Oppure avevo fantasticato di abbandonarmi ad un 69 con la talaltra. Allora non potevo far altro che recarmi in bagno dove, soffocando ogni rumore di respiro come solo io riuscivo, mi toccavo vorticosamente e, in punta di piedi, venivo squassata da orgasmi potenti che mi lasciavano sorridente, rilassata e un po'turbata dai mai sopiti sensi di colpa.

Negli anni successivi i porno mi vennero a noia, tanto fervida era la mia immaginazione. Iniziai quindi a toccarmi ovunque, dal bagno della scuola, ad una panchina all'aperto in qualche luogo nascosto alla vista, o anche negli spogliatoi della piscina. Ma il mio luogo preferito era la casa, lontano da occhi indiscreti, eppure lasciando magari qualche fessura nella tapparella così da eccitarmi di più al pensiero che magari qualche vicino avrebbe potuto intuire qualcosa. Quando ero da sola ne facevo di ogni. Mi piaceva provarmi vestiti sexy per poi spogliarmi lentamente, mentre mi eccitavo sempre di più. La semplice visione del mio corpo allo specchio mi faceva traboccare di lascivia e bagnare abbondantemente là sotto. Mi dovevo lavare le mutandine da sola perché l'odore della mia eccitazione talvolta era abbastanza intensa e non volevo che mia madre sentisse quel profumo di femmina in calore.
Indugiavo su ogni particolare, ciascun gesto non casuale. Presi persino a fotografarmi per fissare su schermo digitale quegli attimi tra follia e bellezza. Alla fine si è giovani una volta sola e ognuno ha i propri vizi: il mio era inconfessabile, ma non facevo del male a nessuno. Anzi.

Non era raro che mi perdessi per ore in quei trattamenti di puro piacere, facendomi venire varie volte di seguito. Non riuscivo più ad addormentarmi la sera senza essermi toccata almeno un paio di volte. In tutto ciò ero sempre più desiderata, ma, pur diventando una sorta di celebrità al liceo, mentre qualche anno prima neppure mi guardavano, la compagnia sessuale di me stessa mi bastava e avanzava.
Tuttavia a diciassette anni mi presi una cotta improvvisa per una collega di classe, anch'essa sbocciata durante quegli anni adolescenziali. Si chiamava Monica ed era davvero stupenda. Mi completava: se io avevo capelli lunghi quasi al fondoschiena di colore castano scuro, lei li aveva castano chiari alle spalle. Se io portavo una terza abbondante, lei portava una seconda, ma era ben proporzionata con un fisico asciutto ma mediterraneo, un po'più esile del mio, ma a suo modo estremamente seducente. Entrambe, ci dicevano, avevamo occhi divini, uno sguardo sensuale, una bocca da morirci sopra ed entrambe molto, troppo, desiderate da tutti i maschi della classe.
Lei, anche se non si sarebbe detto, era molto più disinibita di me. Mentre io ero ancora una verginella, pur con l'imene rotto da qualche oggetto che non rammento, lei aveva già avuto vari uomini. Ci iniziammo a frequentare da amiche strette, ma, anche se io desideravo tanto avere le prime esperienze saffiche con lei. non mi feci mai avanti a causa della mia timidezza, o forse più per timore del rifiuto. Fatto sta che al termine del liceo l'avevo solo baciata un paio di volte come scherzo, un bacio prova in preparazione a quelli "veri" da dare ai maschi. Mi aveva lasciata inappagata e vogliosa alimentando ulteriori fantasie.

Gli uomini? Non mi avevano mai attratta troppo, ma adoravo scorgere la loro eccitazione, il loro turbamento, anche solo quando li fissavo un secondo in più o conversavo con il viso vicino al loro. Oppure quando, durante le ore di educazione fisica, mi trovavo davanti a qualche compagno nel riscaldamento iniziale.Lui perso tra le mie gambe, i miei fianchi, le natiche che intuiva, imiei seni che sogguardava libidinoso.
La mia prima volta avvenne proprio durante la torrida estate della maturità con un ragazzo che sicuramente mi piaceva, per cui però non posso dire che impazzissi. Imparai comunque ad apprezzare organo maschile ben eretto, il suo sapore. Di lui adoravo soprattutto la circonferenza più che la lunghezza. Non c'è bisogno di dirvelo, una delle cose che preferivo era farlo davanti allo specchio. Cavalcare mentre mi torturavo la clitoride e osservavo le mie tette oscillare. Vedermi in quello stato, con la figa trafitta e squassata, rinfocolava l'eccitazione del momento e mi conduceva a travolgenti orgasmi multipli. Iniziai a prendere la pillola quindi mi facevo venire dentro, anzi un po'ovunque. Ricevere gli schizzi bollenti sulla pancia era incantevole così come provare orgasmi pazzeschi insieme. Magari masturbandoci reciprocamente.
Per un bel po'non pensai più alle donne. Mi misi tranquilla a fare la brava fidanzata che veniva posseduta nel fine settimana. Lui usciva pazzo per me, ma alla fine l'inquietudine prevalse perché non ero troppo presa mentalmente. Prediligo i tipi intelligenti con cui è possibile approfondire qualche discorso. Odio la banalità. Essere affascinata da una mente è il culmine dell'erotismo possibile. Quindi lo lasciai. Conobbi di lì a poco un altro ragazzo che abitava lontano da me, i casi del destino! Pensate facessi spettacolini osceni al pc o per telefono? No, stranamente non sono la tipa. Però, pensandolo, sognandolo, mi distruggevo la figa di ditalini, immaginandomela deformata e sfondata dal suo pene non eccessivamente lungo ma sicuramente slanciato e ammirevole.

Alla fine lui si rivelò molto geloso di me, cosa che mi eccitò da morire. Odiava che avessi celate tendenze bisex, persino che mi toccassi lontano da lui, quasi che lo spaventasse la mia sessualità torrida o la mia avvenenza. Era molto possessivo anche se non mi faceva mai scenate di gelosia, ma percepivo la sua necessità di tenermi tutta per lui. Forse voleva mettermi delle briglie, forse che godessi o pensassi a cose oscene solo con lui. Glielo lasciai credere, nel mentre, lontana da lui, seducevo pur senza tradire e, ovviamente, continuavo l'intensa e svergognata attività solitaria. C'erano giorni in cui era tanto eccitata che venivo dopo uno o due minuti di giochi di dentro la fessura con le altre sopra a stuzzicare. Ogni tanto le intrufolavo anche nel buchino, o, più di frequente, pizzicavo i capezzoli là dove le sensazioni erano più impellenti.
Con lui il sesso divenne quasi morboso. Nel senso che aveva tanto desiderio di me da possedermi quasi per intere giornate. Io, non essendo abituata a ritmi simili, me ne spaventai. Alla fine ero sempre esausta.

Un giorno che lo andai a trovare, eravamo proprio in questo periodo dell'anno, ci fu una svolta inaspettata. Anzitutto,già la sera stessa del mio arrivo mi mostrò a mo'di regalo un dildo e due vibratori, uno piccolo, all'incirca simile a un evidenziatore, con punta cilindrica, l'altro che pareva un pene ed era divaricato in punta di modo che una parte entrasse in profondità nella figa, l'altro invece sollecitasse ritmicamente la clitoride. Era di colore blu, ora so che si chiama rabbit. Il dildo era invece di colore giallo chiaro e aveva la tipica conformazione del cazzo. Aveva una parte adesiva che consentiva di collocarlo su una superficie così da cavalcarlo un po'ovunque. Proprio come a farsi sbattere da un bel cazzo. Mi meravigliai tantissimo mi regalasse simili articoli. Anzitutto, pure io che ero abbastanza trasgressiva nella solitudine autoerotica non avevo mai pensato di comprare nulla di tutto ciò: mi bastavano dita, spazzole, spazzolini da denti. banane o zucchine ben lavate, o anche, semplicemente, cuscini da cavalcare, sedie contro cui strusciare e sbattere la figa. Insomma, non avrei neppure avuto il coraggio di recarmi ad acquistarne uno, oppure ordinarli on-line col rischio qualcuno lo scoprisse. Vedere che un ragazzo che aveva sempre tenuto a freno la mia sessualità mi regalava quegli oggetti di piacere mi sconvolse e, non lo nego, eccitò. Mi ordinò però di non toccarli fino all'indomani quando mi avrebbe spiegato tutto. Facemmo l'amore e, durante l'atto d'amore, non riuscivo a smettere di pensare cosa mi avrebbe indotto a fare quel mio fidanzato che tutto d'un tratto mi voleva trasformata da santa in depravata.
Note finali:
se volete potete scrivermi a ninfadeiboschi92@gmail.com ma niente mail volgari o non risponderò!