i racconti di Milu
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Dopo aver passato la mattinata a sistemare il mio nuovo ufficio, nel pomeriggio andai nel mio vecchio posto di lavoro per sistemare alcune pratiche lasciate in sospeso.
Riuscii a finire tutto in un paio d'ore, e non ebbi quasi il tempo di chiudere l'ultima pratica, che suonò il telefono.
“Mi hanno detto che sei tornata e volevo sapere se passi a salutarmi.”
La voce era quella di Luigi Saraceni, il collega che prima mi aveva scopata con Daniela usando un piccolo ricatto, ma che poi era stato al mio fianco, se pur in maniera quasi invisibile, durante la mia causa contro i Tableri.
“Dammi un minuto e sono da te.” gli risposi felice di rivederlo.
Luigi era in effetti un bell'uomo, con quell'aria da perenne ragazzo che lo rendeva simpatico al primo sguardo. Era però famoso per due motivi, il primo era l'essere uno dei massimi esperti di diritto commerciale della città, il secondo quello d'avere una fama di Don Giovanni 'conquistata' dopo una serie quasi infinita d'amanti più o meno famose, alle quali però non si era mai legato.
Iniziammo a parlare del mio nuovo lavoro come avvocato di diverse Ong, ma ben presto nacque in me il desiderio irrefrenabile di fare nuovamente sesso con lui. I miei movimenti, così come il mio modo di parlare, si fecero pian piano sempre più ammiccanti, ma senza mai scadere nella volgarità.
Era più un gioco di sguardi, di frasi dette a metà e piccoli gesti che qualcosa di realmente esplicito, ma nonostante ciò lui aveva ben capito dove volessi andare. Il colpo di grazia lo diedi prendendo una lettera a caso dalla sua scrivania, ed iniziando a leggerla in modo talmente ridicolo, come se fossi una bambina della prima elementare. Per eccitarlo ancora di più mi piegai sulla sua scrivania sino a sfiorarla col seno, tenendo però allo stesso tempo le gambe ben strette.
“Se continui così sarò costretto a sculacciarti.” mi disse guardando il mio sedere senza nascondersi in alcun modo.
“Per me sei buono solo a parole.” gli risposi alzandomi la gonna sino quasi a scoprirmi il sedere.
Lui mi diede un paio di pacche sulle chiappe, per poi metterle all'aria tirandomi in alto la gonna sin quasi alla vita.
“Sei proprio una cattiva ragazza.” mi sussurrò all'orecchio alternando piccole sculacciate a lenti passaggi delle dita sulla parte inferiore del mio perizoma.
“Credi d'esser in grado di educarmi ?” gli chiesi passandomi un dito fra le labbra.
Luigi mi colpì un po' più forte del solito, ma senza farmi alcun male, poi però m'infilò due dita nella passera ormai fradicia d'umori.
“Come si chiama il tuo fidanzato ? Soleri ?” mi domandò Luigi slacciandosi i pantaloni “Non lo conosco ma so che sarà uno dei più grandi cornuti di questo mondo. E lo sai perchè ? Perchè conosco quella gran puttana della sua futura moglie, una a cui il cazzo piace e parecchio.”
Luigi mi penetrò con tanta forza da togliermi il fiato, ma quell'attimo di dolore fu ricoperto da un vero e proprio lampo di piacere, che mi sconvolse tanto da farmi quasi urlare.
“Sii scopami brutto porco che non sei altro. Voglio sentire tutto il tuo gran cazzo entrarmi dentro fino alla testa.” gli risposi tenendomi alla scrivania quasi avessi paura di scivolare chissà dove.
Lui mi sbatteva le palle contro la fica ad ogni affondo, ma non dissi mai nulla, se non parole d'incitamento, come se il suo cazzo non fosse mai abbastanza.
“Ti voglio nuda.” mi disse all'improvviso tirandomi a se per mettermi le mani sulla camicetta.
Mi spogliai in tutta fretta per poi far spazio sulla scrivania buttando tutto per terra, e sdraiarmi tenendo le gambe ben aperte. Luigi si tolse solo la giacca prima di riprendere a scoparmi come un ossesso.
“Sei una delle più grandi puttane che conosca.” mi disse afferrandomi le gambe per sbattermi come un fuscello “Quando sei venuta con quella troia della tua amica, il cazzo non t'è bastato, infatti sei tornata da sola per prenderne ancora.”
“E' vero come lo è che a te piace scoparmi quindi stai zitto e fai il tuo dovere !” gli risposi stringendogli le gambe dietro la schiena.
“Hai ragione e come finiamo qui ti porto da me per finire l'opera.”
Iniziammo ad avvinghiarci sempre di più, finendo ben presto sulla moquette, dove ci cavalcammo a vicenda, godendo entrambi tantissimo. Lui mi venne dentro un attimo dopo che ebbi l'orgasmo, riempiendomi col suo seme che molto velocemente cominciò a colarmi sull'inguine.
“Dammi qualcosa per pulirmi o uso la tua cravatta, così poi voglio vedere come fai a mandarla a lavare.” gli chiesi ridacchiando
“Ma è una Marinella !” mi rispose quasi indignato porgendomi dei fazzolettini di carta.
“Perchè non vale una scopata con me ?” gli domandai fingendomi arrabbiata.
“Non lo so....vediamo....”
Non riuscì a finire la frase perchè esplose in una risata che divenne subito contagiosa, poi ci rivestimmo per lasciare il suo ufficio.
“Allora andiamo da me ?” mi chiese prima d'aprire la porta.
“Sì ma prima devo pendere un sacchetto che ho lasciato da me.”
Uscii da quello studio per l'ultima volta, per poi aspettare Luigi nell'androne del palazzo, e andare quindi nel suo appartamento.
Non appena varcammo il portone dove abitava, lui mi strinse a se per baciarmi, allungando allo stesso tempo una mano sul mio sedere.
“Luigi aspetta un attimo, qui ci possono vedere.” cercai di protestare anche se non troppo convinta.
“Perchè hai paura di dare scandalo ? In fondo non sei ancora sposata.” mi rispose alzandomi la gonna sino a scoprirmi il culo.
“Allora è giusto darlo insieme.” ribattei aprendogli la lampo dei pantaloni e infilando la mano dentro i suoi slip.
Salimmo l'unico piano di scale senza mai smettere di baciarci e toccarci nelle parti intime, ed io arrivai davanti alla sua porta di casa con la camicetta del tutto sbottonata e il reggiseno slacciato.
“Apri questa cazzo di porta in fretta o ti faccio una sega e me ne vado.” gli dissi tirandogli fuori il pene dagli slip.
Non appena la porta si chiuse dietro di noi, mi spogliai rimanendo col solo perizoma per poi spingerlo contro il muro, e dopo essermi inginocchiata cavanti a lui, prendergli in bocca il membro per succhiarlo con cupidigia.
“Monica così non posso resistere a lungo.” mi disse quasi implorando un mio rallentamento.
“Taci e godi, so quel che faccio, in fondo l'hai detto tu che sono una gran puttana.”
Lo spompinai senza mai dargli un attimo di tregua, tenendo sempre le labbra tanto strette da fargli quasi male, avendo la sensazione di possederlo come aveva fatto poco prima lui con me. Luigi non provò neanche a dettare il ritmo, tanto ero quasi feroce nel succhiargli il cazzo, volendo anche farlo venire in fretta per passare al gioco che avevo in mente fin da quando avevamo lasciato l'ufficio.
Alla fine mi riempì la bocca col suo orgasmo, che ingoiai senza perderne una sola goccia.
Un po' malfermo sulle gambe Luigi m'accompagnò in camera, per poi sedersi sul letto, forse ancora incredulo di quello che era successo.
“Dov'è il bagno ?” gli chiesi tenendo in mano il sacchetto che mi ero portata sempre dietro.
Lui m'indicò una porta e così non mi rimase che mettere in atto il mio perverso piano.
Prima di recarmi in ufficio, mi ero infatti fermata al centro commerciale, dove avevo comprato un bustino nero con reggicalze incorporato, che mi lasciava il seno scoperto, alzando però di quel tanto che bastava per farlo sembrare più grande. Lo indossai insieme a delle calze dello stesso colore molto velate, per poi tornare da Luigi, che come mi vide non riuscì a mascherare il suo stupore.
“Ma tu ei la stessa donna che è entrata con me ? Cazzo così sei una vera dea del sesso !”
“No sono la sorella buona di Monica.” gli risposi sdraiandomi di pancia vicino a lui “Però non riusciamo a decidere chi sia la più maiala.”
Luigi s'impadronì quasi con forza del mio sedere, che allargò prima di lasciar cadere un po' di saliva proprio sopra la rosetta, per infilarci infine un dito. Volendolo agevolare il più possibile, alzai il culo finendo col mettermi a pecora, e lui n’approfittò per leccarmi il solco delle chiappe prima di concentrarsi sul buchetto. Il suo continuo lavoro di lingua e di dita mi fece ben presto impazzire di desiderio, ma del resto era proprio quello che volevo. Quando poi mi penetrò con due dita la fica emisi un lungo gemito di piacere, superandolo come intensità quando me ne ritrovai altrettante nel retto. Non osavo dire nulla, pensando solo a godere, e solo quando mi fece sdraiare di fianco rimanendo dietro di me, volli mettere in chiaro le mie intenzioni.
“Fica e bocca li hai avuti, quindi adesso finisci l'opera.” gli dissi afferrandogli il cazzo per portarlo proprio davanti alla seconda porta del piacere.
Luigi spinse ma senza troppa forza, facendo sì che non provassi alcun dolore, quando però ebbe finito d'infilarmi il membro nel culo, iniziò a scoparmi con sempre più vigore, facendomi letteralmente esplodere di piacere.
Com'era successo nel suo ufficio, anche ora ci ritrovammo avvinghiati, con lui sempre dietro di me che mi fotteva tenendomi ora per i fianchi, ora per le tette. Solo quando lo feci sdraiare per poter essere io dettare il ritmo, ebbe un attimo di pausa, ma durò ben poco. Poco dopo infatti m'afferrò per il busto facendomi ritrovare carponi, e questa volta non certo per masturbarmi.
Il suo cazzo m'entrò dentro tutto d'un colpo, ma non per questo provai una benché minima sensazione sgradevole, anzi godevo ancor più di prima. Facendo presa per i fianchi, Luigi mi sbatté a lungo, rimanendo però come me in silenzio. Gli unici rumori che si sentivano erano infatti quelli dei respiri, oltre a quelli provocati dal movimento dei nostri corpi.
“Sto venendo.” mi disse come a chiedermi dove volevo ricevere il suo sperma.
“Anch'io !” risposi vicinissima anch'io all'orgasmo.
Sentii chiaramente il primo schizzo di sperma riempirmi il retto, seguito a ruota da altri due, prima di crollare sul letto.
“Ma davvero ti vuoi sposare ?” mi chiese rompendo il silenzio che si era creato dopo l'orgasmo.
“Sì anche se non credo tu possa capire il perchè.” gli risposi andando in bagno per lavarmi.
“Non vuoi neppure provarci ?”
“No magari la prossima volta.” gli dissi quasi senza rendermi conto che volevo diventasse anche lui uno dei miei amanti.
Mi chiusi in bagno per sedermi sul bidet e pulirmi il sedere, ma poi pensai se quella fosse la strada che volevo realmente percorrere. Avevo avuto rapporti in poco tempo con tre uomini diversi, senza dimenticare Patrizio e quelli fra sole donne, il tutto senza farmi alcun scrupolo morale. Mi chiesi se avrei potuto continuare quello stile di vita anche dopo il matrimonio, che era sì di facciata, ma non per questo meno valido. Decisi che era meglio farsi quelle domande dopo aver detto il fatidico si, e che nel frattempo era meglio che mi divertissi, badando poco a se chi mi portavo a letto era un uomo o una donna, o se c'erano entrambi.


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