i racconti di Milu
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Clara e Diletta erano amiche dalle medie inferiori e si erano trovate subito a meraviglia, stesse idee sulla vita, stessi gusti nel vestire, ma soprattutto una perfetta sintonia sul piano dei rapporti con i ragazzi, entrambi avevano fatto le prime esperienze in contemporanea, anzi il primo vero bacio della loro vita era stato un bacio saffico, tra di loro. Ora frequentavano la quinta liceo scientifico e ogni tanto fra loro, pur non avendo mai dato un seguito concreto all’esperienza, riparlavano di quella cosa con nostalgia e affetto. Tutto ebbe inizio quando facevano la terza media, in camera di Clara, mentre erano a studiare, con la mamma della ragazza intenta a stirare in tinello e avevano cominciato a fantasticare su come doveva essere un bacio con la lingua, perché i loro amichetti durante il gioco con la bottiglia avevano appena sfiorato le loro labbra. Eppure facevano già la terza media e qualche amichetta aveva già baciato ragazzi più grandi e si era anche fatta toccare il seno da sotto il reggipetto….. E così Diletta lanciò l’idea, “perché non proviamo tra di noi e facciamo esperienza, così ci sentiremo più sicure quando capiterà l’occasione..” Sul momento Clara la prese per pazza, il suo essere “normale” veleggiava a anni luce di distanza da tale situazione, il solo pensiero di poter essere lesbica la faceva inorridire.
“Ma sei impazzita? Noi non siamo lesbiche ed io voglio baciare un ragazzo!!”.
“Ma chi ha detto che siamo lesbiche!?. Io voglio solo provare a baciare con la lingua, per sentirmi meno imbranata e non voglio provare con un testa di cazzo che poi racconta a tutta la scuola che mi ha messo la lingua in bocca solo per fare il ganzo”.
Messa così, la cosa fece tentennare le rigide convinzioni di Clara, che però non cedette, almeno quel pomeriggio. Tuttavia cominciò a dare un peso diverso alla faccenda, fino a cercare su internet video porno di lesbiche mentre la mamma era a lavoro. E rimase sconvolta. Il susseguirsi d’immagini sconce a dire poco, con leccate di vagine perfettamente depilate, dita che pizzicavano i capezzoli o peggio che finivano infilate nell’ano mentre le due si slinguavano perdutamente. Un movimento al basso ventre la prese in modo violento e sentì la necessità di allargare le gambe e portare le dita lì, come per dare un sollievo a quella parte del corpo che aveva volutamente trascurato per pudore, anche se da quasi sei mesi si era ormai sviluppata.
Le dita trovarono le mutandine di cotone bagnate di quel liquidino vischioso che già aveva sentito con le dita, quando la mattina si svegliava dopo aver sognato di baciare con la lingua il suo principe azzurro che poi la spogliava e poi le baciava il seno e poi…. Ma stavolta era diverso, era molto più bagnata, così si tolse le mutandine per vedere come erano bagnate e ci trovò una larga macchia proprio nel mezzo dove si trovava la sua micina. Portò il dito medio, dove sentiva che trovava maggior sollievo, sul clitoride, e cominciò a sfregarlo con grande lascivia, iniziando a sentire che il petto si sollevava e il respiro che si faceva sempre più affannato, mentre i capezzoli s’indurivano sotto il reggiseno, fino a darle noia e costringerla a toglierlo. Pensò in quel momento al bacio con la lingua con Diletta, a lei che succhiava la sua e spingeva la sua nella bocca dell’amica, come le attrici porno facevano in quei video. Così mentre con le dita si pizzicava un capezzolo, esplose nel primo orgasmo della sua vita e ne rimase sconvolta, sdraiata sul divano con le gambe larghe e le dita bagnate dei suoi umori. Si alzò per guardarsi allo specchio, mezza nuda e scarmigliata come non mai, le gote rosse e gli occhi stravolti. Dio come aveva goduto.
Fu così che un pomeriggio di fine anno scolastico, mentre erano intente a preparare l’esame di terza media, si trovarono sole in casa e al solito il discorso cadde sulla loro inesperienza e sul fatto che erano imbranate. In verità Clara non aveva mai raccontato a Diletta che aveva cominciato a masturbarsi con una certa frequenza, ma sospettava che anche la sua amica facesse altrettanto, lo aveva capito da certi riferimenti a cosa si perdevano a rimandare la loro esperienza in materia di sesso.
Comunque sia, mentre parlavano della cosa, Clara sentì che si stava bagnando spinta dal solito languore al basso ventre che la portava a masturbarsi con grande piacere. Così timidamente, spostò la discussione sulla proposta oscena dell’amica fatta qualche mese prima e disse che era sempre più dubbiosa, ma si sentì rispondere da Diletta:
“Dubbiosa? Ma la volta scorsa eri schifata, che ti è successo? Sei malata?” E scoppiò a ridere.
“E allora fammi vedere come sei brava te a baciare una ragazza!” Si incavolò Clara, mentre voltava sdegnosamente lo sguardo dalla parte opposta.
In quel momento sentì sul mento le dita di Diletta a girarle il volto verso di lei e vide l’amica che con gli occhi chiusi e le labbra socchiuse si avvicinava al suo viso. Fu un attimo e le loro labbra s’incontrarono, sfiorandosi rigide per la loro paura del proibito. A quel punto, inaspettatamente fu Clara che, memore del video che aveva visto tempo addietro, spinse in avanti la sua lingua fino a toccare la fessura che le labbra chiuse di Diletta formavano tra di loro. La ragazza sentendo il movimento della lingua di Clara, spinse fuori anche la sua, fino a incontrare la lingua dell’altra e così quasi senza accorgersene le due ragazze iniziarono a infilarsi reciprocamente la lingua in bocca, mentre facevano una fatica enorme a non toccarsi tra loro, se non sfiorandosi dolcemente le braccia nude. Continuarono per un tempo infinito, ma in realtà solo per meno di un minuto e poi si staccarono, sconvolte, confuse ed eccitate come mai prima, ma consapevoli del fatto che quella prima esperienza era davvero servita per capire cosa voleva dire baciarsi con la lingua. Ma soprattutto ora avevano un segreto tutto loro, che le rendeva unite per la vita, ingenuamente indivisibili.
Quel bellissimo episodio non si ripeté mai più, perché in fondo gli episodi, anche quelli più belli, devono rimanere tali, altrimenti diventano storie e loro, saggiamente, non volevano avere una storia.
Al Liceo cominciarono ad avere i primi amori e le prime delusioni, come tutti i liceali.
Delle due la più ardita fu Clara che a sedici anni, due anni dopo il loro bacio saffico, prese in mano l’uccello di un ragazzo più grande, ma non riuscì a combinarci un gran che, anzi gli fece quasi male mentre tentava goffamente di fargli una sega. Raccontò questa cosa a Diletta e si misero a ridere come due cretine, in fondo erano ancora due bambine e vivevano quelle prime esperienze senza nessun tipo di malizia, anzi era quasi un divertimento fine a se stesso. Insomma, a parte qualche sega, erano ancora vergini in quinta liceo pur essendo due bellissime ragazze.
Almeno fino al giorno in cui Diletta conobbe uno che le fece perdere la testa, in tutti i sensi.
Raccontò vagamente all’amica di avere conosciuto uno alla festa di compleanno di sua cognata, la ragazza di suo fratello, universitaria al secondo anno. Da come ne parlò, pur mantenendo una certa reticenza, fece intuire all’amica che nutriva un certo interesse per quel tipo, uno sicuro di sé, non il solito ragazzino che popolava la loro classe.
Fu così che cominciò a uscire con lui e si misero insieme.
Le due ragazze non erano solite nascondersi le esperienze, anche per la confidenza nata dal loro primo bacio, ma stavolta Diletta si mostrava sempre reticente alle incalzanti domande della sua più cara amica.
A telefono le due si facevano il solito rapporto giornaliero.
“Allora come va con Roberto? Sono quasi due settimane che state insieme, avete fatto qualcosa? Dai racconta, lo sai che sono più curiosa di una scimmia. Ha venti anni, vuoi che non te lo abbia messo almeno in mano? O forse te lo ha messo in bocca?” E giù risate sguaiate. Alle due ragazze spesso piaceva essere volgari, ma senza mai trascendere. Ma Diletta, pur divertendosi alla battuta non rispondeva.
“Che fai, non sei più mia amica? Non ti fidi di me? Pensi che vada a raccontare a tutti che fai i pompini a Roberto o che ci scopi?”.
“E va bene, visto che la metti su questo piano, ti racconto cosa abbiamo fatto ieri sera, in fondo mi serve anche chiarirmi le idee su cosa voglio fare. Eravamo in macchina sua e mi disse che aveva voglia, anzi mi abbracciò languidamente e mi leccò selvaggiamente una gota, mentre guidava. E’ un po’ porco”
“Quanto porco?” chiese Clara che sentiva languidi richiami in basso.
“Tra un po’ lo capirai. Insomma anche io ne avevo voglia e siamo andati al nostro solito posto. Appena spenta la macchina, siamo andati sul sedile di dietro, mi ha tolto la maglia e sono rimasta con le tette di fuori visto che ero senza reggiseno.”
“Che troia che sei, esci anche senza reggiseno e poi dici che è un porco!”
“Ok, sono un po’ troia, ma non sai ancora quanto. Aspetta. Insomma io ero un po’ agitata vista la situazione, tipo trovarsi a tette fuori in una macchina, ma ancora non eravamo a nulla. Ha iniziato a baciarmi sui capezzoli e a toccarmi lì sotto da sopra i jeans. E ci sa fare un sacco. Insomma quando ho troiescamente allargato un po’ le gambe, mi ha sbottonato i pantaloni e me li ha tirati giù, togliendomi prima le scarpe e i calzini. Ed io vedessi come lo agevolavo alzando il culo dal sedile, mi stavo eccitando come poche volte”
A quelle parole Clara si portò una mano sulla fica a toccarla da sopra le mutandine che trovò già umide, e cominciò a muoverla piano, piano, attenta a non sospirare, per non insospettire l’amica.
“Mi sono trovata in mutandine e basta, fino a quando con la velocità di un fulmine, mi ha tolto anche quelle. Insomma lui era ancora tutto vestito ed io completamente nuda, mi sentivo proprio troia. Come prima cosa, mi si è buttato tra le gambe ed ha iniziato a baciarmi lì. All’inizio ho fatto un po’ di resistenza, ma poi ho allargato al massimo le gambe, gli ho messo i piedi sulla schiena e con le mani sulla testa me lo spingevo contro. Mamma mia come godevo.”
Clara spostò con le dita le mutandine e si sentì immediatamente sollevata mentre l’aria fresca investì le grandi labbra già bagnate della sua fica. Rimaneva zitta, stordita da quanto stava sentendo.
“Ci sei? Vuoi che continui o stai dormendo?”
“No, no continua paure è che qui sotto stanno facendo un grande casino con i motorini , gli stupidi amici di mio fratello. Anzi vai che la cosa si fa interessantissima”
Mezza menzogna e mezza verità, è sempre la cosa giusta da fare, quando sei in difficoltà, pensò Clara.
“Ad un certo punto, mentre stavo quasi per venire, si è staccato, con mio grande disappunto, dicendo che gli faceva male l’uccello e doveva tirarlo fuori. E così fece.”
“Senti Dile, come ce l’ha? Lungo quanto? Grosso?”
“E dai lascia stare, non mi va di parlare del suo uccello. Una cosa ti posso assicurare, quando saltò fuori dalle mutande lo aveva ritto”
E giù risate, ma Clara non rideva, ormai si stava facendo un vero e proprio ditalino. Silenzioso.
“Si è rimesso a baciarmi lì e alla fine sono venuta, sentissi quanto, credo di avere bagnato il sedile, ma chi se ne frega! A sto punto, a cavalcioni su di me mi ha portato il cazzo davanti alla bocca con l’evidente intento di farsi fare una pompa, ma io non amo fare le pompe, lo sai. Quindi, mi sono messa a fare la stupida, un po’ segandolo e un po’ baciandolo sulla cappella gonfia, fino a quando ha perso la pazienza e mi ha detto che mi avrebbe scopata sul posto. Tu lo sai che ci tengo alla prima volta così, mi è venuta un’idea per farlo venire, perché poverino lo aveva duro come un sasso e se lo meritava. Mi sono messa di fianco con le gambe rannicchiate e così aveva a disposizione la fichetta e il buchino. Gli ho preso il cazzo in mano, vedessi che fili di bava lasciava sulla mia mano, e mi sono messa a strusciarlo un po’ sulla topa ed un po’ sul culo”
Clara era vicina, stava per godere.
“Cazzo, ma che maiala sei?! Te lo strusciavi sul culo o sul buco?”
“A un certo punto me lo strusciavo proprio sul buco del culo e lui poverino spingeva per incularmi, poverino, ma io non voglio dargli il culo, per ora, se mai glielo darò! Poi ha cominciato a gemere intensamente ed io sentivo il cazzo che strusciavo sempre più duro, stava per godere. E allora mi è venuta un’altra idea porca, mi sono seduta sul sedile, me lo sono messo davanti alle tette e gli ho fatto una sega a due mani! Clara, sono bastati pochi colpi e mi ha sparato letteralmente cinque o sei schizzi sulle tette, erano più dei getti che degli schizzi. Bravo davvero. Ma anche io sono stata brava a farlo venire così, non trovi?”
Anche Clara stava venendo, strozzando dolorosamente i gemiti dell’orgasmo per non fare capire alla sua più cara amica quello che era successo all’altro capo del filo.
“Si Dile, mi sembra che sia stata davvero brava”.