i racconti di Milu
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Indice
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Note:
Una signora in rosa
Note dell'autore:
La sorpresa
È accolta da un leggero zefiro serale che spira dal mare.

"Finalmente si respira aria vera!" - sbotta uscendo dalla fusoliera con la sua ampia blusa, maniche al gomito in voile di pizzo. Su sfondo nero si diramano delicati disegni rosa floreali nella parte centrale della camicetta, annullando l'effetto davanzale del seno prosperoso, mentre i leggings neri modellano le cosce, sostenute dai lunghi polpacci ben torniti. Le affusolate caviglie da cerbiatta mostrano i sandali, moderatamente floreali tacco 10, rialzando la figura che, di suo, starà sui 175 cm. Gran bella femmina dal caschetto biondo. Altera, scende guardandosi intorno col borsello a cintura e la borsa da viaggio di grandi dimensioni.

Gli stewards salutano con un sorrisetto gentile la bella, solitaria signora . Lei guarda verso l'orizzonte la linea del mare che si profila di azzurro cupo negli ultimi riflessi del giorno, prima di scomparire avviluppata dall'oscurità. "Bellissimo!" resta estasiata. Ritiro del bagaglio al nastro trasportatore e in albergo. Resort di ottimo livello a palmizi, l'attende. Cena a lume di candela, per così dire, anche se è in compagnia di se stessa. Sala moderatamente piena, non affollata. Accompagna una musica in sottofondo. Piacevole. Camerieri solerti e non invadenti. Proprio come preferisce.

Il maître la riverisce.Qualcuno la guarda; il suo sesto senso l'avvisa. Non ha voglia di rovinarsi la serata. Le basta così. Non guarda neanche. Non gliene frega niente. Ormai è abituata ad essere ammirata. Sarà il solito riccone che vuol mostrare la potenza dei suoi soldi, dato che i suoi muscoli sono ormai andati in gloria. Vuole solo distrarsi; distrarsi e riposare. Quindici giorni passano presto e li vuole gustare, assaporare, centellinare giorno per giorno.Si sposta in giardino, dopo cena. Il maître le augura un riservato: "Bon nuit.". Ringrazia con un cenno e si affaccia, dal giardino pensile, sul mare. La luna si affretta a salutarla.

Apprezza il fresco della notte che l'accarezza sulle braccia nude. Respira ad ampi polmoni, sollevando il vestitino che ha indossato per la cena. Dopo tante ore di inferno in città e, poi, in aeroporto, si gode la serata. I raggi della luna, appena sorta, inargenta i prati, le palme intorno a lei e poi, più lontano le piccole foglie di ulivo che si agitano leggermente come gocce di diamanti, traslucide nella notte. Il mare si accende di brulicanti luccichii. Di nuovo prova l'impressione che ha avuto in sala. Degli occhi la scrutano da lontano. Sorride. Poveri gonzi, gli uomini. Sempre a caccia. Ne ha fin sopra i capelli.

Fa fresco ora. Indossa lo scialletto leggero che si è portata e si dirige veloce verso la reception. Le pare di essere seguita. Non si volge, ma ne è sicura. Che vada al diavolo! Prende la key card dalla trousse e sparisce nel corridoio a serpentone. I passi sono veloci e silenziosi sulla moquette. Fa un giro più lungo per dirottare eventuali inseguitori. Guarda a destra a sinistra. Nulla; solo il silenzio della mezzanotte.

In camera si libera degli abiti. Una doccia, le creme per la notte sono i preliminari; indossa, sulla pelle nuda, la corta vestaglietta trasparente. La sua camicia da notte. Spalanca la finestra per stemperare l'aria gelida del condizionatore che ha soffiato per tutto il tempo della cena e, rientrando, ha spento. Si adagia sulla sdraio del terrazzino. Un bagno di luna la bacia e le sigilla gli occhi. Si abbandona a quel casto amplesso. Tende il capo indietro, rialza i seni, mostra le cosce forti. Allunga le gambe sullo sgabellino e spinge in alto un ginocchio. La pelle è diafana!
Mezz'ora dopo si riscuote, si stiracchia, spingendo la curva dei seni verso l'alto. Si alza e, intorpidita, assonnata, si butta sul letto.

Alle otto il discreto richiamo del cicalino telefonico si insinua fino al risveglio. Spinge il tasto che stacca il contatto col centralino, ligio agli ordini della sera precedente. La luce del giorno fende le tende che ne ammorbidiscono la luminosità. Sbadiglia. Fa mente locale e ricorda, felice, dov'è, lontano da quel dannato ufficio che la massacra ogni giorno e da cui non sa distaccarsi. Basta! Ora è in vacanza. Il primo giorno di vacanza. Si alza, stiracchiandosi, va verso la finestra. Schiude le tende, cercando di adattare le pupille alla luce del giorno; sbatte le palpebre. Spalanca, allargando le braccia, il sipario su quella meraviglia. L'insenatura naturale del golfo su cui si distende il resort le fornisce la misura della commovente bellezza del paesaggio. La spiaggia si protende nel mare cristallino a quell'ora del mattino.

In fretta, in fretta! Bagno, creme protettive ed è pronta. Anzi, si deve vestire. Non può uscire "nature". Shorts, maglietta corta con ombelico da fuori, se lo può permettere con quel fisico. Ops, prima il bikini rosa a bandeau. Un altro po' di crema abbronzante. No, non troppa. Ma è il primo giorno! Va bene così. Borsa di paglia, cappello a cono e, indispensabili, occhiali da sole.
Di corsa al mare. infila gli zatteroni che la elevano a un metro e ottantacinque. Un cappuccino di corsa al bar. Giacché c'è, anche un cornetto. Buono quel miele. Una fetta integrale... Se la spalma e poi...a mare, a mare!

La spiaggia è una distesa enorme. Affonda i piedi. È fresca ancora. In fondo, quel semovente brillio l'affascina. Da un lato e dall'altro le colline ondulano il paesaggio, mentre, da un lato, una rocca scistosa si protende nel'acqua trasparente. Ombrelloni di palme intrecciate si allineano, ospitando due sedie a sdraio con seduta variabile fino a diventare lettino. Sempre più affascinata, si avvicina al bagnasciuga. Un inserviente le fornisce un asciugamano da mare e uno più piccolo, per ogni bisogno. Le accomoda la sdraio, chiedendo se la vuole totalmente inclinata, in ombra o al sole. Esegue le direttive e se ne va.

Pochi bagnanti occupano altre postazioni, più o meno distanti fra loro. Approfitta. Si libera dei vestiti e, in bikini, completa la passeggiata salendo sul molo in legno che si protende per cinquanta metri in quel cristallo liquido. Al limite estremo, si tuffa. L'acqua le sembra gelida, ma corroborante; nuota a crawl, si gira, prende fiato e procede a dorso con il sole in pieno viso. Gli occhi chiusi, continua, per poi rigirarsi e riprendere lo stile libero. È arrivata alla punta del costone roccioso che delimita l'insenatura.

È imponente. Cespugli di capperi pendono come ciocche di capelli sulle pareti increspate da profonde fenditure. Sulla cima si distingue del verde. Cespugli, sembrano dal basso, e molto folti. Le viene voglia di salire. Accosta, stando attenta a non farsi ferire dagli scogli a pelo d'acqua. C'è un'insenatura e, in alto, un pendio abbastanza ripido; sale, quasi a scalini scavati nella roccia. Nuota a rana fin sotto il costone; quindi tira fuori dall'acqua il giunonico corpo che comincia a rosolarsi. Si inerpica. Dopo dieci minuti di sudore si trova su di un terrapieno folto di cespugli bassi. Ci sono anche dei ginepri coccoloni. Sono ridicoli con le loro stature da nanetti, ma fanno un'ombra che è una delizia. Una lieve brezza spira tra quei rami. È sola. Si stende sotto un ginepro a riprendere fiato.

Un rumore di rami spezzati la sveglia. Si guarda intorno, allarmata. C'è un giovane disteso al sole, poco lontano che guarda nella sua direzione. Ha gli occhi schermati dai occhiali da sole. Sembra che guardi lei. Fa finta di non vederlo e si sdraia meglio. Ma non può fare a meno di misurarlo di sottecchi, come si guarda un coccodrillo, immobile nella sua posa, ma che, si teme possa scattare da un momento all'altro. Allungato sul fianco destro, poggiato sul gomito per rialzare il busto, pare proprio che guardi lei. Ogni tanto sorride. Lei gira il viso per scoraggiarlo. Meno male che non s'è tolta il bichini. Però, è un bell'uomo. Guarda che pettorali ben modellati; il vitino di vespa; gli addominali scolpiti! E che pacco! Ma è un fico. Bella bocca morbida, pare; un naso ben modellato, non quei nasoni che rendono grotteschi gli uomini, facendoli assomigliare ai neanderthaliani. Proprio un bel ragazzo, chissà gli occhi... ! Quei dannati occhiali a specchio.

Dev'essere abituato a salire lì sopra. Chissà quante se n'è fatte prima di... "Che cazzo dico!" - si rimprovera. Gira la testa dall'altra parte. Ma è come se una forza sovrumana la costringesse a torcerla verso di lui. Sembra che sorrida. Ha un sorriso da dio! Lei ne è entusiasta. Solleva il busto e, da seduta, allarga le braccia e si scuote i capelli, ormai asciutti, rendendoli più vaporosi; intanto il bikini fornisce la misura della sua tenacia. I pettorali spingono il seno in fuori. È indubbio che voglia essere cavalcata. Lui continua a sorridere. Lei si stende togliendo il reggiseno. "Ora o mai più." è votata alla morte. Il monte di venere le pulsa, avvertendola del pericolo. Ma chi se ne frega, ormai il rischio è il suo mestiere. Provoca, agitando leggermente le anche, quasi a dirgli: sono qui.

Chiude gli occhi, mentre ha la sensazione che il "macho" si avvicini; un leggero fruscio la fa distendere meglio; ne sente l'odore caratteristico di muschio. Dev'essere arrapato. Attende che le stampi un bacio sulla bocca. Invece, più nulla. "Che cazzo fa!" si sorprende a pensare. Spalanca gli occhi, disorientata. Lo vede passare oltre la sua postazione; si allontana con i suoi glutei duri come la pietra e le sue cosce robuste come due querce. "Stronzo, dove vai?" - si chiede, osservandolo inebetita. Lui si guarda intorno, quasi a sincerarsi che non ci sia nessun altro, oltre lei, ed entra nel folto della macchia. Ah, ha capito! Vuole che lo segua. "Ok, allora, sono pronta. Andiamo a galoppare mio prode cavaliere." comanda a se stessa, entusiasta.

Piano piano si alza; si sincera anche lei che intorno non ci sia nessuno. Tutto tranquillo. Si accosta al cespuglio dov'è scomparso Adamo. In effetti, è una foresta alta almeno due metri e chissà quanto profonda. All'interno non si vede niente. Ha un po' di paura. "Non è che quello stronzo vuole farmi la festa, brutalizzandomi. Se è così lo stendo." - continua a rimuginare, mentre il cuore batte a mille. Avanza piano nel denso agglomerato di cisto, ginestra e rosmarino che, toccati rilasciano i loro forti odori. È una meraviglia! Sfiora ed è sfiorata da mille piante. Ma dov'è lui? Più avanti sente lo spezzarsi di rametti, ora più consistente ora meno. Che sta facendo?

Sempre più timorosa si avvicina, guardinga. Giunge ad una radura coperta completamente dal fitto intrico di piante sovrastanti. Dà un'occhiata da dietro una siepe e vede qualcosa che si muove. Aspetta che gli occhi si abituino al buio del sottobosco e vede! Un bacio lascivo tra due creature che reggono entrambi qualcosa in mano. Fissa lo sguardo su quelle escrescenze che agitano. "O Cris...po! Si stanno segando.". Si trattiene dal gridare, mettendo una mano alla bocca. Ora li sente ansimare, mentre si toccano. Uno tira i capezzoli all'altro che sbuffa e sembra piegarsi per il dolore; poi imbocca il bastone dell'amichetto che è duro e grosso come un tronco. Ora il magnifico porco che riconosce come il suo "uomo" si stende sul dorso. La verga è dritta come una mazza da baseball. L'altro si gira di spalle a lui, si umetta l'ano e scende a candela su quell'attrezzo di piacere; se lo infila nel culo!

È come se il conte Vlad il terribile, l'impalatore, goda, vedendo il supplizio fino a morte del suo nemico. Penetra lentamente, fermandosi di tanto in tanto, nell'intestino del malcapitato, consenziente, in questo caso. Si sente lo sforzo dell'attivo che spinge di sotto e quella del recettore che se lo fa scivolare nelle visceri a gradi a gradi, ansimando e vibrando tutto. È un concerto di sospiri e sfiati rauchi; a volte sembrano due cani in calore che ringhiano, sbavando e copulando a sangue. Mai visto un atto di tale brutalità, è la sensazione stomachevole della Signora. Ma, ben presto si sente coinvolta e capisce che anche quello è amore. Animalesco, sconvolgente, ma amore. Si accoccola e, dietro gli arbusti, continua ad osservare le espressioni dei due uomini che si alternano nel penetrarsi con dolore, con gioia, con affanno, con soddisfazione. E lei si ficca le dita, due tre, nella fessura che è tumida nel suo ventre; le agita freneticamente, partecipando al banchetto che le è stato apparecchiato sotto gli occhi.
(Continua)
Note finali:
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