i racconti di Milu
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Copenhagen è decisamente una città a misura d’uomo, direi molto piacevole da girare a piedi, in bici, oppure su uno di quei battelli che consentono di guardarla dai vari canali, e dal mare. La passeggiata sul Nyhav è indubbiamente un’esperienza da non perdere, perché è un luogo ricco d’aspetti, di colori e di vita. Sono tanti e vari i punti d’incontro e di ristoro, certamente da non perdere per chi visita questa splendida capitale nordeuropea. A dire il vero, parlando con onestà non ne posso più, sì, lo ammetto e lo riconosco chiaramente, perché Copenaghen è davvero da cartolina, svagante e vistosissima, poiché è soltanto dissimile dall’Italia.

Nella serata cenerò da solo a Strøget, un’isola pedonale situata nel centro storico di Copenaghen. Domani ho un appuntamento di mattina presso i Giardini di Tivoli, in quanto sono uno dei simboli della città, nonché parco dei divertimenti più antico al mondo, sennonché con largo anticipo mi dovrò incontrare con un ragazzo di Toronto con il quale ho preparato il lavoro tramite la posta elettronica e a tratti per telefono. Quando il cameriere mi mormora in un orecchio, che il signor Bergeron sarebbe molto lieto d’invitarmi per bere qualcosa dopo mangiato, in quel frangente m’assale rapidamente il batticuore. La mia mente è assalita da un vortice, sennonché m’alzo avvicinandomi al bar mentre noto che la sorpresa è grande, non solo perché si tratta d’un ragazzo più giovane di me in camicia e con i jeans, ma in special modo perché è in viaggio con la moglie, una gioiosa nerognola canadese assai amabile di pressappoco trent’anni d’età, in verità non spettacolosa, in quanto non colpirebbe vedendola per strada, eppure è una femmina con un bel sorriso, ha poco seno, ma ha una corporatura armoniosa e ben modellata, che a ben vedere risulta indiscutibilmente gradevole. Io sono allegro e spensierato, giacché questi giorni procederanno molto più veloci, dialoghiamo sorseggiando vari drink, poi i saluti, i baci e gli abbracci d’un arrivederci.

Il giorno seguente io e il ragazzo ci troviamo nell’atrio molto presto, entrambi vestiti di grigio, la camicia bianca, la cravatta scura e le scarpe nere: lavoriamo tutto il giorno, interrotti unicamente dalle telefonate di sua moglie che si trova in giro a fare acquisti. Finiamo tardi e corriamo insieme in albergo. Io mi faccio una rapida doccia, la loro è più lunga, ma quando scendono capisco dal sorriso che deve essere stata molto divertente, quindi decidiamo di cenare in un nuovo locale tipico del luogo. La serata è piacevolissima, sarà per tutti gli antipasti, sarà per il pesce e il riso mangiato, peraltro innaffiato dalla famosa birra Carlsberg, per il fatto che infine dentro un pub ci concediamo l’ultimo cocktail. Ecco, questa è la maniera in cui mi piace lavorare in team: entrambi sono simpaticissimi e lei stasera sembra ancora più aggraziata e leggiadra del consueto; indossa un paio di jeans, una camicia bianca attillata, un paio di scarpe con tacco e una giacca nera, in verità niente di speciale ma è assai erotica e provocante. Finiamo di discutere proprio sull’argomento del sesso: da una parte i soliti luoghi comuni e le affermazioni sottintese sugl’italiani e da me quelli sulle donne canadesi; lei sorride prendendomi in giro, ma non cambia argomento, anzi, rincara di proposito la dose. Mi racconta che le è sempre piaciuto stupefare, sorprendere e farsi guardare, giacché con il marito ha un’ottima e rodata intesa in questo senso, perché hanno sempre fatto ciò di cui avevano voglia senz’indugi né remore di sorta. Io non mi stupisco che dalla camicia s’intraveda il seno e i capezzoli scuri, che già birichini spingono sul tessuto, ciò mi fa capire che anche adesso si sta esibendo con le parole, intanto che la mia focosa fantasia galoppa. Al momento si è fatto tardi e strizzando l’occhio al marito gli dice che è meglio andare a dormire: mi sa che il discorso non ha scaldato soltanto me.

L’indomani il lavoro sembra non finire mai, intorno alle dieci di sera siamo liberi. Io mi sento esausto, malgrado ciò lei ha organizzato l’ultima serata insieme: la vedo scendere dalle scale, è splendida, avvolta in una specie di tunica marocchina come una specie di garza a più strati e un paio di sandali abbinati dello stesso colore, trasparenza quasi totale. Si cena in un locale turco alla moda, dove esageriamo con il vino come la sera precedente con la birra. Sui cuscini lei si sfila le scarpe e noto che ha dei piedi curatissimi, stupendi, io che sono lievemente alticcio mi chinerei a baciarli al volo. Lei sembra leggermi abilmente nello sguardo muovendoli ingegnosamente verso di me, tuttavia senza mai toccarmi, soltanto continuando a fissarmi. I discorsi con lei planano nuovamente sull’appiglio del sesso, da dove li avevamo interrotti, ovvero esibizionismo, impulso e tabù messi assieme. Poi si siede in posizione yoga e in quella circostanza ho celermente la risposta al mio dubbio sulla sua biancheria intima: lei non l’indossa, non si vedeva alcun alone scuro davanti, perché è completamente rasata. Lei appare come la donna ideale: divertente, piacente, ricreativa, a tratti arrogante, insolente e senza pudori: la femmina esemplare. Per un attimo penso a quanto mi masturberò pensando a loro due che scopano, ma una frase repentina e inattesa mi risveglia da quel momentaneo torpore lascivo erotico lasciandomi senza parole:

“Ti piacerebbe guardarci?”. Il tempo bruscamente si stoppa, eppure resto di sasso, rispondendo di sì, certo.

L’accordo è che lei detta le regole come in gioco tra amici ponendone la condizione, che io posso soltanto guardare, ma toccare mai, posso avvicinarmi anche ad un millimetro da loro, posso spogliarmi e fare quello che voglio, ma in nessun caso palpare né tastare, così durante il tempo in cui lei spiega, lui paga e chiama il tassì. Il percorso fino alla loro stanza dura un baleno, giacché mi fanno accomodare in un angolo del letto disponendosi in piedi davanti me. Lui è dietro di lei che l’abbraccia, lei gira la testa per baciarlo mentre le loro lingue s’intrecciano, le mani del marito scorrono sul leggero tessuto e i capezzoli si ergono sfrontati, mentre lui le solleva la tunica: io osservo i piedi, le caviglie e quelle gambe magre, ma stupende. Lei si gira e lui continua a salire con le mani, ha dei glutei perfetti, con una piccola fossetta all’inizio del solco che divide le natiche. Adesso sono le mani di lei che lo spogliano: prima via la camicia, poi apre i bottoni dei jeans, da dove esce immediatamente un cazzo duro gonfio d’eccitazione, che lei annusa cominciando a leccarlo partendo da sotto, dai testicoli, come se un fosse un gelato; li prende in mano, li massaggia, li soppesa, mentre con l’altra mano inizia a masturbare l’asta con un ritmo lentissimo. In seguito si voltano nella mia direzione chiedendomi di spogliarmi nudo davanti a loro, il mio cazzo è risolutamente più grosso del suo e lei lo squadra sorridendomi, eppure prosegue con quello del marito: la sua lingua scorre sul glande e la sua bocca lo ingloba, è cresciuto, ma il mio non rimane certo indifferente per quell’inatteso spettacolo, soprattutto con lei che lo fissa mentre armeggia con quello del marito.

Lei lo esegue in un modo incredibile, eccitantissimo: lo lecca partendo dal basso giacché in maniera lentissima arriva sotto al glande e ci gira intorno mentre lui rabbrividisce, lo prende in bocca e poi si stacca facendo cadere la saliva sulla punta. Io sono totalmente allibito, a quel punto lui le prende la testa tra le mani e comincia a scoparle la bocca con un ritmo forsennato. Il rumore del cazzo risucchiato in bocca con un effetto ventosa, io osservo, sono grandemente ammaliato, sono fuori dalla grazia di Dio, lei afferra il marito per l’asta e lo tira sul letto in mezzo a noi due, cominciando a toccarsi come unicamente una donna sa compiere. Lui non interviene, vuole fare il suo spettacolo da sola. Noi due uomini iniziamo a masturbarci mentre le dita della moglie scorrono veloci sulla fica, facilitate dalle secrezioni e dal suo famelico sguardo che passa da un cazzo all’altro, finché gode e si capisce benissimo dal respiro, dai gemiti, dai fremiti che la percorrono invadendola dalla pancia ai piedi, ma innanzitutto dall’abbondanza dei suoi fluidi che le inonda le gambe.

Io sento l’orgasmo vicino, ma lei ci ferma dicendo di trattenerci, di non sborrare: s’inginocchia e di nuovo fa cadere la saliva su entrambi i nostri cazzi per renderli più bagnati. Io non ci vedo più dalla voglia, ma la regola è la regola, bisogna rispettarla. Lei è ancora tra di noi, con la testa girata verso di me e le gambe spalancate davanti al marito: si tocca, s’allarga le grandi labbra con le dita e s’infila il suo cazzo di colpo. Là dentro quella stanza c’è un odore di sesso che farebbe sragionare chiunque, io sento il rumore del cazzo che entra ed esce nella fica fradicia di lei, con le mani si tortura i capezzoli, scende e non smette di toccarsi, d’aprirsi né di strusciarsi ancor più sul cazzo del suo uomo. Lui esce di colpo per rientrare nella fica di lei, decisamente aperta, senza difficoltà e affondando fino in fondo ripetendo questo gioco un paio di volte ancora, ma dopo essere uscito di nuovo appoggia il glande sul clitoride, lo colpisce con delicatezza e poi lo sfrega avanti e indietro.

Lei sta venendo, mentre io traballo dall’eccitazione, mi chiede perfino se mi piaccia, mi dice che vorrebbe farmi di tutto e che ci stiamo scopando svisceratamente con gli occhi, che è come se il cazzo del marito fosse il mio. Amabilmente ci guardiamo, appassionatamente ci annusiamo, le teste si scopano, gli occhi entusiasticamente si scopano, i nasi caldamente si scopano, nel momento in cui lei gode lui glielo sbatte dentro fino in fondo, poiché sembra indemoniato, la prende, la gira, la mette carponi. Lei capisce e appoggiandosi sul letto con la testa si prende le natiche tra le mani e le allarga bene, mentre lui preme sul buchetto; una spinta, una smorfia e il glande è dentro. Ora lui è fermo e lei spinge fino a sentire i suoi testicoli sbattere contro il sesso che con una mano si sta martoriando, la sua faccia è a un millimetro dal mio cazzo infuocato, ne segue il profilo come per succhiarlo con le labbra, ma non mi tocca mai, mentre io capto il suo alito e il marito continua a scoparla come un farneticante, anzi, la sta proprio montando senza ritegno e lei vaneggia.

Io sto per sborrare, con un gesto secco infine lui esce e le riversa sulla schiena una quantità di sperma mai vista, lei mi guarda frastornata mentre trema ancora perché sta godendo di nuovo, io non ce la faccio più e mi dice che posso sborrare su di lei, sennonché chiude gli occhi, apre la bocca e tira fuori la lingua, durante il tempo in cui io spando un orgasmo senza fine, sugli occhi, sulle guance e sui capelli. Dopo due ore di sesso così, il mio sperma trattenuto si traduce in ricchi fiotti, attualmente sono sfinito, lei apre gli occhi, si pulisce con la lingua e sorride a noi due uomini. Ci sdraiamo ridendo tutti e tre, più tardi un poco lei dorme felice, io mi rialzo, mi vesto e con le gambe ancora tremanti mi dirigo verso la stanza.

Il giorno dopo loro partono per la loro destinazione, fintanto che io sto ancora dormendo, sotto la porta m’appare un biglietto che riporta:

“La regola numero uno è mai toccare”.

Io sorrido malignamente dentro di me giocando con il biglietto, durante il tempo in cui notevolmente soddisfatto me ne ritorno a letto.

{Idraulico anno1999}