i racconti di Milu
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Devo ammettere, riconoscere e in definitiva sostenere, che amiche lo siamo eccome e come tali rimarremo pur avanzando con l’età. Periodi addietro siamo fuggite svignandocela verso il litorale, ricordo che quel giorno per la prima volta tu sei venuta con me, tradendo irrimediabilmente la fiducia dei tuoi, ebbene sì, siamo sgattaiolate via dalla città raggirando i tuoi genitori, allontanandoci e restando di proposito distanti in verità da ciascuno e da ogni cosa. Sfortunatamente il distacco non è stato disteso e pacifico come avevamo ponderato, perché un inaspettato e un imprevedibile disastro ha radicalmente rallentato frenando in ultimo il nostro tragitto dalla parte della nostra autonomia e dell’autogestione.

Appena giunte sul luogo, infatti, dopo aver interrotto di ridacchiare per cercare d’eclissare l’afflizione e lo sconforto di quel danno, siamo andate a brandire un grande parasole colorato. A ben vedere il guardaspiaggia non è per niente male, in tal modo sogghigniamo per la disarmonica e goffa impressione compiuta dinanzi a lui. Gioiamo parecchio, parlottiamo di tutto e quando, prima di pranzo, devo cambiarmi il costume tu mi segui nello spogliatoio. Io t’ho chiesto una mano e tu ovviamente, che sei tanto mia amica, non hai rifiutato, inoltre anche tu devi cambiarti, perché io non vedo l’ora di poter osservare le tue forme nella penombra dello stanzino. Infine entriamo, abbiamo deciso di giraci schiena contro schiena per evitare di proposito l’imbarazzo, malgrado ciò è impossibile rispettare la decisione, sicché mentre ti cambi osservo bene le tue chiappe. Belle, grandi, rotonde e sode, uno di quei sederi per cui vorrei essere nata maschio, uno di quei posteriori che reclamerei di sfondare ben volentieri se avessi il cazzo.

In seguito squadro la tua schiena e penso a quello che nasconde ai miei occhi: i tuoi seni. Nel mio cuore qualcosa arde per loro, se fossi nel mio letto pensando a loro non riuscirei a chiudere occhio, perché so troppo bisognosa d’averli per me. Bramerei poterti esprimere con le parole ciò che fanno scaturire nel mio animo, ma posso solamente riferirti che io adoro i tuoi bei seni, nonostante non siano sodi e compatti come da sempre è nella fantasia di tutti. Voglio che siano miei e, anche se forse mai te ne sei accorta prima, te li ho fissati e contemplati spesso, non solo da tutta la mattinata.

Tu mi chiedi di risistemarti il reggipetto del costume, e mentre te lo slaccio per poi regolarlo meglio, mi blocco. In questo preciso istante la passione che già in me si è scatenata scoppia, in quanto sono turgidi, morbidi, nella mia mente è così che sono: sennonché li afferro da dietro, li stringo a me e comincio a stuzzicare quei capezzoli che bramo da parecchio tempo. Non voglio guardarli, ciò che loro fanno scaturire in me non potrebbe essere espresso al massimo se li guardassi, però m’importa soltanto d’averli fra le mani, di poterli stringere e accaldare, li sento inturgidirsi al contatto con la mia pelle, sennonché:

“Daniela, non fermarti, ti prego. Desidero godere, trattami come soltanto tu sai eseguire, voglio unicamente gioire”.

Io di certo non voglio fermarmi, gradirei godere di te, come tu ora godi di me, eppure non posso, quindi continuo la mia opera, digrado sui tuoi fianchi, ti prendo e con forza ti giro. Ecco, in questo istante scorgo l’oggetto del mio più inconfessato sogno, i tuoi seni, morbidi come sempre, caldi come non mai, grandi quanto un pugno, fatti apposta per essere accolti dalle mie mani. Adesso li prendo, li stringo con tutta la forza che risiede in me, ma restando sempre amabile e accorta per non farti del male. Voglio assaporarli, voglio leccarli, voglio sentirli duri fra i miei denti e morsicarli, prima un bacio sulle tue labbra, un bacio lungo e pieno di saliva, poi scendo con la lingua lungo il tuo collo. Attualmente eccomi finalmente sui tuoi capezzoli, li addento mordendoli, li faccio miei facendoti sragionare, li ricopro della mia saliva, poi passo sopra di loro con un dito, stringo forte i capezzoli fra l’indice e il pollice:

“Che meraviglia, prosegui, non smettere, ti scongiuro”.

Io non mi limito più ai tuoi seni, tu m’hai supplicato di farti godere e io eseguo semplicemente gli ordini, perché abbasso gli slip, te li sfilo, ho la tua calda fica di fronte a me, neanche un attimo d’esitazione da parte tua: lasci che io ti tocchi come piace a me, lasci che io giochi con la tua deliziosa fica. Ti sbatto fortemente contro la parete, ti bacio la fica, te la lecco, la penetro con le mie dita, spingo sempre più in fondo e senza sosta più forte, voglio farti percepire attraverso il mio movimento la voglia che ho di sbatterti. Ti voglio sentire mia, voglio perdere il controllo, rendere tutto automatico e smettere di pensare con il cervello, voglio ragionare con le mie dita, bramo scervellarsi e parlare attraverso di loro. Tu devi conoscere tutta la passione che da anni ormai covo nel mio corpo per te.

Ti faccio solamente godere e i tuoi gemiti diventano ininterrottamente più forti, anche se devi sempre trattenerti, devi nascondere a tutti quanto io ti faccia godere, perché nessuno dietro la porta del piccolo spogliatoio che ci accoglie deve sapere cosa io ti stia facendo. Così mentre ti lecco e ti riempio della mia saliva, infilo le mie dita nella fica bagnata e vogliosa, giacché tu all’istante spalanchi ancor di più le gambe, ti piace davvero tantissimo come ti tocco, gradisci appieno godere come quella lasciva, porca e viziosa che ancora a tutti nascondi di essere quando finalmente emetti il tuo ultimo gemito, quando finalmente raggiungi l’orgasmo.

Io vorrei godere con te, preferirei poter liberare la mia gioia nel possederti, aspirerei che tu capissi che hai realizzato un mio grandissimo sogno rendendoti mia, trasformandoti nel mio burattino prediletto, nel mio fantoccio da rendere felice e da vezzeggiare, ma non posso. Rimane poco più d’un millesimo di secondo perché io raccolga con un dito il tuo nettare e te lo faccia assaggiare, perché attraverso questo movimento voglio che tu capisca quanto mi piaci e quanto io desideri essere tua, so che quest’aspetto ti conquista e t’incanta, lo so molto bene.

Io ti bacio per poter assaporare anche dalle tue labbra il nettare che è appena sgorgato dalla tua deliziosa fessura, per poterti sentire dentro di me anche se solo attraverso un bacio, anche soltanto captando la tua mielata e soave lingua fra le mie labbra: è un’autentica meraviglia, è l’estasi totale dei sensi, il piacere più immenso che abbia mai provato.

Quel giorno avrei tanto voluto che anche tu giocherellassi con il mio corpo, eppure non pretendevo spezzare quel portentoso momento intriso di passione, di voglia e di desiderio. Da allora, invero, sono ancora qua ad aspettare che arrivi il giorno in cui verrò ricompensata, la notte sogno ancora che la mia migliore amica, la ragazza delle mie fantasie e delle mie confidenze s’appropri del mio corpo e giochi come io ho fatto quella mattinata di tanti anni fa.

Spero, oltre a ciò, vivamente di poterti supplicare come tu hai fatto con me di non smettere di farmi godere, di non interrompere di sostentarti del mio corpo, perché sappi che la mia passione e il mio trasporto per te mai è finito, in nessun caso si concluderà né si esaurirà.

{Idraulico anno 1999}