i racconti di Milu
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Adesso.
Adesso sì, puoi parlare; seduta su di me. Nuda, con la faccia a dieci centimetri dalla mia, con il mio cazzo dentro. Le dita di una mia mano sul clitoride, l’altra sul capezzolo. Mentre pizzico su e muovo giù.
Adesso.
No, non puoi muoverti, non puoi alzarti e riscendere, questo non ti è permesso, ora. Ora devi stare ferma in questa posizione. Puoi contrarre e rilasciare, se vuoi; puoi imprecare e insultare, se senti di volerlo fare.
Ma non puoi muoverti.
Lo faccio io per te, per noi. Parla, invece. Con il mio cazzo nelle viscere, con le mie dita sul tuo piacere e con il calore tra le gambe. Cosa vorresti dirmi adesso, che non mi dici mai? Cosa vorresti immaginare ora, che non immagini quando sei in macchina, in ufficio, in un negozio? Ora puoi, devi farlo, devi dirmelo.
Vorresti scoparti un altro, questo mi dici, quasi sottovoce confessi che ti diverte sentirti in diritto di farlo quando ne hai voglia. Che l’adrenalina del farlo di nascosto ti prende improvvisa e incontrollabile. Dimmelo, sì, mentre ti lecco le labbra, mentre inspiro il tuo fiato caldo. Quando la mia mano poggia sulla tua schiena in tensione, segue le vertebre fino al culo, quando il mio dito continua nel solco caldo tra le tue natiche. Ma non muoverti, no. Continua a parlare, continua a confessare tutto.
Mi parli del piacere estremo della sorpresa negli occhi dell’altro che capisce le tue intenzioni, i tuoi desideri, la tua voglia di osare, di avere. Del piacere che ti prende come un brivido lungo e profondo quando mostri il tuo corpo nudo e perfetto a chi non aveva nemmeno lontanamente osato immaginarlo, per quanto gli sembravi distante. Parli del gusto travolgente nel sentirti considerata brava, nel constatare gli effetti totali della tua bocca sul suo cazzo. Di quanto ti riempie di piacere leccarglielo guardandolo dritto negli occhi e poi fermarti, per pretendere di avere le sue labbra nelle tue, la sua lingua tra le gambe. Dell’espressione di quel viso che guarda la tua fica da un passo, pronto a sentirsi travolto dal tuo odore. Di come ti senti padrona del suo godere e del tuo. Dimmelo ancora, adesso, che il mio movimento alterna le spinte improvvise che ti tolgono il fiato, al lento salire fino in fondo, accompagnato dal tuo lungo gemere dai toni bassi. Dimmelo aprendo gli occhi, per guardami dentro, per sentire il mio desiderio entrare dentro di te, in ogni parte del tuo corpo. Mi vuoi dire ancora, con parole spezzate, degli incontri fugaci che ancora non hai avuto, di quelli che desidereresti, di quelli che proverai a ottenere. Di quelli che non oserai nemmeno tentare. Ma che ti portano i brividi in testa, adesso.
Adesso che sei sull’orlo di un orgasmo che non ti lascio avere. Di un orgasmo che adori ritardare, per sentirti nel limbo di chi può dire tutto quello che sente, senza nessun ostacolo, senza nessun ritegno. Guarda il mio cazzo che esce, che rientra, guarda il mio petto davanti al tuo, senti il mio dito che ti esplora piano, guarda le tue cosce schiacciare le mie. Il tuo clitoride umido e gonfio, la mia mano sulla pancia. Senti il rumore liquido del mio cazzo che entra in te.
Dimmi del tuo piacere più estremo, più profondo, più nascosto. Del fuoco che ti parte dal fondo.
Non scavalcare, non attraversare quell’orgasmo adesso. Adesso rimani così, negli attimi più forti, più intensi.
Rimani così, che io sono dentro di te.
Note finali:
jolkucera@gmail.com