i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante Capitolo or Storia
Indice
- Text Size +
Note:
Il seguito di questa serie e altri racconti, corredati da foto, su laversionediaryanna.tumblr.com
Madame D.

Luca stava ricontrollando gli appuntamenti in agenda per il giorno successivo, quando un doppio bip del cellulare lo aveva av-visato di un nuovo messaggio in arrivo. Era di Danielle. Perento-rio, come sempre: “vieni immediatamente da me!” c’era scritto.
Con lei funzionava cosė: se gli ordinava di raggiungerla doveva scattare. Del resto, al riguardo, il “Contratto di Appartenenza”, che aveva firmato quasi a scatola chiusa solo pochi mesi prima, parla-va chiaro. E ora che, finalmente, era diventato la sua sissy ceden-dole ogni forma di gestione e di controllo della/sulla sua vita pri-vata, Luca non era affatto intenzionato a fare un passo indietro. Aveva perciō dato una rapida occhiata all’orologio, chiuso in fretta e furia il suo Studio e si era messo in macchina.
Aveva dribblato il traffico impazzito del fine pomeriggio ab-bandonando molto presto le strade intasate del Centro e, guidando per vie traverse, aveva imboccato la silenziosa provinciale che por-tava alla residenza di Danielle. Aveva parcheggiato fuori la villa ed era entrato dall’ingresso secondario raggiungendo la piccola dependance che, da diversi mesi, era diventata la sua seconda abi-tazione. Un monolocale spartano con una branda, un lavabo, una doccia, una latrina e un capiente armadio con tutto l’occorrente.
Appesi all’attaccapanni aveva trovato una mantella di raso nera e un corsetto di cuoio. Sul pavimento, poco pių in lā, una coppia di stivaletti col tacco a stiletto. Era quella la essenziale uniforme che Madame Danielle aveva scelto per lui per quella sera. Si era denu-dato liberandosi degli odiati abiti maschili e, seguendo alla lettera le istruzioni riportate nell’esse-emme-esse, si era docciato e co-sparso il corpo di un unguento alla fragranza di lavanda. Aveva si-stemato il clito infantile all’interno della gabbia di castitā e intro-dotto nella vagina il plug-gioiello in acciaio con le iniziali M.D. incise sul pomello. Si era truccato in modo aggraziato e aveva cal-zato la parrucca a caschetto color rame. Infine, aveva sostato vani-tosamente per alcuni minuti di fronte allo specchio ammirandosi nelle provocanti sembianze di Lulų, la femmina che da sempre aveva desiderato essere.
Aveva percorso il breve vialetto che conduceva alla casa ba-dando a non inciampare sui tacchi 18 e, una volta all’interno, ave-va raggiunto il locale del piano interrato che Danielle aveva attrez-zato a dungeon.
Madame D. era seduta su un lato del divano al fondo della sala, con le gambe sensualmente accavallate e la giacca del tailleur ac-curatamente allacciata intorno al seno prosperoso. Un uomo sulla sessantina, stempiato e decisamente sovrappeso, occupava scom-postamente una delle due poltrone ad angolo, vestito con uno scialbo abito di flanella scuro. Lulų era avanzata ancheggiando, ar-restandosi, con le mani giunte dietro la schiena e lo sguardo rivolto al pavimento, a qualche passo da loro. Entrambi avevano continua-to a confabulare senza prestarle attenzione.
Lulų era ormai abituata a quel genere di estranianti attese. Da-nielle, anche in presenza di estranei, la lasciava spesso esposta per ore ignorandola come avrebbe fatto con un qualsiasi altro elemento di arredo oppure le indicava distrattamente un angolo della stanza dove raggomitolarsi nuda e in silenzio al pari di uno dei suoi amati gatti. Quello stato di degradante spersonalizzazione scuoteva Lulų pių delle sofferenze prodotte dalle punizioni corporali. Le suscita-va un indescrivibile piacere masochistico nel quale si crogiolava immedesimandosi nell’oggetto o nell’animale che la Padrona desi-derava che fosse e mantenendosi immobile e muta, con i neuroni e i sensi disconnessi, fino a nuovo ordine. Tanto che Danielle, anche quella sera, aveva dovuto alzare la voce per scuoterla dal suo tor-pore e invitarla a servire a lei e al suo ospite del cognac d’annata.
“Allora, Gustavo? Che ne pensa?” aveva chiesto Danielle al suo invitato.
“Un bell’esemplare, direi! Ma vorrei esaminarla da vicino pri-ma di pronunciarmi in modo definitivo.”
“Faccia con comodo.”
L’uomo si era sfilato la giacca e aveva arrotolato le maniche della camicia. Si era accostato a Lulų palpandole la carne come avrebbe fatto un allevatore con un capo di bestiame. Le era girato intorno borbottando qualcosa sottovoce. Da dietro aveva scostato un lembo della mantella e l’aveva sculacciata sonoramente, anno-tando mentalmente l’intensitā del rossore lasciato sulla pelle. L’aveva afferrata per il collo con entrambe le mani misurando il tempo di resistenza nella forzata apnea. Ultimati quei controlli, l’aveva imbavagliata con una gag-ball allacciandola dietro la nuca e le aveva applicato un collare posturale che le teneva sollevato in modo innaturale il mento. Intorno ai polsi aveva fissato due brac-ciali uniti con un moschettone ai quali aveva agganciato la catena che pendeva dal soffitto. Le aveva strappato di dosso la mantella e l’aveva obbligata ad accovacciarsi sui talloni. Poi era tornato alla sua poltrona lasciandola appesa.
“La sua carne č duttile e apparentemente illibata. L’ha mai fatta frustare, Danielle?” aveva domandato.
“Saltuariamente.”
“Questo rende ancor pių eccitante l’occasione che mi dā, mia cara. Ma č bene che sappia che i segni resteranno a lungo sul suo corpo. Non sono un tipo tenero io.”
“E’ per questa ragione che le ho chiesto di essere qui questa se-ra. Voglio vedere la mia sissy contorcersi dal dolore e, in seguito, godere della vista delle cicatrici che lascerā su di lei. Diciamo che saranno la prova tangibile della sua sottomissione.”
“Quand’č cosė possiamo iniziare.”
“Ancora un istante. Lulų, hai compreso bene?”
Lei aveva annuito.
“Hai obiezioni a concederti alla fustigazione?”
Lulų aveva esitato ricordando la durezza con cui Madame D. l’aveva trattata l’ultima volta quando, senza un perché, l’aveva schiaffeggiata e torturata. Non appena le si era inginocchiata da-vanti, Danielle le aveva stampato sul volto una serie di ceffoni di inaudita violenza, urlandole contro qualcosa di incomprensibile. Le gote le si erano immediatamente arrossate e il collo si era indo-lenzito per la veemenza con cui era stata ripetutamente colpita. Ad ogni suo lamento le mani di Madame le si erano impresse sul viso con ancor pių rabbia. Aveva smesso solo quando con l’ultima sberla le aveva fatto perdere l’equilibrio facendola cadere in terra. A quel punto l’aveva trascinata di peso nel dungeon dove le aveva tirato via l’uniforme da cameriera obbligandola a salire sulla peda-na posta al di sotto di una sbarra. Ce l’aveva agganciata per le braccia e all’asse di acciaio aveva annodato una cordicella che le aveva passato attorno alle ovaie cosė che Lulų si era trovata co-stretta a sostenersi sulle punta dei piedi per evitare che venissero strozzate. Per aumentare l’intensitā del castigo, Danielle le aveva pinzato lungo il corpo un centinaio di mollette dentate, di quelle che si usano per agganciare le tende, unite tra loro da uno spago. Cosce, fianchi, ventre, e seni di Lulų erano rimasti stretti in una morsa lancinante che era aumentata mano a mano che il sangue aveva smesso di affluire su quelle parti di carne divenute livide e sensibilissime. Lulų aveva i polpacci in preda ai crampi, le ovaie gonfie e la pelle trafitta in pių parti e, quando Danielle le aveva strappato via le pinze con un gesto netto, aveva gridato fino a re-stare senza fiato.
“Allora, Lulų?” aveva detto Danielle spazientita, “accetti di es-sere frustata?”
Lei, che per Danielle si sarebbe spinta senza opporsi fino al por-tone dell’Inferno, aveva fatto sė muovendo il capo.
“Bene. Gustavo: la mia troietta č tutta sua!”
Lui aveva raggiunto Lulų. Prima di bendarla con una sciarpa di seta scura, le aveva lanciato uno sguardo minaccioso e, afferrando-la per la mandibola, le aveva perfidamente promesso che, di lė a breve, l’avrebbe condotta oltre la soglia di sopportazione del dolo-re. Lulų, a cui iniziavano a far male le anche e la schiena per via della trazione esercitata dalla catena, si era fatta sfuggire un lamen-to. Gustavo l’aveva immediatamente zittita colpendole le guance prima col palmo e poi col dorso della mano e facendole roteare violentemente la testa da una parte all’altra. Poi aveva azionato la carrucola issandola lentamente per le braccia fino a farla restare in tiro con i tacchi leggermente sollevati da terra. “Ti ricorderai a lungo di me, troia!” le aveva sussurrato in un orecchio prima di iniziare a batterla.
La prima sferzata era stata preceduta da un spostamento d’aria e da un sibilo che si era spento sulle natiche. Il bruciore era stato in-tenso ma breve. Appena un brivido. La seconda era arrivata dopo qualche secondo. Una nerbata pių robusta, netta. ficcante. Lulų era oscillata e aveva piroettato su se stessa, con una specie di morso sulla schiena, irrigidendosi. Gustavo le aveva accarezzato i glutei, lasciando che la sua tensione si allentasse. Poi aveva assestato un terzo colpo. Lei era guizzata emettendo un gemito che non lo ave-va affatto impietosito. La quarta e la quinta scudisciata erano so-praggiunte in rapida sequenza e avevano inciso lo strato superficia-le della pelle. Si era raggomitolata stringendo i denti. A quel pun-to, Gustavo c’era andato gių pesante.
Il cane si era abbattuto a intervalli regolari sul sedere, sulle co-sce, sulla schiena, sui fianchi di Lulų, spostandosi ogni volta su tratti inesplorati di carne. Il calore cresceva insieme al susseguirsi delle percosse sempre pių furiose e decise. La mente le si era come annichilita e si era abbandonata a quel martirio insopportabile sen-za pių opporre resistenza. Urlava e lacrimava mentre il suo aguzzi-no centrava la pelle, scalfendola e straziandola. Ad ogni nerbata il corpo indifeso si tappezzava di striature sempre pių profonde e li-vide. Sfregi che si sarebbero cancellati chissā quando. Segni dura-turi della sua schiavitų. Ma Lulų non voleva che quel supplizio terminasse. Immaginava il piacere che la vista del suo corpo dila-niato procurava a Madame e ne godeva.
“Basta!” aveva gridato Danielle, “ne ha avuto abbastanza.”
Gustavo si era arrestato scrollando il braccio indolenzito. Aveva fatto ridiscendere al suolo la sua vittima che vi era crollata come un sacco vuoto.
Madame D. l’aveva lasciata rifiatare per alcuni minuti. Poi ave-va buttato gių il cognac rimasto nel bicchiere e le si era avvicinata. Una incontenibile voglia di possederla le stava facendo scoppiare le tempie. Le aveva accarezzato la fronte asportandone il sudore. Quindi aveva lenito il suo patimento sfiorandole con la lingua le calde strisce rosate che marcavano la carne. Quando le vibrazioni dei suoi muscoli offesi si erano lentamente placate, le si era acco-vacciata sul viso. Lulų aveva odorato i dolci umori della Padrona e le aveva procurato uno straripante orgasmo baciandola e leccando-la come avrebbe fatto una cagna riconoscente.
Poi era svenuta.