i racconti di Milu
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Adulterio di coppia

(i) Helene e Luca, terminata una cena risultata più frugale del solito, erano nel bagno di casa. Lei aveva un piede poggiato sul la-vabo e ne smaltava le unghie con la lacca rossa che aveva già steso su quelle delle mani. Lui si osservava allo specchio grattandosi sconsolatamente il capo.
“Aumentano di giorno in giorno” aveva commentato.
“Cosa?” gli aveva chiesto Helene senza guardarlo.
“I capelli bianchi, non vedi?”
“Tesoro, a quasi cinquant’anni mi pare normale.”
“E’ proprio questo che mi preoccupa: il fatto di avere quasi cin-quant’anni!”
“Sono appena dieci più dei miei.”
“Dimmi la verità, Helene: li dimostro tutti?”
“Sei il solito narciso.”
“No, dico sul serio. Mi daresti cinquant’anni?”
“Qualcosa in meno. Stai meglio adesso?”
“Decisamente! Come è andata la tua giornata?”
“Niente di che. Un giro per il Centro Commerciale, una tazza di caffè con del pane naan dall’indiano e poi una lunga seduta al soli-to wellness center per un massaggio ayurvedico. Tu?”
“A Studio. Lavoro, lavoro e ancora lavoro.”
“Uhm, dovresti prenderti una pausa ogni tanto” gli aveva detto richiudendo il flacone dello smalto.
“Ti trovo in splendida forma!”
“Mi conforta sapere che la pensi così. Ne vuoi un po’?” gli ave-va fatto indicando il latte tonico che si era spalmata lungo il corpo.
“Credi ne abbia bisogno?”
“Renderebbe la tua pelle più setosa. Sono certa che Danielle apprezzerebbe...” aveva osservato distrattamente mentre si scuriva le palpebre con un ombretto antracite.
“Danielle?” le aveva risposto sollevando un sopracciglio.
“Sarà qui tra non molto.”
“Strano. Non mi aveva detto nulla.”
“Le ho chiesto io di venire.”
“A fare cosa?”
“Quello che fa solitamente quando vi incontrate. Mi ha detto che ha appena acquistato un nuovo strap-on dalle dimensioni fuori dal comune e che intende sperimentarlo su di te.”
“Helene, ma tu non sei gelosa di Danielle?”
“Neanche un po’! Insomma, non ci trovo niente di male che tu abbia una relazione con lei. Danielle ha sempre desiderato disporre di una sissy e tu, con i tuoi lineamenti androgini, la tua indole sot-tomessa e la tua carica di femminilità repressa sei assolutamente perfetta.”
“Quindi, non ti irrita che io sia la sua amante.”
“Luca, tu per Danielle non sei l’amante, ruolo a cui del resto con il tuo inservibile cazzetto non potresti aspirare. Tu per lei sei solo una serva, una schiava e una puttana. E questo, ti assicuro, non mi turba minimamente.”
“E’ la presenza di Alex che ti fa parlare così?”
“Alex?”
“Sì, Alex. Non è così che si chiama il tuo ultimo amante? E’ grazie a lui che non provi più nulla per me?”
“Luca, non essere sciocco! Con Alex faccio sesso e basta.”
“Vuoi dirmi che a parte scopare, con lui non fai altro? Tipo se-derti a un bar, visitare un museo, fare un salto al supermercato?”
“Nulla di quel genere.”
“Mi prendi in giro?”
“Ascolta bene, Luca. Alex non è mio marito. Tu sei mio marito. E’ con te che adoro fare passeggiate, guardare un film alla tv o ce-nare ogni tanto in quel ristorantino affacciato sulla spiaggia...”
“Santo Cielo Helene, ci pensavo giusto ieri! E’ tanto che non andiamo al Porticciolo a mangiare frutti di mare. Dobbiamo orga-nizzare una di queste sere.”
“Sarebbe magnifico!” aveva osservato mentre mi lavorava il contorno occhi con la crema antirughe.
“Quanti amanti hai avuto a parte Alex?”
“Che razza di domande fai?”
“Mi piacerebbe sapere quante volte mi hai tradito.”
“Io non ti ho mai tradito! Vado con altri uomini perché sei stato tu a volerlo. Non ricordi?”
“Giusto.”
“Si sta facendo tardi. Ti spiace passarmi quegli stivali?”
“Molto fetish. Rendono le tue cosce ancor più desiderabili.”
“Grazie” aveva fatto allacciandoli fin sopra le ginocchia.
“E questa guepiere, è nuova?”
“E’ per te. L’ha comprata Danielle insieme a un paio di sandali col tacco e a una parrucca. Vuole che li indossi stasera. Per il ma-ke-up ha detto che sai già come fare, giusto?”
“Helene, mi trovi credibile come donna?”
“E’ a Danielle che devi andar bene, non a me. Ora vatti a prepa-rare. Arriverà a momenti” gli aveva detto infilandosi un mini-abito di pelle che lasciava intravedere nella scollatura un’ampia porzio-ne della rotondità dei seni.
“Helene...”
“Sì?”
“Ti amo!”
Lei gli aveva sorriso girandogli le spalle.

(ii) Una mezz’ora dopo, Luca aveva occultato i suoi tratti gene-tici per vestire i panni di Lulù. Da sempre, ma in segreto, aveva dato corpo alla sua intima femminilità e ora, con la complicità di Danielle, la sua vera natura stava finalmente uscendo dalla clande-stinità. Lei le aveva promesso che l’avrebbe resa donna se si fosse sottomessa ai suoi voleri. Una transizione di genere a cui aveva aspirato sin da ragazzino. L’aveva attesa nella tenue luce degli abatjour collocati sui comodini in camera da letto dove, dopo es-sersi rasata e truccata, si era inginocchiata sul cuscino di raso rosa con ricamato il suo nome, Lulù. La guepiere le fasciava il busto evidenziando l’accenno di seno che l’assunzione regolare dei fi-tormoni aveva iniziato a rendere più femminile. Le gambe affuso-late erano inguainate in sensuali calze di seta sostenute dalle fet-tucce elastiche del reggicalze. I glutei erano a contatto coi talloni e, in quella postura, Lulù avvertiva nitidamente la presenza tra le pa-reti ano-vaginali del plug di acciaio taglia XXL. Aveva come la sensazione che si stessero lacerando ma sopportava e, masochisti-camente, ne godeva. Il clito, minuscolo e letargico come quello di un bambino, era completamente inghiottito all’interno della gabbia di castità, e strizzato, insieme alle ovaie, all’interno del perizoma contenitivo. Era insensibile, quasi inconsistente. Danielle le aveva spiegato che con questa costrizione, a lungo andare, il suo organo genitale: a) si sarebbe rimpicciolito ulteriormente fino a somigliare a una clitoride appena un tantino troppo pronunciata; b) avrebbe puntato stabilmente, e in modo naturale, verso il basso così che avrebbe potuto orinare da seduta senza l’aiuto della mano, come una vera donna; c) sarebbe stato derubricato una volta per tutte dalla sua libido dove, al posto di guida, sarebbe subentrato il con-dotto vaginale.
Quando Madame D. aveva spalancato la porta e si era diretta, snobbandola, al fondo della stanza per allungarsi in poltrona, Lulù era rimasta immobile, con il capo chino e le braccia lungo le cosce. Danielle l’aveva fissata con l’aria soddisfatta.
“Brava, sai essere disciplinata quando vuoi” le aveva detto con una punta di sarcasmo. “Vieni qui” le aveva fatto muovendo l’indice.
Lulù aveva gattonato fino al piede che lei le aveva offerto re-galmente e sul quale aveva posato gentilmente le labbra. “Sei feli-ce che sia tornata?” le aveva domandato.
“Pazzamente Madame.”
“Portami da bere.”
“Cognac?”
“Dovresti conoscere i miei gusti.”
Lulù aveva annuito dirigendosi carponi verso il soggiorno.
Dopo un paio di sorsate, M.D. le aveva restituito il bicchiere posandolo sulle sue mani stese e aveva fatto ridacchiando: “Mi stavo domandando: e se adesso entrasse tua moglie, cosa pense-rebbe di te?”
“Helene sa dei nostri incontri, Madame. Sa anche che sono la sua schiava.”
“Questa non è una novità. Mi chiedevo se non pensi che prove-rebbe schifo per aver sposato una troietta come te?”
“Credo di sì, Madame. E’ anche per questo che mia moglie ha un amante.”
“Lo conosci?”
“So che si chiama Alex.”
“Povera Lulù, deve essere mortificante sapere che tua moglie si fa sbattere da un altro.”
“Oh no, al contrario. Io lo trovo normale. Con Helene parliamo apertamente di Alex. Ha un cazzo vigoroso e resistente, in grado di procurarle il piacere che non posso darle io.”
“E a te piacerebbe essere scopata da un maschio con un bell’arnese tra le gambe?”
“Moltissimo.”
“Ne conosco più di uno e prima o poi ti concederò alle sue vo-glie. Ma non stasera. Stasera sarò io a scoparti, Lulù. E’ un mio di-ritto sverginarti. Non credi?”
“Non desidero altro, Madame.”
“Voltati! Hai una vagina decisamente invitante. Ancora stretta nonostante il plug. Ma vedremo di rimediare...”
Danielle le aveva schiuso le natiche liberando l’accesso dal dil-do metallico nel quale aveva inserito due dita inzuppate di un lu-brificante acquoso. Lulù aveva sospirato avvertendo l’intrusione nella sua rosetta ancora infiammata. Aveva cercato di rilassare i muscoli rettali perché il varco di entrata della sua vagina si allen-tasse e potesse meglio accogliere il cazzo nero di lattice che Ma-dame portava appeso alla cintola.
“Spalanca la bocca, Lulù!” le aveva ordinato Danielle prima di riempirgliela con il fallo posticcio. Lulù lo aveva avvolto con le labbra e la lingua, ingoiandolo fino a che il glande le aveva attra-versato l’ugola incuneandosi nella gola. Aveva trattenuto i conati e lo aveva succhiato irrorandolo di saliva. Danielle l’aveva attratta a sé prendendola per la nuca e l’aveva scopata nel palato fino a to-glierle il respiro.
“Uhm, una puttana capace non saprebbe fare di meglio, Lulù. Ora voglio farti mia!”
L’aveva fatta salire sul letto, mettendola a quattro zampe, e le aveva perforato lo sfintere facendola urlare di dolore. L’aveva montata mantenendo un ritmo taurino, sospingendosi sempre più al suo interno fino a riempirla con tutta la lunghezza del pene arti-ficiale. Lulù aveva assecondato le sue spinte agitando il bacino e mugolando come una cagna in calore. Lo strofinamento prostatico l’aveva condotta sull’orlo dell’orgasmo e quando un rivolo di sperma era fuoriuscito dal suo clito ingabbiato aveva gridato con tutte le residue forze: “Helene, ti amo!”.
Helene si era ritratta, aveva slacciato lo strap-on e, sculaccian-dola, le aveva detto: “vatti a ripulire, troietta.”


(iii) Più tardi, sotto il piumone, un attimo prima di prendere sonno, Luca le aveva sussurrato: “lo rifaremo ancora, Helene?”
Lei ci aveva riflettuto per qualche secondo e aveva risposto: “Non lo so. Devi chiederlo a Danielle...”
“Già.”
Poi le aveva baciato il collo di un piede e si era girato su un la-to.