i racconti di Milu
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Durante il tempo in cui gironzolo per la metropoli sfocata una donna mi rasenta la mano, il suo è un accenno fievole ma snello, più aguzzo del respiro, più affilato, slanciato e rovente dell’olio fumante. Palpami di nuovo bella dama rimugino io dentro di me, perché la mia dedizione parlotta di nascosto alla vitalità di quella femmina, che ha incendiato inconsapevolmente e meccanicamente di riflesso infervorando la mia natura umana d’uomo. Il sangue scorre veloce facendo irrobustire ogni muscolo del mio corpo, il mio incedere diventa poderoso, determinato e incurvabile come un puntello che s’addentra nel terreno senza sopruso né pudore.

Il sesso è un atteggiamento, una personale condotta, un modo di vivere, un sostentamento, una fetta della torta più grande che è l’amorevolezza e la presenza, ossia l’amore, perché un richiamo senza una fonte precisa sembra cospargere questi vocaboli nell’atmosfera. Io esamino la femmina della mia ambizione che attualmente passeggia davanti a me, come per indurmi a starle dietro, per scortarla nella sua danza illogica, inammissibile e meravigliosa. Io scruto i suoi movimenti, i suoi fianchi, le sue spalle, un reale balletto senza titolo né qualifica, che dondola agitandosi più in alto nella mia testa.

L’intera superficie terrestre adesso è luogo di delizie dei miei sogni scemati e regrediti. Frattanto incremento la mia camminata, raggiungo il mio desiderio, lei si ferma, si gira idillicamente e mi schernisce, i suoi occhi sono pieni d’un inquietudine deflagrante e stupefacente, la mia epidermide spande piagnucolii che fanno rizzare i peli di tutto il mio corpo, come se fossi disadorno ed essenziale di fronte allo specchio sfiorandomi la pelle in cerca dei miei sensi:

“Sostengono che il vostro voltone è conturbante, mi piacerebbe vederlo”.

Io mi fermo per un istante prima di replicare, squadro il mio desiderio come se fosse un’orazione deliziosa e convinto proclamo:

“Non è l’estensione dell’attrezzo che definisce l’energia e la gradevolezza d’una nota, ma è l’efficacia e l’abilità del suo esecutore. Qua, da noi, mia incantevole nobildonna la passionalità è un mestiere, un talento, così come l’estro, l’arte poetica, il lirismo, la melodia, la cadenza e la grazia del nulla che è la fantasia. L’artificio è tutto nell’aroma dell’erotismo stesso che è radicale, avvolgente, spazioso e persino celeste e soprannaturale”.

La donna sorride mentre sta lì ad ascoltarmi, immobile. Sogghigna e tiene le labbra socchiuse come se il suo sorriso fosse indistruttibile e sconfinato. Lei è avvenente, ma sarebbe lo stesso anche se fosse diversa, perché la vera appariscenza della donna è nel suo sesso, nel suo modo di fare l’amore, nella sua maniera di gemere, di respirare e di rilassarsi. La gradevolezza della donna è nelle sue mani, nel modo in cui sa tastare la vita con gesti che sono poesia. La magnificenza della donna è nella voce, nel suo modo di proclamare e di precisare le sue intime emozioni, che in definitiva sono il linguaggio di Dio.

Io mi soppeso frattanto le mani, perché so che cosa sanno esattamente fare e che cosa fedelmente farebbero con quel corpo che mi sta davanti. La mia mente è impegnata nel riordinare i sensi, rassettandoli al meglio per renderli più svegli e maggiormente palpitanti, più liquefatti e amabili:

“Mia adorata dama, sei bellissima, sei uno splendore, siamo ambedue bramosi di qualcosa che possiamo assaporare. Lo possiamo fare quando, come e dove vogliamo. La vita è una festa, un divertimento, un giubilo. Invece di guardare le fotografie che ci mostra la terra, possiamo isolarci da qualche parte, persino in un bagno pubblico di qualche ufficio o teatro e soddisfare così i nostri intimi appetiti”.

Lei continua a ironizzare, il suo sorriso è un passatempo, uno spasso d’abilità, di padronanza e di partecipazione, un gioco di seduzione antica, d’adescamento primitivo, sennonché in maniera bizzarra in maniera inattesa controbatte:

“So molto bene che sarebbe bello dappertutto, ciononostante per adesso privilegio una stanza d’un albergo a cinque stelle. Ho voglia di farti scivolare tra le mie cosce sulle lenzuola di seta”.

Io intanto acconsento come un burattino, sono visibilmente accalorato e confuso, però fiero e soddisfatto, contento della vita che non ama le barriere né le recinzioni, orgoglioso delle amicizie e delle storie che nascono per caso, come delle saette dissennate quando il cielo è puro e sgombro. La donna m’abbraccia come una vecchia amica, il mio cuore mi salta in gola, giacché non tocco una donna da un anno. Percepisco che le sue mani sono forti, come quelle d’una pianista, i brividi coprono il mio corpo come un manto vellutato, adesso sono una melodia e lei è pronta a suonarmi in tutti i sensi.

La moderna e accogliente pensione che ci accoglie ha un meraviglioso salone, incorniciato dalla classica scalinata centrale di tanti anni fa che immette ai piani superiori. I nostri sguardi s’incrociano più d’una volta durante la registrazione e capisco che qualcosa di straordinario accadrà. Inaspettatamente lei scivola via dalla mia vista dirigendosi flemmaticamente verso le scale, io finisco la registrazione per una notte e la seguo con lo sguardo sino all’andito delle camere, in seguito appena retribuito il soggiorno in contanti, mi congedo dalla sala dell’accettazione e ripercorro il suo cammino. La ritrovo nell’ultima camera deliziosamente adagiata sul letto, noto che i suoi capelli neri e mossi risaltano sullo sfondo bianco del cuscino, allorché m’avvicino, il cuore forte, le labbra s’uniscono, in un baleno sono sopra di lei.

Io inizio a baciarla, gli occhi, la fronte, le guance, al momento nessuno conversa, perché le parole sarebbero inessenziali, addirittura insensate in questo frangente. Quando si fa l’amore bisogna ascoltare il fragore del sesso, origliare il frastuono naturale che vocalizza i suoi inni di gioie e di glorie antiche, nient’altro, nessun ti amo, nessun ancora, o qualsiasi altro ingombro sonoro. Il corpo è loquace d’azzittire tutti gli amanti del mondo.

In seguito leggermente scivolo con la punta della lingua sulla pelle del collo sin dietro l’orecchio, l’annuso come se fossi un animale, le sue mani inizialmente rilassate attualmente hanno un fremito. Lei indossa una maglia fina senza reggipetto, i suoi capezzoli sono tesi, li bacio stringendo con le labbra e scivolo giù sino all’ombelico scoperto. Nel contempo lei m’aiuta a toglierle i pantaloni, adesso le sue gambe sono nude, sode, affusolate. Le mie dita indugiano sul bordo delle mutandine accarezzando la pelle sottostante, la bocca bacia l’interno delle cosce sino alle ginocchia e poi risale.

Con un gesto naturale io le sfilo le mutandine e percorro quella linea immaginaria, che parte dall'ombelico e arriva al centro delle fantasie d’ogni uomo. Lì, tutti i sensi sono cresciuti, dilatati e soddisfatti. Gli odori e i sapori sono amplificati e ingranditi, tutto s’annebbia, mentre la bacio ripetutamente premendo con la lingua. Lei m’accarezza amabilmente, poi repentinamente m’agguanta le mani e stringendomi m’avvicina a sé. Gli occhi s’incontrano e sono pieni d’emozione, di passione e di promesse. L’apoteosi dei significati è in vetta, l’esaltazione dei sensi è massima, la passione è fortissima, il suo ventre spinge contro il mio con tutta la sensualità di cui lei al presente è capace. La sua è indubbio una sensualità non volgare, ma totalmente affrancata, libera e spontanea fino ai confini dei sensi.

Al momento ci esaminiamo scandagliandoci a vicenda, adesso siamo amalgamati l’uno dentro l’altro e come in un ballo antico e sensuale, ma sempre attuale, raggiungiamo irreparabilmente il punto di non ritorno, assieme, dove chi idolatra fonde amando le anime, mentre il piacere totale inonda il corpo sommergendolo. Ci guardiamo e le dico che sei davvero stupenda.

{Idraulico anno 1999}