i racconti di Milu
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Ascoltavo, con una malcelata indifferenza, i discorsi di Laura che tentavano di distrarmi dalla lettura del libro che avevo appena acquistato.

Avevo atteso a lungo che il mio libraio di fiducia mi trovasse una copia del Directorium inquisitorum di Nicolau Eymerich, tradotta e commentata in italiano e, ora, non stavo più nella pelle dal desiderio di immergermi nel mio mondo fantastico traslato nel medioevo.



Ti stavo dicendo – insisteva Laura – che Sara mi ha parlato, a lungo, dei problemi di suo fratello.
Sì!
Pare che Silvia, ti ricordi di lei, vero?
Sì!
Non sia molto portata per il sesso.
E a noi…?
Sara pensa che potremmo fare qualcosa per la felicità sessuale di suo fratello.
Volete scoparvelo?
Ma certo che no? Vogliamo dare una svegliata a lei…è ovvio.
Ma lui, intendo il fratello, sa quello che rischia?
Forse si o forse no…non del tutto credo!
E io cosa c’entro in tutto questo?
Per ora nulla…Esco, ho un appuntamento con Sara.


Mi dimenticai presto delle sue parole e m’immersi nella lettura.

Laura e la sua complice, nel frattempo, stavano tirando i primi fili della ragnatela in cui imprigionare Silvia. Una prigione da cui sarebbe uscita solo nel momento in cui le sue accresciute facoltà erotiche lo avrebbero concesso.



Non è che sia inibita, tutt’altro. – spiegava Sara – E’ solo che non è del tutto naturale a letto!
Quanti anni ha? – domandò Laura.
Ventidue, da tre mesi…è molto giovane! Deve ancora sviluppare a pieno le sue capacità, per ora latenti.
E tuo fratello come fa ad accorgersi che lei recita quando scopano?
L’ho svezzato io!
Capisco!
Lui ha richiesto il mio aiuto, pensa d’averla capita, non è per nulla inibita o permeata di moralismo. Secondo lui ha una gran voglia di fare di tutto, di provare ogni posizione o atto sessuale, ma non crede nelle sue possibilità, non riesce ad esprimere quella sicurezza si se, a letto, che la renderebbe molto più sensuale e desiderabile. Essenzialmente più donna.
Credo che lui sia proprio innamorato di lei per arrivare a chiedere il mio aiuto!

Che cosa conti di fare adesso?
Chiedere il tuo aiuto!
Sei proprio perversa! Portiamola in giro qualche volta con noi. – concluse Laura.
E’ quello che pensavo anch’io.


Era presto e le due amiche n’approfittarono per mettere a punto il loro programma. Analizzarono le loro esperienze e il proprio cammino evolutivo nel campo sessuale.



Il fatto è che non è facile far guadagnare la sicurezza di se ad una donna, o meglio una ragazza che non crede di esserne in grado. – Disse Laura dopo una lunga pausa di riflessione. – Dobbiamo, prima di tutto capire qual è il reale motivo a causa del quale lei appare inibita a letto. Potrebbe anche essere che la causa risieda in tuo fratello.
Non credo che dipenda da lui – si giustificò subito Sara – lo conosco abbastanza bene e ricorda… buon sangue non mente!
Potrebbe non essere attratta a sufficienza da lui
Si potrebbe essere, ma non credo. Per quale motivo sarebbe rimasta legata a lui per tanto tempo?
Dici che è solo questione d’insicurezza allora?
Ma in che cosa è insicura?

E per quale motivo?

Questo è quello che dovremo scoprire e curare se sarà possibile.
Mettiamola alla prova e studiamo le sue reazioni – disse Laura, poi dopo una piccola pausa aggiunse: - Lei sa?
Saprà oggi! – fu la risposta di Sara.
Accetterà?
Vedremo, se accetta vuol dire che ci sono ottime speranze!


Silvia accettò.

Forse a causa dell’abilità dialettica del fratello di Sara o, forse, per il gran sentimento che la legava a lui. Molto più probabilmente accetto per lo strana sensazione al basso ventre che aveva provato quando lui le aveva proposto di fare qualche nuova e istruttiva esperienza sessuale in compagnia di sua sorella.

Silvia aveva riconosciuto subito in Sara una donna molto sensuale, priva di problematiche o inibizioni di sorta nella sfera intima. Questo, unito alla sua bellezza, aveva generato un sentimento d’invidia che, all’inizio, l’aveva allontanata da lei. In seguito, vinto tale pregiudizio, vi aveva scoperto una grande amica, anche per questo accettò subito e con gioia la proposta.

Sara e Laura combinarono una cena con lei, dapprima la presenza di Laura provocò dei dubbi e solleticò la timidezza di Silvia, ma la grande facilità della mia compagna verso i rapporti umani vinse tutte le sue remore.

Parlarono un po’ di tutto, durante la cena, le due complici girarono abilmente intorno all’argomento, senza mai affrontarlo direttamente sino al termine.

Si presero il tempo di studiare il suo carattere, senza che fosse lei a descriverlo secondo il suo punto di vista.

Dai generici discorsi sull’abbigliamento capirono che Silvia era una ragazza che non amava mettersi in mostra. Non tanto per pudore, quanto per timore dei giudizi della gente. Vestiva in modo da valorizzare il suo corpo, attenta a non ingoffirlo con abiti troppo larghi, ma senza evidenziarlo in modo particolare, chiaro segno di timidezza.

Il modo in cui continuava a sistemare la gonna, nemmeno troppo corta, fece intuire alle due amiche che, nonostante le sue bellissime gambe, temeva gli occhi degli uomini.

Forse un po’ brutalmente, ma in modo senz’altro efficace, Sara ruppe il ghiaccio:



Tu devi imparare ad apprezzare le occhiate di stima degli uomini che ti incrociano.
Di stima o di derisione! – rispose Silvia.
Ma dico, non ti sei mai guardata allo specchio?- intervenne Laura.
Si, mi vedo carina, piacevole. Ma ingigantisco ogni minimo difetto. Penso sempre che non riesco a vedermi con occhi obiettivi.
Hai ragione, non ti vedi con occhi obiettivi! – disse Sara – la maggior parte degli uomini ferma il suo sguardo sulle cosce, sui glutei, sul seno…qualcuno sale agli occhi e al viso, ma sono rari e hanno bisogno di tempo prima di capire che non sei solo organi genitali e gambe. Quindi, rassicurati, non noteranno mai che hai dei piccoli capillari sulle gambe o che so…che il seno ha una leggera smagliatura. Alla tua età poi…non credo che tu debba preoccuparti per niente.
Scusa se ti faccio una domanda troppo diretta – intervenne Laura – ma non è che tu provi imbarazzo a sentirti addosso degli sguardi troppo insistenti e decisi.
Non lo so! – rispose Silvia – Certo è che un minimo di imbarazzo lo provo, mi sento nuda sotto certi sguardi, certe volte mi pare di intuire i pensieri che genero se mi vesto in modo più appariscente del solito.
E la cosa ti disturba?
All’inizio si, poi mi è capitato di eccitarmi. Tempo fa eravamo in giro con degli amici, avevo indossato una minigonna particolarmente corta, che piaceva tanto a Luca. Siamo andati a bere qualcosa e, seduti al banco, ho notato che un ragazzo del gruppo, uno nuovo, non mi staccava gli occhi dalle gambe. Allora, stando attenta che tuo fratello non lo notasse, ho iniziato a metterle in mostra. Gli occhi di quel ragazzo tentavano insistentemente di violare l’ombra della gonna, si spingevano sempre più in fondo alle mie cosce, la cosa mi eccitava. Quando mi sono accorata che mi stavo eccitando sul serio e in modo inequivocabile mi sono sentita… spudorata, addirittura un po’ vacca e mi sono bloccata.
Bene, vuol dire che qualche speranza c’è – disse Sara.
Hai sbagliato a bloccarti, - aggiunse Laura - tu non stavi facendo niente di male, non stavi tradendo Luca, affatto.
In quel momento stavi solo godendo del fatto di essere donna. Una donna desiderabile e bella. Stavi solo regalando a quel ragazzo un attimo di felicità e lui la regalava a te facendoti sentire al centro della sua attenzione.

E’ normale che tu ti sia eccitata sotto quegli sguardi, ma avresti dovuto sfogare la tua eccitazione sul tuo ragazzo, dopo da soli, in intimità, non dovevi bloccarti e sentirti colpevole.

Laura ha ragione, – intervenne Sara – quando si è carine come te è facile sentirsi osservate, devi imparare a sfruttare il tuo aspetto per migliorare il tuo piacere e quello del tuo compagno. Questo non vuol dire che devi essere carina solo per lui, ma se provi piacere a farti guardare, se questo ti eccita, ti devi lasciare andare e sfogare questa eccitazione sul tuo ragazzo.
Dici? – domandò Silvia.
Non solo – continuò Sara – se scopri che ti piace essere corteggiata, ricevere delle proposte da altri, dai tuoi amici o da sconosciuti, lasciati andare e fatti corteggiare, anzi incoraggiali.
Il piacere e la soddisfazione che proverai miglioreranno la qualità dei tuoi rapporti.

Ti sconvolgerò ma se un giorno sentirai la necessità di avere una storia parallela a quella "ufficiale", conceditela, anche solo un singolo incontro. Non vivere con il rimpianto.

In realtà rovina più storie il rimpianto che un breve e poco significativo tradimento.

No! Questo non lo credo. Se lo tradisco è perché non lo amo più…allora la mia storia è finita. – disse Silvia scuotendo vigorosamente la testa per sottolineare il suo pensiero.
Devi imparare a distinguere il sesso dal sentimento – disse Laura, prendendo la parola – Con il tuo uomo unisci le due cose e ottieni un qualcosa di splendido, ma puoi godere dei piaceri del puro sesso senza bisogno di essere innamorata del tuo compagno occasionale, lo devi desiderare, stimare, avere fiducia in lui e ti deve conquistare anche con il cervello, non solo con il corpo; ma non devi essere necessariamente innamorata di lui.
Mi pare di aver capito che, in intimità, con Luca non ti senti molto sicura di te, qualche esperienza al di fuori della vostra coppia ti darebbe la fiducia in te stessa che ora ti manca.

Ci hai detto che lui è stato il tuo primo e unico ragazzo. Quando avevi diciotto anni vi siete messi insieme e, da allora, non hai avuto altre esperienze. E’ normale che tu non creda nelle tue possibilità.

Devi guardarti intorno e analizzare le reazioni che generi negli uomini. Capirai subito che non ha senso la tua insicurezza.

Il fatto è che non so da che parte incominciare!
Non ti preoccupare, ci siamo qui noi per questo…in fondo è quello che ci ha chiesto mio fratello. – la consolò Sara – Lasciati andare e fatti guidare da noi…ma dimmi perché ha accettato la sua proposta?
Ecco!…mi vergogno un po’ a confessarlo…ma l’idea mi eccita!
Bene sei sulla buona strada, ora piantala di tirati giù l’orlo della gonna, impara a mettere in mostra le tue grazie.
Lo vedi quel tipo seduto al tavolo di fianco al nostro?

Si, non fa altro che allungare lo sguardo al nostro tavolo e, insieme al suo amico che ha di fianco, parla sicuramente di noi.
Allora fallo sbavare! – la incitò bruscamente Laura, strappando uno sguardo stupito di Sara che conosceva bene il carattere riservato di lei.


Silvia guardo le due donne che aveva davanti in attesa di un ulteriore incitamento, per sentirsi maggiormente incoraggiata e consigliata. Attese ma non arrivo più niente da loro, allora decise di inventarsi qualcosa, in fondo il gioco iniziava a stimolare la sua fantasia.

Lanciò qualche breve ma sfacciata occhiata all’indirizzo dei due amici, poi ottenuta la loro attenzione ruotò sulla sedia, portando le gambe fuori dal tavolo, nella loro direzione. Si appoggiò con un gomito sulla tovaglia e parlando disinvolta con le due amiche accavallò, lentamente e con un ampio movimento, le gambe. Poco alla volta lasciò scivolare in avanti il sedere ottenendo il risultato di far salire la gonna.



Come vado? - domandò rivolta a Laura.
Bene, molto bene. Hai calamitato i loro occhi su di te.
Devo anche farti i complimenti per la tua mossa che può sembrare del tutto casuale e per nulla mirata a loro. Molto efficace nella sua semplicità!

Brava.

E adesso cosa faccio?
Inventati qualcosa, ma non fargli vedere troppo subito, lascia che ti scoprano lentamente.
Cosa porti sotto? – domandò Sara.
Slip, reggiseno e calze…il solito!
Che tipo di calze?
autoreggenti. Le altre non le sopporto!
Bene, lascia che lo capiscano anche loro! – le ordinò Sara.


Silvia rimase interdetta per un attimo a quella proposta, arrossì sulle guance e fisso Sara negli occhi. Senza staccare lo sguardo da lei lasciò scivolare una mano dal tavolo alle cosce e da lì sino all’orlo della gonna. Lentamente, come per sistemare una piega che le dava fastidio, tirò su il bordo sino a quando le sue dita sentirono il contatto con l’elastico delle calze. Mantenendo le gambe incrociate prese il bordo della calza e lo tirò su per sistemarlo.

La scena non sfuggi al tavolo vicino e Laura poté notare gli sguardi allucinati dei due giovani.

Silvia, terminata l’operazione, lasciò la gonna nella posizione in cui l’aveva trascinata, con l’orlo che lasciava trasparire l’elastico delle calze.

Sara, che continuava a fissarla negli occhi, si avvide del suo stato dalla dilatazione delle pupille.



Ti stai eccitando, vero? – chiese a Silvia.
Si!
E questo ti fa sudare, hai caldo vero?
Si!
E allora sbottona un po’ la camicetta!


Silvia obbedì, liberò due bottoni della sua camicia blu scuro lasciando intravedere il bordo del reggiseno nero che a stento conteneva il seno pressato contro l’avambraccio.



Ascolta la pressione dei loro occhi, se ti concentri puoi sentirli su di te. – disse Laura, con l’approvazione di Sara - Si stanno facendo spazio tra i tuoi vestiti, fissano il tuo seno e cercano i capezzoli. Vogliono vederli turgidi dall’eccitazione. Puoi immaginare cosa vorrebbero fare le loro lingue con i tuoi capezzoli.
Se presti attenzione puoi sentire i loro occhi sulle tue gambe, che spingono nel mezzo delle cosce alla ricerca di quello che c’è in fondo ad esse. Le tue calze li fanno sognare, vogliono vedere cosa nascondi con le gambe accavallate e insistono nella zona d’ombra.



A quelle parole, Silvia, si aprì a loro. Alzò lentamente la gamba di sopra per portarla a terra con un movimento ampio ma non volgare, che lasciò per un attimo in vista gli slip.

Sentì effettivamente il loro sguardo intrufolarsi nella sua intimità e immaginò il loro piacere nel constatare il ridotto lembo di tessuto posto a difesa della sua femminilità.

Sentì una forte pressione al basso ventre e per un istante immaginò si trattasse della sua immaginazione, poi ritornando con le gambe sotto il tavolo senti le labbra della vagina scivolare tra di loro, umide e inturgidite dall’eccitazione.

Vinse il primo impulso di imbarazzo e si abbandonò al piacere di quella sensazione.

Laura e Sara, intuito quello che le stava accadendo, rispettarono i suoi tempi rimanendo in silenzio, in attesa dei suoi commenti.

Quando il suo respiro tornò calmo e regolare, Silvia, disse:



E’ incredibile quanto mi sono eccitata!
Eri pronta a fare di tutto per godere ancora di più in quel momento, vero? – le domandò Sara
Si! Di tutto. Se non fossimo state in un ristorante gli avrei fatto vedere di più a quei due.
Ma non te li saresti portati a letto! – affermò Laura.
No, nessuno di loro mi ispira da questo punto di vista.
Però ti ha fatto eccitare esibirti per loro. – incalzò Laura – Ti sei sentita desiderata e gli hai dato modo di desiderarti ancora di più. Credo che se ci pensi bene ti accorgerai che ti ha eccitato più la trasgressione dei loro occhi.
Si, hai ragione. Il pensiero di mettere in mostra il mio corpo per un uomo che non è il mio mi ha riscaldato.
Però non hai Tradito Luca. Adesso prova a pensare se la prossima volta che sarete da soli gli racconterai questo fatto o se ti farà più piacere mantenere il segreto. Sapere che lui ignora che ti sei messa in mostra per un altro e che questo ti ha guardata con chiarissime intenzioni ti eccita?
Credo che sia proprio il fatto di avere un mio segreto la cosa più eccitante.
Si! Hai ragione mi piace l’idea di avere delle attenzioni che lui ignora.

Allora ti accorgi che non hai molti motivi di essere insicura di te?
Gli ho solo fatto vedere le gambe, non ho fatto molto. – rispose cocciuta Silvia.
Torniamo al primo punto che Laura ti ha fatto notare. – prese la parola Sara – Il fatto di aver avuto un’esperienza, diciamo erotica, senza Luca ti ha soddisfatto proprio perché lui ne è all’oscuro. Hai avuto delle attenzioni particolari da un altro ragazzo e questo ti ha fatto sentire più donna, più femmina soprattutto.
Hai scoperto che senza di lui ti sai proporre agli altri in un nuovo ruolo, non quello di compagna di Luca ma di una donna libera e sicura di se. Quello che ha colpito quei due non è stato tanto il tuo corpo che, tutto sommato, non hai scoperto più di tanto, ma il modo sicuro in cui ti sei proposta.

Dici?
Sara ha ragione. – continuò Laura – ma pensa a cosa potresti provare nell’avere una relazione sessuale con un altro all’insaputa di Luca.
E’ troppo presto per provarci ma se ci pensi puoi immaginare quanto sarebbe eccitante.

Mi fa un po’ paura la cosa, temo di non saper scindere tra sesso e sentimento.
E’ quello che dovremo scoprire insieme prima di andare avanti! – terminò Laura.


Silvia scorse con lo sguardo le espressioni delle due che aveva davanti cercando di capire le loro intenzioni.

Temeva che la spingessero a fare delle cose che lei non avrebbe mai nemmeno immaginato. Però se ci pensava bene, in fondo, iniziava a sperare in questo. Seguendo i loro consigli aveva provato un’eccitazione che non aveva mai raggiunto da sola, unicamente con il pensiero.

Ma le sue segrete speranze furono deluse. Uscite dal ristorante, dopo un’ultima sigaretta all’aria aperta, la accompagnarono a casa.

Combinarono insieme per un giro di compere il pomeriggio seguente e la invitarono a meditare a mente fredda su quello che veramente voleva.


Al suo ritorno a casa, Laura, mi trovò intento a far svolazzare le dita sulla tastiera del computer.

Dopo aver letto una parte del nuovo racconto che stavo scrivendo decise di raccontarmi l’esito della serata.



Così avete iniziato Silvia ai piaceri della carne?
Della carne non ancora…ma quella ragazza ha delle notevoli possibilità, credimi!
Il problema, secondo me, è che il fratello di Sara non sa in che mani ha messo la sua casta fidanzata.
Casta non direi, avresti dovuto vederla in azione…o vorresti provarla in azione?

Mentre proferiva questa ultima frase, Laura, iniziò a sbottonare la giacca. Dal suo sguardo intuii le sue intenzioni e mi misi comodo per seguire le evoluzioni delle sue mani sui bottoni.

Sfilò la camicia, lanciandola sulla poltrona. Fissandomi negli occhi portò le mani dietro alla schiena, slacciando il reggiseno. Si voltò dandomi le spalle, nascondendo il seno alla mia vista.



Slacciami la gonna! – mi pregò.


Soddisfai la sua richiesta e lasciai la gonna scivolare giù dalle sue natiche, approfittando di quella posizione per baciarle. Scoprii il suo corpo, apprezzando il fatto che avesse indossato un reggicalze per sottolineare la sua vita molto sottile.

Lei si girò e notai che aveva indossato gli slip sopra gli elastici.



Pronta a tutto, questa sera…vedo!
Sai, quando esci con Sara non puoi mai sapere come va a finire!
A volte rompi la poesia di una situazione se devi slacciare il reggicalze per toglierti le mutande!

Toglimele!



Eseguii anche questa richiesta.



Andiamo di la! – le domandai.
No, voglio farlo qui sul divano. – disse mentre mi spingeva sul sedile montandomi a cavallo.



Subito le sue labbra si attaccarono alle mie, sentii la sua lingua premere e farsi spazio nella mia bocca.

Inarco la schiena, sollevandosi da me, mentre con le mani armeggiava sulla chiusura dei miei pantaloni nel disperato tentativo di raggiungere il pene. Senza staccare le labbra dalle mie riuscì nel suo intento e, subito percepii la peluria del suo pube contro di me. Iniziò a strofinarlo, premendo forte, con tutto il suo peso, sul mio pene.

Appoggiai le mani sulla vita di Laura, invitandola a staccarsi da me, volevo avere la possibilità di togliere la maglia per godere appieno della sensazione del suo seno sulla mia pelle.

Lei approfitto di questo momento, della mia distrazione, e si solleva quel tanto che basta a puntare il mio pene sulla sua vagina.

E’ incredibilmente eccitata, nonostante l’assoluta assenza di preliminari, e scivolo dentro di lei senza fatica, immediatamente.

Mi ha sempre piacevolmente stupito la grande eccitazione che Laura riesce a raggiungere quando decide di fare lei le prime mosse. La sua vagina si apre intorno al mio pene mentre entro in lei, è calda e umidissima. Lei allarga il più possibile le gambe, divaricandole sino ad appoggiarsi con il pube totalmente su di me. Chiude gli occhi e si gode la sensazione del ventre pieno.

Mi piace e, involontariamente, le cingo nuovamente la vita, stringendola forte e, al contempo, premendola giù verso di me.

Laura prende questa mia stretta come un invito a lasciarsi andare. Reclina la schiena all’indietro e poco alla volta scivola sempre di più. Si ritrova quasi appoggiata con la schiena alle mie ginocchia, con le braccia aperte a croce sostenuta dalle mie mani in vita. Lo spettacolo del suo seno in questa posizione è meraviglioso, come coinvolgente è il significato di completo abbandono.

Tento delle spinte ma lei mi blocca completamente. Sento che contrae i muscoli pubici e il loro effetto sul mio membro completamente scappellato dentro di lei è incredibile.

Rimane così a lungo, sempre tentando dei lievi movimenti con il bacino, sino a quando sposto una mano sul suo ventre e la premo con decisione, massaggiandolo.

Lei, allora si risolleva con un leggero gemito, mi appoggia le mani sulle spalle, spinge in avanti il bacino e inizia a muoversi. Sale e scende sul mio pene mentre con le mani mi afferra la testa costringendomi a guardarla negli occhi.

Preferirei osservare con attenzione il suo ventre e la sua zona pubica, la cui vista è molto più erotica per me, ma i suoi occhi catturano i miei. Capisco che vuole comunicare con me, desidera l’esatta percezione dell’effetto delle sue mosse, vuole godere anche del mio piacere.

Con le mani giro intorno al reggicalze, accarezzandolo e formando la sua immagine nella mia mente. Conosco bene il corpo di Laura e immagino con precisione il gioco del pizzo sulla sua pelle mentre lei si muove. La cosa mi eccita e lei intuisce il mio stato dai miei occhi.

Voglio farla godere e afferro le sue natiche con le mani, stringendole forte e dilatandole, come piace a lei. Raggiungo da dietro le labbra della sua vagina, con una mano cerco il clitoride per stuzzicarlo, con l’altra seguo il contorno del mio pene dentro di lei, spingendo piano riesco ad infilare un dito al suo fianco, penetrandola e aumentando le sue sensazioni.

Le piace, lei si eccita ancora di più quando scopre com’è dilatata dal piacere. Aumenta la velocità e l’ampiezza dei suoi movimenti, tanto da costringermi a sfilare il dito da lei. Accarezzandogli le natiche le sfioro l’ano. Una nuova luce invade i suoi occhi, sottolineata dai gemiti.

Si solleva sino a farmi uscire e spinge in avanti il bacino.



Prova a metterlo dietro!


La guardo stupito, interdetto. Non avevamo mai avuto dei rapporti anali.

Tento di accontentarla, afferro forte il mi membro e lo punto tra le sue natiche.

Laura allarga di più le gambe e con le mani si dilata il sedere. Scende lenta verso di me e si sistema sino a sentirlo contro il suo buchino. Eccitatissima tenta di prenderlo, inclina in vari modi il bacino, ruota e spinge ma non riesce nel suo intento. Non è la posizione migliore per la prima volta, credo e tento di farglielo capire ma lei insite.



Tienilo lì che provo a farlo entrare! – dice lei con la voce rotta dall’emozione.




Per un istante lo sento entrare, la sto sfondando quando lei emette un grido misto di dolore e di piacere.

Il dolore è troppo forte e quindi rinuncia, cambia leggermente inclinazione del ventre e mi ritrovo nella sua calda e accogliente vagina.



Ci riproviamo un’altra volta, più preparati…d’accordo?
D’accordo…ora lasciati andare e vieni!


La sua proposta mi aveva sconvolto e ancora mi trascinavo dietro lo stupore. Laura non aveva mai voluto tentare qual tipo di rapporto, nonostante le mie proposte. Adduceva sempre motivi di scarso interesse e di dubbio sul piacere che ne poteva ricavare.

Nemmeno dopo un reciproco scambio di abili leccate sulle zone genitali, l’una sopra l’altro, quando, con il suo buchino bene in vista, lo stimolavo con un dito, lei si era lasciata convincere; nonostante il forte piacere che il mio dito le dava.

Ora la sua richiesta giungeva, per me, del tutto inaspettata.

Preso da questi pensieri stavo massaggiando le labbra e il clitoride di lei senza prestarvi molta attenzione, guidato dall’istinto.

Il suo orgasmo giunse inaspettato.

Laura in preda al piacere mi sposta, violentemente la mano dalla sua vagina e si mette a saltare su di me sempre più veloce e intensamente.

Riprendo coscienza di me e la prendo sui fianchi accompagnandola nella sua danza. Distratto dai pensieri precedenti sono rimasto molto indietro e mi posso permettere di sussurrargli di prendersi quello che vuole, senza problemi. Bluffando abilmente sulla mi a capacità di autocontrollo.

Lei lo sa e insiste con le sue mosse, contrae di più o muscoli interni per compensare, in parte, la sua aumentata dilatazione. Si solleva piano sino a trattenere dentro solo la cappella e gioca prendendo solo lei dentro.

Stimolato dalle sue labbra sul punto più sensibile iniziò a godere, perdendo immediatamente il controllo, confortato dal fatto che lei ha già avuto il suo orgasmo.

Mi conosce e sa che mi piace baciarla mentre sto per venire, mi afferra la testa e m’insinua la lingua in bocca.

Dal modo in cui la bacio capisce esattamente a quale punto mi trovo e adegua le sue mosse in modo da farmi arrivare all’orgasmo il più lentamente possibile.

E’ molto abile e sento il piacere salire, poco alla volta, mi avvicino all’esplosione più volte trattenuto da lei, sino a quando scarico tutta la mia tensione dentro di lei.

Come si accorge dei miei primi impulsi, aumenta la sua corsa, in due o tre riprese, ognuna sempre più profonda sino ad accogliere i miei ultimi getti con il pene completamente dentro di lei.

Resta in questa posizione, baciandomi, per il tempo necessario a che il mio respiro si regolarizzi.



Quella stessa sera, giunta a casa, Silvia si mise subito a letto, il luogo più intimo dove poteva meditare su quello che aveva scoperto di lei e sulle sue possibili evoluzioni.

Nel buio della sua stanza rivedeva gli occhi di quei due ragazzi e le loro espressioni, risentiva le parole di Sara e Laura. Riviveva istante per istante tutta la cena.

Sentiva nuovamente crescere l’eccitazione in lei, senza bisogno di concentrarsi troppo, riusciva a risentire gli occhi di quei due su di lei. Pensava a come si era messa in mostra per loro, a quali parti del suo corpo aveva scoperto e alle posizioni che aveva assunto.

Si immaginò la loro possibile reazione se si fosse esposta in modo diverso, più esplicito, più volgare se vogliamo. Creò nella sua mente varie situazioni e le possibili reazioni. Era certa che almeno uno dei due si sarebbe masturbato pensando alle sue gambe, alle calze autoreggenti e al brevissimo istante in cui aveva potuto notare il triangolo degli slip.

Silvia iniziò a contrarre ritmicamente i muscoli interni del pube, così come le aveva insegnato a fare Sara, quando si era lamentata dei suoi problemi a raggiungere l’orgasmo.

Non lasciò che la sua mano scivolasse tra le sue labbra, come faceva quando voleva scaricare l’eccitazione residua di un rapporto con completamente pago con il suo ragazzo.

L’eccitazione che aveva ancora dentro dopo quella serata era in grado di portarla al piacere solo con i giusti movimenti del bacino.

Ruotò su se stessa, sotto le coperte, e si mise a pancia in giù, continuando i suoi movimenti sempre più ampi. Creava situazioni di esibizionismo sempre nuove nella sua mente, scoprì che si eccitava di più se immaginava di farlo in compagnia di Luca ma a sua insaputa. Sognò di mostrare la fascia delle calze a quei due mentre era al ristorante con lui.

La sua mente viaggiava sempre più veloce, come la crescita del suo piacere. Formò delle immagini di lei che scopava in macchina, sopra il suo ragazzo, mentre quei due la spiavano dai finestrini. Immaginava come si toccassero di fronte al suo spettacolo per loro.

Comprese che in quello stesso istante, mentre cercava il piacere da sola, era uno spettacolo indimenticabile e si scoprì; lanciando le coperte in fondo al letto.

Sentì nuovamente i loro occhi sulla sua schiena che iniziava a imperlarsi di sudore, li sentì scendere verso il sedere e gli immaginò incollati alle sue natiche che si sollevavano ritmicamente.

Aprì un po’ le gambe per consentirgli di godere della vista dei peli vaginali.

Presa da questi pensieri sentì l’orgasmo arrivare, lento ma forte, lo sentiva nascere dal profondo del suo ventre. Non riuscì a resistere e lasciò scivolare una mano sotto di se sino a raggiungere il clitoride. Come lo sfiorò il piacere la invase violento. Dovette trattenersi dall’urlare, limitandosi a gemere sottovoce per il timore di essere sentita dai suoi.

L’orgasmo arrivò veloce ma la abbandonò lentamente lasciandola spossata come dopo un vero rapporto.

Si lasciò invadere dal torpore lentamente e assaporò ogni minimo dettaglio. Ruotando sulla schiena non si ricoprì, voleva che l’aria accarezzasse il suo corpo che ormai sapeva stupendo ed eccitante.

Mentre il sonno si impadroniva di lei decise di spingersi oltre quelli che aveva sempre ritenuto i suoi limiti, voleva accettare le proposte e i suggerimenti di Sara e della sua amica.

Il piacere che era riuscita a provare grazie a quella serata poteva essere solo un piccolo, insignificante, esempio di quello che poteva avere se completava la conoscenza delle possibilità del suo corpo. Era disposta a fare tutto quello che le avrebbero chiesto, senza porsi limiti, e ad accettare tutte le conseguenze che ne sarebbero derivate.



Il mattino seguente passò in rassegna il proprio guardaroba, analizzando ogni capo con un’ottica nuova per lei. Si accorse che ben pochi dei suoi abiti riuscivano a rendere giustizia al suo corpo, la maggior parte erano eleganti, di ottima fattura ma anonimi. Solo la sua biancheria poteva passare l’esame, da sempre appassionata della "lingerie" aveva sfogato in quel settore, nascosto alla vista dei più, la sua voglia latente di sentirsi sexy.

Aveva chiamato Sara e fissato un incontro per quella sera, voleva vestirsi in modo adeguato senza scadere nella volgarità. Riordinò l’armadio, ponendo a portata di mano quei capi che la facevano apparire più carina, fece mentalmente l’elenco di cosa acquistare in futuro e cosa era assolutamente necessario procurarsi subito.

Prima di uscire per fare i suoi acquisti, in quei negozi che anche una studente come lei poteva permettersi, chiamò Luca. Fu molto vaga con lui sull’esito della serata con sua sorella e non gli parlò del nuovo appuntamento. Lui era completamente preso da due esami ravvicinati e questo concedeva una totale libertà di movimento a Silvia.

Il semplice fatto di nascondergli qualcosa inerente la sua sensualità procurava in lei una strana sensazione di benessere. Non riusciva a sentirsi in colpa come la razionalità le suggeriva e uscì di casa impaziente di provare dei nuovi vestiti che, fasciandola nel modo giusto, mettessero in risalto la sua figura.



Sara passò a prenderla a casa. Lei era in attesa e pronta per uscire, si era preparata con cura, i vestiti, il trucco, la biancheria; era pronta a tutto e in cuor suo sperava che la serata prendesse una strada ancora più trasgressiva di quella precedente.

Raccontò a lei cosa le era successo una volta a letto da sola, i suoi pensieri e come aveva raggiunto il piacere grazie ad essi.

Sara si stupì del suo racconto, non si aspettava che lei reagisse così prontamente alle sue provocazioni, pensò che quella ragazza poteva diventare una donna molto pericolosa dal punto di vista sessuale. Una volta che avesse vinto le sue inibizioni e la sua timidezza, imparato a valorizzare il suo corpo grazie al suo cervello, nessuno avrebbe saputo resistergli. La fragranza del suo giovane corpo, unita all’esperienza di una donna matura, che lei poteva dargli, erano un mix micidiale.

Pensando a suo fratello, decisamente non pronto a reggere un rapporto con una donna del genere, fu colta da dubbi, ma il pensiero di quello che lei aveva passato prima di imparare a valorizzarsi, del tempo che aveva perduto, inutilmente persa in problemi simili a quelli di Silvia, la convinsero ad andare avanti, certa che anche Laura avrebbe approvato.

Ricacciò nel profondo della sua mente i sensi di colpa nei confronti del fratello e si concentrò su di lei. Non voleva trasformarla in una troia, ma la strada della sua evoluzione, forse, passava anche da lì, com’era successo a lei.

Doveva trovare il modo di fargli vincere le ultime remore, sapeva che il desiderio, la disperata ricerca del piacere che la mente, opportunamente stimolata, aveva immaginato, era la forza poteva smuoverla. Sapeva anche che una volta superate le ultime barriere non sarebbe più tornata indietro, e questo le pesava parecchio.

Chiamò Laura al telefono, voleva dividere con lei quella responsabilità, bastarono poche parole per far intendere alla mia compagna i suoi pensieri, tra loro si era sviluppata una fortissima intesa.



Tutte e tre andarono in giro, senza meta, per gran parte della serata. Parlarono a lungo tra di loro, facendo intendere a Silvia i loro dubbi e le loro previsioni sul suo futuro, si sincerarono che la donna che poteva diventare corrispondesse a quello che lei voleva.

Si ritrovarono alla fine dinanzi ad un locale molto in voga in quel momento in città e quindi molto frequentato.

Entrarono per bere qualcosa. Silvia si aspettava di poter fare qualche incontro eccitante, ma questa non era l’idea delle due amiche che rifiutarono con decisione le attenzioni saltuarie di alcuni avventori. Lei iniziava ad essere delusa da quella serata fatta solo di parole e profondi discorsi ma del tutto priva di componenti maliziose, quando una persona che pareva conoscere bene Laura e Sara si avvicinò al loro tavolo.



Silvia, ti presento Paolo, un caro e intimo amico…- Sara mise l’accento sulla parola "intimo" Tanto che l’attenzione di Silvia si risvegliò


Paolo, un ex di Sara, si ritrovava in quel locale non per caso, ma invitato da lei.

Fatte le presentazioni di rito lo invitarono a sedere al fianco di Silvia. Lui sapeva cosa doveva fare e iniziò a corteggiarla con discrezione ma lasciandogli chiaramente intendere cosa voleva da lei.

Dopo un breve giro di opinioni su argomenti del tutto anonimi, le due complici iniziarono a magnificare l’eleganza e la sensualità della loro amica. Poco alla volta, con frasi mirate e maliziose, convinsero Silvia a mettere sempre più in mostra il suo corpo a Paolo ed ad accettare le sue carezze, prima discrete poi sempre più particolari.

Lei aveva capito da alcune frasi che quell’incontro non era casuale, l’intento delle sue era quello di lasciarla alle attenzioni di quel tipo niente male e molto abile con le mani. Si abbandonò con piacere al programma previsto e lasciò che la mani di Paolo esplorassero il suo corpo quel tanto che un luogo pubblico lo consentiva.

La situazione e le carezze, unite alle parole che lui sapeva sussurrargli la eccitarono a tal punto da sperare che la cosa non finisse lì.

Quando Sara giudicò che fosse giunto il momento fece un cenno a Paolo, il quale si alzò invitando Silvia a fare altrettanto.

Lei guardò dubbiosa prima Laura e poi Sara, in attesa di una parola, un cenno.



Vai con lui, ma ricorda: non cercare il tuo piacere.
Datti a lui completamente e non ti aspettare niente, fa quello che ti chiede.

Devi imparare a donare piacere ad un uomo senza pretendere in cambio il tuo.

Una femmina, prima di tutto, sa dare, sa far godere un uomo lasciandogli intendere che lei è tutta e solo sua, che è a totale disposizione delle sue fantasie…Intendere, ricorda bene!

In realtà, quando lo fai godere è lui ad essere nelle tue mani!

Vai…- disse Sara.

Tu sai che lui è venuto qui per te, questa sera, e che ora ti desidera più di ogni altra cosa.
Lo farai godere, realizzerai i suoi sogni, proverai piacere per questo. Imparerai a godere del suo piacere, poiché lo saprai opera tua.

Tu e solo tu, con la tua mente, la tua sensualità e il tuo corpo o una parte di esso, Sarai in grado, questa sera, di farlo godere.

Sei al centro dei suoi pensieri e questo ti eccita, se tu non verrai grazie a lui, in realtà, non gli concederai tutto di te. Lui non saprà come sei quando godi, quali espressioni assume il tuo viso, come diventa la tua voce e come ti muovi quando stai per venire. In pratica non ti conoscerà, resterà un tuo segreto, non Silviai completamente sua anche se lui lo crede.

Comunque una donna che sa far godere senza aspettarsi niente in cambio fa impazzire gli uomini, i quali una volta che lo hanno scoperto sono spinti a dare tutto a lei, per non perderla. – aggiunse Laura.



Silvia si alzò e si lasciò prendere per mano da Paolo, che la condusse al di là di una porta su cui c’era scritto "riservato". Si ritrovò in una stanza adibita a magazzino, in cui erano stoccate oltre alle bevande anche delle poltrone e dei tavoli.

Lui accostò semplicemente la porta, senza chiuderla del tutto. Silvia avrebbe preferito che l’assicurasse cono un giro di chiave, in modo da essere sicura che nessuno irrompesse nella loro intimità, si fidava di lui perché si fidavano Sara e Laura.

Paolo si fermò nel mezzo della stanza ben fermo sulle gambe e fissandola con un’espressione indecifrabile. Lei si avvicinò a lui e lo guardò dal basso, era circa quindici centimetri più alto di lei con un fisico da atleta, veramente un bel ragazzo.



Cosa vuoi da me? – gli sussurrò con una voce talmente calda che si stupì di se.


Lui non disse niente, si portò le mani sulla cintura e la sciolse. Sempre guardandola negli occhi si calò i pantaloni e gli slip, tirando fuori un membro perfettamente eretto, che una volta liberato dalla stretta della biancheria, scatto in avanti appoggiandosi sulla pancia di Silvia.

Come percepì quel tocco, lei, abbassò lentamente lo sguardo sino a focalizzarlo sul pene, lo brandì con la destra, di lato, come in una stretta di mano. Con l’indice e il pollice tentò di valutarne il diametro, non riuscendo ad unirli si sentì soddisfatta. Lo immaginò dentro di se e faticò ad allontanare la delusione di non poterlo fare per accontentare Sara.

Stringendolo forte si chinò sui talloni sino a portare il viso alla giusta altezza, lo scappellò completamente a fondo e aprì la bocca ingoiandolo.

Il primo impatto fu di stupore e meraviglia per quanto le riempiva la bocca, temette di non riuscire a compiere bene il suo lavoro a causa di quelle dimensioni, poi fu distratta dal suo buon sapore e, allora, si accorse di come lui stava ansimando.

Felice della sua muta approvazione si concentrò per sincronizzare la lingua con la mano, mise in pratica tutte quelle tecniche che le erano state descritte, soprattutto da Sara, e che non aveva avuto il coraggio, un po’ per vergogna e un po’ per mancanza di stimolo, di mettere in pratica con Luca.

Il pensiero sul suo ragazzo, stranamente, non la fece sentire in colpa, anzi la eccitò.

Si immaginò quello che lui avrebbe provato nel vederla all’opera in quel modo, nel sentire i sospiri di piacere dell’uomo, nel vedere i fianchi di lui che spingevano ritmicamente il pene nella sua bocca come per scoparla. Un senso di rivalsa sulle parole poco lusinghiere a proposito delle sue capacità erotiche si impossessò di lei.

Pensava: "Guarda come lo faccio godere", "lo vedi come me lo spinge in bocca", "ti sembro abbastanza troia così?", rivolta al suo ragazzo.

Rallentò il suo ritmo e l’intensità della pressione della lingua sul glande, quella situazione le piaceva e non voleva farla finire subito.

Si sistemò più comodamente sulle ginocchia, aprendo le gambe quanto le gonna e l’altezza del bacino di lui lo consentivano.

Le tornarono in mente le parole di Laura e Sara, sul fatto di imparare a provare piacere dal piacere che dava. Si mise attentamene all’ascolto del respiro di lui, analizzò gli impulsi che percepiva sulla cappella e la quantità di liquido lubrificante che secerneva, il modo in cui vibravano i muscoli dei glutei e delle gambe. Rapportò il tutto alle sue azioni e si divertì a variare il gioco della lingua, delle labbra, degli ingoi per poi godere delle sue reazioni.

Alla fine riuscì a sentirlo completamente in suo potere, capiva che lui stava accettando tutto quello che lei gli faceva come un dono, speranzoso che la sua volontà fosse di portarlo sino in fondo.

Si sentì forte, invincibile e finalmente sicura della sua femminilità. L’eccitazione, già alta grazie ai pensieri di prima, crebbe ulteriormente. Inconsciamente iniziò a muovere il pube come se sotto e dentro si lei ci fosse un uomo, contraendo il bacino ritmicamente sentì crescere anche il suo piacere.

Quando intuì dall’ingrossamento e dal calore emanato dalla cappella che lui era al limite, si limitò a leccarlo piano, tenendolo a pochi centimetri dal viso, scorrendolo a volte con le labbra inturgidite dal piacere che stava provando.

Sentì, sotto le sue mani, irrigidirsi i muscoli dei glutei di lui e posizionò il viso in attesa del primo schizzo, con la bocca aperta e la lingua fuori. Ruotando velocemente gli occhi verso l’alto si sincerò che lui la stesse guardando, allora assunse anche un’espressione ispirata.

Lui rantolò e lei senti uno schizzo caldo dal naso alla guancia, subito lo riprese in bocca, succhiando forte e raccogliendo il suo seme con dei rapidi giri di lingua.

Continuò sino a quando fu lui a ritrarsi, allora si alzò strusciando il seno contro di lui. Senza sapere il perché aprì leggermente la bocca in modo da consentirgli di vedere che era piena del suo seme, poi la richiuse ingoiando tutto con un vistoso deglutire. La sua espressione di puro piacere, come se stesse assaporando chissà quale nettare, sconvolse Paolo che rimase a bocca aperta mentre lei si allontanava, ripulendosi il viso alla meglio con un fazzoletto.

Raggiunse Laura e Sara al tavolo:



Tutto bene? – chiese Laura
Direi di si! – rispose Silvia con aria sorniona.
Vado a vedere come l’hai ridotto. – aggiunse Sara, quindi si alzo dirigendosi verso la porta da dove lei era uscita.


Silvia raccontò a Laura com’era andata, cosa aveva pensato e provato. Descrisse minuziosamente i suoi pensieri sul suo ragazzo e l’intenzione di sfogare alla prima occasione, su di lui, quello che era riuscita a tirare fuori da dentro di se; confermando in Laura l’impressione che ormai Silvia si era avviata su di una strada senza possibilità d’inversione.

Lei volle ordinare da bere e Laura le fece compagnia, il tempo passava e Sara non tornava. Dopo circa tre quarti d’ora, Silvia, si chiese se non era il caso di andare a vedere se era tutto a posto, ma l’occhiata maliziosa di Laura le lasciò intendere che la sua probabile cognata stava tenendo con Paolo un incontro decisamente riservato.

Si misero in paziente attesa parlando del più e del meno, al ritorno di Sara uscirono dal locale senza chiederle niente. Non c’è n’era bisogno, il suo viso parlava per lei.

Silvia si lasciò condurre a casa mentre con la mente fantasticava sulle possibili evoluzioni future di quella complice amicizia, sentiva che aveva ancora molto da imparare su di se e sul modo di porsi agli altri.

La guadagnata sicurezza, frutto di quelle due serate in loro compagnia, non era ancora niente paragonata a quella dimostrata da Sara poco prima. Era rimasta colpita dal suo sguardo e dalla lice dei suoi occhi quando si era alzata dal tavolo per raggiungere Paolo.

Era molto stanca, troppe le emozioni di quella giornata, si stava assopendo, presa da quei pensieri e confortata dalla consapevolezza di essere solo all’inizio, quando giunsero sotto casa sua. Si salutarono e rimandarono la continuazione del loro discorso ai prossimi incontri. Dal canto suo Silvia stava già assaporando la sorpresa che stava per fare al suo ragazzo, domani quando l’avrebbe rivisto. Chiaramente sapeva che quelle due serate e le prossime sarebbero rimaste un segreto per lui, ancora per lungo tempo.