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I racconti erotici di

Idraulico1999

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Buona lettura...

Sberleffo e amarezza

Ad ogni affondo Loredana spalanca e sigilla la bocca lussuriosamente invasa senz’altro da libidinosi e da scurrili gemiti, accompagnati di certo da sboccati e da spinti licenziosi vocaboli, che Corrado non può udire, ma che turpemente e oscenamente concepisce con la fantasia. Quella cadenza che in principio pareva un’alternanza vivacissima e amabile, ben presto si converte…

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Frenesia di distruggere

Al presente non sono in grado di rendermi effettivamente conto di me stessa, né di dire degnamente quello che avverto, intanto che tu trabocchi sborrando lussuriosamente dentro di me, la tua densa linfa vitale con tutta la tua efficace autorevolezza, la tua radicata veemenza e la tua echeggiante vigoria.

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Pagine da subissare

Sta’ pure tranquilla, fidati, non voglio scopare con te, desidero unicamente ascoltarti. Se tu acconsentirai, il mese seguente potrai sostenere nuovamente la prova attitudinale e in tal modo il contrattempo sarà definitivamente arginato. Valeria lo ascoltava allibita, chiaramente impietrita e manifestamente smarrita, dal momento che non avrebbe giammai supposto né ipotizzato una siffatta bislacca e sconclusionata intenzione.

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Globale devozione

Quando Monica avvertì il mio cazzo premere nel suo corpo divaricò maggiormente le gambe, in tal modo appoggiai la schiena contro le piastrelle sollevandole ambedue le cosce con le mani. La brandii in quella posizione, in quanto conficcai il cazzo nella sua fica pelosissima quanto più possibile, finché il glande terminò la propria corsa contro la cervice, perché fu allora che incominciai a possederla, giacché ero eccitato più che mai. Pochi movimenti della pelvi bastarono per irrigare del tutto il suo solco vitale, perché io sborrai intensamente dentro il suo corpo inondandola di sperma. In quel momento ero sprovvisto del preservativo, un particolare atto che m’eccitò aizzandomi ancora di più.

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Sono al limite

Tu apri la bocca per non restare soffocata e mi sento all’improvviso invischiato dal ventre alle gambe, in un’enorme quantità di sperma che non sembra voler smettere d’uscire. Come sospettavo non lasci segno di volere smettere, anzi, riprendi con vigore a succhiarmi il cazzo ormai scarico. Io sono al bordo, nel limite, non provo alcun desiderio se non quello di stimolarti e di provocarti un orgasmo per finire la nottata, seppure fantastichi che la tua lingua mi pulisce provochi determinando ancora ben più d’un brivido nella zona inguinale.
Ti sento inghiottire spesso mentre boccheggi, mi rendo conto che stai ingoiando tutto quello che ho prodotto come non hai mai fatto prima d’ora, peraltro comprovando e dimostrando energia e voglia.

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Donami la tua unicità

La mia dottrina le piace, ammira la mia concezione, adora la mia teoria, l’avvince e la conquista, perché Margherita mi proferisce d’una famiglia e d’un andazzo familiare rozzo, mediocre e consueto, a tratti usuale e grossolano, pacchiano e rustico, incivile e indelicato, spaventosamente ahimè diffuso e orribilmente frequente, molto più marcato, ruvido e schematico di quello che si pensa, divulgandomi seriosamente in conclusione che quello che io vedo e distinguo dall’esterno in realtà “è nulla per ciò che sembra”. Io l’ascolto accuratamente, cerco d’afferrarne le sottili sfumature, tento d’abbrancarne gl’impalpabili accenni, rimuginando e rimarcando nella mia testa che non sussistessero più vicende e peripezie del genere, contrariamente a questo punto devo però saldamente persuadermi e tenacemente ricredermi, che questo è per davvero l’ovvio dettame, l’indiscusso e incontestato canone di vivere, il criterio del “non detto e del non scritto”, del parametro sconosciuto d’ogni nucleo familiare.

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Come sei donna

Io inzuppo agevolmente la mia faccia all’interno delle cosce divaricate nella tua rossiccia fica peraltro briosa e martellante, giacché io bevo anelante e smanioso i tuoi amabili e saporiti fluidi di donna, bevanda squisita di femmina eccezionale, visto che poi mi svago gioioso con le tue piccole labbra e con il tuo appassionato clitoride. Come un bimbo esultante e giulivo, ripasso di continuo su di te lambendo la tua carne sugosa e accalorata, sento i brividi intensi attraversare tutto il tuo corpo come delle scariche elettriche, di conseguenza proseguo per lunghissimi istanti a insistere sulla tua fica per farti raggiungere l’orgasmo.

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Taciuta libidine

Dopo diversi minuti in quella postura, cambiai nuovamente fenditura, introducendole il cazzo nella pelosissima e nerissima fica. Io resistevo, eppure poco prima di cedere estrassi il cazzo dalla fica, mi girai sovrapponendomi con cautela sopra il suo addome, iniziando a spargerle la mia densa sborrata, intanto che distinguevo i miei eccezionali getti di seme bianco posarsi dappertutto sopra di lei. Strepitavo indecentemente e lussuriosamente il mio nerboruto orgasmo, sul corpo di quella favolosa femmina. I primi fiotti l’inzaccherarono riversandosi in parte sulla sua pelosissima e nerissima fica, mentre i restanti spruzzi s’adagiarono imbellettandola sulla pancia e sulle tette, intanto che lei emetteva espressioni di stupefazione e d’entusiasmo, esprimendomi e descrivendomi sensazioni di meraviglia, tra un fiotto e l’altro.

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Veritiero obiettivo

In realtà Verdiana era in difficoltà, arrancava e s’angustiava, si rese conto che non sapeva che cosa enunciarle, probabilmente doveva essere integra, leale e sincera con lei, così come lo era stata con se stessa. Verdiana presentiva d’esserle debitrice, per non demolire né per deteriorare ogni cosa, per poter salvaguardare come minimo la facoltà di ricordare senz’adombrarla né offuscarla, con gesti e con espressioni che le avrebbero proibito di rammentare con piacere se e quando tutto fosse stato superato, perciò riprese il discorso individuando la condotta più vantaggiosa e l’atteggiamento migliore.

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Coscienza e verità

Lei sta barando con sé stessa, perché se lo chiede con un bugiardo e finto stupore, in realtà il ricordo la eccita eccome, perché le piace l’idea del proibito, del vietato, del limite appena varcato tra la decenza e la spudoratezza, tra il lecito e lo sconveniente. Quando sente la porta della sua camera aprirsi non si volta, il cuore batte in accelerata, il suo respiro è trattenuto a fatica, avverte dentro di sé una sensazione totalmente nuova, una sorta d’angoscia carica d’attese, un timore misto con un’eccitazione palpabile, per questo motivo non aveva chiuso con la chiave. Le lenzuola si scostano, la denudano esponendola alla penombra della stanza illuminata indirettamente dalla luce della strada, intanto che brividi caldi s’inseguono sulla pelle raggrinzita.

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Confessione e rammarico

Ero interamente a pezzi nell’animo, a brandelli nella psiche e sfregiata nel corpo, intanto che cercavo di riassettare al meglio il mio scheggiato intelletto e il mio graffiato maltrattato corpo, con la vergogna che mi tartassava impossessandosi di me. Il giorno seguente, fui un grado di ascoltare Vito, dapprima tramite messaggi e dopo pure per mezzo del telefono, nel tempo in cui mia mamma uscì di casa, durante il tempo in cui sia Margherita che Teresa avevano già riferito e narrato là di fuori ogni cosa a chiunque. Che enorme imbarazzo, che fortissimo disagio che vivevo, perché pure Vito si trovava in instabile equilibrio tra la compassione, la premura, l’irritazione, per il continuo dileggio e per la perenne derisione.

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