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Il mio migliore amico Carlo e sua madre Sandra – pt. 2

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Sotto la doccia non potevo non pensare a quanto fosse successo: le avance di Sandra, il suo corpo nudo, il mio membro dentro di lei, il mio sperma dentro di lei, lo sguardo di Carlo. Eppure non mi disse nulla quando entrò in cucina, come se non fosse successo nulla, come se mi fossi sognato tutto. Mi sentivo tremendamente in colpa nei suoi confronti, come se lo avessi tradito.
Uscito dalla doccia mi asciugai e mi vestii alla svelta. Mi vergognavo ad andare in cucina. Sapevo che sarei stato l’ogetto di quattro occhi, quattro occhi che conoscevo da anni e a cui volevo bene. Sapevo che nulla sarebbe stato come prima.
Rimasi sull’uscio della mia camera per non so quanto tempo, pietrificato dalla situazione, dalle possibili conseguenze. Alla fine presi coraggio e mi avviai verso la cucina.
La mia camera era al secondo piano, insieme alle camere di Carlo e Sandra. Per arrivare alle scale passai davanti alla camera di Carlo. La porta era per metà aperta e mi permetteva di guarda in fondo alla stanza dove si trovava il bagno personale del mio amico. Rimasi fulminato dalla scena che si stava svolgendo all’interno del bagno. Vidi Carlo davanti al lavandino che fissava il proprio riflesso nello specchio. Era completamente nudo, con il costume abbassato fino ai piedi. Guardai la sua figura esile, quasi femminile, in preda agli spasmi. Si stava masturbando furiosamente, quasi a farsi male. Non distoglieva mai lo sguardo dallo specchio. Due cose attirarono la mia attenzione: la prima era che stava piangendo, stava piangendo come un bambino a cui hanno appena rotto il giocattolo preferito, eppure non la finiva di masturbarsi; la seconda cosa fu il suo culo, era identico a quello della madre, perfettamente sodo e liscio. Mi vergognai di me stesso per quel pensiero. Come potevo solo pensare una cosa simile?
Dopo pochi minuti venne nel lavandino, continuando a piangere disperatamente. A quel punto mi allontanai senza farmi sentire. Sicuramente non mi potava aver visto, però perché ha lasciato la porta aperta? Perché si è masturbato nel bagno con la porta spalancata? Sapeva perfettamente che sarei passato davanti alla sua stanza per arrivare alla cucina.
Questi pensieri mi frullavano in testa quando arrivai in cucina. Sandra stava mettendo in tavola dei piatti stracolmi di spaghetti al sugo.
“Dopo giornate così impegnative dobbiamo riprendere le forze!” mi dice ammiccando.
“Io veramente… non ho molta fame” balbetto.
“Mi hai promesso di fare tutto quello che ti avrei ordinato, quindi mangia” mi ordinò Sandra con un tono di voce a metà tra un ordine e una provocazione.
Non potei far altro che mangiare senza più obiettare.

Carlo non mangiò, disse che non si sentiva molto bene e si chiuse in camera. Sandra cercò di convincerlo a uscire un po’, ma non ci fu verso di convincerlo.
Nel primo pomeriggio il sole era alto e faceva troppo caldo per uscire o per stare in piscina, così ognuno rimase da solo: Carlo in camera sua, Sandra si mise a rassettare la casa e io cercai un modo per non pensare a tutto quello che avevo vissuto in un solo pomeriggio. Mi sedetti sul divano in salotto e cercai qualcosa in tv da guardare. Non ero del tutto tranquillo a stare da solo con Sandra in giro per la casa, ero a disagio.
Lei mi ronzava intorno. Io cercavo di non fissarla, cercavo di non avere alcun tipo di contatto con lei, ma il suo corpo, le sue forme erano un richiamo troppo forte per me. Vederla sudare, piegarsi, flettersi per pulire i mobili più bassi della casa era uno spettacolo per me e io ero l’unico spettatore. Aveva solo il pezzo di sotto del costume e sopra aveva una vestaglia trasparente che le arrivava a malapena ai fianchi. I suoi capezzoli erano coperti da un “vedo-non vedo” molto provocante. I ricordi di quella mattina riaffiorarono e fu impossibile non avere un erezione.
Sapevo che lo faceva apposta, sapevo che era la sua strategia provocarmi e farmi soffrire. Decisi di vendicarmi allora. Mentre stava pulendo il tavolo da pranzo mi avvicinai a lei. La presi dai fianchi e avvicinai le mie labbra al suo collo. Appoggiai il mio membro al suo culo e subito dopo sentii che Sandra spingeva il suo fondo schiena contro di me.
“Wow! Allora ti faccio davvero un bell’effetto!” disse ridendo. “Si vede che sei giovane, non perdi mai l’appetito, ma ti devo deludere: dovrai aspettare fino a stasera. Che divertimento ci sarebbe senza soffrire un po’?” mi disse Sandra con una voce da vera porca.
“Ma abbiamo voglia entrambi, perché aspettare?” le risposi.
“perché ho deciso così, chiaro? Ma se proprio hai voglia c’è qualcosa che puoi fare…”. Sandra si voltò e lasciò cadere la vestaglia per terra. era bella come una dea. Si sedette sul tavolo e mi disse: “Vediamo se davvero non hai fame…”.
La bacia con foga e lei rispose al mio bacio con altrettanta veemenza. Le nostre mani esploravano i nostri corpi con voracità. Io inizia a baciarle il collo, leccandola e mordicchiandola. Iniziai a scendere e presi in bocca primo un seno e poi l’altro andando a stuzzicare entrambi i capezzoli. Sandra godeva e gemeva per le mie “attenzioni”. Continuai a scendere fino ad arrivare al ventre. Le abbassai le mutande e mi ritrovai davanti al suo monte di venere, perfettamente depilato e un po’ gonfio per il trattamento di quella mattina. Non mi dedicai subito al clitoride, me la presi con comodo. Inizia a baciarle l’interno coscia avvicinandomi sempre di più alle grandi labbra ma senza mai toccarle. Sandra stava impazzendo, iniziava a colare. Così inizia a dedicarmi alle labbra, prima una e poi l’altra.  Andai avanti così finché Sandra non mi ordinò: ”Leccamela subito!”. Le passai la lingua su tutta la vagina, partendo la buco fino al clitoride. Sandra non trattenne un gemito. Io continuai senza sosta, concentrandomi un po’ sul buchino e un po’ sul clitoride cambiando sempre movimenti. Sentivo un sapore strano quando mettevo la lingua dentro, non capivo cosa fosse. Lei mi spinse la testa con forza verso la sua vagina e mi disse: “Ti piace il sapore del tuo sperma, l’ho tenuto lì per te!”. Io ero scioccato da quello che avevo sentito, ma la sua mano mi premeva forte e io non potevo, o non volevo, staccarmi da lei. Continuai anche se le stavo leccando via il mio stesso sperma.
“Mettimi due dita dentro, voglio venire” mi ordinò Sandra e io eseguii. Con la lingua mi concentrai sul clitoride, mentre con le dita le stimolai prima il buchetto, poi entrai con due dita a coppetta e inizia ad entrare e uscire lentamente. Sandra iniziò a gemere sempre più forte, si mise ad urlare. Io ero preoccupato che Carlo ci sentisse, mentre lei si stava solo godendo il momento.
“Non ti fermare, continua così, sto per venire… Vengo!” urlò Sandra. Sentii che dalla sua vagina uscirono diversi fiotti di una sostanza vischiosa e trasparente che mi imbrattò tutta la faccia. MI sentii un dio ad averla fatta venire così.
Non mi fermai finché non smise di tramare. Subito dopo mi alzai in piedi e tirai fuori il mio membro durissimo, pronto a penetrarla.
“No, basta così. Ti ho detto che devi aspettare fino a stasera. Ricordati che mi devi obbedire.” Disse risoluta Sandra, anche sé spossata dall’orgasmo. Io ero incredulo, non sapevo che fare. La vidi rivestirsi e andare su per le scale. Si fermò a metà e mi disse: “Vedi di non farti nemmeno le seghe, ti voglio bello carico per stasera”, poi salì su.
Io rimasi in cucina con il membro ancora duro, incapace di fare qualsiasi cosa.
Mi aveva in pugno.

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