Parigi. Hotel 4 stelle, camera meravigliosa, grande quanto un appartamento.
Vado a farmi una doccia, il bagno è diviso dalla stanza da una vetrata trasparente
Mio marito Paolo è seduto sul letto che guarda il telefono. Mi dà le spalle. Non si gira a guardarmi?
Mi accorgo che le mani di Paolo sono ferme, ha smesso di usare il telefono … guarda dritto davanti a sè.
C’è uno specchio enorme… Allora mi sta guardando!
Bene, vediamo allora di fare una doccia interessante. Mi sollevo sulle punte dei piedi. Mi insapono per bene i seni, poi mi giro, mostro il mio lato b, sempre in punta di piedi. Vado avanti a lavarmi, insisto sui fianchi, sulle cosce, fra le gambe.
Mi avvolgo in un telo ed esco dal bagno. Paolo mi dice: “Hai finito? Adesso vado io. Tu intanto vestiti sexy per la cena”.
Ci resto male, avrei pensato che mi avrebbe sfilato il telo e che mi avrebbe presa in piedi, davanti allo specchio, come ci piace fare spesso.
Con la coda dell’occhio sbircio la sua doccia. Mi fa sempre impazzire, con le sue spalle larghe, il suo culetto sodo e soprattutto il suo cazzo dritto.
Bene, almeno si è eccitato guardandomi.
Un po’ delusa mi vesto per uscire. “vestiti sexy” mi ha detto!
Ma secondo lui esco a cena a Parigi, la sera del nostro anniversario, in jeans e maglione?
Certo che no.
Per l’occasione ho portato una guepiere di pizzo nero, indossata è stupenda, alza il seno, strizza la vita e lascia il sedere scoperto. Un paio di mutandine aperte in basso, calze con reggicalze integrato nella guepiere. Completo il tutto con camicetta e minigonna. Devo stare attenta a non chinarmi perché il bordo delle calze è appena appena nascosto dalla gonna.
Ovviamente i miei tacchi 12.
Capelli raccolti e trucco ben fatto, con labbra rosse.
Massì dai, non male!
Paolo mi guarda estasiato, però non mi tocca.
Usciamo.
Ristorante all’altezza della serata. Cena a lume di candela, cibo eccellente.
Allungo il piede verso il suo. Immagino che mi infili una mano sotto la gonna, ma niente, le sue mani tengono coltella e forchetta. Allora sfilo la mia scarpa, allungo il piede fino alle sue gambe e vado a cercare il suo cazzo. Lo sento durissimo sotto ai pantaloni, però non fa niente, va avanti a mangiare, come se non fosse successo nulla.
Ci resto male.
Usciamo dal ristorante, io sono un tantino brilla, lo champagne era troppo buono.
Mi tiene per mano e davanti a un portoncino mi chiede se va bene se entriamo.
“Certo” dico io, anche se non ho la minima idea di dove conduca il portoncino.
Entrati vediamo solo uomini che si aggirano.
Vedo una gabbia in ferro e dentro una ragazza in abbigliamento intimo che balla in modo sensuale. Intorno un gruppo nutrito di uomini. Sbavano davanti a lei. Alcuni si stanno anche toccando.
Passiamo oltre. Una sedia da ginecologo dove ha preso posto una splendida bionda con le gambe divaricate. Ha solo le mutandine indosso e la sua mano è all’interno. Con l’altra si accarezza i seni e se la porta alla bocca. Folla anche qua. Sempre solo uomini.
Andiamo oltre. Un’altra ragazza sul cubo e un’altra ancora al palo della lap-dance.
Queste sono le uniche figure femminili che vedo, oltre alla sottoscritta.
Di uomini invece ne conto almeno venti, ma forse anche di più.
Al momento stanno tutti solo guardando.
Guardo mio marito con gli occhi interrogativi e lui, che capisce al volo, mi dice: “fai la troietta come le altre ragazze”.
Io pongo resistenza, vorrei che fosse lui a toccarmi, non gli altri uomini.
Glielo dico e lui mi dice che sono antipatica, che non so stare al gioco. Mi prende per mano e mi conduce fuori.
Per strada cammina dinnanzi a me, non mi prende per mano e non mi guarda nemmeno.
Ho capito. Stasera si chiude così.
E no! Che diamine. Gli urlo un vaffà, giro i tacchi e torno indietro.
Entro nuovamente dal portoncino da cui eravamo usciti pochi minuti prima.
I presenti, vedendomi entrare senza accompagnatore, mi si fiondano intorno, come le mosche sul miele.
Mi prendo un cocktail, non ne avrei bisogno, visto lo champagne già bevuto, ma decido che mi serve una spinta.
Inizio a ballare, leggermente stordita dall’alcool e dall’eccitazione.
Ero bagnata durante la doccia, ero bagnata durante la cena, ero bagnata poco fa con Paolo. Insomma, avevo una gran voglia.
Più sentivo gli occhi di sconosciuti appoggiati sul mio corpo, più mi eccitavo.
Un ragazzo, mentre ballavo, ha provato a invadere il mio spazio, facendo finta di sfiorarmi casualmente. L’ho lasciato fare.
Avevo caldo, così ho slacciato la camicetta.
Ballavo sensualmente, avvicinandomi alle persone, senza ballare con nessuno in particolare, ma con tutti.
Poi qualcuno mi ha tolto la camicetta da dietro, sfilandola dalla gonna e slacciando gli ultimi bottoni rimasti. Poiché l’ho lasciato fare, gli altri uomini hanno capito che potevano osare.
Me li sentivo tutti addosso mentre ballavo.
Ho tolto la minigonna e ho ballato con il mio bustino di pizzo con calze, reggicalze, le mutandine aperte, e i miei immancabili tacchi 12.
Noto Paolo seduto su un divanetto che segue la scena.
La voglia di punirlo per avermi respinta, mi dà l’input per comportarmi da troietta, così come mi aveva chiesto poco prima.
Faccio finta di non averlo visto.
Mi siedo sulla seggiola da ginecologo, divarico le gambe e le appoggio sugli appositi sostegni.
Sono circondata da uomini. Sento mani sui seni, lingue sul collo cazzi che si strusciano contro i miei piedi, una lingua calda che mi lecca fra le gambe, facendosi spazio fra l’apertura delle mie mutandine.
Non è Paolo. Adesso ce l’ho davanti a me. Mi guarda mentre sto godendo.
Ci guardiamo negli occhi e leggo la sua eccitazione. Poi sento un cazzo durissimo premere per poi infilarsi dentro la mia pancia e muoversi con foga, avanti e indietro mentre delle mani mi stringono il bacino per immobilizzarmi.
Non è Paolo. Lui è di fianco a me, mi sta baciando, mi entra in bocca con la sua lingua. Mi bacia come se mi stesse scopando la bocca.
Sento un cambio, giù fra le gambe. Un altro cazzo ha preso il posto del precedente. Paolo è sempre al mio fianco. Quindi anche questa volta non è lui.
Usciamo che ormai è l’alba.
Paolo sembra contento. Mi prende per mano e ci incamminiamo verso l’albergo.
Non mi dice niente. Camminiamo e basta.
Chiama l’ascensore. Come la porta si chiude mi fa girare di spalle, mi solleva la gonna, si abbassa i pantaloni e in meno di sette secondi mi è dentro. Mi scopa con violenza, con rabbia ma soprattutto con tanto desiderio.



Anche a me piacciono molto i piedini, bel racconto, continua!
Una saga che spero non finisca mai
Sempre più eccitante. In crescendo, complimenti
Minima immoralia è di Daniele Scribonia.
Il racconto l'ho scritto io, Daniele Scribonia. Niente anonimato.