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Elisa e Silvì due sorelle ed un’estate calda 21 – 24

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La domenica trascorse semplicemente, uscii con Giammarco e passai tanto tempo con Silvì e Matteo, nulla di particolare, con mia sorella andammo al museo di Capodimonte, mentre la sera con Giammarco andammo in pizzeria.

Trascorremmo una bella serata, più passavo del tempo con lui e più mi piaceva, era interessante simpatico e dolce, forse anche troppo dolce, quando pensavo a come ci eravamo “conosciuti” non capivo come fosse possibile che fosse lui la prima sera. Giammarco era un ragazzo semplice allegro, ma a conoscerlo non si direbbe uno che si fa una con il migliore amico, infondo anche chi conosce me non direbbe mai che sono una ragazza che si fa scopare da due ragazzi e per giunta anche appena conosciuti, quindi in fondo siamo molto simili anche in questo.

Il lunedì passai la mattina a studiare, mentre il pomeriggio stetti tutto il tempo a chattare con Daniela e Giammarco, era divertente avere una chat in cui ero la principessa ed una in cui ero la pervertita.

Non che con Daniela parlavamo solo di sesso o cose simili, ma lei non perdeva occasioni di prendermi in giro.

Giammarco come vi ho detto è molto dolce, troppo dolce, sempre pieno di idee su cose nuove da fare, fosse per lui mi farebbe visitare tutta Napoli e provincia per mesi mattina e sera.

La sera la passai con Gia, sarà stato l’alcol ma le feci un sacco di domande su Daniela, scoprii cosi che viveva una doppia vita quella che conoscevo io, sia dal vivo che tramite le sue confessioni tramite whatsapp e poi quella in famiglia.

I genitori sono molto bacchettoni cattolici e hanno provato ad inculcare questa educazione alle figlie, Gia si è liberata da questa morsa sola arrivata a Napoli, mentre la pecora nera di Daniela da molto da riflettere ai genitori.

Gia:”sapessi com’è carina con il fidanzatino, i miei sono sempre li che le dicono che è troppo piccola per certe cose e non la fanno mai uscire da sola, che poi piccola si, ma non esageriamo, è una ragazza fatta e poi è tanto responsabile”

Mentre mi diceva queste cose mi veniva da ridere, se solo la sorella sapesse che la dolce Daniela era stata protagonista in tanti bagni dei locali sparsi per la città.

La sera scrissi a Daniela riferendogli la conversazione e prendendola in giro, lei mi scrisse solo “me la pagherai”.

Mi sentii anche con Silvì, “domani dormiamo insieme? Il fantasma non c’è e Matteo va via che ha un addio al celibato” per chi non l’avesse letto il fantasma è la coinquilina, la chiamiamo cosi perché non ci sta quasi mai, lavora dalla mattina alla sera e quando sta a casa si rinchiude in camera, Silvì non la incrocia per giorni.

Mercoledì mi vedo con Giammarco, come al solito vuole uscire anche la sera, oramai sembriamo proprio dei fidanzati, mano nella mano, mi abbraccia e ci baciamo senza troppi problemi.

Mi sto iniziando a chiedere se infondo non lo siamo per davvero.

La sera Silvì aveva preparato un’insalata e avevamo delle birre, da quando sto a Napoli l’alcol non manca mai.

Silvì:”non parliamo da troppo io e te sole”

Iniziammo a parlare, poco alla volta inizia a confessarle di tutte le mie ansie, le mie preoccupazioni, Giammarco ed il suo modo di essere sempre dolce, il che da una parte mi faceva sentire protetta, ma che dall’altra mi bloccava perché semplicemente non aveva quell’appeal eccitante.

Le parlai di Daniela e di come era entrata nella mia vita e di come mi faceva sentire eccitata e insicura.

Silvì:”lasciamo stare Daniela, fammi capire, perché Giammarco non ti eccita”

io:”ma che ne so, con lui sto bene, ma è troppo dolce, ed io vorrei qualcosa di più, di più”

Silvì mi interruppe, “vuoi qualcosa di più trasgressivo”

Io:”si, anche, ma vorrei qualcosa di più rude”

Ho sempre avuto questo problema di essere sempre trattata come una principessina, spesso uso questo termine “principessina” perché me lo sono ritrovato molte volte, le mie amiche i genitori, gli zii e i fidanzatini.

Insomma forse la mia è solo una ribellione, ma vorrei qualcuno che sia dolce, ma anche abbastanza rude e fantasioso in certi momenti.

Silvì mi chiese tante cose e mi diede tanti consigli, devo dire che dopo mi sentivo veramente meglio, forse parlarne mi aveva fatto bene e i suoi punti di vista mi avevano un pò tranquillizzata.

Infondo con Giammarco al di la della piscina non c’era stato nulla e poi potevo sempre parlargli.

Stavamo abbracciate sul divano, la luce spenta a vedere un film, mi girai, era bellissima illuminata dalla sola luce della tv accesa, mi sollevai un po e le diedi un bacio sulla guancia, lei si girò,

Io:”ti voglio bene”

Mi sorrise, non resistetti e la ribaciai sulle labbra, stemmo un paio di secondi a guardarci negli occhi poi ci baciammo, fu un bacio dolce, sincero pieno di amore.

Mi trovai sopra di lei a baciarla, la desideravo, desideravo fare l’amore con lei.

Silvì:”aspetta andiamo di la”

Si alzò dal divano e mi prese per mano, camminammo fino in camera sua mano nella mano, entrate ci sdraiammo sul letto e continuammo a baciarci, ci baciammo e ci spogliammo per non so quanto tempo.

Eravamo nude sul letto avvinghiate l’una all’altra e nonostante ci baciassimo da tantissimo non mi passava la voglia di baciarla, sentire la sua lingua strusciare contro la mia era l’unica cosa che volevo.

Fu lei a rompere gli indugi.

Era su di me, mi prese entrambe le braccia e le allungò su come a volermele legare, poi iniziò a baciarmi il collo e a scendere, la piega del seno, i capezzoli, l’ombelico fin giù tra le mie gambe.

Mi baciava, mi leccava e mi succhiava l’interno coscia, nonostante non mi sfiorasse nemmeno la figa ero al settimo cielo, mi aveva portata al limite senza nemmeno sfiorarmi.

Voleva farmi impazzire, la supplicai di farmi godere, dopo l’ennesima supplica alzò la testa, e fissandomi si portò due dita davanti la bocca, aprì le labbra e le leccò riempiendole di saliva, poi senza mai distogliere i suoi occhi dai miei, sfiorò la mia figa, solo toccandomi le labbra mi fece provare una scarica che mi partì dal ventre fino al cervello, reclinai la testa ed emisi un forte “ahhhh” strozzato.

Non so come ci riuscisse, ma lei sapeva sempre come farmi impazzire.

Non ebbi un orgasmo, era la liberazione dopo tanta attesa.

Silvì si mise sulle ginocchia al mio fianco, era stupenda, i suoi seni visti da sotto sembravano due perfette colline che si ergevano con uno stacco netto dal suo ventre piatto, il tutto esaltato dal segno dell’abbronzatura che divideva in due la sua pelle, i suoi capezzoli erano così duri e visibili nonostante la posizione mi fu impossibile non allungare una mano sul suo seno.

Si alzò, aprì l’armadio piegandosi sulle ginocchia, poi si alzò e poggio sul letto una scatola di cartone.

Silvì:”arrivato”

Sapevo esattamente cosa contenesse la scatola, aveva fatto l’ordine davanti a me.

Non mi alzai nemmeno, rimasi immobile aspettando che lei aprisse la scatola, quando me lo mostrò, era più grande di quello che avevo immaginato,

Io:”ma sei matta?”

Silvì:”proviamo?”

Non le risposi, la vidi uscire dalla stanza e rientrare dopo neanche un minuto,

Appoggiò quel coso sul letto ed iniziò a baciarmi, ci baciavamo e ci toccavamo a vicenda, strette con i nostri seni, eravamo un bagno di sudore, la nostra pelle scivolava l’una contro l’altra come fossimo cosparse di olio.

Prese l’iniziativa, levò le sue dita da dentro la mia figa e senza troppi convenevoli iniziò a strofinare un’estremità sulle mie labbra,

Silvì:”apri la bocca”

La mia bocca fu invasa da questo oggetto dalla consistenza strana, dura, ma morbida, devo dire che aveva esagerato con le dimensioni, non credo di aver mai incontrato un ragazzo con un coso simile.

Quasi mi strozzò cercando di infilarmelo fino in gola, protestai, ma Silvì cambio registro,

Silvì:”zitta e succhia”

La mia risposta arrivò sbarrando gli occhi

Quando me lo levò dalla gola cercai solo di recuperare ossigeno, lo strusciò lentamente tra i miei seni, lo sentii scorrere sul mio ventre fino ad arrivare alla mia figa, lo sentii farsi largo tra le mie labbra, certo che chi l’aveva fatto aveva esagerato proprio con le dimensioni, sentii dolore, proprio non voleva entrare, ma mia sorella non demordeva, lo spingeva delicatamente facendolo entrare ed uscire,

Silvì:”sarà grande, ma è entrato quasi tutta la metà”

Mi mancava il fiato, ero con le cosce spalancate e mia sorella riempiva la mia figa con un vibratore, con una mano spingeva quel coso dentro di me mentre con l’altra stringeva i miei capezzoli fino a farmi male.

Sentivo quel coso invadere ogni centimetro della mia figa, mia sorella aveva un’espressione seria, mi osservava come a capire ogni mia smorfia, le sue dita non smisero di stringere i miei capezzoli, li pizzicava cosi forte che ogni tanto dovevo protestare, ma lei non rispondeva se non son un “Shhhh”

Chiusi gli occhi e mi concentrai, dopo poco il dolore passò ed iniziò il piacere, Silvì fece scivolare la mano che aveva sul mio seno accarezzando il mio ventre fino al clitoride, il doppio attacco mi mandò in estasi, stringevo tra le mani il lenzuolo, alla ricerca di un appiglio, non so esattamente appiglio da cosa, ma quando godo mi capita spesso di aggrapparmi a ciò che mi capita sotto mano.

Silvì prese una mia mano e me la portò sul mio ventre, appoggiata poco sopra alla zona pubica si sentiva questo enorme cazzo di gomma dentro di me, alzai la testa, era addirittura visibile il mio ventre che cresceva ad ogni spinta che mia sorella mi infliggeva.

Il mio corpo era bagnato dal sudore, riuscivo anche a sentire le gocce di sudore che scivolavano lungo il mio ventre, non so quanto tempo passò, ma mia sorella riuscì a portarmi all’orgasmo.

Mi contorsi, urlai, urlai talmente tanto forte che ebbi paura che mi avessero sentito per tutta Napoli, ero uno straccio, sudata e completamente distrutta.

Silvì, si stese vicino, mentre io ancora riprendevo fiato, mi diede un bacio sulla guancia,

Silvì:”ora tocca a me”

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22

Eravamo stese sul letto sfinite, sarà perché Silvì mi aveva devastata, sarà per il caldo di quei giorni, ma eravamo zuppe di sudore.

Giacevamo una vicina l’altra, mia sorella con il gomito piegato non smetteva di giocare con il mio capezzolo, lo stringeva tra il pollice e l’indice, io ero distrutta, mi sentivo allargata, avevo la sensazione di avere la figa completamente aperta, le goccioline di sudore continuavano a sgorgare dalla mia pelle ininterrottamente, mentre Silvì era in silenzio in attesa che io la facessi godere.

Mi squillò il cell, Giammarco, presi il cell, mi chiese di scendere, lo fece quasi facendomi preoccupare, insistette nonostante gli dissi che non ero a casa e che non potevo, quasi mi fece preoccupare, quando chiusi la telefonata dicendo “ok tra dieci minuti, ma posso stare poco” mia sorella mi guardò tra l’incazzata e l’interrogativa.

Io:”scusa non so cos’abbia”

Silvì:”e mi lasci cosi?”

Io:”tranquilla torno”

Andai in bagni a darmi una lavata ed una sistemata, quando rientrai in stanza mia sorella era ancora cosi come l’avevo lasciata, camminando a piedi nudi anche il pavimento era caldo, recuperai i miei vestiti, ma erano troppo bagnati per metterli, aprii l’armadio di Silvi e presi un bel vestitino rosso con fiori piccoli blu, spalline a filo, uno scollo generoso e abbastanza corto

Silvì:”è un vestitino che uso come copri costume”

Io:” tranquilla solo 10 minuti”

Misi solo il perizoma, un’ultima sistemata ai capelli che strinsi in un elastico facendo una bella coda di cavallo, afferrai solo le chiavi ed il cellulare e scesi.

Giammarco o mi aspettava sotto casa mia, arrivai da lui in pochi minuti, quando lo vidi vicino alla sua moto mi allungò il casco,

Io:”non posso”

Insistette a lungo, ma non cedetti, che idiota, aveva armato tutto questo per fare un giro.

Riuscii a farlo andare via promettendogli che la sera dopo saremo usciti e che avrebbe rivisto quel vestitino che a quanto pare gli piaceva veramente tanto, e sfido io, se mi fossi piegata avrei offerto davanti la vista dei miei seni e dietro una visione completa del mio sedere.

Ci rimase molto male, sarà anche perché non smetteva di levare gli occhi di dosso al vestito che coprivano giusto quel poco per non dare troppo scandalo.

Non mi feci neanche riaccompagnare a casa di Silvì, avevo troppa paura di rimanere a sedere all’aria.

Arrivata sotto casa di Silvì ci trovai Matteo,

Matteo:”sto suonando e chiamando, ma non risponde”

Io:”tranquillo ho le chiavi”

Salimmo a casa ed entrammo, ma non si sentiva alcun rumore, la casa era esattamente come l’avevamo lasciata.

La chiamammo, ma nulla, vidi Matteo fermarsi sull’uscio della stanza, lo raggiungi, Silvì era distesa sul letto, era sdraiata di traverso, gambe larghe, nuda con un cuscino sotto al sedere, si stava impalando con il cazzo di plastica, Matteo era fermo sull’uscio della porta appoggiato con una mano allo stipite.

Quando lo raggiunsi mi fermai vicino a lui, Silvì si era fatta la doccia, era bellissima, stava godendo, nonostante ci avesse visto non si era fermata, continuava a spingere il vibratore avanti e dietro.

Ogni tanto apriva gli occhi, ci guardava, un piccolo sorriso, poi chiudeva gli occhi riemergendosi nel piacere che si stava procurando.

Guardai Matteo, aveva gli occhi fissi sul corpo nudo di mia sorella, seguiva la mano che reggeva il lungo cazzo che entrava ed usciva dentro la figa di Silvì, mentre con l’altra si accarezzava i seni.

Aveva uno sguardo estasiato, senza neanche pensarci troppo, afferrai le spalline del vestito e lo feci cadere ai miei piedi, ero anche io nuda.

Mi inginocchiai davanti a lui, ebbi poche difficolta a sbottonare i pantalone di Matteo, non mi guardava neppure, i suoi occhi erano solo per mia sorella.

Gli slacciai i pantaloni, gli slaccia e levai persino le scarpe, oltre ad alzare una gamba e poi l’altra  per aiutarmi a denudarlo non fece nulla, mi alzai e bottone dopo bottone gli levai anche la camicia.

Eravamo nella stanza di mia sorella, lei nuda che si masturbava con un doppio vibratore come se noi non ci fossimo, il suo ragazzo nudo sull’uscio della porta, denudato da sua sorella ed io solo in perizoma vicino al suo ragazzo.

Mi appoggiai a Matteo, misi le mani al suo collo, gli baciai i pettorali senza ricevere il ben che minimo segno di considerazione, scesi sul suo corpo fino ad inginocchiarmi davanti al suo palo.

Lo afferrai con una mano ed iniziai a leccare, dalle palle sino alla cappella, feci roteare la lingua intorno alla cappella e dopo aver leccato ogni millimetro di quella fantastica asta lo infilai in bocca.

Lo succhiavo, lo leccavo, lo veneravo con tutta me stessa, ma volevo di più, mi alzai, mi sfilai il perizoma, afferrai il cazzo di Matteo e lo trascinai vicino al letto, appoggiai le mani sul letto tra le gambe di mia sorella che mi guardava fissa, ma senza mai smettere di darsi piacere, mi piegai, guardai Matteo

Io:”scopami”

Matteo si mise dietro di me e mentre mi calai per afferrare tra le mie labbra un capezzolo di silvì sentii il suo cazzo entrare senza nessuna difficolta dentro la mia figa.

Iniziò un lento avanti e dietro, quasi distratto, io ero solo un buco da riempire mentre la sua donna si dava piacere, affondava il suo cazzo, poi tornava in dietro quasi come a volerlo levare per poi spingerlo tutto in fondo facendomi sentire il suo bacino spingere sul mio sedere.

Io:” incubami”

Lo dissi cosi, incubami, senza pensarci, credetemi non so come mi uscì, vidi solo gli occhi di mia sorella sbarrarsi, non so se per quella parola o perché avevo fatto scivolare una mano sul suo clitoride. Sentii una mano di Matteo portarsi sul mio buchetto e avvertii del bagnato, poi il suo cazzo che abbandonava la mia figa e una lieve pressione sul mio culo.

Provò ad entrare, non ci riusciva, a differenza della mia figa il sedere non era rilassato, Matteo afferrò il mio braccio e me lo portò sul sedere, afferrai una chiappa, fu un movimento naturale, mi allargai il sedere per offrigli il mio buchetto.

Mi bagnò di nuovo e lo sentii entrare.

Centimetro dopo centimetro sentii il suo cazzo entrarmi dentro al culo.

È una sensazione strana, all’inizio si sente un pò di dolore, ma quando ti abitui ad avere quel magnifico pezzo di carne dentro è stupendo, diverso da averlo nella figa, ma diversamente ed egualmente stupendo.

Non so cosa mi prese, mi afferrai le natiche con entrambe le mani e mi allargai totalmente il sedere.

La vista che doveva avere Matteo doveva essere stupenda, io piegata che con le mani mi allargavo il sedere per permettergli di incularmi a suo piacimento, la mia schiena nuda, la mia testa a pochi centimetri dalla figa di mia sorella e da quel coso che ogni tanto mi sbatteva in faccia e mia sorella con il sedere su un cuscino che si dava piacere con un vibratore.

Silvì afferro il vibratore e mi mise l’altra estremità in bocca, iniziai a succhiarlo, era diverso dalle tante volte che ho fatto un pompino, questa volta non era un gesto per dare piacere, ma era la voglia di succhiarlo.

Sentii mia sorella avere un orgasmo, avvertii le sue contrazioni, sentii le sue urla, ha un modo tutto suo di avere un orgasmo.

La mia guancia appoggiata sul lenzuolo le mia mani sul sedere ad offrire il mio culo a Matteo, tutto era surreale, le urla dell’orgasmo mi svegliarono, non dovevo essere io in quella posizione, mi sembrò in quel momento di aver rubato una fantasia di mia sorella, e credetemi chiedere a Matteo di smettere di scoparmi fu difficile.

Quando si levò da dietro afferrai mia sorella e feci stendere Matteo, non ci furono molte parole, tranne mia sorella che non aveva capito bene le mie intenzioni tutto si svolge nel massimo silenzio.

Invitai mia sorella a salire su Matteo, la vidi mettersi a cavalcioni su di lui, afferrai il cazzo di Matteo lo sollevai e fu bellissimo sentire la figa di mia sorella accoglierlo dentro.

Mia sorella era a cavalcioni su di lui, piegata in avanti a baciarlo, non era una cosa sporca, era una cosa dolce, era l’amore tra due persone che si amavano.

Lo so che penserete che il ragazzo di mia sorella mi ha appena inculato, ma nonostante questo sembra strano, perché lo è, loro continuavano a fare l’amore.

Vedere il corpo perfetto di mia sorella, con le fossette sui lombari, il suo sedere perfetto è la cosa più eccitante che esiste al mondo.

Il suo sedere con una piccola zona bianca, il segno di un costume, e quel buchetto rosa è perfetto, nelle zone intime io e mia sorella siamo praticamente identiche.

Mi misi dietro mia sorella e mentre il cazzo di Matteo scompariva lucido dei succi di Silvì dentro la sua figa iniziai a leccare prima le palle di Matteo e quei pochi centimetri di cazzo che non scomparivano nella figa di mia sorella, infine a leccare il sedere si Silvì.

Inizia a leccarle il buco del sedere, leccavo con tutta la lingua e sogni tanto provavo a forzare il suo buco per entrarci dentro, bagnandomi le dita con la saliva iniziai a forzare il suo cubetto, roteavo la lingua e nel durante spingevo un dito dentro, mia sorella non reagiva, anzi, iniziò ad impalarsi non solo sul cazzo di Matteo, ma anche sul mio dito.

Matteo ha una resistenza incredibile, continuava a resistere nonostante mia sorella fosse scatenata.

Afferrai il vibratore e ci provai, lo appoggiai sul sedere di Silvì, provai a spingere, ma nulla, me lo misi in bocca e provai ad inumidirlo il più possibile, alla fine anche fermando mia sorella riuscii a spingerlo un pò dentro, le fece male, urlò, quando feci per levarlo Silvì sempre piegata immobile su Matteo mi afferrò il polso dicendo solo un “no” con la voce dolorante.

Passò qualche minuto, prima che si riprendesse e ricominciasse a cavalcare Matteo.

Poco alla volta iniziai a spingere il vibratore, Silvì iniziò ad urlare, non di dolore, godeva, godeva nel modo più forte, ad ogni affondo il cazzo di Matteo e quello di gomma scomparivano dentro di lei e lei urlava, ogni tanto si fermava all’improvviso, smetteva di urlare ed era come se perdesse ogni tipo di coscienza.

Orgasmi cosi credo non li avesse mai provati.

La scopammo per un sacco di tempo, fin quando Matteo non urlò “sto per venire”, Silvì stava per avere un orgasmo, afferrai il suo cazzo giusto in tempo prima che esplodesse, gli sfilai il preservativo e lo misi in bocca, i suoi getti di sperma mentre roteavo la lingua attorno alla sua cappella pochi centimetri dalla figa aperta di mia sorella, fu il finale più bello.

Ci ritrovammo tutti e tre nudi sul letto sfatti e felici.

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Correvo per le scale, ero in ritardo, con me un borsone da palestra con poche cose dentro, Giammarco mi ha invitata a casa sua a Mare per il fine settimana. Ho dovuto dire qualche bugia ai miei, ma infondo quale figlia non lo fa.

Appena arrivo alla sua macchina ecco la sorpresa, sul sedile d’avanti oltre Gianmarco alla guida ci trovo anche Stefano. Piccola parentesi, non era la prima volta che mi capitava di uscire e di trovare anche Stefano, si è sempre comportato bene, ma l’idea di passare un fine settimana con tutti e due non mi faceva per nulla piacere.

Le mie paure però si lenirono parzialmente quando mi dissero che saremmo passati a prendere anche un’amica di Stefano. Loro la chiamarono “l’acchiappa soldi”, quando gli chiesi il perché di questo soprannome mi spiegarono che era una ragazza più interessata ai soldi che alle persone, talmente tanto che pur di entrare nel giro della “bella gente” quando la chiamavano non diceva mai di no.

Quando arrivò e si sedette vicino quasi non mi salutò, anzi, l’occhiata che mi lanciò fu quasi come se mi avesse detto “ed ora chi cazzo è questa”.

Si presentò in maniera molto distratta, era vestita di tutto punto, credo che anche i laccetti dei capelli fossero firmati, in completa dissonanza con il mio vestitino con il costume sotto.

Per tutto il viaggio parlò lei, mi bastò poco per capire che poi tanto torto i ragazzi non l’avevano, non parlava altro che di negozi di grandi marche di “amici” facoltosi, di cene e barche.

Per i miei standard ed i miei gusti fu un viaggio allucinante.

Fortunatamente il traffico non ci rallentò troppo ed arrivammo con poco più del tempo previsto.

Appena giunti posai il borsone ed andai in piscina, per il pranzo ci stava tempo.

Ilaria con degli occhiali, ovviamente strafirmatissimi, sistemo il suo telo, e sganciando un gancetto dietro al collo fece letteralmente cadere a terra il vestitino che indossava.

Me la ritrovai difronte e quasi non mi cadde la mandibola, sarà alta poco meno di un metro e ottanta, un fisico snello slanciato e sodo, voltandosi visi il suo ventre piatto con un lieve accenno di addominali, e poi salendo un seno che definire sodo è poco, uno stacco netto tra seno e busto netto e definito, esaltato ancora di più dal costume rosso che indossava.

Mentre i ragazzi sistemavano io ed Ilaria ci sdraiammo sui lettini, lei quasi non mi rivolgeva parola, mi chiese solo che ci facessi li, si, mi chiese “ e tu che ci fai qui?” quando le dissi che ero la ragazza di Giammarco mi disse “a si?! Beh capita”. Non la risposi neanche, la sua fama era ben guadagnata.

Sdraiata al sole capisco perché nonostante la sua fama fosse comunque “desiderata” non un centimetro del suo corpo non era modellato, nulla lasciato al caso, un costume che sembrava modellato sulle sue forme, un vero schianto. In quel momento mi vergognai del mio costumino yamamay comprato in saldo l’autunno scorso. Che poi devo dire che mi sta anche molto bene….. ma il suo è un altro pianeta, più che stoffa sembrava che l’avessero dipinto sulla sua pelle e lei non assumeva mai una posa scomposta, tutti i suoi movimenti, le sue pose erano sempre studiate.

Non so esattamente a cosa aspirasse, ma la sua povertà d’animo mi facevano ribrezzo.

Mentre ero assorta tra un libro e le riflessioni su questa squallida dea che mi trovavo affianco fummo avvicinate dai ragazzi che sudati come se avessero fatto una maratona ci invitarono a farci un bagno.

Ilaria, abbassando solo un pò la testa per far vedere che sotto ai mega occhialoni lei ci stava, disse, “voi andate io resto qui al sole”

Io invece non ci pensai due volte, ci tuffammo in acqua, Gianmarco dopo poche bracciate si appoggiò al bordo opposto della piscina, lo raggiunsi e gli chiesi che aveva Ilaria, aggiungendo che era una stronza e neanche di compagnia. Giammarco scoppiò a ridere e chiamò Stefano che con un paio di bracciate si avvicinò.

Stefano:” che attrattiva ha? Semplice è disposta a tutto! Non ha scrupoli, è una mangia soldi, basta un regalo o un invito e lei fa quello che vuoi”

Io:”praticamente una prostituta”

Giammarco:” non proprio, lei vuole acchiappare qualcuno di facoltoso e vivere alle sue spalle, ma per permettersi una vita e delle conoscenze che la introducano nel giro si comporta così. Non ci sta un accordo, è tutto tacito”

Stefano:”è una disperata, invidiosa senza cervello, l’unica cosa buona che ha è il fisico”

Io sono restia a giudicare le persone, uomini o donne che siano, ma per quel poco che ho visto la descrizione di Ilaria era corrispondente alla verità.

Stefano vedendomi interdetta, forse schifata, sorrise e di slancio arrivò all’altra parte della piscina facendo leva sulle braccia uscì dalla piscina, in quel momento non potei fare a meno di guardare i muscoli delle spalle, al di la del fatto che non è che mi sia tanto simpatico devo dire che ha un fisico che mi fa salire il sangue al cervello, Giammarco forse notando che non staccavo gli occhi di dosso mi abbracciò

Io:”che vuole fare?”

Giammarco:”non ne ho idea”

Il mio sguardo non si staccò da Stefano, volevo capire che intenzioni avesse.

Vidi Stefano avvicinarsi a Ilaria che era ancora stesa di spalle sul lettino intenta a prendere il sole, si avvicinò e le sussurro qualcosa all’orecchio, non so cosa le disse, ma rialzatosi le sciolse i laccetti del reggiseno e degli slip.

Ilaria non fece un accenno di resistenza, anzi, alzò il bacino per far sfilare la stoffa del costume da sotto al bacino, Stefano vittorioso alzò il braccio in alto stingendo il costume di Ilaria, mentre lei rimase come se nulla fosse sdraiata, come se la cosa non le riguardasse.

Per un momento incrociai lo sguardo di Stefano sorrideva ancora con in pugno il costume e impercettibilmente strizzò un occhio.

Non so come spiegare il mio stato d’animo, non ero eccitata o confusa, ero indifferente, mi eccitava più vedere il fisico di Stefano che sapere di lei nuda, non so, la cosa mi lascio del tutto indifferente.

Restammo per un pò a parlare in acqua uscimmo solo perché si era fatta una certa ora per pranzare. Ilaria non fece una piega, rimase tutto il tempo li, io mi occupai io del pranzo, nulla di complicato, solo una semplice insalata di pasta, mentre i ragazzi misero la tavola nell’area piscina.

Quando chiamarono Ilaria si alzò con estrema naturalezza e con estrema naturalezza totalmente nuda venne a sedersi a tavola.

Il pranzo fu tranquillo, discorsi normali e progetti per la serata, i ragazzi proposero di andare a ballare, qualche battuta sul fatto che lei fosse nuda, ma sembrava che per lei tutto questo fosse normale. Non che io abbia una vita “normale”, ma lei era completamente senza la minima inibizione.

Dopo pranzo disinteressandosi di sistemare tornò a sdraiarsi al sole, mi fermai a parlare con Giammarco mentre lavavo i piatti, gli chiesi come fosse possibile e se lui avesse mai approfittato di Ilaria, la risposta mi lasciò un pò amareggiata, mi disse che qualche volta era successo.

Ma come gli era venuto in mente di portare questa mignotta con noi.

Il discorso cadde cosi, senza risposta, con Giammarco ci mettemmo sul divano, fuori faceva veramente troppo caldo, non ci volle molto e ci addormentammo.

Non so quanto tempo dormii, ma quando mi svegliai non riuscivo a capire che ora fossero, Giammarco era ancora affianco a me che dormiva, uscii fuori scalza, di Ilaria e Stefano non c’era ombra, non ci feci molto caso, il sole picchiava ancora molto forte, forse saranno le tre e mezza forse le quattro, mi diressi verso la stanza per cambiare costume, avevo deciso che ok che lei aveva un fisico perfetto, ma io potevo esaltare di più il mio con un costume molto più “audace” che mi ero portata.

Percorsi il corridoio, ero uscita per pochi secondi fuori, ma poggiare le piante dei piedi sul pavimento fresco era un sollievo, sentii da subito dei rumori inequivocabili, dal corridoio in penombra si vedeva una porta aperta, pensai “cazzo almeno potevano chiudersi dentro”, ma voi ormai lo sapete io sono curiosa, ero scalza, e camminando il più silenziosamente possibile mi diressi verso la porta.

Non mi sbagliavo, erano sdraiati sul letto, Ilaria cavalcava Stefano.

Erano sdraiati di traverso sul letto, cosi riuscivo a vederli lateralmente, Ilaria a cavalcioni su di lui, con la schiena inarcata e la testa all’indietro, i suoi lunghi capelli che le arrivavano fino a colpirle il sedere. In quella posizione i suoi seni sembravano una collina perfetta sormontati da dei capezzoli dritti e talmente tanto duri che nonostante fossi a due tre metri massimo riuscivo a vederli distintamente. Giammarco era sdraiato con le gambe stese, con le braccia sulle ginocchia di Ilaria e nonostante fosse di lato si intuiva che aveva stampato in viso un sorriso di chi sta godendo.

Ilaria aveva movimenti sinuosi, più che su e giù faceva avanti e dietro strusciando la sua fica contro il pube di Giammarco.

Rimasi ferma sulla porta a guardare questa scena che per la lentezza dei movimenti sembrava a rallentatore, l’aria era satura di quell’inconfondibile profumo di sesso, quel misto di sudore e umori che ogni volta mi fanno perdere la testa.

Il colorito scuro di Ilaria risaltava sulle lenzuola bianche, cosi piegata si vedevano i muscoli delle gambe contrarsi e distendersi a secondando i suoi movimenti sempre uguali, avanti lentamente e dietro con più decisione. L’aria era satura dei loro odori, nonostante l’aria condizionata si sentiva un forte odore di sesso, tutto in quella stanza era come Ilaria, lento sensuale senza inibizioni. Restai li ferma a guardarli, vidi Ilaria aumentare i movimenti, le mani sul petto di Stefano, i movimenti farsi sempre più rapidi.

Aveva le mani sul petto di Giammarco con le unghie quasi a conficcarsi nella pelle, era ferma sulle mani, si muoveva solo il bacino, con la schiena inarcata muoveva il bacino avanti e dietro, era perfetta non solo nel fisico, ma anche in come faceva sesso.

La cosa che mi colpì di più fu Stefano, steso passivo a ricevere piacere, non so spiegarvi la sensazione, lui era lì a ricevere senza fare nulla e lei sembrava fare tutto ciò solo per farlo godere.

D’un tratto, il silenzio si ruppe, un urlo fuori da tutto ciò che avevo visto, un “AHHHH….” urlato, Ilaria aveva raggiunto l’orgasmo, vidi i suoi piedi contrarsi e le contrazioni del suo corpo, poi lunghi secondi di spasmi con respiri profondi.

Nonostante l’orgasmo, le sue contrazioni e l’urlo, non cambiò posizione, solo una cosa cambiò, girò la testa nella mia direzione, rimasi ferma, non perché non volessi scappare (ops beccata), ma perché dopo un secondo in cui mi fissò sorrise, era forse il primo sorriso che le vidi fare.

Ci guardammo per un paio di secondi, poi come risvegliata andai via, non so perché andai via sempre facendo attenzione a non fare rumore.

Arrivai nel salone, Giammarco era in dormiveglia, non so cosa mi prese, gli afferrai una mano quasi con forza lo feci alzare, mi girai attorno, lo spinsi dietro l’isola della cucina,

Giam:”ehi cosa fai?”

Neanche gli risposi, ero in preda ad una voglia pazzesca.

Lo feci appoggiare al marmo dell’isola, lo fissai dritto negli occhi, come se cosi potesse capire le mie intenzioni, gli diedi un bacio, scesi velocemente davanti a lui, mi inginocchiai senza troppi convenevoli gli abbassai il costume.

Il suo cazzo non ancora in perfetta forma mi si presentò davanti, il profumo del suo sesso mi inondò le narici, lo afferrai con una mano, tirai indietro la pelle scoprendo la sua cappella e tirando fuori tutta la lingua leccai la sua cappella, ero li per essere come Ilaria, volevo che lui godesse.

In quel momento volevo che lui esplodesse, che mi usasse per il suo piacere.

Lo infilai tutto in bocca, sentire la mia bocca piena di lui, della sua eccitazione mi fece uscire ancora più di testa, succhiai tutta l’asta, giocai con la sua cappella accarezzando con le mani le sue palle.

Volevo di più, volevo essere usata.

Tenendolo saldamente nelle mie mani, staccai la bocca da quel fantastico cazzo e mentre con il viso piegato

Io:”fottimi la bocca”

Credetemi, chi mi conosce mai potrebbe immaginare questo lato di me, delle volte ripensandoci anche io stento a riconoscermi.

Continuai a succhiarlo, lui non proferì parola, credo non avesse capito esattamente cosa volessi.

Gli afferrai le mani e me le misi sulla testa presento sulle sue mani per fargli capire cosa volessi, iniziò a spingere la mia testa, ma non era ciò che volevo, io volevo proprio che mi scopasse fino in gola.

Io:”basta essere gentile, fottimi fino in gola”

Giam:”cosa vuoi?”

Io:”trattami come tratteresti quella troia o non hai le palle di farlo?”

Non so, quelle parole lo colpirono nell’orgoglio, afferro la mia testa con decisione, di peso mi sposto con le spalle contro all’isola e finalmente iniziò.

Avevo la testa appoggiata ad un’anta dell’isola, le sue mani che reggevano la mia testa e finalmente spingeva con forza il suo cazzo nella mia bocca, senza premure, senza preoccuparsi, mi scopava fino alla gola.

Eravamo in cucina, io in ginocchio e lui davanti a me e visti i movimenti e i rumori della mia bocca si capiva che mi stava scopando. Sentii delle voci,

“Ehi noi torniamo in piscina”

e Giammarco rispondergli,

“io finisco qui e vi raggiungiamo”

E Ilaria esaltare ”l’avremo sconvolta”

Giammarco rispose senza nemmeno fermarsi, rispose senza smettere di spingere avanti e dietro il suo cazzo nella mia bocca, poi sentire Ilaria mi fece eccitare ancora di più, forse fu la consapevolezza di sapere che loro sapevano.

La mia mano destra scese l’ungo il mio corpo incontrando solo i laccetti del mio costume, scoprii un seno accarezzandolo, dalla mia bocca oltre gli inconfondibili rumori usciva anche tanta saliva che scivolava, direi anche copiosa sul mio corpo.

Mi fotteva la bocca fino in gola, non smise di scoparmela nemmeno quando iniziò a sborrare, sentii i suoi fiotti colpirmi direttamente la gola mentre i suoi colpi meno forti continuavano a colpire il fondo della mia bocca.

Quando finì di sborsare, non disse nulla, si sistemò il pantalone ed andò via.

Rimasi in ginocchio per terra, ero scossa ed eccitata, per la prima volta mi aveva fatta sentire come volevo essere.

Sarà da pazzi, ma quella sensazione di essere stata usata, mi eccitava di più di ogni altra cosa, mi sentivo appagata serena, ma allo stesso tempo ero tremendamente eccitata.

Dopo essermi sistemata e sciacquata nel lavello in cucina uscii fuori, Giammarco e Stefano stavano in piscina, mentre Ilaria aveva ripreso servizio sulla sdraio.

Mi sdraiai sulla sdraio affianco ad Ilaria, lei era nuda, non si era minimamente preoccupata di rivestirsi.

Mi ero scocciata di fare la ragazzina imbarazzata, cosi sciolsi il cordoncino del reggiseno, e rimasi a seno nudo.

Giammarco si vedeva che era arrabbiato, lo si leggeva in faccia, ed anche io ero scocciata dal suo atteggiamento.

Ilaria dal nulla, mentre io ero ancora assorta nei miei pensieri

“finalmente ti sei sciolta, delle volte una bella scopata schiarisce le idee”

Mi voltai lentamente, mi risvegliò dal mio mondo di pensieri.

“nessuna scopata”

“si? Accucciata in cucina mi sembravi molto impegnata”

“se proprio lo vuoi sapere gli stavo facendo un pompino”

Lo dissi con rabbia, il tono voleva trasmettere più un “che cazzi sono dei tuoi”.

Lei lo recepì immediatamente.

“Non sono stronza quanto tu pensi, e nemmeno quanto loro mi dipingono”

La guardai con occhi diversi

“e come sei?”

“sono meno fortunata di voi, vengo dal peggio della provincia e devo badare a me stessa”

“e quindi ti fai pagare?”

“non sono una troia, io un lavoro ce l’ho, sono una commessa da XXXXXXX”

“non mi sembra che qui ci sei venuta a vendere mutande”

“che c’entra? Mi piace la bella vita, mi piace scopare, e Stefano mi piace”

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23

Quella sera io e Silvì sul divano stavamo guardando un film, Gia era sulla poltrona vicino a noi più che guardare il film stava chattando con il ragazzo, da quando l’aveva conosciuto non faceva praticamente altro tutto il tempo. Io mi limitavo a guardare lo schermo, in verità non ero li in quel momento, ero ancora a bordo piscina, ero ancora assorta in quell’atmosfera che tanto mi faceva sentire sporca, e che quasi mi levava il respiro.

Silvì mi sfiorò il braccio “che ti prende” girai il viso “ehi che ti prede?” Non uscii dal mio mondo, le dissi solo “stanotte resta con me” mi guardò con uno sguardo interrogativo, quasi preoccupato, “ok resto”.

Mezz’ora dopo eravamo sul letto, le raccontai tutto, non era voglia di confidarmi, era la necessita di cacciare fuori ciò che era successo di come mi ero sentita, di quanto poi mi sia sentita sporca, di come in tutta la storia l’unica persone che salvavo era proprio Ilaria e di come la invidiavo.

Si perché la invidiavo.

Sono una ragazza all’apparenza normale, equilibrata, intelligente, molto carina, con un bel fisico, un viso d’angelo, una figlia modello, ma dentro sono un casino.

Amo il sesso, amo tutto ciò che mi fa sentire libera e mi fa godere fisicamente e mentalmente.

Amo gli uomini e le donne, amo dominare ed essere dominata, amo scopare ed essere scopata, amo essere sottomessa e sottomettere, io sono tutto ed il contrario di tutto.

Amo mostrarmi, amo essere desiderata, amo osare quando osare è rischioso, amo le follie che la mia libido mi spinge costantemente a fare per appagarmi

Io sono semplicemente innamorata dell’idea di essere un oggetto del desiderio.

Ecco, un oggetto, amo essere usata, ma devo essere io a decidere chi può usarmi e come usarmi, non lascerei mai decidere ad un’altra persona. Eppure nonostante tutto, quando mi trovo ad essere usata anche in modi che a mente fredda non permetterei mai è lì che trovo il maggior appagamento.

Ci alzammo, salutammo Gia ed andammo in camera, appena entrate Silvì mi si parò davanti

Silvì”allora che ti prende?”

Io:”ma no nulla solo qualche pensiero”

Silvì prese con una mano il mio mento e scosse il mio viso anche un pò rudemente,

Silvì:”no ora tu mi racconti tutto”

Io:”ok”

Silvì:”raccontami cosa ti è successo?”

Io:”cosa vuoi sapere?”

Silvì:”voglio capire perché stai cosi”

Io:”non lo so, non so cosa mi prende”

Silvì:”Mi vuoi raccontare cos’è successo durante il fine settimana con Giammarco?”

Mi divincolai dalla sua presa,

Io:”non siamo stati solo io e lui, ci stavano anche Ilaria e Stefano”

Silvì:”Stefano quello della festa?”

Io:”si”

Silvì:”e chi è questa Ilaria?”

Io:”è una ragazza, una loro amica”

Silvì:”e quindi cos’è successo”

Io:”sabato sera abbiamo bevuto molto, anzi per dirla tutta abbiamo incominciato presto a bere, Ilaria è bellissima e non lo so cosa mi sia preso, mi sono messa in competizione. Lei è perfetta, ed io mi sono sentita non lo so, mi sono sentita da meno”

Silvì:”non puoi fare così, non siamo a Benevento qui ci sono tante ragazze, non puoi essere sempre la più figa. Cazzo ragiona”

Io:”si lo so, i ragazzi preparavano la cena, e Ilaria ha detto che si andava a cambiare chiedendomi se anche io mi sarei cambiata. Siamo andate in stanza e io avevo portato solo un paio di vestiti, sai quello bianco corto con i due veli?”

Silvì:”si lo ricordo”

Io:”ho messo quello, ma poi sono andata in bagno e ho visto che Ilaria si stava truccando, aveva un vestitino a camicia bianco a righe cortissimo semi trasparente e teneva i bottoni avanti aperti era una dea, così sono tornata in camera e mi sono guardata allo specchio e…..”

Silvì:”e?? Dai non farti strappare le parole da bocca”

Intanto ci sedemmo sul letto, Silvì appoggio la schiena al muro ed io appoggiai la testa sulle sue gambe.

Io:”sai che quel vestito si divide? Mamma lo scucì per stringerlo e poi non ha più riunito i veli, cosi ho levato il velo sotto lasciando solo il sopra, ho levato anche il reggiseno”

Silvì:”ma non è trasparente?”

Io:”si lo è, molto trasparente, e mi si vedevano benissimo i capezzoli. Mi sono presentata cosi a cena, e devo dire che i ragazzi hanno molto apprezzato”

Silvì:”ok, ma non credo che stai cosi perché hai fatto vedere le tette in giro, non è la prima volta”

Io:”no, non è per quello. Abbiamo bevuto tanto”

Silvì:”me lo stai ripetendo cosi tante volte che mi stai facendo preoccupare”

Io:”per tutta la sera i ragazzi ci hanno riempite di complimenti, di battutine, eravamo allegri, ubriachi e felici. Ed io io, ad ogni battuta complimento mi eccitavo.”

Silvì:”Eli che hai combinato?”

Io:”insomma dopo cena ci siamo messi sulle sdraio e Ilaria e Stefano si baciavano e cosi anche io e Giammarco abbiamo iniziato a baciarci, poi una cosa tira l’altra e la situazione è degenerata.”

Silvì:”avete fatto un’orgia?”

Io:”più o meno”

Silvì dopo un lungo sospiro quasi a volersi calmare,

Silvì:”ok, eravate ubriachi eravate tutti consensienti, non c’è nulla di male, ora perché stai cosi?

Io:”perché mi è piaciuto, perché non so cosa mi prende in certi momenti. Mi eccito anche a ripensarci. Poi con Gianmarco i rapporti sono una palla invece sabato mi ha fatto impazzire”

Silvì:”ok parlaci e venitevi incontro”

Io:”e che gli dico? Senti, organizziamo delle orge che fare sesso con te è deprimente?”

Silvì:”addirittura deprimente?”

Io:”si”

Silvì mi accarezzava i capelli mentre in silenzio ci guardavamo, restammo cosi per qualche minuto

Silvì:”e quindi la mia sorellina fa le orge e si eccita al solo pensiero?!?!?”

Io:”scema!!”

Silvì:” e quindi sei eccitata anche adesso?” Neanche finita la frase che sentii la sua mano passare dai capelli fino a scontrarsi con il mio capezzolo destro da sopra la stoffa della canotta, trovandolo decisamente duro. Non dissi nulla, con il dito ci giocava disegnando cerchi attorno al capezzolo, quel leggero tocco mi mandò in estasi e iniziai a sentire la mi figa iniziare a bagnarsi.

Mentre lei continuava a torturare il capezzolo i nostri sguardi erano fissi l’uno nell’altro, durò qualche minuto, poi mi sorrise e sentii la sua mano lasciare il mio capezzolo e quasi a volermi tagliare la carne, tanto ero tesa, strusciava un’unghia lungo il mio ventre raggiungendo il pantaloncino.

Quando arrivò al pantaloncino quasi di scatto dischiusi le gambe.

Silvì:”continua”

Temporeggiai mentre le sue dita accarezzavano lentamente la mia fica

Io:”e poi….”

Le sue dita scorrevano lentamente sulle grandi labbra, lei fece per levare le mani, appena allentò la pressione con uno scatto le afferrai la mano

Io:”no ti prego continua”

Silvì:”e allora tu continua”

Io:”e allora l’abbiamo fatto noi su un lettino e loro sull’altro”

Silvì:”e questo che ti eccita tanto? Sei un lago sorellina”

Io:”ero sopra Giammarco, e ho visto Ilaria a piegata a quattro zampe con Stefano dietro, ho guardato Gianmarco e gli ho detto inculami”

Silvì:”ti piace proprio”

Io:”si mi piace, e Giammarco non se l’è fatto ripetere, si è messo dietro, ho sentito la sua lingua sul mio culo, e poi senza troppi complimenti me l’ha messo tutto dentro. Avevo le ginocchia sulla sdraio ed il viso sul bracciolo, Gianmarco spingeva come un forsennato mentre io mi godevo il corpo di Ilaria che aveva iniziato a cavalcava Stefano”

Silvì:”sei un lago, questa cosa ti ha eccitato proprio”

Io:”si, molto, ma non è finita cosi, Ilaria dopo un pò si è alzata, ha detto che non ce la faceva più ed è entrata in casa. Io ho chiesto a Gianmarco di sdraiarsi e mi ci sono impalata. Ero in estasi, era stupendo. Stefano ci guardava ed io lo guardavo mentre il cazzo di Giammarco entrava ed usciva da me”

Silvì:”sei un’esibizionista”

Ero ormai alle porte dell’orgasmo, afferrai la mano di Silvì e le spinsi dentro infilando con le sue anche le mie dita.

Io:” Stefano mi guardava ed io salivo e scendevo sempre più forte, poi ha detto una cosa tipo, e se io ti scopo il culo, almeno credo che abbia detto una cosa simile, io ho sentito solo culo”

Sivì:”ma dai che cazzo di faccia a chiedere una cosa simile”

Io:”non ho aspettato neanche che Gianmarco proferisse parola, urlai un si fallo”

Silvì:”cosa???”

Io:”si, dopo tanti discorsi, non ho aspettato un decimo di secondo prima di dire si”

Silvì:”e quindi lui ti ha…..?”

Io:”si insieme, mi sono trovata in mezzo a loro due un’altra volta”

Silvì:”ma tu sei pazza? Ci sei ricascata un’altra volta?”

Io:”ho sentito il cazzo di Stefano appoggiarsi sul mio culo, appena ho sentito la sua presenza mi sono fermata e mi sono ancora di più appiccicata a Gianmarco, sentivo che Stefano bagnava ancora di più il mio culo, poi ho visto lo sguardo di Gianmarco, era stupendo, l’ho baciato con passione mentre Stefano pian piano entrava dentro di me, non ho smesso di baciarlo fin quando non ho sentito tutto il cazzo di Stefano dentro al mio culo, a quel punto non ce l’ho fatta più, mentre lo baciavo ho emesso un gemito strozzato. Poi non ho capito più nulla, mi sentivo piena, mi sentivo scopata in ogni singola cellula del mio corpo”

Silvì:”ok, ok, ho capito”

Io:”non so cosa mi sia preso, e ricordo poco più di quello che ti ho detto. Credo di essere collassata ad un certo punto. Ho riaperto gli occhi e ci stava Ilaria seduta vicino, non mi ha detto nulla, mi ha passato un telo ed è andata via.”

Silvì:”non puoi fare così”

Io:”lo so, ma non è tutto”

Silvì:”Eli che cazzo hai combinato più?”

Io:”non giudicarmi, ti prego.”

Silvì:”non ti giudico” mi diede un bacio, fu dolce tenero, un bacio a fior di labbra, mi fece sentire rassicurata.

Io:”era tardi e Giammarco dormiva già, mi sono fatta una doccia e messa nel letto, ma non riuscivo a dormire”

Silvì:”ti sentivi scossa per quello che avevi fatto?”

Io:”no, non era per quello, ero irrequieta, agitata, mi giravo nel letto e Giammarco russava anche. Comunque mi sono alzata. Faceva anche caldo, sono andata in cucina e poi in bagno, avevo solo gli slip.”

Silvì:”ci stai girando attorno”

Io:”stavo facendo la pipì ed è entrato Stefano”

Silvì:”vabbè non si sarà sconvolto”

Io:”no, non si è sconvolto. Ha detto solo che doveva “pisciare”. Era nudo, è entrato e si è appoggiato al lavandino. Silvì non lo so cosa mi sia preso, lui mi fissava e io non abbassavo lo sguardo, il suo cazzo è diventato duro, si è avvicinato, non ha detto nulla. Era d’avanti a me nudo, io ho allungato una mano sulla sua coscia l’ho accarezzato fino ad arrivare al suo cazzo e l’ho impugnato eeeeee si insomma l’ho messo in bocca.”

Silvì:”e dopo quello che avete fatto non è nulla”

Io:”si, perché ho tradito Giammarco e poi non è finita li”

Silvì mi guardo come per dirmi continua, feci un sospiro profondo e continuai

Io:”mi ha preso per un braccio, mi ha girato e fatta mettere con le ginocchia per terra. Mi si è messo dietro, e mi ha inculcato per l’ennesima volta quella sera. Mi ha afferrato i capelli si è avvicinato all’orecchio e mi ha detto “Giù” stavo per sdraiarmi, ma mi ha fatto capire che voleva che andassi con il busto giù. Ho inarcato la schiena. Cazzo in quei momenti pensavo che se Ilaria o ancora peggio Giammarco avessero aperto la porta mi avrebbero trovata a quattro zampe con le braccia lunghe in avanti il viso ed i seni schiacciati sul pavimento del bagno mentre il migliore amico del mio ragazzo mi stava inculando. E sai una cosa? Questa cosa mi faceva eccitare ancora di più. Il cazzo di Stefano entrava ed usciva, era una furia. Spingeva sempre più forte e io con una mano ho iniziato anche a torturarmi il clitoride. Credo che facevo troppo rumore perché Stefano mi ha messo una mano davanti la bocca, e sai una cosa, ho iniziato a succhiargli le dita. Era una furia tanto che dopo una spinta mi sono trovata lunga sul pavimento. Lui senza che nulla fosse successo ha continuato, io godevo con le mie dita che entravano e uscivano da dentro la mia figa e che mi torturavano il clitoride, con le sue dita nella mia bocca che io succhiavo e mordevo come fosse un cazzo e con il suo cazzo nel culo. Silvì ho goduto da impazzire. Poi ho sentito i suoi schizzi dentro di me, lui si è fermato e mentre veniva come riflesso condizionato ho succhiato forte le sue dita, e ho infilato più che potevo le dita dentro la figa. Poi è rimasto li fermo dentro di me.

Era li fermo steso sopra di me con il suo cazzo che sentivo perdeva durezza nel mio culo. Poi mi ha detto “ora ti riempio il culo come non te l’ha mai riempito nessuno”.

Silvì:”è instancabile questo ragazzo”

Io:”ad un certo punto ho sentito qualcosa di caldo riempirmi il culo”

Silvì:”ma che cazzo dici??”

Io:”ho provato a levarmi, ma non ci sono riuscita, mi a pisciato nel culo. Quando ha levato il cazzo è uscito tutto fuori, si è lavato il cazzo nel lavandino si è abbassato vicino a me e mi ha detto “quando vuoi lo rifacciamo sei una gran bella puttanella” ed è andato via”

Silvì:”ma io a questo lo ammazzo”

Io:”sono rimasta per terra qualche minuto e ho continuato a toccarmi, ho avuto un altro orgasmo”

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24

Dopo quella serata decisi di mettere in pausa la mia storia con Giammarco, e decisi di fare chiarezza nella mia vita, cosi mi rifugiai tra le mie amicizie, anche se per lo più mi chiusi in casa, niente ragazzi niente corse nulla di nulla. Volevo un periodo per purificare e chiarire i miei pensieri.

Un pomeriggio Gia entrò in camera, era fine settembre,

Gia:”hei, sabato prossimo è il mio compleanno, ti va di venire da me a festeggiare?”

Io:”mercoledì torno a Benevento, ma certo, un pullman ci sarà per venire da te”

Passavo i giorni tra telefono computer e studio, vita sociale quasi zero se non per mia sorella che per lo più veniva a da me.

L’unica nota, per cosi dire di estraneità a quel mondo che dove mi ero rifugiata era Daniela che mi scriveva messaggi forse un pò troppo eccitata per il fatto che ci saremmo viste.

Mercoledì tornai a Benevento, sul treno iniziai a vedere come arrivare a casa di Gia il Venerdì, sapevo che lei avrebbe preso il pullman Venerdì pomeriggio e io cercavo un modo per non arrivare troppo prima di lei.

Trovai in stazione mi madre, fu naturale darle un forte abbraccio, erano due settimane che non la vedevo, lei fu anche alquanto sorpresa per questo gesto forse un po troppo prolungato, ma appena la vidi capii quanto in realtà mi mancavano i miei genitori.

La sera rifiutai di uscire con le mia amiche di Benevento, ero stanca e non avevo voglia di andare nei soliti locali o di girare per i vicoli.

Cosi dopo cena mi misi sul divano a guardare un film.

Verso le nove e mezza mi squillò il cell, era Gia, le risposi e mi chiese se avessi trovato un treno o un pullman per arrivare, ma nonostante avessi trovato varie soluzioni ancora non avevo deciso, poi mi disse che i Venerdì i suoi sarebbero venuti in mattinata a Pietrelcina per una visita turistica e che se volevo potevo farmi dare un passaggio. Ovvio che accettai, l’idea di fare due cambi e pregare per incastrare gli orari non mi piaceva e questa soluzione era la migliore.

Venerdì pomeriggio avevo appuntamento alle tre nei pressi della stazione, faceva un caldo incredibile, misi un abitino molto carino e bon ton con delle converse, cosi da non scandalizzare i genitori di Gia, mio padre mi accompagnò e dopo pochi minuti Daniela mi inviò un messaggio che stavano arrivando.

Vedere Daniela scendere dalla macchina fu una visione, nonostante la visita religiosa aveva un pantaloncino e una camicetta legata in vita che esaltavano ancora di più il dualismo tra corpo da diavoletta e visino d’angelo.

Ci furono i soliti convenevoli di rito, mio padre che si raccomandava, solite chiacchiere sulla gita e poi finalmente in macchina.

Il viaggio non sarebbe stato lunghissimo, un’oretta abbondante e saremmo arrivate io e Daniela ci sedemmo dietro, all’inizio il viaggio fu tranquillo, la madre di Daniela mi chiese degli studi del tempo libero non tralasciando qualche domanda velata sulla figlia. Ovviamente io feci un quadro della situazione molto casa e università tralasciando che Gia si era fidanzata e che spesso scompariva per giorni.

Dopo mezz’oretta finalmente quello che era diventato un quasi interrogatorio finì.

Daniela d’un tratto si sposto al centro, sporgendosi tra un sedile e l’altro, fino a quel momento aveva detto poche parole, stando quasi sempre con il cell in mano.

Si spinse con il busto tra i due sedili, era incredibile come fosse accentuato il suo vitino sottile.

Il padre la invitò anche a rimettersi a posto e che cosi mi avrebbe dato fastidio, ma disse che la macchina le stava facendo male ed io aggiunsi che non mi dava alcun fastidio.

Dani allungò una mano, e mi mostrò il suo cell, era aperto su whatsapp, era la conversazione con me, mi aveva mandato dei messaggi.

Presi il mio cell in effetti avevo la suoneria bassa e poi con l’interrogatorio della madre non ci avevo fatto caso, aprii la chat con Daniela.

Iniziai a leggere, il primo messaggio era dolcissimo, “sei bellissima, ti sarei saltata al collo, mi sei mancata” poi notizie come che avremmo dormito nella stessa stanza e che le dispiaceva che ci sarebbe stata anche “l’arpia”….. se lei sapesse che la “bacchettona arpia” spesso e volentieri spariva per stare con il ragazzo e che non credo passassero il loro tempo a guardarsi negli occhi.

Poi un video, ma prima un avvertimento ripetuto più volte “LEVA L’AUDIO” lo feci e feci partire il video.

Una visione, lei nella doccia completamente nuda e bagnata seduta atterra che si masturbava con il doccino, restai con gli occhi sbarrati era una visione. Reggeva il doccino che aveva messo sul piatto della doccia con un piede e con le mani si stringeva entrambe i seni.

Nonostante non potessi ascoltare i suoi gemiti riuscii perfettamente a capire quando ebbe l’orgasmo. Il video finiva con lei che mi mandava un bacio lanciandolo con la mano.

Le risposi, “sei un sogno, non ti dico che effetto mi hai fatto”.

A Dani, che era a meno di 10 cm da me, arrivò all’istante il messaggio, prese il telefono in mano. E scrisse “voglio capire che effetto ti ho fatto”. Avevo il cell in mano aspettando di risponderla, ma nulla. Vidi che poggiava il cell sul sedile e riposizionarsi in mezzo ai sedili anteriori, poi spostò la mano che teneva poggiata dietro al poggia testa e l’appoggiò sulle mie gambe, iniziò ad accarezzarmi le gambe, non che potesse arrivare chissà dove, ma il solo sentire la sua mano sulla mia pelle nuda mi provocò un immediato lago tra le gambe.

Mi accarezzò le gambe per qualche minuto, poi riprese il cell in mano, “voglio toccarti la figa” la mia risposta fu secca “tu sei pazza ci sono i tuoi” la sua risposta fu astuta “se non lo fai inizio a parlare del ragazzo di Gia” “come fai a saperlo” “fatti in avanti” che stronzetta, sapeva come farmi fare le cose.

Mi spostai in avanti, quasi arrivando a toccare con la testa il sedile avanti, tanto che il padre chiese se andasse tutto bene, cosi inventai che soffrivo un pochino la macchina, ma nulla di particolare, il padre propose anche di fermarci, ma dissi che per me non c’erano problemi e che tanto saremmo arrivate tra non molto. In un attimo di silenzio squillò il cell della madre squarciando quel silenzio e facendomi spaventare come se quel suono potesse far scoprire cosa stessimo facendo sul sedile di dietro. Era Gia che iniziò a parlare con la madre la quale parve anche agitata, quando finalmente riagganciò ci disse che Gia era ancora in facoltà e che non sapeva se sarebbe riuscita a prendere il pullman la sera. Mentre la madre ancora raccontava mi squillò il cell, era Gia che si scusò, ma che “sai com’è il professore……” insomma, solite storie di esami che durano una vita.

Dani a quel punto iniziò a fare delle domande alla madre ed al padre su come sarebbe tornata Gia sugli orari sulla festa di Gia del giorno dopo, sulla sistemazione e sul fatto che lei la sera aveva una festa di un’amica. La mamma iniziò anche a fare storie perché non le aveva detto nulla.

Un momento di trambusto che mi aveva quasi fatto dimenticare il perché io fossi quasi appoggiata con il mento sul sedile anteriore dove stava seduta la madre, ma a ricordarmelo fu Dani che senza che io me ne accorgessi aveva spostato la mano.

Appena appoggiò la mano sul mio ginocchio ebbi quasi un sussulto che fortunatamente non fu notato da nessuno. Dani continuò a parlare mentre la sua mano si insinuava sempre più tra le mie gambe.

Senza che lo facessi pensandoci aprii leggermente le mie gambe, Daniela lo prese come un invito o un’autorizzazione. Accarezzava il mio interno coscia strusciando le sue dita avanti e dietro, io avevo lo sguardo dritto cercando di non far trasparire dal mio viso lo stato pietoso in cui mi trovavo.

Stavo impazzendo, anche solo toccandomi la gamba mi stava portando a godere.

Poi un fosso, un salto, e la mano di Daniela che si ritrova tra le mie gambe.

Armeggiò con i mie slip non riuscendo a spostarli, passò a toccarmi da sopra gli slip beccando al primo colpo il mio clitoride, iniziò cosi a torturarmi disegnando cerchi attorno al mio clitoride, le mie mutandine erano indecentemente bagnate, credo che avessi il viso completamente rosso e non so se più per l’imbarazzo o per l’eccitazione.

Vidi Dani girare il volto e farmi una smorfia, non saprei come descriverla, sbarro gli occhi e serrò le labbra, difficile da descrivere la smorfia, ma cosa voleva lo capii subito.

Ero in macchina dei genitori della mia coinquilina mentre la loro figlioletta casta e pura mi stava toccando la figa, e con una smorfia mi aveva appena fatto capire che non si accontentava di farmi impazzire toccandomi da sopra le mutandine.

Non so cosa mi prende in certi momenti, alzai leggermente in sedere, e come per sistemarmi meglio afferrai lo slip da sopra il vestito e lo abbassai leggermente per poi risedermi.

Speravo che quel pò di margine in più avrebbe accontentato Daniela.

Lei face una cosa che a solo ripensarci mi fa uscire pazza, afferrò per il lato lo slip ed iniziò a tirarlo giù. Morale della favola?? Mi trovai con le mutandine tirate che quasi si vedevano da sotto al vestito, ma questo ebbe un altro effetto indesiderato da Dani, non potevo aprire come voleva le gambe e cosi dopo un’ennesimo sguardo, sfilai totalmente le mutandine pregando di non bagnare ne il vestiti ne il sedile della macchina e riponendole a velocità della luce nella borsa.

Dani non perse neanche un secondo, la sua mano si infilò velocemente sotto al vestitino, fu talmente veloce che con una mano evitai di rimanere con la gonna alzata e la figa all’aria.

Iniziò da subito a scoparmi la figa, con il pollice mi torturava il clitoride, mentre con l’indice ed il medio iniziò a entrare ed uscire dalla mia figa, ero un lago, tanto che si sentiva ogni tanto qualche rumore. Credo che lo avvertì anche Dani che chiese al padre di accendere la radio, appena l’accese esclamò “Bella questa alza il volume”.

Io stavo impazzendo, avevo la testa piegata, sudavo e ero totalmente rossa.

La madre disse che avrebbe potuto darmi fastidio la musica alta, non so come riuscii con voce “normale” a dire, “no, piace anche a me questa canzone”.

Appena la alzarono la musica Dani aumentò il ritmo, stavo per esplodere.

Le sue dita entravano ed uscivano, avrei voluto urlare tanto che stavo godendo.

Dani:”Mà apri un pò il finestrino che qui fa caldo”

Finalmente un pò d’aria fredda ed altro rumore.

Il mio orgasmo era vicino, ero completamente partita, non mi interessava più di nulla, aprii di più le gambe, non mi interessava che potevano beccarci io volevo solo l’orgasmo che Daniela stava per regalarmi.

Mi sentivo una troia nelle mani di una ragazzina.

Avrei voluto urlare il mio piacere, volevo urlare che la loro figlioletta tutta casa e chiesa mi stava regalando un orgasmo masturbandomi dietro le loro spalle.

A cosce aperte sul sedile di dietro della macchina ebbi un orgasmo incredibile, avevo il fittone che non so con quel forza riuscii a nascondere, ero talmente tanto sfatta che fu Dani a chiudermi le gambe.

La macchina rallentò che io ero ancora in uno stato pietoso, il padre si era fermato in un’arena di sosta. Quando parcheggiò avevo recuperato un pò di ritegno. Scesi dalla macchina la madre mi guardo “mi dispiace hai sofferto molto il viaggio. Dani accompagnala un po al bagno, che sembra un ò scossa” farfugliai delle scuse tipo il caldo ecc… Con Dani ci dirigemmo al bagno, presi la borsa solo per recuperare le mutandine.

Appena entrate in bagno Dani si chiuse con me nel box

Io:”che fai? Se viene tua madre?”

Dani:”no, starà fuori a fumare”

Mi saltò letteralmente al collo, mi strinse e finalmente ci baciammo.

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