Leggi qui tutti i racconti erotici di: Nebulus_Drake

Un afoso pomeriggio di luglio, mia moglie Monica alternava la tintarella con frequenti tuffi nella piscina di casa nostra, mentre io alternavo un po’ di lavoro nel mio studio con qualche bagno ristoratore.

Arrivarono le 17 e per Monica era ora di andarsi a preparare per uscire. Aveva concordato con un gruppo di suoi allievi e allieve di andare a mangiare la pizza in una località sul lago, ad una trentina di km da casa nostra.

Io, nel frattempo, rimasi a mollo in piscina, nuotando pigramente.

Dopo circa un’ora, vidi Monica attraversare il giardino e dirigersi verso di me. Era splendida, con i suoi shorts gialli attillati e la maglietta bianca a costine super aderente, senza reggiseno, che metteva in risalto n la sua terza misura scarsa che con quella maglietta sembrava una quarta abbondante. I suoi capelli biondi, il trucco e l’abbronzatura erano perfetti, uniti ai sandaletti con tacco alto e alla sua statura di 1,75, completavano la splendida immagine di Dea della Bellezza.

Esco quindi dalla piscina per andarle incontro a salutarla e, anche se il desiderio di toccarla era grande, non lo feci per timore di bagnarla. Si accorse della mia notevole erezione contenuta a malapena dai mie boxer aderenti del costume da bagno, al che mi prende il pisello tra pollice e indice attraverso la stoffa, mi da due o tre segate dicendomi: “Quando rientro dobbiamo fare qualcosa per calmarlo…”. Ricambia il mio bacio con un po’ di lingua, si dirige verso la sua macchina e mi manda bacetti mentre fa manovra per uscire dal cancello.

Rimango in piscina fino alle 20, ceno e guardo la TV, fino al suo rientro verso le 2, allorché sento aprirsi il cancello, la sua macchina parcheggiare e il rumore di tacchi che echeggia sotto il portico avvicinandosi all’ingresso di casa.

Entra ed è splendida come quando è uscita, con un sorriso smagliante mi viene in contro e mi bacia. Mentre posa la borsetta e le chiavi della macchina, le chiedo: “Com’è andata? Divertita?”

Lei risponde “Ohh amore, la serata era appena iniziata e già ero incazzata!”. Nel frattempo ci sediamo sul divano e lei è rivolta verso di me con le gambe raccolte sulla seduta del divano, mentre con una mano mi accarezza amorevolmente i capelli.

“Come mai?” dico io sorpreso, dato che, dal sorriso che aveva appena entrata, mi sembrava fosse andato tutto per il meglio.

“Eravamo d’accordo di trovarci tutti al parcheggio tal dei tali per le 19,30, poi saremmo andati sul lago tutti insieme. Alle 20 mancava ancora un po’ di gente perché in ritardo o non trovavano il posto; quando sono arrivati più o meno tutti c’era chi non voleva più andare al lago, chi gli andava bene il lago ma non voleva la pizza, chi la pizza sì ma non in quel locale… quindi, davanti a tanta indecisione, dato anche l’incredibile giro di telefonate e messaggi che avevano preceduto il ritrovo, nei quali sembravamo tutti d’accordo su meta e cibo, mi sono incazzata e ho detto che me ne sarei tornata a casa da mio marito.”.

“Salgo in auto, metto in moto, ma mi raggiunge Alex, sai quell’allievo così gentile, educato ma un po’ imbranato di cui ti avevo parlato?”

“Mi pare…” Dico io.

“Mi dice: ‘dai Monica, non ti arrabbiare, sai come è indecisa la gente…, sembra che vogliano andare da un’altra parte… ma se proprio ci tieni ad andare a mangiare la pizza sul lago e se ti accontenti della mia compagnia, possiamo andarci insieme noi due…”.

“Davanti a tanta carineria non ho saputo dirgli di no e gli ho detto OK, salviamo la serata”. Ho lasciato la mia macchina al parcheggio e siamo andati con la sua.”.

“Durante il tragitto abbiamo parlato e spettegolato sulle varie persone oggetto della mia incazzatura. Siamo arrivati sul lago, abbiamo parcheggiato e ci siamo diretti al locale che, con mia piacevole sorpresa, è un locale piuttosto raffinato per essere una pizzeria; moderno, ben arredato, con una bella atmosfera soft e musica chillout di sottofondo.”.

“Abbiamo ordinato un antipasto a base di pesce di lago e poi la pizza. Veramente tutto ottimo”.

“Mi ha chiesto della mia carriera di ballerina, interessandosi a tutto quello che mi è successo nel mio lavoro. A dispetto della sua imbranataggine nel ballo e nella guida, della sua timidezza e della sua relativa giovinezza (30 anni), Alex si è invece rivelato un brillante conversatore, un grande conoscitore della musica e del mondo dello spettacolo, specialmente di quello ‘dei miei tempi’”.

“Usciti dalla pizzeria verso le 22,30, torniamo alla macchina parcheggiata in riva al lago. La serata era splendida: il cielo era limpido e, nonostante l’ora, era ancora acceso dal bagliore del sole tramontato già da un po’. C’era un gran silenzio, le montagne che bordano il lago apparivano nere in controluce, punteggiate dalle luci delle case e delle strade che le adornano. Con la sua consueta gentilezza e un cenno di imbarazzo mi chiede se mi va di guardare ancora un po’ questo spettacolo prima di ripartire.”.

“Acconsentii volentieri, dato che finalmente l’afa opprimente di quella giornata era cessata per lasciare spazio alla più fresca brezza proveniente dalle montagne circostanti. Dopo qualche minuto durante il quale stiamo in silenzio a guardare il lago, Alex, un po’ meno imbarazzato, inizia a farmi qualche timido complimento sul mio aspetto di stasera, dato che non mi aveva mai visto vestita ‘in borghese’ ma solo con l’abbigliamento da palestra.”.

Io iniziavo ad eccitarmi ed ero veramente ansioso che Monica proseguisse…

“Mi ha detto che, anche se era completamente sobrio (aveva bevuto l’aranciata con la pizza), era comunque ubriaco della mia bellezza. Io ho cercato di schernirmi e gli ho detto che, pur essendo consapevole della mia avvenenza, non pensavo di sortire certi effetti su di un giovane come lui…”.

“La sua imbranataggine e goffaggine in un attimo sono spariti. Mi si avvicina sicuro, mi guarda dritto negli occhi e mi ritrovo la sua mano che mi tocca la patatina sopra gli shorts…”.

“Coosa?” Dico io, fingendomi sorpreso e incredulo, cercando di celare la mia enorme eccitazione di fronte a quanto mi raccontava e che speravo che così andasse a finire…

“Ma sì…”, continua lei, “mi ha piazzato la sua mano proprio lì e ha iniziato a ravanarmela di brutto sopra gli shorts…”. Io dentro di me ero al settimo cielo ma fuori perduravo nella mia simulata sorpresa, rimanendo a bocca aperta come un pesce appena pescato…

“Capisci che io sono rimasta allibita! Mai mi sarei aspettata una tale azione da Alex, così educato ed impacciato in tutto che sembra essere il clone di Jerry Lewis…”.

“Ma ti sei ripresa dallo stupore? Come hai reagito? Immagino che gli avrai mollato uno sberlone da cappottarlo…”.

“Macché! Lo sbigottimento è durato solo qualche istante. Sarà che ho sempre nutrito una certa tenerezza per quell’imbranatone e ho sempre apprezzato la sua grande educazione e il suo garbo, sarà stata quella splendida atmosfera della serata, che insomma…”.

“Che insomma? L’hai lasciato fare?”

“Ohh amore, sì, l’ho lasciato fare.., anzi, gli ho reso anche più facile la ravanata, scostando un po’ le gambe che prima erano unite mentre ero appoggiata al cofano della macchina ad ammirare il lago… e così gli ho permesso di portare più in profondità la mano sulla mia patatina…”.

La mia erezione aveva raggiunto livelli che reputavo impensabili ma non volli fare o dire nulla per non ritardare il prosieguo del suo racconto.

“Con la sinistra mi ha abbracciato sulla vita, un po’ per dimostrarmi tenerezza, ma anche, penso io, per poter esercitare maggiore pressione sulla mia patatina con l’altra mano.”.

“Dopo qualche minuto di quel trattamento ero già parecchio eccitata e ho avvicinato la mia bocca alla sua affinché percepisse meglio il mio ansimo di godimento che cresceva. Lui mi guardava con dolcezza senza osare di baciarmi. Io non desideravo baciarlo ma ogni tanto gli toccavo un labbro con la punta della lingua. Penso che non osasse ricambiare, forse pensava di aver già chiesto troppo a me e alla sua buona sorte.”.

“Al crescere dei miei sospiri rispose slacciandomi gli shorts e infilandoci la mano fino a raggiungere nuovamente la mia patatina, fasciata da un liscissimo e sottile perizoma in lycra aderente. Prosegue a toccarmela ma ora la liscezza del perizoma gli facilita lo sfregamento. Poi rallenta, chiude leggermente la mano a cucchiaio. Adesso ho la mia patatina completamente chiusa nella sua mano a cucchiaio, mentre con l’indice mi stuzzica il clitoride con movimenti circolari ora più leggeri, ora più decisi”.

“Amore… ero in un lago… ‘al lago’”, dice spiritosa. Rido e le sorrido, togliendomi dalla faccia il finto stupore e, guardandola sua complice, la lascio proseguire.

“Non saranno passati più di due minuti che mi avvicino al suo orecchio e riesco solamente a sussurrargli ‘ohhh vengooo…’ prima che un orgasmo squassante mi attraversasse tutto il corpo come una saetta. Non riuscii a trattenere gli spasmi ed ebbi parecchie contrazioni che si ripeterono diverse volte. Quasi non stavo più in piedi e avevo la mente che volava e si perdeva tra quel cielo stellato e la sua mano che continuava ad accarezzarmi, ora molto delicatamente per accompagnare gli ultimi sussulti del mio orgasmo, quella mano che ora sembra aver riacquistato tutta la timidezza di Alex che, se da un lato accenna compiacimento per ciò che mi ha appena provocato, dall’altro sembra essere tornato alla sua realtà di imbranatone, gentile ed educato.

“Riprendo il controllo della mia mente, lo guardo con dolcezza, gli sorrido e dico ‘Accidenti che sorpresa!’. Mi guarda modesto, mi sorride anche lui. Mi riassetto e riallaccio i pantaloncini, mi do una aggiustatina ai capelli. Intanto lui mi apre galantemente lo sportello della macchina, mi fa salire e accompagna la chiusura della porta…”.

“Quindi avete preso la strada del ritorno…” dico io, interrompendola.

“Beh, amore, non subito…”.

“E cioè?” La incalzo, fingendo di cessare la mia complicità con una vena di incazzatura e di malcelata curiosità.
Per timore della mia giustificabile arrabbiatura per quello che stava per raccontarmi, la voce di Monica si fa un po’ più delicata, un po’ da bambina, mi fa qualche moina, gli occhi dolci, mi si avvicina di più e inizia ad accarezzarmi una coscia.

Prosegue: “A sua volta entra in macchina e sta per inserire la chiave nel cruscotto ma io gli fermo la mano, gli tolgo le chiavi che appoggio vicino al cambio, gli accarezzo il petto attraverso la camicia guardandolo con dolcezza…“.

“Avevi deciso di fartelo?” la interrompo.

“No amore, non volevo farmelo, giammai, ma vedi… capisci che…”.

“Cosa vedo, cosa capisco?”

“Beh vedi amore…” la sua voce diventava via via sempre più sdolcinata… ”vedi… mentre mi toccava la patatina portandomi a quell’orgasmo squassante…, beh… io… un po’ glielo ho toccato il pisello… attraverso i pantaloni…, ma perché ero così eccitata che non è che sapessi bene cosa stavo facendo… per cui, ho sentito che ce l’aveva veramente duro…”.

Al che Monica inizia a passarmi una mano sul mio pacco che non stava più nei pantaloni e che mi doleva in maniera pazzesca…

Prosegue: “Ce l’aveva duro quasi come il tuo adesso… Ma ti sei eccitato sentendo che ho fatto la porcellina?”

“Vedi un po’ tu…” rispondo.

Riprende cercando di slacciarmi il bottone dei jeans e nel frattempo mi abbassa la cerniera: “ti dicevo… ho pensato che avesse bisogno di svuotarsi anche lui… ho pensato: ‘che carino, mi ha fatto godere e non ha nemmeno fatto cenno a voler essere ricambiato’, ho pensato che non osasse chiedermelo ma ne avesse tanta voglia…

“Sai amore, mentre stavo venendo non solo glielo ho toccato così di sfuggita come facevo prima mentre mi ravanava, ma glielo ho proprio preso in pugno attraverso i pantaloni e ci sono rimasta aggrappata fino a quando il mio orgasmo non si è esaurito…”.

E brava la mia porcella…, pensai.

“L’ho guardato con dolcezza e l’ho invitato a reclinare completamente il sedile. Io ho fatto lo stesso… gli ho slacciato i pantaloni… insomma, ora, mentre te lo descrivo, faccio a te quello che ho fatto a lui, così capisci bene…”.

Adoro queste sue uscite, frammiste di ingenuità, un po’ di zoccolaggine e ironia, non so quanto involontaria l’una, l’atra o tutte e tre insieme… Boh! Ma, tra me e me ho pensato “Vediamo che cavolo ha combinato la porcellina…”.

“Una volta abbassatigli i pantaloni mi si è presentato, in tutto il suo splendore, il suo enorme pacco, avvolto nei boxer bianchi aderenti che delineavano perfettamente le forme del suo pisello sopra le sue palle piene di sperma che sembravano voler esplodere, della cappella e delle rugosità delle vene…”.

“Ho iniziato così a massaggiarglielo con il palmo della mano aperto, ogni tanto stringendoglielo per assaporarlo in tutta la sua durezza, poi scendevo e gli accarezzavo dolcemente le palle con movimenti circolari, ogni tanto gli facevo qualche grattino con le unghie nel loro mezzo, e questo lo faceva sussultare di piacere, poi gli ho fatto qualche grattino leggero sulla cappella e un po’ più decisa lungo l’asta.”

Intanto che raccontava, Monica mi faceva esattamente le stesse cose che stava descrivendo. Non pensavo di poter resistere a lungo senza sborrarmi nelle mutande, ma con tutta la mia forza di volontà dovevo trattenermi, non volevo sembrarle meno resistente di Alex che non era ancora venuto nonostante il trattamento che stava ricevendo da quella grande masturbatrice che è Monica.

“Alex rimaneva immobile e non osava chiedere niente, ma con lo sguardo mi implorava di tirarglielo fuori dai boxer. Per cui l’ho accontentato, gli ho abbassato lentamente i boxer e il suo turgido pisellone è scattato fuori come una molla. Non ho avuto bisogno di lubrificarlo perché era già fradicio di liquido pre-ejaculatorio”.

Monica tira fuori anche il mio e prosegue: “Ho iniziato a segarlo con movimenti lenti ma profondi, su e giù, così, su e giù, a cui alternavo un movimento rotatorio, come quando usi la manetta della moto… Ho proseguito per un po’ così, su e giù, lento ma profondo. Volevo farlo stare sulla corda ancora un po’ il mio imbranatone, ma non vedevo l’ora di fargli vedere come e quanto sono brava a far godere un uomo. La misura la darà la sua sborrata.”.

Anche io non vedevo l’ora che Monica mi facesse scaricare tutto lo sperma di cui ero pieno e che cercavo di trattenere con sempre maggiore difficoltà, immaginando la mia bellissima moglie mentre masturbava un pisellone che non fosse il mio e a mia insaputa.

“Gli ho chiesto se era in grado di resistere ancora… Messa da parte la sua consueta modestia, mi dice che non ha assolutamente problemi a resistere ancora per almeno altri dieci minuti e che VUOLE resistere ancora così a lungo. Al che mi viene spontaneo fargli un sorriso beffardo e gli dico ‘Non mi conosci bene, signorino. Io sono tra le più abili masturbatrici che siano passate su questo mondo e ti faccio venire nel momento che decido IO, non quando puoi o vuoi tu!”.

“’Dai, prova a farmi venire adesso se ci riesci!’, mi sfida…. Al che metto in pratica la mia mossa numero… boh, non ricordo: gli stringo il pisello un po’ di più vicino al glande, faccio scorrere la mano fino in cima in modo che non sia più scappellato, gli stringo la pelle del prepuzio tra il pollice e l’indice fermandomi così per un paio di secondi, poi un potente e rapidissimo su e giù per due o tre di volte stringendo in modo deciso, di nuovo la pelle del prepuzio tra il pollice e l’indice fermandomi per altri due secondi, infine rapida scappellata finale. Ho sentito chiaramente lo sperma sgorgare dal profondo delle sue palle e scorrere velocissimo lungo l’asta verso il glande; dopo un istante, ohh amore…, gli è partita una schizzata violentissima. Il primo enorme spruzzo lo ha scavalcato completamente ed è andato ad impiastrarsi sullo schienale del sedile posteriore, il secondo e il terzo schizzo sono finiti in parte sul poggiatesta del suo sedile e in parte direttamente sulla sua faccia, e il resto della sborra gli ha allagato la pancia e l’ombelico, finendo anche sulla sua camicia.”.

Inutile ripetere che avendo subito lo stesso trattamento di Alex, sono venuto anche io con una spruzzata colossale che però, data la posizione in cui stava Monica, con la sua testa appoggiata alla mia spalla, non è finita sullo schienale del nostro divano, bensì direttamente sul viso di Monica che, senza fare una piega per lo sperma che aveva ora sul viso, ha proseguito la sua meravigliosa sega fino a quando non mi si è ammosciato, continuando comunque a massaggiarmelo e proseguendo il suo racconto…

“Alex è rimasto senza parole con una faccia completamente ebete, con una espressione frammista di sorpresa ed incredulità per come ero stata capace di farlo sborrare quando ho deciso io e, dall’altra, era completamente estasiato dall’enorme goduta che ero stata in grado di provocargli e che penso proprio non abbia mai provato prima.”.

“Lo feci calmare segandolo dolcemente ancora un pochino mentre si stava ammosciando. Poi glielo lasciai e recuperai il pacchetto di fazzolettini che avevo tirato fuori dalla borsetta e già predisposto sopra il cruscotto appena salita in macchina… sai amore, come fanno le zoccole che sono certe dell’effetto che produrranno sul cliente le loro effusioni…”.

A quelle parole mi balenò un lecito interrogativo: “Ma come fa Monica a conoscere i gesti consuetudinari delle zoccole?” Non credo proprio che abbia mai fatto la zoccola. Quanto a gesti consuetudinari, considerando l’impareggiabile bravura di Monica a masturbare il pisello, non è difficile credere che abbia provocato molte centinaia di sborrate per acquisire una tale abilità.

“Inizialmente tirai fuori due o tre fazzolettini e glieli porsi, uno lo usai io per pulirmi la mano impiastricciata del suo seme appiccicoso, poi osservai la situazione ‘sperma dappertutto’ e diedi fondo al pacchetto passandogli il resto dei fazzolettini avanzati che però non bastarono a ripulire il tutto.”.

Finì di pulirsi, si ricompose rialzandosi boxer e pantaloni, prese uno straccio dalla tasca della portiera, scese dalla macchina, aprì lo sportello posteriore e si mise a pulire lo sperma che aveva impiastricciato il sedile posteriore. Mentre Alex puliva ripresi a guardare il lago, compiacendomi di quanto fossi stata, ancora una volta, così brava a far godere un uomo, poi guardai la mia mano, le mie belle dita lunghe e affusolate con le unghie perfettamente laccate, quella mia mano e quelle mie dita che erano così abili a far godere i piselloni, anche i più resistenti e massicci. In un istante mi passarono per la mente centinaia di immagini delle centinaia di sborrate che avevo provocato con le mie arti masturbatorie. Ma non mi sentivo troia, mi sentivo invece una benefattrice che ha reso felici tanti uomini….”.

“Finalmente Alex finì, per quanto gli fosse stato possibile, di pulire i sedili e, senza dire niente, immerso nuovamente nella sua imbranataggine, accese la macchina e partimmo per rientrare a casa.”.

La strada verso casa di Monica e Alex prosegue nel prossimo racconto.

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