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Mio suocero – 7° Sensazioni e certezze, lettere e vicine

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Mi scostai, ma il cane continuava a cercare il mio pube e anche a… lambirlo!
Oddio… Feci fatica a convincermi ad allontanarlo, col suo naso umido che mi sfiorava la fica.

Al secondo piano, la donna scese e, come la cabina ricominciò la salita, l’uomo posò il cestello d’acqua sul pavimento e poi strattonò l’animale: «Lo scusi, sa… è il periodo che vanno in calore, ha presente? Brick, stai giù!»

«Sì, sì, capisco… ho presente…» e nella mia mente scorrevano le immagini che da bambina avevo visto di due cani che lo facevano e… sognai di essere io a placare le pulsioni di Brick, lì, in quel preciso momento, mentre il pacioso tizio guardava!

La cabina si fermò e l’uomo scese col suo cane, augurandomi la buona sera.

A cosa mi stava facendo pensare, lo stato di eccitazione che avevo? Sognavo ogni tipo di congiungimenti, perfino di… animali!
Mi venne un istintivo moto di repulsione e sentii un groppo acido risalirmi in gola.

Arrivai al mio piano, scesi ed aprii la porta di casa.

Buongiorno Dottor Paolo.

Sono Stefania, una collega di quella stupida puttanella di Monica ed ho intuito quanto lei sia sottomessa.

Interrogandola, anche per capire gli spazi di manovra che avrei potuto ritagliarmi, la Monica (che d’ora in poi chiamerò ‘schiava’, se a Lei non disturba) mi ha detto che è sottomessa a Lei, suo suocero, che Le ha raccontato del nostro primo incontro e che Lei le ha detto di comunicarmi il suo apprezzamento, di cui La ringrazio di cuore.
Amo sottometterla, umiliarla… al limite anche sessualmente (ma non nei miei confronti) esporla… sputtanarla, se mi consente il termine; unica controindicazione, non vorrei che in ditta la sua disponibilità anche sessuale, provocasse nocumento al rendimento lavorativo dei colleghi. Questo è il motivo per cui, al momento, mi trattengo dal sovraesporla.

Veniamo al motivo per cui Le scrivo questa nota: avevo pensato di modificare il suo aspetto, ma essendo la Sua schiava, mi è sembrato più corretto ottenere prima la sua approvazione.

Pensavo, prima di tutto, di farle eseguire una epilazione laser quasi totale (in altre parole dal collo in giù, lasciandole cioè solo sopracciglia e capelli; Lei avrebbe qualcosa in contrario a questa mia intenzione?
Poi mi piacerebbe farle fare qualche tatuaggio, qualcosa che renda evidente la sua essenza (Tipo un ‘ENTRATA LIBERA’ sul pube, con una freccia verso il suo sesso… cose del genere), ma ovviamente mi adeguerò alle sue preferenze.
Cordialmente sua
Stefania”

Gentilissima Stefania.
Per cominciare, amo poco le formalità e quindi direi di accantonare l’uso del Lei e delle maiuscole. Spero che non ti offenda che un vecchio (che penso potrebbe esserti padre) si prenda la libertà di cominciare a darti del tu, prima che tu glie lo consenta!

Sono contento che la schiava (accolto il tuo suggerimento!) possa essere controllata e diretta anche sul lavoro.

Grazie alle mie conoscenze, posso fare in modo che quella mezzasega di mio figlio stia lontano per il tempo che desidero… Vorrà dire che, per sdebitami, concederò l’uso della sua dooolce mogliettina alle persone alle persone con cui devo sdebitarmi.

Marco, suo marito, gode della mia massima disistima: l’ho sorpreso -molti anni fa!- a far cose che non approvo ed adesso che si è sposato e che sono finalmente diventato padrone del mio tempo, voglio fargliela pagare.

Avrai forse notato che la schiava aveva poche tette e un sesso seccosecco; ho cominciato a farle assumere ormoni orali che le hanno già fatto crescere i seni e bombare il pube; da oggi, ho anche portato ormoni intramuscolo che comincerò ad iniettarle, rendendola anche sempre più sessualmente famelica.

Continuando così, arriverà ad avere un paio di tettone da vacca, che sarà anche possibile mungere (se l’informazione può essere di tuo interesse!) ed una fica gonfia, pronta a farsi sprofondare dentro cazzi di ogni taglia.
Conto anche, compatibilmente coi miei impegni, di portarla da un amico che le farà delle iniezioni di botox nelle labbra.

Quando giudicherò che la schiava è instradata ormai sul cammino giusto, mi occuperò anche di quella mezzasega di suo marito.
Non pensare che io sia un padre snaturato: la mia ex moglie ha ammesso che Marco non è figlio mio, ma il frutto di un suo tradimento andato avanti oltre un anno.

Torniamo a noi: sono d’accordo con l’idea di epilarla… sarà interessante anche per verificare l’effetto prima di… di rifare la procedura di epilazione (ne saprai di più tra qualche tempo, scusami) e per adesso sono favorevole alla tua idea di farla tatuare, anche se preferirei che, in questa fase iniziale, i suoi tatuaggi non fossero evidenti, quando è normalmente vestita.
Mi intrigherebbe (piccola vanità, lo ammetto!) che -per esempio- su una natica avesse un tatuaggio con scritto (all’incirca, mi fido di qualunque soluzione tu voglia far applicare!) “Schiava di…” E poi -per esempio- le nostre iniziali intrecciate, P ed S.
Penso che dopodomani arriverà abbastanza stanca sul lavoro: domani sera dovrà aiutarmi a ringraziare i primi amici che hanno aiutato ad allontanare suo marito.

Un abbraccio

Paolo”

«Eccoti, troia!» Entrai in soggiorno mentre stava piegando il foglio che aveva scritto; appoggiai sul tavolo le chiavi e le buste, prima di sfilarmi la polo.

Lui prese col solito grugnito le chiavi che mise in tasca e poi una delle buste, dove mise il foglio e poi la sigillò, dandomela e dicendo semplicemente «Per la padrona Stefania»

Si fece portare il famoso pacco e da dentro prese un enorme fallo finto (“cazzo finto, mi scusi padrone!”) che mi infilò nella fica.
Poi mi fece piegare sul tavolo e, tenendomi i dildo davanti, mi piantò il suo grosso uccello nel culo. All’inizio mi faceva un po’ male ma, col tempo, il dolore passò e cominciai a provare piacere.

Alla fine sì sfilò, mi ingiunse di succhiarlo e, mentre lo facevo, venne e mi disse di ingoiare tutto, fino all’ultima goccia ed io venni, obbligata ad ingoiarlo, mentre ancora il grosso cazzofinto mi restava piantato in fica e il mio più piccolo movimento veniva ripreso dalla sua massa, che perciò si muoveva dentro di me come se… rimbalzasse, regalandomi sensazioni d’estasi.
Dopo aver preso fiato per una decina di minuti, il mio padrone mi fece, con delle grosse siringhe monouso, quattro iniezioni ai seni ed alla… fica e mi impose di prendere le tre famose compresse giornaliere.

Fatto ciò, se ne andò, come suo solito.
Mi misi a fare un po’ di ordine in casa ma, man mano che passava il tempo, mi sentivo sempre più eccitata.
Stavo riflettendo sull’idea di andare a pulire i vetri delle finestre, anche lavorando dalla balconata e ovviamente nuda, quando sentii suonare alla porta.

Come sempre, indossai l’accappatoio ed andai ad aprire, sperando che fosse un uomo…

magari famelico come un lupo!

«Ciao tesoooro, scuusami… Volevo fare una torta, ma mi sono accorta di avere pochissssima farina… Puoi mica imprestarmene un po’, per favoooore?»

«Oh… oh sì, Liliana, vieni…» Nessun fustacchione, purtroppo: solo Liliana, la vicina dell’appartamento di fronte, una simpatica quarantenne separata e (confidato da lei, ridacchiando) con facilità a socializzare con le persone… sopratutto uomini.

La precedetti verso la cucina, tenendomi chiuso l’accappatoio con la sinistra.

«Scusami tesoro: ti ho mica disturbata mentre stavi andando a farti la doccia?» Mi disse con tono contrito, tanto che mi sentii in dovere di rassicurarla.

«Ma no, Lili, tranquilla» mi girai verso di lei, sorridendole.

«Sicura? Perché lo vedo, sai, che sotto sei nuda…» disse, donandomi un sorrisetto ambiguo e facendo un passo avanti.

«Ma ti… ti disturba, che sia così… nuda sotto l’accappatoio?»
Fece una risatina: «Ma no, figurati… in sauna ne vedo fatte in ogni maniera, di donne nude! Anche se… raramente ce ne sono carine come te…» disse, guardandomi fissamente occhi negli occhi ed allungando una mano, fino a toccarmi il petto, nell’area del decolté, con le punte delle dita.

Mi sentii sciogliere ed ero pronta a lasciarmi fare qualunque cosa da lei.

Avendo visto che non reagivo, era arrivata ad appoggiarmi il palmo sul petto e poi, facendo scendere la mano, era arrivata a forzare i lembi che tenevo dell’accappatoio… che lasciai sfilar via dalla mia presa.

La sua mano scese allo stomaco, all’ombelico e poi giù, piegando le dita e pettinandomi il ciuffo del pube, sempre studiando l’espressione del mio viso.

«Certo che… che con un così bel corpicino, potresti far felici moti uomini… Perché ti piacciono gli uomini, vero?»

«Sì sì… -la rassicurai- … mi piacciono molto…» le sue dita addosso mi provocarono un involontario brivido di piacere e credo che mi strinsi un attimo il labbro tra i denti.

La sua mano risalì, con esasperante lentezza, dal pube al fianco, scoprendomi ancora di più.

«Sai, io ho molti amici… e ne conosco un paio che farebbero pazzie per una bella ragazza come te…»
Alzò le mani ed afferrò i risvolti dell’accappatoio, scoprendomi i seni e poi allargandolo ancora.

«Lasciati guardare, così ti potrò raccontare meglio come sei…» e mi fece scivolare giù dalle spalle l’indumento.

Mi prese una mano, me la alzò sopra la testa e capii che dovevo piroettare lentamente, per mostrarmi in ogni parte.

«Sei molto più attraente di quanti pensassi, tesoro: non immaginavo, tra l’altro, che tu avessi così tanto seno… non sembrava!»

Sorrisi timidamente «No, è… che sto facendo una cura… ormonale per.. per svilupparlo, ecco»
«Ah, ecco… Stai troooppo bene! Ai maschi piace giocare con le tette!» Disse, ridendo.

Poi mi guardò ancora, assorta: «Sai… alcuni dei miei amici amano anche… beh, metterlo dietro alle belle donne come te… Avresti problemi, se te ne presentassi qualcuno che ama fare queste cose?»

I miei sensi erano in ebollizione, DOVEVO fare qualcosa, non riuscivo a dominarmi…

Le presi la mano e me la appoggiai dietro, sul buchino «No, come senti è… è già stato usato…»

Sentii le sue dita che, in contrasto col tono un po’ esitante e discorsivo della voce, forzarono le entrate sia del culo che della fichina, affondando facilmente in questa, bagnata com’ero.
«Oh! Ma sei eccitatissima! -annuii, torturata dalla voglia- Ma senti… E se… e se facessi una telefonata e chiedessi ad un amico o due di venire a conoscerti… ADESSO!… Ti dispiacerebbe?»
Mi guardava con espressione affabile, ma vedevo che il suo piede batteva nervosamente sul pavimento; poi si guardò la mano, luccicante dei miei umori e vidi i suoi occhi guardare nella stanza, cercando qualcosa per ripulirsela.
«No, per nulla, anzi!» dissi, mentre le afferravo la mano e cominciavo a lambirla.
Lei mi lasciò fare per una trentina di secondi, ma poi si riscosse: «Allora aspettami: vado a casa a fare un giro di telefonate e vediamo se qualcuno può venirti a conoscere subito…»
«E.. e come devo vestirmi?» Chiesi, senza sapere come dovessi regolarmi.

«Oh, tranquilla! Io torno subito, ma comunque andavi beniiiissimo come mi hai aperto!»

Tornò dopo cinque minuti, mentre dialogava allegramente con qualcuno al cellulare; poi terminò quella chiamata e ne iniziò un’altra facendomi segno di “Dopo! Dopo!” con la mano.

Alla fine posò il cellulare sul tavolo e… «Dai! Fammi vedere la camera ed il bagno, che sia tutto a posto! Non vorrai mica farmi fare brutta figura coi miei amici, vero?»
Negai con la testa e la accompagnai nella sua ispezione.
Mi fece -letteralmente!- buttare nell’armadio un paio di gonne che mi ero provata quella mattina, cambiare le lenzuola ed il copriletto e mettere alcuni asciugamanini da bidé sui comodini; poi in bagno, a cambiare tutti gli asciugamani: «Lo vedo che sono puliti, tesoro, ma adesso si vede bene che sono appena usciti dall’armadio, dai!»

Ed io annuii, travolta da questa specie di uragano che era la mia vicina.

Tempo dieci minuti, squillò la sua suoneria: rispose brevemente, dicendo il piano e chiudendo subito la comunicazione; poi socchiuse la porta e, quando l’ascensore arrivò al piano, lei uscì sul pianerottolo ad accogliere festosamente qualcuno, che poi pilotò in casa mia.

Era un uomo tarchiato, non bello anche se vestito con una certa ricercatezza: mi scrutò dalla testa ai piedi e chiese: «E’ lei?»
Liliana, sorridente, venne verso di me e confermò: «Sì, è lei… ti piace?» e mentre lo chiedeva, mi faceva cadere a terra l’accappatoio e poi, tenendomi per un braccio, mi fece girare su di me.

«Sì, bella fica! Come da accordo…» disse l’uomo e, con la coda dell’occhio vidi che dava qualcosa a Liliana che lo ringraziò e poi mi disse di accompagnarlo in camera.

Come entrammo (nella MIA camera! Mia e di mio marito!) il tizio si spogliò rapidamente e si buttò sul letto: «Dai troia, che non ho tempo da perdere! Succhiamelo!»

Ed io lo succhiai e poi mi misi alla pecorina, come mi disse lui e finalmente lo sentii entrarmi dentro; Stavo cominciando a godermi la penetrazione, quando con un grugnito lo sentii scaricarsi dentro di me.

Si sfilò, prese un asciugamanino e ci si ripulì sommariamente, poi si rivestì sommariamente, mi chiese «Dov’è il cesso?» e poi ci andò, col cazzo mollo e le palle tenute in mano.

Incrociai lo sguardo serio di Liliana che però subito mi sorrise: «Sei stata brava! Dai, che tra poco arriva un altro amico!»
«Ma io…» provai a dire, mentre il tipo passava e mi dava una manata sul culo dicendomi «Sei stata brava! Tornerò!», facendo un cenno di saluto a Liliana e andandosene.

«Ma tu cosa, tesooooro? Non sei stata contenta di aver conosciuto questo mio amico?

Dai, datti una sciacquata, che tra un po’ ne arriva un altro: per oggi, poi, te ne presenterò ancora altri due!
Per domani, invece…»
«No, Liliana, scusami… Domani sera ho… mio suocero…»
«Ah, ecco! Va beh! Ma intanto stasera i miei tre amici li conoscerai, vero???»

La rassicurai e dopo poco, si ripeté la scena di prima: questo era più giovane, più alto, più peloso, ma i gesti, le parole, le richieste e la fretta erano gli stessi… come anche gli altri due.

Non ero arrivata ad un dirompente orgasmo, ma era stato pur sempre piacevole e guardai, con uno sguardo riconoscete, la mia vicina, che mi guardò e sorrise (ma solo con la bocca!) che mi disse: «Sei proprio la mia gallinella con le uova d’oro, sai? Ciao tesoooro, buona serata, riposati mi raccomando!» e poi mi lasciò sola.
Andai a farmi una lunga doccia, insaponandomi tutta accuratamente.

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