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Gli uomini da Alma – Cap. 7

Amore

Caro Diario, sono infelice! 

Forse è stata l’eccesso di euforia, la tensione dei giorni scorsi a provocare il ribaltamento di umore, questo stato di prostrazione, di assenza di ogni desiderio. Mi sento svuotata, depressa, insoddisfatta. Sono chiusa qui, in camera mia, catatonica, dopo aver dormito tutta la mattina di ieri. Stanotte non ho chiuso occhio. Sono rimasta sdraiata sul mio letto guardando il soffitto. Ho visto i primi chiarori dell’alba, poi la luce del giorno che filtrava dalle tapparelle; ora sono poco più delle otto di sera e mi sono alzata per scrivere queste note. Non ho fame, non ho sete, non desidero nulla. Non vado neanche in bagno dopo le prolungate abluzioni liberatorie dell’altra notte. Sì, mi sentivo immonda.
 
Che nausea…! Notte scellerata!
Eppure, tanto desiderata, costruita, voluta; si è materializzata come previsto nel mio copione. Solo l’entrata di Teo non era prevista, ma, in fondo, era auspicata e l’ho gradita molto. L’unica parte che ha destato il mio interesse. Dovrei essere contenta, invece sono quasi al limite della disperazione. Disperata perché non ho altre valide alternative; d’ora in poi tutto diventa routine. Ti dico le mie riflessioni a cosa hanno portato.
 
Il mio uomo è una checca poderosa, disponibile a farsi “allargare” da chiunque glielo appoggi in mano. Il mio amante è più perverso e aperto di una cloaca romana e chi l’ha forzato sono io. Oh, che tremendo destino! Non potevo accontentarmi del mio maritino, anche se impotente? Invece no! Bisogna calcare la mano, spingere il destino, forzare la realtà e arrivare al punto di non ritorno! Sto tra due finocchi.
 
Vaglielo a far capire a quello stronzo di mio marito che è solo un rottame umano assatanato dal desiderio di essere posseduto! Mi viene da piangere, ma, allo stesso tempo, covo un rancore sordo contro di lui. Mi consola soltanto la certezza che mai, purtroppo per lui, potrà assaporare il piacere sottile che prova una donna nell’essere concupita, nel donarsi all’amore di chi la desidera, di emanare i profumi del coito, di sentirsi riempire l’utero del liquido seminale come una coppa di champagne frizzante.
 
Quelle bollicine salgono al naso fino a soddisfarla  per la sua capacità di ricevere. No! Non è certo la stessa cosa che prendesi un randello nel sedere e cercare di sostituire la presa di una “patatina” bollente con quella di un culo amorfo e sfondato. Sale la nausea di tutto quanto! Credo che non mi soddisferà più neanche il buon Teo, al punto in cui si è depravato. Cercherà solo Marcella perché sa che può dargli il sostituto drogato della mia passera e sfogare così la violenza che reprimeva con me, quando lasciavo che mi possedesse. 
 
La delicatezza che aveva nei miei riguardi mi dimostrava l’amore che riversava in me, non certo la  ruvida concupiscenza che usava con Marcella, per un fantoccio privo di sentimento. Che dilemma! Cosa mi resta da fare? Devo metterne a parte la mia migliore amica, chiederle consiglio. Sfogarmi con qualcuno che mi risponda! Lucia  è tanto buona, giudiziosa senza essere manichea. Lei mi saprà consigliare per il meglio. Ne sono sicura. La chiamo, ma non adesso; avrà da fare. È quasi l’ ora di cena. Fra un’oretta andrà bene. 
 
Adesso ho voglia di un po’ di poesia. Dunque…vediamo cosa cercare qui. Dovrebbe esserci… Eccolo! E ciò che mi serve: Alina Reyes…“È l’amore”.
 
Et ce que je veux c’est l’amour,
l’amour insouciant et celui qui remet tout en question,
celui qui fait renaître,
l’amour-passion, l’amour de loin, le fin amor,
celui qui vous force à vous dépasser,
l’amour platonique, l’amour sexuel,
l’amour léger, l’amour sombre, l’amour lumineux,
l’amour tendresse,
l’amour fidèle, l’amour infidèle,
l’amour jaloux, l’amour généreux,
l’amour libre, l’amour rêvé,
l’amour-adoration, l’amour mystique, l’amour-pulsion,
l’amour qu’on fait, l’avant, le pendant et l’après-amour,
l’amour qui brûle, l’amour pudique,
l’amour secret, l’amour crié,
l’amour qui fait mal au ventre, l’amour qui fait bon au ventre,
l’amour qui paralyse et celui qui donne des ailes,
l’amour à mort, l’amour à vie,
le premier amour, l’amour perdu,
l’amour blessé, le prochain amour,
parce qu’il n’y a pas de modèle,
parce qu’il faut inventer ses amours,
inventer sa vie…..
E ciò che voglio è l’amore,                                                                l’amore spensierato e quello che rimette tutto in discussione,  quello che fa rinascere,
l’amore passionale, l’amore lontano, il fine amore,
quello che vi costringe a superarvi,
l’amore platonico, l’amore sessuale,
l’amore lieve, l’amore oscuro, l’amore luminoso,
l’amore tenero,
l’amore fedele, l’amore infedele,
l’amore geloso, l’amore generoso,
l’amore libero, l’amore sognato,
l’amore adorazione, l’amore mistico, l’amore istintivo,
l’amore che si fa, il prima, il durante e il dopo l’amore,
l’amore che brucia, l’amore pudico,
l’amore segreto, l’amore gridato,
l’amore che fa male al corpo, l’amore che fa bene al corpo,
l’amore che paralizza e quello che dà le ali,
l’amore a morte, l’amore a vita,
il primo amore, l’amore perduto,
l’amore ferito, il prossimo amore,
perché non ci sono regole,
perché è necessario inventare i propri amori,
inventare la propria vita
Già va meglio!

Dildo

Caro Diario, oggi ho fatto l’amore! ╚ stato spontaneo, agevole, delicato come Reyes descrive. 

Non puoi immaginare con chi. No, non con Teo, né con Marcella. Ieri ho chiamato Lucia, sì proprio lei. Te l’avevo preannunciato. È sempre così carina e comprensiva con me. Abbiamo fatto una bella, lunga chiacchierata come sappiamo fare noi donne. E devo dire che mi sono sentita completamente a mio agio con lei. Abbiamo ripreso come ai vecchi tempi.
 
Dunque, l’ho invitata a prendere un tè per oggi pomeriggio alle cinque. Puntualmente si è presentata. È sempre di una bellezza che non sfiorisce mai! Culo alto e sodo e respingenti bene in vista e tesi, una serica pelle bianca e una boccuccia di fragola. I capelli li portava a caschetto, neri come l’inchiostro, e questo mi ha fatto dubitare un po’ sulla loro autenticità. Preliminarmente abbiamo nuovamente parlato del più e del meno. L’intesa era perfetta come sempre.
 
Le ho raccontato con dovizia di particolari le mie ultime avventure e il mio stato di malessere attuale, soprattutto, i  dubbi sul futuro. Si è dimostrata molto partecipativa, attenta e comprensiva. Si è veramente dispiaciuta per la svolta negativa della storia. Mi ha commiserata teneramente; mi ha parlato con dolcezza. Ho capito che si era eccitata ad ascoltare quelle ripetute, deliranti copulazioni. Poi, intenerite dal sentimento che si stava instaurando fra noi, siamo passate alle carezze e, di lì, alle vie di fatto. 
 
“Baciami Tesoro!” l’ho pregata. 
E lei ha acconsentito prontamente: “Sì!Amore mio.” 
“Toccami…!” ho implorato con occhi languidi. 
“Torturami, mia Padrona!” fremendo, ha risposto. 
Ciascuna, febbrilmente, spogliava l’altra. Gonna e  pantalone, via; camicetta e magliettina, a terra; via i reggiseno, uno dopo l’altro; slip e pizzo volavano, rincorrendosi, prima di afflosciarsi in un angolo lontano della camera. 
 
L’aria si impregnava del profumo della pelle nuda che cominciava a congestionarsi per le palpazioni scambievoli. Carni ben curate, ancora giovanili, tirate a lustro da trattamenti di bellezza e da esercizi ginnici ai quali è giocoforza sottoporsi. Finalmente ci gettiamo nello scontro corpo a corpo. La nostra è danza, non combattimento. Lei mi guarda negli occhi, prima di scendere, accarezzandomi il ventre, soffermandosi intorno all’ombelico per poi risalire lungo le costole. 
 
Si sofferma sul cuore, sotto il seno, per ascoltare il battito che si fa più rapido. Le palme delle sue mani sostengono il mio seno, lo sfiorano, lo stringono, lo manipolano quasi a sprimacciarlo con delicati movimenti come un guanciale di piume, mentre il pollice e l’indice giocano, sfiorando con i capezzoli. Una stretta dolorosa, piacevolmente dolorosa; subito la presa s’allenta per cancellare il moto di dolore, mentre lo sguardo sprofonda nel mio, l’uno perso nell’altro. Elettrizzante, arriva ai miei centri nervosi che, prontamente, rispondono alle sollecitazioni. Afferro con la bocca un suo capezzolo, lo succhio, lo mordicchio, mentre lei sostiene la coppa del seno per offrirmelo, per tenerlo fermo nella struggente presa che l’esalta. Freme, si muove piano; non si sottrae.
 
È come se sprofondassimo nei nostri intimi giardini segreti per rubarne il frutto. Con lo sguardo ci rendiamo conto di essere l’una il complemento dell’altra. Affondo le dita fra la seta dei suoi morbidi capelli e attiro la testolina verso di me; verso la mia bocca. Le labbra si sfiorano, si toccano, si massaggiano. La bacio con un french-kiss profondo, mentre lei continua a palpeggiarmi le mammelle. Di tanto in tanto stringe, leggera, i capezzoli, inturgiditi, ormai, irretiti dai suoi tocchi studiati. 
 
L’aureola comincia a rilevarsi in due dischi, supportando il turgore dei capezzoli che si sono ispessiti e protesi verso l’oggetto delle mie attenzioni. Provo l’indolenzimento del loro turgore che accentua l’eccitazione. Le mie dita, intanto, corrono a titillarmi il “grilleto” con frenesia. Non resisto! E lei continua a leccarmi i seni, la fica, i glutei, mordicchiandoli nei punti più eroticamente sensibili, più morbidi. 
 
Tra fremiti e tremori, è iniziato il delirio. Le palpebre sono pesanti, si chiudono, e smanio dal desiderio. Voglio essere riempita! Ci sfreghiamo la passera. La prego,con suoni gutturali e a gesti, di indossare lo strip a doppia funzione che affiora dal  cassetto aperto del mio comodino. Lei, prontamente, segue il consiglio per il reciproco piacere. Afferra il dildo; lo lega febbrilmente alla vita. Le dita tremano, imprecise nell’innestare lo strumento. Riesce a inserire il lato meno voluminoso nella vagina a sfregarle la clitoride, mentre le cinghie sostengono l’estremità in lattice che le ballonzola davanti col suo enorme fallo. Avanza ginocchioni sul letto verso di me, pronta ad aggredirmi con la sua mazza in lattice.
 
“Prendimi…!” le sussurro consegnandomi a lei, precipitandomi sulla sua spada che mi trafigge nel punto da me più agognato. Gli scossoni si susseguono. Mute, le bocche spalancate dal piacere, godiamo nelle profondità delle nostre visceri. Come assatanate si massacrano di sesso. 
Sprofonda in me, agevolata dal mio movimento che amplifica le fitte di piacere attraverso lo strumento che ci congiunge. Mi infilza in un moto continuo; mi strappa le visceri con quel membro posticcio; mi scava dentro. È un turbinio di sensazioni che ci squassa. Azioni e reazioni ci lasciano sempre più indifese davanti al reciproco possesso che ci scuote.
 
Quante volte abbiamo goduto, quanti orgasmi ci hanno mozzato il fiato, quante volte abbiamo gridato: “Basta, basta…ti prego,…basta…!” e quante volte abbiamo continuato, protervamente, in cerca di quell’acme che ci folgorasse, mentre, bulimicamente, ci ingozzavamo di sesso fino all’inverosimile. Entrambe affannate, entrambe assetate, stravolte, finché un’esplosione pirotecnica ha mandato in tilt i circuiti e, in una girandola di sensazioni estreme, la giostra si è arrestata. Lacrime di piacere rigavano i volti.
 
I petti ansimanti cercavano di ventilare gli alveoli dei polmoni resi asfittici dall’intensità del piacere. Bocconi, ci stringevamo la mano. Il cervello, annebbiato, cercava di ottimizzare le forze rimaste per soddisfare i minimi vitali richiesti dal corpo che pretendeva riposo. Nude, una accanto all’altra, siamo rimaste, strette la mani, in attesa di risalire la china, risanare i nostri sensi, inceneriti dall’ultima rapida fiammata che consuma.
 
Appena è stato possibile, un sorriso ha illuminato i nostri volti; abbiamo ripreso a conversare con naturale spigliatezza; con l’usuale verve. In quel momento Amore ha spiccato il dardo con l’arco, tracciando la via da percorrere, rischiarando la comune strada.
 

1 commento

  1. poesia nella pesia_poesia pura e con una paetica assai intrigante!

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