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Gli uomini di Alma – Capitolo 8

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“Senti Alma,- e mi guardò negli occhi – devo confessarti che negli ultimi tempi le mie pulsioni mi spingono sulla via della lussuria. Tu conosci Alberto, così allegro, così compagnone, bene…, un po’ per gioco, un po’ per scommessa, ha cominciato a parlarmi di incontri con altre coppie. All’inizio ero restia. Sai, timidezza, riservatezza, paura della novità, mi costringevano a negarmi a tali prove estreme. Così le consideravo: prove estreme. 
Indubbiamente lui ci ha saputo fare e con leggerezza, mi ha proposto di andare a ballare con una coppia che aveva conosciuto. Questo succedeva tre mesi fa. Da allora ne abbiamo già conosciute due di coppie e stiamo in trattative per la terza a distanza di tre mesi. Debbo dire che, se ti accontenti… godi. Nel senso che il risultato è stato pienamente soddisfacente, se sei capace di superare naturali remore, scrupoli e pregiudizi. In fondo, siamo tutti fatti nello stesso modo!” cominciò a raccontarmi, Lucia.
 
Ascoltavo in silenzio, ma, a quel punto, intervenni: “Io non lascerei per nulla al mondo il mio Teo! E, per quanto riguarda Giorgio, è diventato una mia concorrente…!”
“E qui ti sbagli! – mi riprese Lucia – Non devi partire con l’idea che un uomo non ti tradirà mai. D’altronde ne hai avuto una riprova proprio con Teo che è corso a infilzare il tuo uomo a… spada tratta, appena ne ha avuto l’occasione. Non devi escludere nulla a priori, ma essere aperta a tutte le novità. È questa la predisposizione giusta per accettare quel che ti capita. La casualità, la naturalezza dei gesti, le occasioni che , di volta in volta, si aprono davanti a te sono infinite. E tu non le puoi governare. È come giocare in un mare in tempesta che in ogni momento, in ogni istante della tua vita può inghiottirti in un gorgo improvviso per poi restituirti al mondo, rigettandoti sulla spiaggia, esausta, ma salva, con tanta voglia di ricominciare. Diventa quasi una malattia.”
 
La guardavo in un misto di preoccupazione e di stupore. Non l’avevo mai vista così entusiasta di un rapporto sessuale. E cominciai a sentire anch’io lo stimolo a desiderare di tentare la strada che mi proponeva. Comunque cominciai ad obiettare: “Non so… Mi affascina quello che mi proponi; e forse sarebbe opportuno per tirarmi un po’ su dalla situazione in cui mi trovo…, ma sarà opportuno? Voglio dire che non sono convinta che un’ammucchiata di tal genere potrebbe garantirmi una… piena soddisfazione. Potrei trovarmi difronte agente sconsiderata… volgare… meschina…”
“Tesoro, non devi avere timori. Ti comprendo; ne avevo anch’io quando abbiamo cominciato, ma Alberto sa quello che fa e sta molto attento a scegliere le persone giuste. E poi, non è detto che si vada subito a concludere. Potrai valutare, selezionare e archiviare se ti troverai in disaccordo. Siamo fra persone mature! Quello che dovresti fare è convincere Teo a un incontro di approccio. Non parlo di Giorgio,perché, al punto in cui è arrivato, ti seguirà sempre a occhi chiusi, cercando di ricavare il meglio dalle situazioni che dovrà affrontare. Ormai è una baldracca a gratis.” – e rise, contenendosi per delicatezza nei miei confronti.
 
Alea iacta est. Avevo deciso e così ci dedicammo a stabilire un piano di azione; a noi donne piace filare orditi e trame.
“Per iniziare, dovrò informare Alberto e organizzare una giornata nella mia villa in montagna. Sai, quella in zona Dolcepiano. Molto tranquilla, circondata da alberi di alto fusto, con barbecue e piscina esterna, non molto grande, ma giusto per rinfrescarsi nelle ore più calde del giorno. Non sei mai venuta? La vedrai. – non mi dava il tempo di rispondere se non a segni per la fretta di finire quello che stava proponendo – È su due piani, più tavernetta. Ha quattro camere da letto, due grandi e due più piccole al primo piano, mentre al pianterreno c’è l’open space grande tutta la casa con l’angolo cottura e, soprattutto, il grande camino centrale a 360 gradi. È molto comoda, ti piacerà.”
 
Non vedevo l’ora di visitarla. Ma lei continuava. Non so se fosse immersa nella programmazione o era il frutto di idee visionarie. 
“Ora, io vorrei stabilire delle regole. Una comunità ha bisogno di regole! – la guardavo incredula che andasse così avanti, vendendo la pelle dell’orso prima di averlo ucciso – Innanzi tutto stabiliremo che vi sia una Regina che comanderà su tutti e un primo consigliere che la coadiuverà. Potremmo stabilire che possa essere una fra le donne a turno o come vorremo fare. Non ho ambizioni in tal senso, anche perché dovrà architettare le varie trappole da tendere agli uomini, che dovranno sempre obbedire.”
 
“Scusa, – intervenni – ma non ti pare di correre un po’ troppo? Dovremo trovare chi è consenziente, prima.”
“Non ti preoccupare, carina, so io a chi rivolgermi. Te lo comunicherò per tua tranquillità e valuteremo insieme. Dopo di che andremo di sera e ci concederemo una notte di …relax prima del grande balzo.”
“Non so quel che hai in mente, ma il programma mi stimola. Ok!” – conclusi e riprendemmo a chiacchierare del più e del meno, ricordando i vecchi tempi insieme, ma con un occhio ai nuovi che si prospettavano stimolanti. Quando ci salutammo mi lasciò in uno stato di ansiosa euforia. Non vedevo l’ora che i piani si realizzassero.
 
Quella notte cominciò a martellarmi il desiderio che Marcella venisse a condividere il mio letto. Avevo bisogno di sfogare i miei istinti. Non l’avvisai. Dopo una mezzora che ci eravamo ritirate nelle nostre stanze, ondate di desiderio assalirono i miei sensi, finché non cedetti. Indossai il negligé corto senza nulla sotto e andai in camera di Marcella. Da brava femminuccia era intenta a spandersi le creme di bellezza sul viso, i capelli raccolti in una fascia turbante verde smeraldo, in tinta con il colore della lacca per le unghie. Era struccata. Solo in parte riconoscevo i tratti del mio (ex)uomo.
 
“Avanti…!” – sfottè quando era già arrivata a metà stanza. Presi una sedia accanto alla toilette, girai la spalliera verso il travestito e mi sedetti a cosce larghe. Ero sicura che avrebbe visto nella mia patatina, dentro fino al rosso della carne che si offriva ai suoi occhi.
“Bella, come sempre!” – mi complimentò, mentre continuava a massaggiarsi gli zigomi. La vestaglietta era discinta e si vedeva il petto completamente implume, cioè glabro, e il capezzolo che spuntava, ben grosso, sormontando la collinetta mammaria gonfiata a forza di estrogeni. Ormai era in avanzato stato di trasmutazione.
 
Notò il mio sguardo che, per quanto furtivo, aveva adocchiato la protuberanza in divenire. Si guardò il seno, lo scoprì e chiese, come se ne stesse parlando da tempo: “…che ne dici? Ti piace?” – con voce volutamente in falsetto. Stava recitando la parte della femmina e ci riusciva magnificamente.
“Sei una bella manza…! Lo stai diventando sempre di più.” – dissi come se fossi distratta dal pensiero che mi assillava.
“Cosa ti angustia, Tesoro?” – disse con aria preoccupata, sospendendo il massaggio del viso.
“Sai, Amore,…” – in quel momento mi venne da confessarle le divagazioni del pomeriggio con Lucia che lui conosceva molto bene. Le dissi tutto. Si mostrò profondamente interessata. Mi prese le mani fra le sue, come fosse una vecchia amica che provava partecipazione al mio racconto. Ero smarrita, dubbiosa.
 
“Tesoro, ma è splendido!” – concluse la mia confessione con una esplosione entusiastica – “Amore, non ti preoccupare, sarò sempre al tuo fianco, la tua amica fidata, confidente e ti consiglierò al meglio. Non preoccuparti Piccolina, la tua Marcella ti proteggerà e parteciperà con te a tutti gli incontri, finché ne sentirai il bisogno. Aaamooree mio!” – mi prese la testolina e mi baciò.
 
Provai un fremito, come già avevo sentito con Lucia, e mi si incendiò la passera. Con gli occhi tristi gli, acc., le chiesi: “Amore, mi faresti compagnia questa notte?”
“Ma ceerto Tesoro mio! Come potrei rifiutarti un piacere così grande da condividere.” – e prendendomi la mano con la sua, arcuò il polso in modo del tutto femmineo, e si alzò, invitandomi a seguirla – “Nel tuo o nel mio?” – e indicò il letto lì accanto, rivoltando il palmo della mano con l’indice rovesciato verso l’alto.
“Andiamo nel mio…”- la pregai.
“Ma ceerto, cara! È più comodo il tuo.” – e, abbracciata a me, si dimenò con le anche alternando il passo, ponendo i piedi uno innanzi all’altro. Era una vera troia! Sapeva come eccitare gli uomini e non solo loro.
 
Di tanto in tanto, nel corridoio, si fermava per prendermi le guance con una mano, stringendomi delicatamente le labbra e baciandole. L’assecondai; mi faceva salire su di giri. Il turbante sul capo si sciolse liquefacendosi ai suoi piedi e mostrò degli splendidi capelli,non molto lunghi, ma ben curati.
 
Quando, finalmente, giungemmo in camera, si sfilò la vestaglietta, lasciandola cadere sul pavimento e si sedette sulla poltroncina di vimini. Per meglio dire, si accosciò con le gambe ripiegate sotto di lei. Nuda era bella! Le spalle larghe le teneva curve in modo da ingentilirle, mettendo in evidenza le mammelle in formazione che apparivano più grosse di quanto in effetti non fossero. Il ventre si adagiava mollemente come fosse di burro, senza grasso in eccesso, mentre il monte di venere nascondeva, pudicamente, sotto le chiappe il tubero che occupava il posto della patatina, unico eccesso in quella sinfonia femminile. Dalle anche provocanti fuoriuscivano le lunghe cosce tornite, mentre i polpacci, pressati, sopportavano armoniosamente il peso del corpo. La caviglia,abbastanza affusolata, ingioiellata con un filo di catenina dorata, lasciava libero il lungo piede nervoso dalle unghie smaltate. Il corpo era meravigliosamente privo del più piccolo pelo!
 
Come aveva fatto a trasformarsi in un bocconcino tanto appetitoso? Aveva impiegato parecchio tempo; mai avrei creduto possibile una trasmutazione del genere! Accrebbe la mia voglia di possederla. Marcella mi fece cenno di avvicinarmi a lei. Gettai l’unico capo di lingerie che ornava il mio corpo e mi avvicinai, rallentando felinamente il passo. Sembravo un leopardo che s’avvicina alla preda. Mi prese la mano con le sue dita rivolte verso le mie e mi accompagnò ad accoccolarmi ai suoi piedi. Poi stese la gamba, poggiando le dita del piede contro la sponda del letto e mi fece capire che voleva che glielo baciassi.
 
Cominciai a leccarle le unghie una alla volta, scendendo con la lingua fra gli interstizi delle dita e provocandole la sensazione di solletico che lei si sforzò di reprimere, ansando leggermente. Procedetti sotto la pianta, provocando la reazione dell’accartocciamento a cui Marcella resistette, non senza produrre un certo tremore della gamba e una leggera torsione del busto. Risalii verso il polpaccio e sulla tibia, fino alla rotula. Stavo per affrontare la coscia, quando il mio occhio scovò il magnifico gingillo che si protendeva semi turgido fra le gambe. La caratteristica forma a banana le conferiva le sembianze di un appetitoso frutto proibito.
 
Salii ancora leccandole la coscia, mentre con la punta delle unghie della mano scorrevo in su e in giù le cosce ala ricerca dei punti più sensibili. Ora Marcella ansimava, piegandosi ancora di più in due. I capezzoli ondeggiavano su di me, mentre si contorceva. Proditoriamente balzai sulla cappella che ondeggiava sulla sommità dell’asta e la imboccai. Ebbe un moto di piacevole sorpresa. Il calore della mia bocca permeava il salsicciotto che aumentava di consistenza, pur non raggiungendo la durezza che ricordavo un tempo. Gli estrogeni avevano la loro parte di colpa.
 
Era bello scendere e salire lungo l’asta rigonfia, fino alla corona intorno al glande; titillane le papule; tornare giù, per risalire dal lato del prepuzio e battere la lingua a lungo sul frenulo. Lei si agitava sulla poltroncina, pur mantenendo il suo assetto, una gamba stesa in avanti e l’altra alzata in modo da lasciarmi ampio spettro di azione. Io andavo con delle pennellate da artista. E lei, gli occhi chiusi, agitava a tratti la testa, ora in avanti, quasi a volermi chiudere nel suo amplesso, ora scagliando i capelli indietro, curvandosi col corpo sulla sedia contro lo schienale. Le braccia restavano allargate sui braccioli, quasi inchiodate. Voleva evitare di toccarmi per accrescere il parossismo del desiderio.
 
Nel momento in cui lei mi aveva quasi chiuso in clinch, avanzando il corpo verso di me, passai dalla vetta dell’occhio sul glande, di cui stavi effettuando il periplo, al capezzolo che mi tendeva in un accesso orgasmico. Lo masticai per bene, curando di non procurarle ferite. Lei sfiatò, si agitò, scosse la testa violentemente sventagliando i capelli a destra e sinistra, ma restando alla mia mercé, mentre l’asta che avevo per le mani andava percolando del liquido gelatinoso.
 
Allora Marcella si riebbe, scattò in piedi come una molla, facendomi ruzzolare indietro. Le guance infiammate, si muoveva celermente avanti e indietro, Sembrava una indemoniata. Poi capii che stava cercando di raffreddare i bollori per evitare l’eiaculazione imminente e mi intenerii. Stava pensando a me e non voleva godere da sola. Che prova di altruismo! Ansava mentre si agitava, poi si calmò. Chiuse gli occhi, li riaprì; mi guardò dolcemente e mi invitò con la mano. “Vieni Tesoro, accomodati.” – mi comandò. Gli occhi mi si intenerirono.   

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