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Pantera

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Il sole traspare appena dalla finestra. Pare dipingere il tuo corpo di nuovi colori e sfumature.
Disegna nuove possibilità, nella bellezza del momento.
Noi, sul letto, siamo fermi, immobili. Io e te.
Sei bella. Stupenda. Pari ben più che donna, opera d’arte, bellezza ideale.
Non si tratta di sesso. No: quello l’abbiamo fatto. E abbiamo insieme consumato un banchetto di sensazioni stupende, precipitando nel rovente abbraccio dell’estasi, tanto a fondo da desiderare di perderci. Ma, dopo la tempesta, le nuvole e la pioggia, il sole torna. Bacia i nostri corpi ancora avvinghiati, le nostre anime in comunione, le nostre menti sgombre dai pensieri.

Sei distesa accanto a me, su un fianco. Mi osservi come se io fossi un gioco e io osservo te alla stessa maniera. D’altronde come potremmo non vederci se non come amanti, giochi l’una dell’altro e viceversa? Balocchi da bambini per adulti rimasti bramosi di una vita più semplice.
Non ce n’é di semplicità, la fuori. Ma qui tutto é semplice, ridotto all’essenziale, io e te.
Uomo e donna, maschio e femmina, bianco e nera, uguali, divisi ma uniti per alchimia di corpi e anime. Non so cosa ci abbia portati qui, non so come sarà il domani, non mi preme saperlo.
Sei bella. La tua pelle scura spicca sulla mia. I miei tatuaggi sono visibilissimi sul bianco del mio incarnato ma hanno un fascino particolare sulla tua pigmentazione. Una brama ineccepibile mi ha avvinto, incatenato. Dentro di me la sentivo da tempo: dovevo farti mia, dovevi farmi tuo.
Caso? Destino? Premeditazione? Libera scelta? Che importa?!
Alla fine conta essere qui. Il letto é tutto il nostro universo, anche se ci sono cose oltre di esso.
E ti guardo. Rimani ferma. Il tuo petto si solleva piano, i seni che paiono voler sfidare la gravità e il tempo nel loro proclama di solidità e di ideale bellezza. I capezzoli puntuti, l’incavo così maledettamente sensuale tra di essi che pare un invito.
Il mio sguardo sale. Al tuo viso. Sei bella. Potrebbero esserci mille e mille altre donne migliori di te. Ma tu sei bella. E bella rimani. In questo momento, sei semplicemente la più bella. Anche il tuo collo, che ho già omaggiato durante l’amplesso con molteplici baci e carezze, é bello. Scendo lungo il petto. La tua carnagione mi chiama, il tuo respiro rivela che forse, questo primo round non é bastato. Che magari ne vuoi ancora. Che te ne serve ancora. Il tuo odore é l’odore di terre lontane.
Di luoghi ancestrali e terre forse più vere delle lande di cemento e asfalto che batto ogni giorno nella mia quotidianità.
Luoghi forse letali, magari severi, flagellati. Ma veri, privi di illusioni. Crudeli? Forse.
Sicuramente, veri. Come noi ora.
Scendo. Il tuo addome. Oh, non é stupendo quando una donna tiene alla propria forma fisica?
Accarezzo, appena, gli addominali. Sì. Sai che la vecchiaia incalza da più fronti, ma per oggi chi se ne frega se non vai in palestra. Con il sesso le calorie bruciano molto, molto in fretta.
Più in sotto, il pube. Come sarà? Rasato o incolto? Modellato o selvaggio?
Come la tua indole, no? Certo. Se gli occhi sono lo specchio dell’anima, il pube é lo specchio della voglia. Ha senso…
Passo una mano sul vello della pubenda, le punte delle dita a lambire il monte di venere e poi più in là, la porta rovente del tuo piacere dove già una volta volli perdermi.
Sorridi. Desideri? Non lo chiedo. Non ci sono parole. Non devono essercene. E non ce ne saranno.
Non ancora. Dopo. Forse. Se vorremo. La mia mano si annida tra le tue cosce levigate, sfiora la carne tenera. Carezza ardita ma non provocatrice. Enunciazione di desiderio, proclama di voglia.
Mia e tua voglia. Non abbiamo finito e lo sappiamo. Tu lo sai e io lo so.
Il sole disegna nuove possibilità sulla tua pelle, la fa brillare, la rende più chiara e dona nuova bellezza a ciò che già era stupendo. Sorrido. La mia mano tra le tue cosce é appoggiata sulla tua gamba bassa. Non la muovo, neppure le dita, anche se posso sentire il torbido calore del tuo sesso.
Così vicino, così bello… Sarà ancora aperto, quel fiore di godimento? Sarà ancora bramoso?
O la tua brama va stuzzicata? Non che io non ne sia in grado, anzi!
Ti guardo in faccia, in quegli occhi che sembrano trafiggermi e ammaliarmi. Tu sei la pantera.
Io sono una preda. E tu sei la mia preda, poiché in me c’é un leone e presto ne udirai di nuovo il ruggire. Il nostro gioco non é finito. La mano scende appena, sino al ginocchio. La tua pelle é seta.
Ti voglio. Ma non voglio affrettare. Sarebbe come uccidere un momento e questo, di momento, é prezioso. Preziosissimo. Puro.
Entrambi sappiamo che fuori ci aspetta qualcosa. Il mondo. Quello che lasciammo.
Ma é fuori e tale rimarrà finché riterremo giusto.
È una grazia, poterci dire scissi dal caos, al sicuro. Anche se per poco.
Tu mi metti una mano sul petto. Piano. Graffi appena. Un graffio che é invito e monito.
Invito a giocare. Monito a non presumere di condurre eternamente il gioco. La mia mano risponde. Esce dalle gambe, posandosi sulle natiche. Stringe. Oh, che glutei…
Stupendo poter sentire cotanta beltà. Emetti un verso strano, a metà tra un gemito e altro.
Non ti piace? Non ti piacerebbe che giungessi sino alla tua seconda verginità, quella che ancora non hai dato? Quella che, salvo eventi straordinari, sarà solo appannaggio del tuo compagno di vita? Che la stuzzicassi, facendoti conoscere una parte di te che forse, volontariamente, castighi?
Mi fissi. Il tuo sguardo é ancora monito e desiderio. Monito a non eccedere, desiderio di continuare il gioco, sul terreno che insieme abbiamo esplorato.
Infine la tua mano mi accarezza. Ah, i miei addominali costano fatica ma ne vale la pena.
Scendi al pube, sotto le gonadi. Soppesi i testicoli, come a vedere se sono fornito per un secondo round. Io sorrido. Tu accarezzi, stringi appena. Piano. Con dolcezza.
La mia mano torna al tuo sesso. Solletica, cerca. Il clito é lì, lo sento. Lo accarezzo piano.
Stiri le labbra sui denti con un sorriso da belva, e gemi, piano, modulata, come se stessi arrendendoti, controvoglia concedendoti quello sfogo di puro piacere vocalizzato.
Mi afferri il sesso. Non é ancora completamente eretto ma… sta alzandosi. Inizi un movimento lento, calmo. Ti fisso. Mi fissi. Il tuo sesso é invaso piano dalle mie dita che accarezzano, entrano piano, cercano, premono. Il mio é in mano alle tue, che si muovono piano, lente, mai sul glande.
È una sfida. È questo che vuoi? No. come me vuoi prolungare il gioco finché dura.
Finché non saremo così eccitati da non riuscire più a trattenerci.
Finché la nostra verniciatura di civiltà non si sarà strappata e non ti possiederò ferocemente, conscio che mentre ti affonderò dentro, mentre ti stringerò e mi avvinghierai con le gambe, sarò tuo schiavo. Un fuco immolato per la regina.
Ma, quando godrai sotto di me, e io dentro di te, congiunti in questo amplesso che vorremmo, brameremmo, essere infinito, non vi saranno più né schiavi né padroni.
E nessuna barriera.
Poi rimarrò dentro di te, sentendo il mio seme invadere, forse persino uscire da te, e spargersi sul corpiletto. È già accaduto prima e ricordo con quanta brama l’ho guardato. Il bianco del seme e quel tuo colore mischiati alla perfezione. Ricordo che l’ho guardato e ho desiderato poter subito godere di nuovo di te. Ancora e ancora.
Mi guardi. Sorridi di nuovo. Ti lecchi le labbra con quel sorriso che promette, che ammalia.
Sorrido a mia volta, diabolico. Il gioco ricomincia.
Il mio avvicinarsi a te é lento, guardingo. La tua mano ora si muove più veloce, meno precisa.
Ti sento che hai voglia. Emetto un verso che, a una persona fantasiosa, può apparire un ringhio basso. Tu gemi mentre le mie dita affondano e cercano. Bramano. Ti stai aprendo…
Come un fiore che distende i petali al sole, la tua vulva sta lentamente aprendosi a me.
Stupendo… una sensazione indescrivibile. Una cosa come mai, mai avevo potuto dire di provare.
Mi guardi. I tuoi capelli sciolti sono una criniera. Mi baci. Le lingue si cercano. Ti voglio. Mi vuoi.
Vieni tu o vengo io? Non é una sfida all’O.K. Corral… Mi sorridi. Poi mi dai una spinta appena. Cado, di proposito. Col cazzo che resisto (e di fatto il mio, di cazzo, é più che intento a manifestare durezza e resistenza). Sei sopra di me, ora. Ci sarà tempo per leccare, per suggere, per i 69 e il resto ma non ora. Ora vuoi, vogliamo, altro.
La tua vulva cola miele. Sento qualcosa sul membro. Non metti preservativi. Fanculo quei pezzi di gomma. La vita é troppo breve e sia tu che io sappiamo che nessuno di noi ha malattie.
Con un singolo movimento, m’intrappoli. Ti guardo. La mia mano ti stringe un seno. Ti abbassi a baciarmi. Ti blocco. Sei mia. E io sono tuo. Prigionieri dell’armonia tra gli opposti.
La danza, perché danza é, ricomincia.

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