Leggi qui tutti i racconti erotici di: Clisterino

Ho una certa età, ma la passione cerebrale, carnale per i clisteri e le perette, a mio parere, arriva da esperienze vissute, anche a flash, nell’età della pubertà.
Non a caso, il ricordo di alcune situazioni svoltesi in casa negli anni ’60 è ancora nitido, ben contornato, quasi come fosse adesso.
Bisogna premettere che le case di una volta erano aperte, la porta che dava sul cortile non era mai chiusa a chiave, il cortile era abitato da zie, zii, cugini, nell’aia c’era sempre da giocare per noi ragazzini, in casa eravamo di rado, solo se pioveva o faceva molto freddo.
Fu un pomeriggio che ebbi la prima immagine che mi lasciò esterrefatto, rientrando in casa di botto, un forte profumo di camomilla mi pervase e vidi mio fratello maggiore sdraiato sul divano a pancia in giù con mia madre e le mie zie intenti fargli un “cristeri” (cos’ si chiamava). Lui gridava, mia zia lo teneva giù fermo e mia mamma era intenta a gestire la cannula dentro il sedere di mio fratello mentre l’altra zia era in piedi sulla sedia per tenere in alto il clistere. Rimasi di pietra, ma loro non si scomposero, ….”Vai di là tu…” mi ordinarono come per mandarmi via, ma l’immagine era forte e la cosa non mi piacque per nulla, mi lasciò un senso di schifo generato dall’umiliazione inflitta a mio fratello (di 8 anni più anziano), quella scena del clistere (ancora il modello in vetro e telaio rosso alluminio con tubo viola e cannula nera), come se venisse offeso, umiliato, violentato nella sua privacy dalle 3 donne sul divano della sala a giorno, il posto più esposto a chiunque entrasse in casa. Inutile dire che vivevo nel terrore di poter subire anche io la stessa umiliazione, da allora mi guardai bene dal dichiarare mal di pancia e periodi di stitichezza.
La seconda immagine fu quando, un pomeriggio, rientrando da scuola sentii ancora quel profumo intenso di camomilla, subito mi sentii in imbarazzo, non volevo vedere nulla che fosse riconducibile a un clistere, in sala giorno non vidi nessuno, ma subito dopo vidi mia madre uscire dalla camera da letto con tutto l’armamentario del “cristeri” (sempre quello in vetro) in braccio, seguita dalla suocera e la stesso che gli diceva “Speriamo che si scarichi bene e tutto stavolta”. Capii subito dopo che si riferivano al nonno, il suocero di mamma e che lì dentro a fargli il “cristeri” dovevano essere ancora in 3 o 4. Anche qui ebbi una sensazione di schifo per la messa in piazza di tanta umiliazione. Fuggii in cortile e ci rimasi fino all’ora di cena, non volevo condividere nulla di quello che avevo visto.
Sta storia del “cristeri” e del suo uso, veniva menzionata spesso le volte che mia madre e le mie zie (erano 8 sorelle) si riunivano la domenica pomeriggio per parlare del più e del meno, non c’era incontro che questa pratica non venisse menzionata, ai tanti ragazzotti che le 8 sorelle avevano generato, si raccontavano di come un “cristeri” avesse risolto problemi di saluti e, soprattutto una zia, la zia Giulia, suggeriva alle sorelle di fare un “cristeri” al minimo malessere, fosse anche un dolore al gomito. Fu proprio il figlio di questa mia zia che mi portò alla terza immagine nitida del “cristeri”:
Claudio era mio cugino, eravamo in classe insieme nelle medie e in quei giorni non era venuto a scuola per una brutta influenza. Fui incaricato di portargli i compiti e spiegarglieli. Abitava nel cortile accanto al mio, presi la biciclettina e mi recai alla sua casa, entrai e fui inondato da un forte profumo di camomilla. Ma non vidi movimenti strani, Claudio era sdraiato sul divano e quando arrivai mia zia mi fece sedere chiedendomi se potevo aspettare un momento. Annui senza problemi, parlai con Claudio dei compiti scolastici e delle materie scolastiche, poi con la coda dell’occhio vidi mia zia intingere il dito nella pentola “E’ pronta, la temperatura è giusta” disse tra sé e sé, quel profumo mi bloccava e non riuscivo a distogliere l’attenzione su mia zia, la vidi aprire un armadietto, estrarre una peretta arancione e, come se nulla fosse, la vidi aspirare la camomilla dentro la peretta avendone cura di riempirla ben bene. Prese un asciugamano, lo avvolse sotto la pera e si diresse verso Claudio il quale, come se nulla fosse, incurante della mia presenza, si abbassò il pigiama e le mutande, si mise a pancia in giù e sedere per aria, mia zia stese l’asciugamani sotto la sua pancia, e mentre si metteva in posizione disse “Scusa Maurizio, ma Claudio son tre giorni che non si scarica e gli devo fare un cristeri per farlo guarire”. Io ero immobile, di sasso, volevo fuggire ma qualcosa mi tratteneva, forse la peretta che trasformò una orrenda pratica in qualcosa di più accettabile, non so, fatto sta che assistetti alla peretta fatta da mia zia a Claudio sino alla fine. La vidi che lo invitava a respirare profondamente, che premeva sulla pera con i pollici sul fondo, dapprima piano piano, poi la vidi premere la pera a piene mani e spremerla con evidente impegno e sforzo, Claudio si comportava come se con quella pratica ci convivesse spesso, almeno una volta al mese (così mi confidò successivamente). Poi, mentre Claudio si scaricava, la zia ritirò tutto avendo cura di ripulire la peretta ben bene, con quel classico rumore di sbroffo e risucchio d’aria. Vi dirò che stavolta non fui schifato dalla pratica, ne fui terribilmente attratto ma con immensa vergogna. Inutile dire che poi gli mostrai i compiti come se nulla fosse successo.
La quarta volta fu una conferma… mia mamma mi disse di andare dalla zia Luisa (la maggiore delle sorelle) a prendere del cacao, era la porta accanto alla nostra per cui non ci pensai due volte ad entrare in casa più come una irruzione che un ingresso. Rimasi di sasso: Stesso profumo di camomilla, mia zia Luisa stava facendo una peretta a mia cugina Enrica che urlava come una ossessa, mia zia era in grado di tenerla ferma e di stringere la peretta con una forza e una veemenza mai vista.
Però capii una cosa, se dovesse succedere a me, sapevo che c’era una alternativa a quel mostruoso aggeggio di vetro, umiliante nella privacy e nei modi, era la peretta !
Una domenica pomeriggio ero in casa da solo perché gli altri erano tutti al campo sportivo, cercavo disperatamente il posto dove mamma nascondeva i cioccolatini, aprivo tutte le antine, i cassetti e le tende possibili immaginabili fino a che, aprendo un armadietto posto in alto, apparve una maestosa peretta arancione con il beccuccio bianco. Folgorato da quella visione, tentai di immaginare a chi fosse stata propinata senza che io non me ne accorgessi mai, ero in uno stato d’animo strano, paura e attrazione si mescolavano, quella cosa bianca che entrava nel nostro sedere, mi dava una strana sensazione di turbamento. Richiusi l’antina e… alla fine trovai i cioccolatini. Inutile dire che mi strafogai.
Quella sera mia madre si accorse del furto dei cioccolatini, ovvio dare la colpa a me, ero l’unico a casa ! Mia madre mi sgridò molto e a un certo punto mi disse “Guarda che quei cioccolatino ti bloccheranno la pancia e sarò costretto a farti un cristere per sistemarti !!” Io sobbalzai, risposi che a me mai e poi mai mi sarei fatto fare un cristere, ma nel contempo mi venne una idea da coltivare per qualche giorno….
Fu così che due giorni dopo mi inventai di sana pianta un mal di pancia e una inappetenza lamentandomi con la mamma la quale mi disse “Te lo avevo detto che quei cioccolati ti avrebbero fatto male” ma la cosa non ebbe seguito e in un certo qual modo ci rimasi male, volevo provarla anche io quella peretta.
Ma il giorno dopo, al ritorno da scuola di pomeriggio sentii in casa un forte profumo di camomilla ma il cuore sobbalzò quando vidi la peretta sul piano della cucina pronta per essere riempita.
“Mamma che succede ?, per chi è quella cosa ?” dissi preoccupato ma anche turbato
“Maurizio, ti dobbiamo fare un cristerino dai, con quello che ti sei mangiato” rispose mamma con calma
“Noooo, non se ne parla neppure, io non ci sto a essere preso per il sedere da…. In quante sarete a farmelo ?” Mamma sorrise, capì la mia preoccupazione, sorrise e mi disse
“Ma no Maurizio, saremo solo io e te, dai…. Fidati di me !”
“Mamma, però andiamo in camera da letto, qui mi vergogno, se entra qualcuno ??”
“Maurizio come sei permaloso…. Va bene il lettone dai, ma mi prometti che collaborerai ??”
Abbassai lo sguardo, vergognandomi come mai…. “Va bene Mamma, ma ti prego…. Non farmi male !!”
Ero turbatissimo, non capivo cosa mi stesse succedendo, ero terrorizzato ma per niente al mondo mi sarei tirato indietro dal ricevere quella peretta. Vidi mia mamma riempire la peretta, era una cerimonia…. Premeva sulla pera per far uscire l’aria, poi immergeva la cannula nella bacinella colma di camomilla, poi, dopo aver ripreso forma, metteva la peretta dritta indirizzandola verso l’alto, premeva il fondo della stessa fino a provocare uno schizzo, successivamente reimmergeva la cannula nell’infuso per riempirla per bene. L’operazione, lentissima ma attenta, mi fece capire che la mamma era una vera professionista, facendomi sentire in mani sicure, il cuore mi batteva forte e non capivo il motivo, poi la fatidica frase, detta in modo dolce, seducente: “Maurizio…. allora andiamo di là sul lettone come volevi tu ?”. Come un automa mi diressi in camera da letto, “Togliti scarpe, pantaloncini e mutandine e sdraiati a pancia in giù” mi disse con voce suadente…. La vidi appoggiare la pera arancione sul comodino, sudavo, paura e desiderio si mescolavano, mia mamma stese l’asciugamano sul letto “Ecco Maurizio, sdraiati sopra l’asciugamano”, mi sentivo inerme e indifeso senza pantaloncini, senza mutandine…. Mi sdrai subito a pancia in giù, misi il viso e le mani nel cuscino come per fuggire da quella realtà, strinsi i glutei d’istinto come se stessi aspettando qualcosa di brutto… trattenevo il respiro…. Poi sentii le sue mani sulle chiappe scorrere dolcemente verso il buchino “Maurizio lasciati andare…. Non stringere dai…” mi disse dolcemente. Le sue mani iniziarono a mettere più forza nel divaricare i glutei, sentivo il freschetto sul buchino, in quel mentre mi vennero alla mente le volte che vedevo gli altri a fare il “cristere”, mio fratello, Claudio, Enrica…. ecco, ora invece c’ero io lì in quella situazione che senza saperlo, l’avevo da sempre desiderato. Il contatto della cannula con il mio culetto mi riportò alla realtà, strinsi ma poi rilasciai subito e lì sentii l’obice della cannula accarezzare il buchino e penetrarmi lentamente sino in fondo, quando sentii la gomma della pera sfiorarmi i glutei “Sentito male ??” mi disse mamma, “No No, niente mamma” risposi tranquillo. Sentii piccole vibrazioni della cannula dentro il mio sederino dovute al cambio di presa che mamma fece sul bulbo arancione, io la vedevo riflessa nel grande specchio della sua camera, i suoi pollici erano sul fondo della pera “Maurizio, ora fai dei bei respironi, piano piano, inspira ed espira piano… ecco così… da bravo, ora iniziamo ehheh ??!”
Così dicendo affondò i pollici nella peretta, uno scroscio piacevolissimo si riversò dentro di me offrendomi una sensazione di enorme piacere mai provato prima d’ora, un turbamento che mi segnerà per sempre.
La mamma seduto al mio fianco la vedevo nello specchio premere, premere con forza fino a deformare la pera al punto che poi dovette prenderla e strizzarla a piene mani, poi per essere certa di farmela tutta, la estrasse un pochino dal mio culetto, rifece prendere forma alla pera facendogli emettere quel suono stupendo del risucchio d’aria per poi reinfilarmela di nuovo nello sfintere schizzandomi dentro anche l’ultimissima goccia di camomilla…. Mi vergognavo del fatto che avevo provato solo piacere, non avevo brontolato durante il “cristeri” , inoltre avevo un subbuglio nel mio pistolino che proprio non capivo cosa fosse, sapevo solo che mi piaceva ma (eravamo negli anni ’60) guai a dire che si provava piacere in quelle cose. “Hai visto che è andato tutto bene Maurizio ?”, “Sì mamma, ora posso andare in bagno ?, non la trattengo più”, “Certo tesoro, vai pure” mi disse mentre si ritirava anche lei. Mi alzai dal lettone in modo che mamma non vedesse lì sotto, non avevo mai visto il mio pistolino diventare così… così strano, non penzolava ed era dritto dritto, misi le mani davanti per nasconderlo e corsi in bagno a chiappe strette strette. Giuro che non avevo capito nulla di quello che mi stava succedendo, non sapevo nulla di erezione, masturbazione, sperma…. Avevo 13 anni e questo, seconde me, fu l’imprinting che mi portò ad amare le perette.
Dopo quella volta mia madre me ne fece altre, alcune necessarie ed altre un po’…. ricercate con finti mal di pancia, ma ognuna delle volte la cosa si rivelava sempre piacevole, anche se l’operazione di svuotamento della peretta dentro di me era troppo breve, avrei voluto che durasse molto di più, ma la svolta arrivò…
La svolta: Ero in seconda superiore, 16 anni di spensieratezza, era un bel po’ che mamma non mi faceva perette, quella domenica aprii l’armadietto magico perché la sola vista della pera arancione mi eccitava, nel frattempo avevo capito come funzionava la masturbazione e… sì è vero…. ci davo dentro con le seghe pensando al “cristeri”. Quello stesso pomeriggio ero presente a una discussione tra le mie zie con mia mamma, guarda caso andarono sul discorso del “cristeri” circa la scelta se fare la peretta o il clistere da 2 litri ai propri ragazzi che oramai non erano più bambini, c’erano due schieramenti, quello di mia zia Giulia favorevole alla doppia o tripla peretta e quello di mia mamma che preferiva il clistere di vetro da due litri.
Ambedue gli schieramenti apportavano motivazioni comprensibili, mia zia Giulia (quella del “ma fargli un cristeri !!” per ogni minimo malessere) asseriva che la forte pressione, che si poteva esercitare sulla peretta, permetteva di smuovere velocemente tutta la cacca negli intestini e, nel caso, la pressione e quindi lo schizzo della peretta, era modulabile e personalizzabile alla bisogna. Mia madre e mia zia Luisa invece preferivano il clistere vero e proprio, dicevano che la pressione era comunque modulabile alzando o abbassando il vaso di vetro a seconda di cosa necessitava, inoltre il clistere di vetro permetteva una miglior defluizione dell’infuso più corretta negli intestini, senza contare che, a differenza della peretta che dovevi fare in due o tre tempi, con il clistere tutto si svolgeva in una unica operazione. Nessuno cambiava idea, ma la discussione mi eccitò molto, quando mia madre spiegava le ragioni del clistere di vetro, dentro di me quell’operazione iniziò a non essere più vista come orribile, anche se il fattore privacy mi faceva tendere assolutamente ancora per le perette e iniziai a pensare che fosse ora di riceverne una al più presto.
Quella stessa sera mangiai pochissimo denunciando una malavoglia generale e un po’ di mal di pancia, andai a letto presto a conforto della mia tesi che non stavo bene. Mia mamma venne in camera da me, mi chiese come stavo e io gli rivelai tutti i malesseri classici per la cui soluzione si suggeriva sempre una peretta. Mamma mi ascoltò, poi mi disse “Adesso stai al caldo Maurizio, se domani hai ancora male provvederemo, magari con un clisterino, vediamo di pulirti ben bene”. Felicissimo di sentire quelle parole, ma volli chiarire “Però mamma se proprio devo, che sia peretta e… da soli, senza nessuno intorno, mi vergogno !” Mamma sorrise, aggiunse solo che io oramai avevo 17 anni, non ero più un bambino, ma io fui irremovibile, o peretta o niente, non avrei collaborato. La mamma sorrise “Aspettiamo domani e poi vediamo, per la scuola non ti preoccupare, ti tengo a casa”. Mi addormentai felice di aver portato a casa il doppio risultato voluto.
Il giorno seguente fui svegliato da mia mamma che aprì le persiane facendo entrare un forte raggio di sole, mi chiese subito come stavo e io, mentendo sapendo di mentire, gli disse che era come ieri se non peggio, “Aspetta qua allora, Maurizio vado a preparare un “cristeri” come d’accordo, tu vedi di non fare capricci”
“Va bene mamma, però ti raccomando, non rendere pubblica sta cosa con le zie, mi vergogno !”
“Tranquillo Maurizio, siamo soli in camera tua”. Ero felice di quel che mi aspettava, misi le mani tra la mia nuca e il cuscino immaginandomi tutto, poi mi tolsi il pigiama e le mutandine per farmici trovare pronto, nel frattempo un forte profumo di camomilla arrivò anche in camera, ero già super eccitato ma dovevo far finta di nulla per non rompere l’incantesimo. Poco dopo sentii il rumore di ciabatte arrivare verso la mia camera, mi girai subito, anche se sotto le coperte, aspettando il meraviglioso momento, percepivo la presenza e ne godevo di ogni attimo, ma… stavolta c’era qualche rumore diverso e… mi girai di scatto e vidi mia madre con il clistere da due litri pieno raso saldamente in una mano e nell’atra teneva la cannula nera collegata al tubo viola in alto “NOOOOO ! ! ! !” Urlai “Mamma non voglio fare il cristere ti ho detto che mi va bene la peretta ma quella roba nooooo !!!”.
“Smettila Maurizio di fare l’isterico, hai 17 anni l’epoca delle perette è finito, sei un ragazzo adulto e questa è la soluzione !” rispose arrabbiata mia mamma
“Mamma dai, mi imbarazza e poi dovrà arrivare qualche tua sorella ad aiutarti e io non voglio !!”
“NO Maurizio, il cristere lo appoggiamo sulla mensola e non c’è nessuna a tenerla !” e così dicendo appoggiò il clistere di vetro con telaietto in alluminio in bella vista sulla mensola sopra il mio letto.
Io rimasi un attimo muto, la mamma fece scorrere il tubo viola nel palmo della mano sin ad arrivare alla cannula nera, più grossa della solita peretta, mi guardò, mi tolse le coperte e vide che ero già pronto “Bene sei già pronto, vedrai che andrà tutto bene, non sentirai nulla” La sua voce si fece suadente e al vedere tutta la scena, l’apparecchio di vetro, la cannula, il tubo lungo che scendeva dalla mensola….. inoltre la certezza che eravamo soli io e lei…. Accettai “Però mamma quando sento male smetti vero ??!!” chiesi come unico patto, “Va bene Maurizio, ci penso io, non preoccuparti” e così dicendo si chinò sul mio culetto, divaricò i glutei, e… ecco la cannula… questa è grossa ma… ma… non mi spiace, mamma l’ha unta con qualcosa grazie alla quale ora l’obice scivola dentro accarezzando le pareti del mio culetto… fino in fondo e… “Maurizio, ora apro, espira e inspira profondamente” Obbedii ciecamente, l’essere soli soli io e mia mamma, in una camera in penombra, un silenzio assurdo intorno a noi, tutto questo mi aiutava ad accettare la situazione… “Ohhhooho…mamma è caldaaaaa !!!” mi lamentai “Maurizio tranquillo, deve essere così, respira respira profondamente tu”. Sentivo la cannula roteare, sfilarsi e riaffondare nel mio culetto, il tutto per vaforire la discesa dell’infuso di camomilla, cazzo mi piaceva e capii che, a differenza della peretta, il “CRISTERE” sarebbe durato molto di più. Mi rilassai, guardando il vaso di vetro notavo come la camomilla scendesse molto lentamente, la sentivo scorrere delicatamente nei miei intestini, era una situazione piacevole… “Respira Maurizio, Respira, voglio sentire che respiri molto lentamente e molto profondamente e non smettere se no non scende la camomilla !” mi rimproverava dolcemente mia mamma. Il livello lo vedevo calare, ma molto piano e sentivo la mano di mamma che muoveva la cannula nel mio culetto senza sosta. “Mamma non scende più…. Si è fermata a meno di un quarto del vaso” dissi preoccupato, “Ora ci penso io !”, così dicendo prese una sedia, ci salì sopra in piedi, prese il clistere e lo alzò in alto. Immediatamente sentii un dolce gorgogliare di liquido nel mio sfintere, il livello iniziò a scendere decisamente e io iniziai ad avere i primi crampi “Ahhaiiaa Mamma, mi fa male la pancia, è troppa !!”.Scese dalla scala, rimise il clistere sulla mensola e si riavvicinò alla cannula chiudendo il rubinetto, “Ecco, ora rilassati, lascia che il liquido si spanda nella tua pancia, poi ricominciamo…” affermò con sicurezza, “….ora n bel massaggio sul pancino e poi ricominciamo dai !”. La mamma infilò la mano sotto la pancia per massaggiarmela, io riuscii a nascondere l’erezione del membro con un’abile mossa e tutto andrò per il meglio “Ecco ora ricominciamo, respira profondamente dai…” Sentii vibrare la cannula nel mio culo, aveva aperto il rubinetto e la camomilla riprese a scendere, dentro di me pensavo che il clisterone di vetro aveva il suo vantaggio, durava tantissimo e mi piaceva ! Dopo vari stop e restart e relativi massaggini, il “cristeri” arrivò al suo termine, la mamma mi disse di rimanere a letto per 10 minuti prima di scaricare, io però non resistetti e mi fiondai in bagno dove, tra rumori pirotecnici e schizzi mai visti mi liberai, ma mi tirai anche una sega senza precedenti. Da quel giorno accettai di buon grado il clistere di vetro, per oltre due anni continuai a fingere malesseri per farmi fare il “cristere” fino a che mia madre si accorse della mia passione per il clistere a causa di una sborrata sul letto sfuggitami durante l’esecuzione di uno stupendo clistere fattomi a quasi vent’anni. Da sempre la pratica del clistere ha riempito i miei sogni erotici, purtroppo con scarsi risultati reali.

Autore Pubblicato il: 8 Agosto 2022Categorie: Erotici Racconti, Racconti Erotici, Racconti Erotici Etero0 Commenti

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