;

Scendere nella depravazione più totale con l’odiato patrigno! (Parte 1)

8 0

Il raduno si svolse in una antica e lussuosa villa immersa nel verde di un rinomato parco, fra l’Umbria e le Marche.

Sapevo che fosse una location che spesso faceva da suggestiva cornice e ritrovo per incontri di questo tipo. Viene spesso citata nei gruppi Facebook dagli appassionati di questi raduni così trasgressivi e nascosti. Per me invece era la prima volta, lì.  

Sono entrato nella villa con un elegante vestito affittato per l’occasione. Come Tom Cruise in “Eyes wide shut” avevo addosso una lunga mantella color porpora e una maschera che copriva tutto il viso.  

Mi accompagnava la mia schiava a cui ho dato il nome ‘Erika’, una distinta e elegante signora appena entrata negli ‘anta’, che a molte centinaia di km da quella villa conduce un’esistenza impeccabile, con marito, due figli adolescenti e una professione che a volte la porta fuori regione e che fornisce un comodo alibi per i nostri incontri e sessioni clandestini. 

Confidavo che fosse una serata eccitante e trasgressiva ma che il tutto restasse lì, fra le lussuose stanze di quella villa da sogno, invece mi sono trovato davanti una scoperta che mi ha stravolto. Una scoperta i cui riflessi sono, da allora, entrati a far parte del mio quotidiano. 

La serata procedeva come da copione, con lo scambio di coppie e con i padroni che per una sera offrono i loro sottomessi e osservano compiaciuti le bramose attenzioni che questi ricevono dagli sconosciuti. 

Per l’occasione, l’organizzatore della serata ha voluto si facesse un’asta, i cui proventi venissero dati poi a un ente benefico, sottoforma di donazione anonima. Un’idea, apprezzata da tutti, di unire il dilettevole all’utile. 

Le schiave messe all’asta erano al centro del salone, noi le abbiamo ammirate seduti su comode poltrone imbottite mentre loro facevano qualche passo e si giravano come le modelle fanno in passerella.  

Ce n’erano per ogni preferenza, snelle e in carne; schiave dalle pose eleganti, dai modi aggraziati e studiatamente provocanti e altre dall’aria più ruspante e sanguigna, capaci di farci tirar fuori le voglie più animalesche.  

E fra tutte, quella che mi ha colpito di più è stata una ragazza dal corpo statuario, dalle forme piene, sane e rotonde, che si potevano sbirciare attraverso un tessuto sottile che le cadeva addosso in tanti drappi e lasciava spazio ad audaci scollature, facendola sembrare una vestale di culti antichi e pagani. 

Questa ragazza, dalla pelle candida e quasi abbagliante, aveva il viso coperto da una maschera anch’essa bianchissima e i capelli neri, raccolti in uno chignon alto, con alcune ciocche arricciate che le pendevano deliziosamente dalla testa. Una bellezza che ha conquistato diversi di noi, che abbiamo concentrato le nostre offerte su questa schiava che sembrava la statua di una donna greca fattasi carne (e che carne soda).  

L’asta prevedeva che non ci fosse un solo vincitore a conquistare per sé la schiava, ma che lei diventasse, per quella sera, il giocattolo condiviso di tutti coloro che avessero offerto una cifra degna. 

Ho fatto un’offerta che pur non risultando la più alta mi ha dato comunque la possibilità di appartarmi insieme ad altri quattro arrapati in una delle tante stanze al piano di sopra. 

La mia Erika era stata ‘acquistata’ da un gruppo di signori che si erano anche accaparrati altre due avvenenti signore, io l’ho osservata orgoglioso ed eccitato all’idea che per un paio d’ore venisse usata anche nei modi più osceni da altri padroni. E io ero intenzionato a sfogare quella eccitazione sulla giovane dalla pelle bianchissima e dalla pingue bellezza. Un vero bel bocconcino che, al di là della bellezza del corpo, mi trasmetteva però un qualcosa di strano; una sensazione famigliare. 

Siamo entrati nella stanza arredata di lusso, io ho lasciato andare avanti tutti gli altri e ho indugiato sulla porta chiusa alle mie spalle, rallentato nel passo e nell’agire da quella sensazione strana riguardo la ragazza, che intanto uno dei presenti in smoking aveva fatto mettere carponi sul tappeto bordeaux di preziosa fattura. 

Il suo camminare e il suo corpo mi davano la sensazione di qualcuno con cui ero già entrato in contatto poi mi sono detto che mi stavo suggestionando e che, comunque, avendo partecipato ad altri raduni, era probabile che l’avessi già vista. 

Il suo nome da schiava era Cecilia e mentre mi avvicinavo agli altri che la accerchiavano uno di loro le ha sollevato la veste.  

In quel momento godevo di una veduta privilegiata, perché arrivando dall’entrata avevo proprio davanti agli occhi il suo culo perfettamente rotondo e morbido. Un culo magnifico e bianco come la mozzarella, che ho visto subito venire bramosamente palpato dalle avide mani dei presenti. 

Tutte quelle dita sono affondate in modo osceno nel soffice carnoso dei glutei e sono poi scivolate lungo il solco e sparite nella fica.  

La schiava ha iniziato con i sospiri e con i gemiti. Uno dei presenti, un tipo dall’apparenza distinta, si è inginocchiato, le ha divaricato le natiche e ha preso a leccarle la fica mentre un altro, basso e corpulento, la scopava nel culo con le dita sudicie e grassocce che entravano e uscivano dall’ano. 

Vedere quella giovane in balia di quelle spasmodiche palpate e leccate mi ha eccitato al punto di fiondarmici davanti e tirare fuori il cazzo. Con una mano tenevo stretto l’orlo dei pantaloni, con l’altra ho afferrato l’asta tenendola dritta, puntata e pulsante verso quella maschera.  

Qualcuno gliel’ha tolta commentando: “Sì ottima idea, succhiaglielo!”, un gesto che mi ha scioccato e raggelato. Quella ragazza, quel corpo dalla pelle lattea e dalle forme burrose e peccaminose era Patrizia, la figlia della mia attuale moglie! 

Continua 

(per commenti potete scrivermi a: imperium@hotmail.it) 

Lascia un commento

I racconti erotici di Milù DEVI ESSERE MAGGIORENNE PER POTER ACCEDERE A QUESTO SITO.