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Prefazione: I fatti narrati sono realmente accaduti a me. Nomi e luoghi sono stati alterati. Questo racconto è già stato pubblicato a puntate sul mio blog: affaridilettevoli.blogspot.it.

“Sbrigati tra poco inizia!” disse Isa ad un perfetto sconosciuto che sicuramente era lì come lei per il corso di formazione.

“Eh? Scusa? Cosa?” Rispose lo sconosciuto con l’aria di quello caduto dalle nuvole.

“Sei qui per il corso no? A breve aprono la registrazione, rischi di saltare la colazione.”

“Ah ok grazie: prendo un caffè al volo e sono lì”.

Jack era un tipo bizzarro: scompigliato dalla testa ai piedi come se fosse venisse sempre scaraventato giù dal letto. Era di Dublino, arrivava dalla nuova filiale appena aperta. Lo scoprí poco dopo durante il giro di presentazione.

“Oh sei irlandese! Non sono mai stata in Irlanda: l’unica cosa che so è che è una terra bellissima bagnata da 3 religioni: due dannatamente pericolose ed una dannatamente bella e si chiama TT. Tempo fa mio marito aveva una moto…”

“Hai hai un marito?”

“Sì ma non è qui.”

Jack scoppiò a ridere e non fu l’unica volta. il ghiaccio era rotto. Durante le pause tra una presentazione e l’altra si stava creando complicità e affiatamento. Isa non era in caccia e di fatto non ne aveva intenzione: stava solo buttando esche ambigue che alla mal parata avrebbero portato a momenti innocenti ricchi di risate, sebbene parlare in quel modo leggero e divertente la stesse facendo bagnare. L’innocenza resistette fino a dopo cena. L’ albergo dove si svolgeva il corso aveva un bel giardino: Jack le propose di fare due passi, birra alla mano. Cosa c’era di più irlandese di birra, chiacchiere e risate? Mancava il pub, ma il giardino era un valido sostituto. Isa decise di alzare la posta facendosi più vicina quel tanto da sfiorarsi. Jack rispose quel tanto da fare pressione sul corpo di Isa. Cominciò a piovere: dal parco passarono al bar e dalla birra all’acqua. Mentre le gambe sembravano dover condividere lo stesso spazio da tanto che erano vicine, le battute avevano fatto posto a frasi più maliziose. Jack chiese ad Isa a che ora il giorno dopo sarebbe iniziato il corso. Isa decise di giocarsi la carta decisiva: “non sono sicura, ho il programma in camera: se vuoi passi un attimo da me a controllare”. Jack accettò e si avviarono alla camera di Isa. Entrati, Jack gironzolò un attimo come i cani quando entrano in un ambiente nuovo, nonostante Isa fosse infastidita da quell’atteggiamento ci passò sopra, prese il programma disse l’orario e lo porse a Jack, incredulo di iniziare così presto. Mentre Jack commentava il fatto, Isa iniziò a spogliarsi: si tolse semplicemente le scarpe, il foulard e la giacca, guardando in modo inequivocabile Jack e aspettando una sua mossa. Jack le restituì il programma e disse: ” bene, allora ci vediamo domani alle otto. Buonanotte e grazie” ed uscì dalla porta lasciando Isa completamente spiazzata.
L’indomani Isa era totalmente indecisa: mollare del tutto il colpo ed ignorarlo o aspettare il momento giusto e spiegargli cosa non avesse capito? Isa decise che era meglio lasciare perdere ed ignorarlo del tutto. Passò la giornata di corso ed arrivò la serata di svago, Isa pensava di dirigere le sue attenzioni su qualcun altro, ma davvero troppa fatica andare in caccia, per poi magari un altro niente di fatto. Nonostante la decisione presa, Isa non riusciva a tenere gli occhi lontani da Jack quando lui non poteva vederla. Se di fronte mostrava una ornamentale pancia da pub, dietro mostrava due spalle che lasciavano pensare ad un passato se non atletico quantomeno sportivo: peccato per quei pantaloni un po’ abbondanti che non lasciavano vedere il culo. quelle spalle avevano un qual perché. Anche i capelli ondulati sale e pepe che le piacevano parecchio. Peccato non avesse colto l’invito. A Jack il fatto di essere ignorato da Isa non sfuggì. L’indomani Jack si sedette accanto ad Isa mentre il pullman li portava in visita alla loro filiale di zona, con un ben determinato intento chiederle se per caso l’ avesse offesa in qualche modo. Isa dovette decidere in un momento se inventarsi qualcosa

o spiegare l’accaduto ed eventualmente dover accettare il rischio di riprovarci. Scelse quest’ultima.

“Jack,dimmi, secondo te cosa significa se una donna ti invita e ti lascia entrare nella sua camera d’albergo?”

“Beh significa che è molto gentile, che si sente sicura con quella persona”

“emh, no.”

“No?”

“No significa che desidera passare la notte con te”

A questa affermazione seguì quel non quantificabile lungo silenzio di imbarazzo rotto da una serie di “oh aw ow” ancor più imbarazzati del silenzio stesso. Poi Jack fece cadere la sua maschera da gentiluomo facendo un passo deciso per riprendere la direzione abbandonata. “Ti interessa ancora passare la notte con me?” Isa si riservò il diritto di dire prendere tempo: ” non lo so, ci devo pensare”. E ci pensò fino al giorno dopo, quando decise di stuzzicarlo un po’. Jack era un buontempone che chiacchierava con tutti e tutte, ma con nessuna si era permesso la confidenza di passare un braccio attorno alla vita come aveva fatto con lei fin dall’inizio. Stava chiacchierando con la collega svedese quando Isa gli scrisse un messaggio: “flirti con la collega svedese?” Jack si sentì punzecchiato e decise di abbandonare del tutto le buone maniere “English” ed essere diretto: “preferisco le donne con forme come le tue” e per rimarcare l’interesse aggiunse che erano 3 giorni che pensava al suo culo e che lo avrebbe voluto avere sulla sua faccia. Per Isa quello era un bel complimento. Passò la pausa pranzo ed Isa finalmente si decise. “fatti una doccia: ti aspetto da me dopo cena” al solo pensiero iniziò a bagnarsi.
La cena fu meno lunga del previsto: dopo poco Isa mandò un secondo messaggio “ vado in camera, mi raggiungi? Lascio la porta accostata” la risposta fu immediata: “ sono da te tra 5 minuti”. Jack sembrava non essere più disperso tra le nuvole ma ben centrato sul pezzo, o forse era centrato sul culo di Isa e sul suo desiderio di averlo sulla sua faccia. La porta si aprì e Jack trovò Isa solo in maglietta ed intimo: intrigante ma pratica. Si sedette sul letto: “ sai non avrei mai pensato di avere un’occasione del genere ad un incontro di lavoro” le disse accarezzandole le cosce. Jack sembrava combattere tra il voler saltarle addosso ed un contenersi da perfetto “english gentleman”. Così girò sull’altro lato del letto e le si sdraiò accanto vestito: c’era qualcosa di adolescenziale in tutto ciò e le piaceva. Iniziò ad accarezzarla vestita: era un eternità che non le accadeva ed era eccitante. Isa seguì lo stesso schema: vestita senza essere diretta. Jack le si mise sopra ed iniziò a baciarla senza foga ma con delicatezza mentre si strusciava su di lei ritmicamente: era così adolescenziale! Aveva un qualcosa di romantico ed intrigante come se fosse la scoperta di qualcosa di nuovo di una prima volta e la cosa fece eccitare Isa ancora di più quanto già non lo fosse, bagnando decisamente le mutande. Jack approfittò dell’assenza dei pantaloni di Isa per scostarle appena l’intimo e sfiorarle le grandi labbra gonfie e bagnate. Isa sospirò ma le mani di Jack non si fecero più audaci, anzi si spostarono a sollevare la maglietta per baciarle il ventre e salire alle tette. Le sfilò un seno dal reggiseno e cominciò a massaggiarglielo e poi a succhiarle il capezzolo, mentre continuava a strusciarsi su di lei.
Quella danza erotica necessitava di un salto di qualità: Isa allontanò Jack per potersi togliere la maglietta rimanendo in intimo. Mettendosi in mostra in reggiseno e culotte di pizzo si allungò per prendere e mostrare i preservativi. “Te l’avevo detto che non sono una brava ragazza” disse mentre Jack la guardava con attenzione e meraviglia. “Oh non l’ho messo in dubbio” le disse togliendosi i pantaloni e la camicia “Sai nemmeno io sono un bravo ragazzo” aggiunse prendendo dai pantaloni la stessa identica cosa che Isa gli stava mostrando. Jack non era affatto un bravo ragazzo: mentre estraeva i suoi preservativi i boxer si spostarono quel tanto da lasciarle intravedere…. “Oh un cockring! Tu davvero non sei un bravo ragazzo!”

“Te l’avevo detto.”

Isa si lasciò baciare, mentre Jack scostato di nuovo l’intimo le accarezzava delicatamente le grandi labbra dall’interno. Il tocco era delicato e scivolava sulle grandi labbra gonfie e bagnate. Isa ansimava e sussultava quando Jack smise di baciarla spostandole nuovamente il reggiseno per giocare con il capezzolo. Era leggero su di lei tanto da permetterle di girarsi quel poco che le bastasse per slacciare il reggiseno e toglierselo: voleva sentire la sua pelle. Jack da perfetto “cattivo ragazzo” non solo aveva un cockring ma era completamente depilato: scapigliato fuori ma ordinato sotto i vestiti. Le prese entrambi i seni baciandoli a turno. Isa lo avvolgeva con le gambe, premendo il più possibile la figa sul suo corpo mentre con le mani faceva una leggera pressione per farlo scendere verso il ventre. Jack questa volta capì e scese lentamente un bacio dopo l’altro verso il ventre e poi più in giù vedendosi costretto ad abbassare un centimetro alla volta quella culotte in pizzo e a togliergliele. La lentezza e l’attenzione meticolosa di Jack facevano impazzire di desiderio Isa: odiava gli uomini frettolosi, le davano sempre l’impressione di essere semplicemente egoisti intenti a perseguire il loro piacere cercando di mantenere una parvenza di interesse per la controparte. Jack no, Jack faceva le cose con calma e lentamente. ci mise un bacio alla volta, morbido sensuale lungo quanto un respiro a scendere dal seno al clitoride. Chi era quel francese che disse “ l’attesa del piacere è essa stessa piacere”? beh aveva assolutamente ragione: mentre Isa aspettava un bacio dopo l’altro che Jack raggiungesse il clitoride il suo piacere , la sua eccitazione, aumentarono. Jack dapprima baciò lentamente e a lungo le grandi labbra di isa, prima l’una poi l’altra. poi le scostò quel tanto che bastasse per scoprire il clitorire decisamente gonfio: lo baciò con la stessa reverenza riservata alle grandi labbra, poi lo strinse tra le labbra e riaprendole gli diede una leccata. Isa in quell’istante inarcò la schiena sospirò a lungo e affondò le mani nel capelli di Jack che erano soffici e ondulati come piacevano a lei. Soffice era anche la lingua di jack sul suo clitoride: quello che arrivava era il brivido non la pressione. Isa avrebbe voluto premergli la faccia sulla figa, avrebbe voluto di più, ma contemporaneamente temeva che una maggior pressione avrebbe rotto quella che sembrava un vero incantesimo sul suo clitoride. Si fece scivolare sotto la sua bocca per rendersi più disponibile e jack colse di nuovo l’invito. Era un susseguirsi di brivido e piacere: jack non lasciò inesplorato dalla sua lingua nemmeno un millimetro quadrato dele grandi labbra e dei corpi cavernosi del clitoride di Isa. Isa avrebbe voluto dare sfogo al suo piacere ma l’albergo in quanto storico era protetto dalle belle arti e per questo le pareti non erano abbastanza insonorizzate. Si mise un cuscino sulla faccia per attenuare gli ansimi ma jack aveva cambiato ritmo adattandosi al suo desiderio crescente e da lì a breve Isa sarebbe venuta. Jack era passato da un ritmo lento a più lento: il piacere di Isa ad ogni colpo di lingua raggiungeva livelli sempre più alti. La maggior parte degli uomini in genere accelerava. Jack no: la sua strategia era diversa e di efficacia superiore: la sua lentezza anziché rompere il piacere di Isa come invece capitava con l’aumentare della velocità lo faceva salire di un gradino alla volta. Isa voleva sia venire che non smettere mai. Arrivò al punto di non ritorno: Jack non cambiò di una virgola quello che stava facendo. Isa esplose: strinse le gambe attorno alla testa di jack come per farlo entrare tutto dentro di lei. Jack ansimava come se stesse venendo pure lui. Poi isa lasciò la presa e jack si staccò dalla sua figa. “Oh ma come sei bella rossa in faccia” le disse amorevolmente accarezzandole la testa. Jack le si sdraiò accanto mentre Isa si godeva la quiete dopo quell’orgasmo devastante. “Dammi un minuto e poi penso a te” disse. “Oh no non c’è n’è bisogno: a me piace far godere le donne, mi appaga di più. E poi ho avuto quello che volevo poter avere il tuo culo tra le mie mani e le mie labbra sulle tue. Seguirono momenti di chiacchiere e risate, poi jack la salutò poiché doveva ancora preparare le sue borse avendo il transfer per l’aeroporto molto presto. L’indomani mattina Isa incontró la sua collega Martina a colazione. Martina non perse tempo e prima ancora che Isa appoggiasse il caffé sul tavolo le chiese “senti dimmi un po’ che cosa è successo in camera tua ieri notte?”

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