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Quel giorno ero molto in ritardo all’appuntamento, non comprendevo né sapevo precisamente come mai, eppure non m’interessava né mi riguardava avere fretta, perché guardavo l’orologio e contavo i minuti che erano passati dalle 15:30. A questo punto erano diventati sessanta, però io stavo bene così, quantunque sapessi che era critico e sgradevole quel ritardo, ma sapevo inoltre che avevo voglia di commettere opportunamente qualcosa di grave, d’imperdonabile e d’ingiustificabile. A un certo punto, infatti, decisi volutamente di lasciare la macchina distante e di proseguire a piedi, non so se questa qua sia stata a dire il vero la scelta migliore, però c’era troppo traffico e in quel momento non lo potevo sopportare né subire ulteriormente, in tal modo iniziai a camminare per molto tempo. Io vedevo attorno a me le persone che mi sorpassavano, eppure non riuscivo a capire come potessero procedere così velocemente, malgrado ciò non avevo nessuna intenzione d’accelerare il passo, perché io camminavo e basta.

Era in realtà alquanto anomalo e inconsueto che Maria Grazia non m’avesse ancora chiamato, dal momento che lei che s’affanna agitandosi già quando tardo di cinque minuti, quasi certamente oggi non era così allarmata né insospettita, o forse io avevo spento il telefonino, questo non me lo ricordavo né m’interessava saperlo, perché io dovevo andare a quell’appuntamento e camminavo. A un certo punto m’avvicinai a una vetrina e vidi una ragazza che stava ammirando una gonna. All’inizio non capivo perché ero energicamente attirato da lei, eppure mi resi conto che al posto di guardare i vestiti esposti io la osservavo di sbieco nel riflesso della vetrina. Con cautela iniziai a capire che cosa m’incuriosisse e m’interessasse di lei, tenuto fermamente conto che in quell’occasione non rappresentava di certo il criterio né il parametro sostanziale della bellezza. Lei era giovane, avrà avuto circa trentacinque anni d’età, però era corpulenta e massiccia, indiscutibilmente in sovrappeso, tuttavia da com’era vestita e s’atteggiava si notava chiaramente che questo non le pesava minimamente, all’opposto, le piaceva mettersi risolutamente in mostra. Lei indossava per l’occasione dei pantaloni con la vita bassa, l’ombelico in vista con un piercing e delle scarpe con un tacco fine e alto, una maglietta nera di marca che le metteva in risalto una prosperosa scollatura, e che scollatura. I miei occhi rapidamente iniziarono a essere come ipnotizzati e poi lo sguardo, una sbirciata sicura di sé, decisa, con un trucco scuro attorno agli occhi la rendeva indiscutibilmente ancora più profonda. In lei c’era qualcosa di vivamente irresistibile, così mentre io continuavo a squadrarla riflessa nella vetrina arrivò frattanto un ragazzo, l’afferrò per mano e in conclusione s’allontanarono assieme. Io rimasi lì ancora per un po’, giacché continuavo a pensare a lei e a stupirmi di me stesso, giacché senza ombra di dubbio fino a quel momento io ero stato sempre attratto dalle ragazze con un fisico perfetto, magre, curate e in forma, ma lei era esattamente l’opposto, eppure si vestiva da modella, se ne fregava, perché si sentiva percependosi figa, guadagnandosi l’appellativo inconfutabile di figa ‘standard’.

Quest’ultima categoria, infatti, molto apprezzata e sovente gradita da me, di media diffusione, costituita principalmente da esemplari con alcune caratteristiche specifiche – bel seno, bel sedere o altro – però in ogni caso d’aspetto e di portamento piacevole, di discreta disponibilità e d’apertura al dialogo con una grande elasticità e versatilità morale, voleva fare sfoggio e vanto a tutti di qualcosa che in realtà non era, perché non le apparteneva per nulla. Io non so esattamente il perché, tuttavia quell’idea m’ingarbugliava e m’intrigava parecchio scompigliandomi la mente. Quel convincimento m’affascinava e m’ammaliava altamente, però ancora di più fu l’idea che mi nacque subito dopo: io volevo portarmi a letto una ragazza paffuta come lei, il più possibile simile a lei, dato che non volevo neanche conoscere né scoprire il nome, che cosa facesse, anzi, meno episodi avrei saputo di lei, migliore sarebbe stato il contesto finale. Io una femmina così la volevo trovare il più in fretta possibile, dal momento che mai prima d’allora mi era accaduta una faccenda simile.

In quel preciso momento invertii rapidamente la marcia e all’appuntamento che dovevo recarmi a questo punto non ci pensavo più, perché in testa avevo solamente quel pensiero piantato nell’intelletto. Andai tutto il giorno in giro girovagando per i bar, squadravo studiando le possibili prede, con alcune attaccavo bottone, ma per volontà loro o perché non ero pienamente convinto io non ne veniva fuori niente, finché venne sera, entrai in un pub, là sedute a un tavolo c’erano un gruppo di ragazze inglesi fantastiche, io ne squadrai subito una. Lei rappresentava rispecchiando interamente il mio diretto obiettivo: era formosa, grassa, non nascondeva le forme, visto che io la trovavo incredibilmente interessante e palpabilmente provocante, a quel punto iniziai a parlare con lei, bevemmo un paio di cocktail, si creò subito un’insperata sintonia, giacche ridevamo e scherzavamo insieme. In quegl’istanti io le guardavo le gambe e ripetutamente i seni, per il fatto che erano generosamente e liberalmente messi in mostra, ciononostante io non avevo più voglia di parlare, perché avevo solamente voglia di fare sesso in modo scatenato, smodato e selvaggio. In verità, confesso che avrei voluta prenderla lì con forza, usarla e farmi usare da lei e godere interamente e pienamente di quei momenti.

Dopo aver dialogato e riso per diverso tempo la convinsi di recarsi presso la mia abitazione, lei senz’inutili tentennamenti prontamente accettò il mio invito. Lei continuava a ridere alle mie battute, io continuavo a guardarla e a desiderarla, in macchina a un certo punto ci fermammo a un semaforo senz’altra gente attorno che potesse osservarci le chiesi sfrontatamente di sfilarsi le mutande. Lei lo fece pacificamente senza pensarci due volte e se le mise nella borsetta, mentre io ero sempre più carico, eccitato e invogliato. In conclusione salimmo su ed entrammo dentro casa mia, appena chiusa la porta io l’afferrai e la spinsi con forza contro il muro. Io volevo scoparla in tal modo, con quegli stivali e con quella gonna, di questo andare iniziai a prenderla da dietro andando su e giù con forza, intanto che entravo dentro di lei potevo esplorarla in ogni parte del corpo, malgrado ciò la sua parte migliore era il seno.

A un certo punto collocai il mio cazzo lì in mezzo e lei incominciò subito a giocarci divertita, mentre io ero profondamente eccitato. Io non resistetti più, perché soltanto dopo pochi secondi le sborrai addosso il mio bianco nettare, dal momento che quattro getti di sperma finirono lì in mezzo al suo seno sovrabbondante, guardandola negli occhi e pensando al momento in cui avevo deciso di portarmela a letto, senza peraltro conoscerla per niente.

E’ stata in realtà incancellabile e unica quell’atipica e inusuale giornata, sebbene si fosse presentata per me talmente avventata e pure sbrigativa per quell’insperata circostanza, però per me risultò a tal punto accaldante, inattesa e sontuosa al tempo stesso.

A dire il vero dell’appuntamento preannunciato invece, io me ne ero completamente, fatalmente e irrimediabilmente dimenticato.

{Idraulico anno 1999}

Autore Pubblicato il: 26 Febbraio 2017Categorie: Racconti Erotici Etero0 Commenti

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