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Attesa inconsueta

Il locale era piuttosto buio, l’atmosfera un po’ logora, per il fatto che non c’era troppa gente in quella pigra e tiepida serata di fine maggio in Sardegna. Gustavo, questo il nome del ragazzo, come di consueto era distratto, come se fosse indifferente, non di cattivo umore, ma alquanto neutrale e manifestamente passivo e rinunciatario per tutto quello che gli succedeva attorno, che novità. Era da qualche mese che effettivamente io ci provavo, sì, me lo stavo lavorando, m’ingegnavo perché volevo portarmelo in conclusione a letto. Lui in realtà mi piaceva, forse proprio per quella reticenza e per quell’aria un po’ disgustata di riserbo dal mondo che avvertiva, tuttavia io possedevo alcune caratteristiche vincenti: ero donna, ero aggraziata e giovane. Perché mai lui non ci stava?

Noi donne, invero, non siamo abituate a essere rifiutate né scartate sia pure con garbo quanto con tatto, anche se talvolta dipende dal carattere, dall’indole e dalla mentalità della femmina in questione. Oddio, non che m’avesse fermamente allontanato né respinto, eppure le mie occhiate, i miei messaggi erano stati chiari, espliciti e indiscutibilmente lineari, perché pure i miei discorsi avuti lui, anche se stavo attenta a lasciarli volutamente su d’un piano ipotetico e teorico, non erano di certo ambigui né menzogneri. O lui era scemo, e non lo era, se no era omosessuale, ma a ben vedere squadrandolo attentamente non lo era per nulla, altrimenti non poteva non aver capito, sennonché in qual baleno mi scintillò un’idea bizzarra: che fosse probabilmente impotente? No, scartai subito quest’ipotesi consolatoria, dato che sapevo che aveva avuto una storia abbastanza lunga e che in questo momento era rimasto da solo. Che avesse angoscia, batticuore e paura proprio delle mie offerte? Un uomo può anche spaventarsi di fronte a una donna che non &egrave da cacciare, da convincere, cazzo ma quante complicazioni, possibile che non sia sensato e ragionevole dichiarare a una persona:

‘Senti, io avrei voglia di scoparti’.

Questa sera o mai più, che vada altrimenti a quel paese. Carino, sì, mi piaci, va bene, sei un bel pezzo di ragazzo, ma c’&egrave un limite e un confine all’accattonaggio. Io dovevo fare un ultimo tentativo, dovevo eccitarlo per bene con qualsiasi mezzo potessi disporre. Lì accanto c’era quello svitato di Alfredo, un feticista un po’ matto ma buono e simpatico, vestito da cowboy, visto che non si capiva bene. Parlavamo noi tre di svariate scemenze, prevalentemente io e Gustavo lo prendevamo in giro per il suo dichiarato, fanatico, sostenitore, ma innocuo feticismo. Io avevo bevuto un po’, ma la mia volontà era assolutamente sotto controllo, pronta però a condurre l’attacco finale. Quella sera ero bella, provocante e sinuosa, il mio tubino stretto di velluto nero era cortissimo e seduta sul divanetto anch’esso di felpa lasciava scoperte buona parte delle mie cosce ben tornite, che dopo la nodosità delle ginocchia diventavano polpacci affusolati e serici. Io già lo sapevo: chiunque, avrebbe voluto una ragazza come me quella sera, sennonché mi tolsi una scarpa con la scusa che il cinturino era un po’ stretto e cominciai a giocare al gatto e al topo con Alfredo: io gli avvicinavo il piede al torace, lui cercava di prenderlo e dopo scappavo, lui cercava di guardarmi in mezzo alle gambe, io prontamente gli annunciavo:

‘Le ho le mutandine sai, scemo. E’ inutile che guardi, che credevi. Io non porto quelle robe ridicole da feticista che piacciono a te, io vado sul classico, almeno con le mutandine’.

Ridevamo tutti così per far passare la noia, alla fine mi feci prendere il piede e per sfidarlo glielo avvicinai alla bocca. Lui tenendomi forte il piede con la mano destra per non farselo scappare, improvvisamente cominciò a leccarmelo, cominciando dal rosso della lacca delle unghie, fino ad arrivare al collo. Io finsi di divincolarmi, ma in realtà volevo lasciarlo fare per vedere se Gustavo si sarebbe eccitato. Era una sensazione strana ma piacevole, io guardavo Gustavo e Alfredo alternativamente, mentre gli occhi di Gustavo erano fissi sulla lingua di Alfredo, dal momento che doveva piacergli quello che vedeva, perché Alfredo continuava a leccare voluttuosamente. Adesso stava salendo tenendomi il polpaccio con la destra, lui era seduto un po’ in avanti, mentre io stavo con la schiena molto all’indietro con la gamba destra verso l’alto, raggiunse sennonché il ginocchio e lì indugiò a lungo. Io avevo smesso di ridere e guardavo sempre di più Gustavo, per il fatto che vidi attraverso il tessuto leggero dei suoi pantaloni stretti che si era abbondantemente eccitato, molto bene, eccolo qui, signore insensibile, adesso ti faccio vedere io pensai.

Alfredo nel suo ridicolo vestito sembrava non credere a quello che gli stavo facendo fare, visto che io non reagivo né lo fermavo, giacché diventava più animoso e ardito. Mi teneva la gamba con le due mani, la lingua era ormai sopra il ginocchio e le mani avanzavano cautamente sui lati delle cosce. Io non potevo negare che mi stesse piacendo, non solo sentire quella lingua e quelle mani, ma anche tutta la situazione che si era frattanto creata. Che farà Gustavo? – mi chiedevo io. E che faranno gli altri intorno che cominciavano a guardare la scena? Io continuavo a fissare Gustavo, ogni tanto socchiudevo le palpebre per fargli capire che mi piaceva, dato che i miei occhi gli parlavano dicendogli:

‘Guarda che io non lo fermerò, qualsiasi cosa farà lo lascerò fare, mi farò anche togliere le mutandine per farmi leccare la fica, davanti a te che non l’hai voluta, davanti a tutti’.

Questa qua era un’insidia nitida, una pura minaccia non detta, io non sapevo che cosa sarebbe realmente successo. Io ero eccitata e al tempo stesso spaventata, tuttavia sapevo che avrei avuto il coraggio d’andare avanti, oltretutto non mi conosceva nessuno in quel posto. La mano destra di Alfredo si era accortamente insinuata sotto l’elastico dello slip e ormai era sopra il mio gluteo sinistro, il dito medio della mano sinistra aveva raggiunto l’interno della coscia e sfiorava la sottile striscia di tessuto che racchiudeva la mia pelosissima fica, al momento io non ero ancora bagnata, ma c’ero molto vicino. Alfredo leccava come uno scriteriato la mia coscia, ma non aveva il coraggio di scostare quel piccolo pezzo di stoffa ricamata che lo separava dalla mia fica. Per compensare si dava un gran da fare con il mio culo, ma non poteva raggiungermi per quella via, finché io emisi un leggero rantolo per far credere a Gustavo che invece c’era riuscito. A quel punto Gustavo s’alzò, mi prese la mano e mi fece alzare cogliendo Alfredo di sorpresa. Nel movimento d’alzarmi la mia fica avanzò verso le sue dita e lui ne percepì l’umida morbidezza. Uscimmo rapidamente, quasi correndo dal locale, io mi voltai per fare un cenno di saluto al cowboy, ma non avevo ancora raggiunto i suoi occhi che la grande porta laccata già si stava chiudendo dietro di me. Senza dire una parola raggiungemmo la sua automobile, lui m’aprì lo sportello, mi fece sedere guardandomi così esplicitamente le gambe, richiuse la portiera e ci avviammo:

‘Dove andiamo?’ – chiesi io.

‘Al mare’.

‘Al mare? A mezzanotte?’.

Lui non rispose, mi guardò complice di lato continuando a guardare la strada. Avrei voluto tirargli giù la chiusura lampo dei pantaloni, prenderglielo in bocca, scappellarglielo con la lingua e farglielo diventare duro come mai gli era successo nella vita, perché lo avrei manipolato per bene con dovizia facendolo uscire di senno. Cambiando marcia con il pomello mi sfiorò involontariamente una coscia, io non mi mossi, ma dopo un po’ con la mano sinistra gli presi in mano il dito medio che era appoggiato al cambio, un po’ più in alto rispetto alle altre dita, glielo agguantai in mano come se fosse stato il suo cazzo e mossi la mano avanti e indietro per qualche secondo. Lui ebbe un brivido, perché ero certa che si stesse eccitando:

‘Lo avresti fatto continuare?’ – disse.

‘Non lo so. Tu che cosa pensi che avrei fatto?’.

‘Ma eri su di giri, mi sembra’.

‘Quindi?’.

‘Quindi, che cosa?’.

‘Lo avrei fatto continuare, o no?’.

‘Non lo so, Cinzia, non lo so davvero. Eri strana, eri così curiosa, non saprei’.

‘A te, piaceva guardare però, non &egrave vero?’.

‘Era divertente, sì, tanto’.

‘Anche eccitante?’.

Rimase un attimo in silenzio e rispose:

‘No, non direi eccitante, era divertente, ecco tutto. Il costume da cowboy, lui che non ce la faceva più, sì, era spassoso’.

In quell’istante, impietosamente e sfacciatamente gli chiesi:

‘Allora perché ti era diventato duro, se non era anche eccitante?’.

‘Che cosa dici, ma sei matta Cinzia?’ – esclamò, girando il viso verso di me.

‘Duro, sì, duro Gustavo, proprio come adesso. Oppure vuoi negare anche l’evidenza? So riconoscere un cazzo duro, sai, sono ormai maggiorenne’ – gli dissi afferrandoglielo in mano attraverso i pantaloni.

Io rimasi zitta e lui probabilmente arrossì, ma nel buio dell’abitacolo non potei sincerarmene, stette in silenzio anche lui visibilmente a disagio e alquanto imbarazzato. Adesso io dovevo rompere lestamente il ghiaccio, in quanto lo avevo messo in seria difficoltà, perché senza criterio e stupidamente erano mesi che recalcitrava, dal momento che non avevo saputo negarmi quella piccola vendetta, allora dovevo rapidamente rimediare:

‘Gustavo, ma tu prendi tutto sempre sul serio? Non giochi mai?’ – gli dissi, accarezzandolo affettuosamente sul viso.

‘E dai, su, sorridi un po’, non stiamo andando al patibolo. Stiamo andando a fare l’amore, no?’.

‘Sei davvero una donna incredibile, mi spiazzi sempre’ – disse lui, con un largo sorriso nel buio prendendomi la mano.

‘Ed &egrave per questo che ti sei fatto pregare facendoti corteggiare tanto, signor insensibile, signor insensibile stronzo? Non lo sai, che non si resiste così a lungo a una donna?’.

‘Sì, tu mi piacevi tantissimo, però m’intimidivi un po’, a dire il vero parecchio’.

‘Senti questo qui. Signor insensibile timido, non stronzo allora. Vediamo se sei ancora esitante, indeciso e timido’.

Dicendo questo m’infilai il suo dito medio in bocca e cominciai a succhiarglielo con cura, mentre strofinavo l’altra mano sul suo cazzo che premeva teso da dentro i pantaloni:

‘Lui però, non mi sembra timido per niente. Molto bene, il resto dopo signor insensibile’ – e per la circostanza risi.

Arrivammo nella sua casa al mare, ci sedemmo quasi cadendo sul canap&egrave, frattanto lo trattenni, in seguito quando capii che si stava alzando per afferrare da bere cominciai a baciarlo infilandogli per prima la lingua in bocca. Un uomo non se lo aspetta mai, perché vuole sempre essere lui quello che infila per primo. Continuammo a baciarci, lui provò ad abbassarmi la spallina larga del vestito, ma era troppo stretta, allora collocò una mano sotto il vestito, raggiunse il mio ventre, io lo aiutai con un movimento per raggiungere il mio seno. Lì si fermò morbidamente per qualche secondo prendendo il capezzolo tra il dito medio e il dito indice della mano e stringendolo con sapienza. S’indurì subito, giacché mi piaceva sentire la sua mano schiacciata sul seno dal vestito aderente, dopo io mi sollevai sulle ginocchia e mi feci sfilare il vestito.

Adesso ero in piedi davanti a lui seduta sul canap&egrave, lui aveva messo le mani sui miei fianchi e tentennava un poco, a tal punto ancora una volta presi io l’iniziativa. Nella penombra con artificiosa e studiata lentezza mi sfilai gli slip. Apparve per prima la parte superiore del pelo biondo del pube, in seguito feci scivolare ancora un po’ in giù le mutandine: adesso il foltissimo triangolino dorato e lucente era quasi completamente scoperto davanti ai suoi occhi immobili, quasi stregati da quella vista, poi con un gesto deciso le feci cadere per terra e con un ponderato movimento dei piedi me ne liberai completamente. Ero davvero umida, così gli agguantai la testa tra le mani e feci appoggiare la sua bocca appena sopra il pube. Lui m’abbracciò restando seduto e guardandomi dal basso negli occhi socchiuse i suoi con un respiro profondo. Mi sedetti sul canap&egrave, reclinai la schiena e misi le gambe sulle sue spalle divaricate, successivamente con un gesto dolce ma deciso avvicinai la sua bocca alla mia pelosissima fica e gliela premetti sulle labbra, aprendole completamente e m’abbandonai per saziarlo e per saziarmi.

Io avevo sognato lungamente quel momento, fin da quando lo avevo conosciuto, perché farsi leccare la fica &egrave l’azione più amorevole, arrendevole e deliziosa che una donna possa ricevere dopo un bacio sulla bocca, perché qualsivoglia circostanza e insperata occasione che io incappavo nei pressi d’un maschio che mi soddisfaceva, lestamente in maniera automatica riflettevo: me la farei leccare da lui? Era ormai diventato un test a tutti gli effetti verso me stessa, considerato che se la risposta fosse stata affermativa, allora quell’uomo lo valutavo considerandolo adatto. Per un uomo al contrario &egrave diverso: loro, invero, se lo farebbero succhiare da chiunque, una donna invece pretende reclamando di più. Lui me la stava leccando davvero bene, io avevo indubbiamente intenzione d’essere un po’ porcella, perché quella storia del cowboy in fondo m’aveva eccitato e m’aveva interamente tolto le inibizioni, Io mi ero infilata il dito medio dentro e giocavo con me e la sua lingua, gli enunciai che auspicavo avvertire pure il suo dito all’interno. Avevo le gambe oscenamente divaricate oltre il necessario, poiché era come per sfogarmi di quei mesi di lunga attesa, giacché ero ingorda di lui, perché chiudevo gli occhi e immaginavo d’essere esaminata e scrutata da tanti uomini contemporaneamente, adesso lo volevo dentro tutto.

In quell’occasione spinsi dolcemente via il suo viso e la sua mano infilandogli il mio dito bagnato in bocca e facendolo sdraiare per terra. Mi misi di fianco a lui, su d’un fianco, feci girare anche lui così da trovarmelo dietro. Allungando dietro la mia mano destra glielo presi in mano facendoglielo indurire ancora di più, poi lo appoggiai sul solco dei glutei sfregandolo. Lo sentii durissimo che scivolava inarcato, lo afferrai ancora con la mano, me lo misi fra le gambe, lo appoggiai bene alla fica e con un movimento continuo e inesorabile me lo feci scivolare dentro tutto. Adesso quel cazzo mi riempiva completamente, lo sentivo come una spada, fino alla pancia, in fondo. In quell’istante non m’importava più di niente, gridavo quasi senza pudore, la mia gamba destra era distesa sul tappeto e la sinistra piegata, poiché quella scena sarebbe stata davvero deliziosa e incantevole da guardare in uno specchio. Gustavo mi teneva stretta con il braccio sinistro e mi toccava i seni, mentre io con la mano destra mi masturbavo il clitoride e di tanto in tanto m’infilavo il dito medio e l’indice dentro, rubando spazio al suo cazzo che si strofinava anche sulle mie dita. Era potente, davvero vigoroso, perché doveva avermi desiderato tanto anche lui.

La sua bocca era vicina al mio orecchio sinistro e cominciava a sussurrarmi oscenità, porcherie e sconcezze varie. Mi piaceva sentirle e gli rispondevo anch’io in una gara a chi era più porco e spudorato. Io ero sdraiata, alzai un po’ il sedere per invitarlo a continuare e lo sentii dentro profondamente, lui imprimeva dei colpi forti e regolari, le palle sbattevano dietro le cosce, in seguito lo tirò fuori e tenendoselo in mano fece strofinare ripetutamente la punta tra l’ano e la fica, come se non sapesse decidersi. Io lo sentivo bagnatissimo, poi spinse amabilmente sull’ano, io spostai ancora un poco il sedere su e lui cominciò a prendermi da dietro, infilandolo sempre un po’ di più, finché s’insinuò fino in fondo. Io ero completamente piena di lui, così come se il suo cazzo fosse grande come tutta me stessa e mi stesse penetrando ovunque, mi masturbavo sempre più velocemente, volevo godere, ciononostante volevo anche che non finisse mai. Gustavo me lo rimise nella fica e quando il mio orgasmo partì da lontano, lui cominciò a muoversi più velocemente, s’aggrappò ai miei fianchi scuotendoli con forza, al tal punto mi ritrovai quasi inginocchiata e avvertii tre schizzi, tre lunghe sborrate dentro di me, le ultime due fuori in mezzo ai glutei che scivolavano giù. Una sensazione di caldo mi pervase fino al cervello scompigliandomi, finché non ci ritrovammo uno sull’altro, uno dietro all’altro spossati.

Entrambi ci ridestammo nel letto la mattina dopo, evidentemente senza rendercene conto, la sera prima eravamo andati a dormire, perché fu bello svegliarsi insieme. Il nostro saluto fu un sorriso sereno, affrancato e decisamente libero dalle inquietudini e dalle tensioni dei mesi precedenti. Eravamo nudi, non lavati dalla sera prima, sotto il lenzuolo bianco, entrambi allungammo le mani verso i rispettivi sessi per offrire loro il buongiorno: fu una carezza reciproca, quasi candida e innocente, dopo andammo in bagno e ci mettemmo insieme sotto la doccia. Cominciai io come il solito per prima, gl’insaponai il torace, avrei avuto voglia di baciargli i capezzoli, ma non volevo fargli avere un’erezione, sennonché portai le mani sul suo ventre, sfiorai il pube e lo insaponai a lungo. Al momento sotto l’inguine pendeva quel bel cazzo, non tanto enorme, ma che m’aveva fatto godere tanto qualche ora prima.

Era bello da guardare mentre dondolava al ritmo dei movimenti della mia mano, in quanto era rassodante come il suo busto, giacché qualche goccia di schiuma scendeva dal pube, arrivava fin sulla punta e poi cadeva per terra. Io avevo gli occhi fissi su di lui, dopo m’insaponai bene le mani, premetti il mio seno sul suo petto dove appoggiai il mio viso, poi m’allontanai un po’ e alla fine m’inginocchiai, appoggiai i palmi delle mani sull’interno delle sue cosce e salii fino a toccare le palle. Con le mani ben insaponate le spinsi verso l’alto, ci passai sopra lentamente guardandole e infine con le mani unite gli accarezzai il cazzo premendolo sul suo ventre e restando ferma per un po’, nascondendolo tutto sotto le mani. Lo sentivo ingrandirsi rapidamente, finché le mani non poterono più contenerlo, in questo modo lo lasciai libero di svettare verso l’alto, ma lo tenevo sempre con le due mani appoggiato alla sua pancia con il glande in alto. Lo inondai con il bagno schiuma rovesciandoglielo sopra dalla punta e cominciai a lavarlo meticolosamente: le palle a una a una ben sotto, con le mani alternativamente andavo dietro a raggiungere il suo ano e insinuandomi con il dito medio in mezzo al solco dei glutei. Quando facevo così, il suo cazzo libero delle mie mani saltava verso l’alto da quanto era duro. Poi cominciai a occuparmi di quell’asta che stava di fronte ai miei occhi e dopo averlo di nuovo innaffiato con il bagno schiuma, lo afferrai con entrambe le mani e cominciai a muoverle avanti e indietro. Le mani scivolavano con facilità aiutate da quel sapone, io m’accorgevo che doveva piacergli molto, perché Gustavo ansimava e il suo cazzo era gonfio ed eretto, dopo feci in modo che si liberasse dalla schiuma, glielo appoggiai al ventre e ci passai sopra la lingua dal basso in alto, e quando raggiunsi la punta incrociai lo sguardo di Gustavo.

Tutto questo fu un’ulteriore esortazione, un aggiuntivo incoraggiamento per me, in tal modo cominciai così a leccarglielo su e giù, poi me lo misi tra le labbra piegando leggermente il viso. La mia bocca muovendosi lo teneva premuto sul ventre, mi fermai un istante sul prepuzio e lo succhiai con cupidigia. Era stupenda la sensazione di quel cazzo tra le labbra, di Gustavo che mi guardava e dell’acqua che scivolava sulla mia faccia. Ansimavo anch’io, così cominciai anche a masturbarmi con una mano piena di schiuma. L’altra mano invece stringeva forte adesso il suo sesso. Ne misi la punta sulle labbra, portai anche quella mano a unirsi all’altra per toccarmi meglio e con un movimento deciso me lo affondai in gola premendo forte. Certamente, in quel frangente, ricordo d’avermelo infilato in quel modo in fondo, perché lo avevo distintamente avvistato in maniera spiccata negli spezzoni di qualche cortometraggio porno.

Per un attimo mi sembrava di soffocare, tuttavia resistevo, poi lo lasciavo uscire, in quanto questo modo di farlo mi procurava grande piacere e una salivazione nuova e abbondantissima. Adesso, quando lo facevo uscire, la mia saliva restava attaccata al suo cazzo e alla mia bocca, dal momento che percepivo che lui mi stava guardando eccitatissimo. Non ce la facevo più, perché due, tre, quattro spinte forti e il primo schizzo di sperma raggiunse la mia gola, mentre non era del tutto in bocca: subito m’infilai il cazzo dentro per sentire tutti i getti caldi e densi. Quando i getti finirono avevo la bocca piena, la aprii leggermente sempre tenendoglielo in bocca risalendo lentamente verso la punta, intanto che lo sperma colava giù lungo il suo cazzo fino alle palle. In conclusione ci asciugammo, lui mi condusse verso il letto riferendomi di sdraiarmi a pancia in giù con gli occhi chiusi e d’aspettarlo lì. Mi rilassai su quel letto dove avevamo soltanto dormito. L’essere lì completamente nuda e con gli occhi chiusi mi piaceva, mi dava un senso d’attesa promettente, perché era bello immaginare che lui fosse lì a pochi metri e mi stesse persino guardando per eccitarsi ancora: io piegai impercettibilmente una gamba per creare un po’ di spazio per permettergli d’ispezionare più adeguatamente o di compiere quello che bramava. L’attesa non fu lunga, perché sentii il peso che si era seduto vicino a me sulla sponda del letto e la pelle delle sue anche sfiorava i miei fianchi. Che cosa farà adesso? Io farneticavo vistosamente, deliravo ai suoi desideri qualunque essi fossero.

In quel momento sentii un filo di liquido fresco bagnarmi i polpacci, le cosce e i glutei e la sua mano che lo spalmava: mi stava massaggiando. Adesso era dietro di me, le sue ginocchia erano ai lati dei miei piedi, le sue mani forti m’accarezzavano le gambe con un tocco intenso, poiché si muovevano su dai polpacci arrivando fino alle cosce, esternamente e si fermavano intorno alla vita, oppure indugiavano soltanto fino ai fianchi senza regole: era difficile prevederlo. Quando invece mi massaggiava l’interno delle gambe rallentava sulle cosce e in alto ruotava gl’indici lentamente abbassandoli fino a sfiorarmi le labbra della fica, pianissimo. Certe volte con crudeltà v’insinuava dentro un dito, accarezzandomi l’interno di un labbro per toglierlo subito. Io non potevo non ansimare e il mio respiro diventava sempre più veloce, perché entrambe quelle mani, alternativamente s’infilavano nel solco dei glutei, li stringevano, li allargavano e allora immaginavo subito i suoi occhi fissi in mezzo a loro. Improvvisamente sentii la sua lingua al posto delle mani, il suo naso e tutto il suo viso che affondava in mezzo alle gambe e ai glutei; ma fu soltanto per qualche secondo, perché subito dopo i palmi delle sue mani erano appoggiati alla mia schiena. Non se ne occupò per molto, giacché passò al collo che mi baciò a lungo, successivamente mi fece voltare, per il fatto che mi stava conducendo deliziosamente nella beatitudine dei sensi, cosicché s’inginocchiò dietro e cominciò a massaggiami: la fronte, gli occhi, tenendovi sopra per qualche attimo la punta degli indici, favolosa e grandissima sensazione. La mia testa era appoggiata in mezzo alle sue gambe, io captavo di tanto in tanto il suo cazzo sulla nuca, dopo scendeva dalle spalle ai seni con un movimento circolare intorno ai capezzoli, per poi prenderli dolcemente e contemporaneamente tra il pollice e il dito medio, poi s’allungava completamente sopra di me da dietro per raggiungere il mio ventre, tenuto conto che facendo questo movimento il suo cazzo s’appoggiava sulla mia spalla strofinandosi di sopra.

Lui non ce l’aveva duro, eppure era bello e piacente sentirlo su quella parte del mio corpo, in quanto era insolito e dimostrava che avevamo raggiunto un grande accordo e un’enorme fratellanza erotica. Le due mani contemporaneamente mi masturbavano i lati esterni delle labbra e quando risalivano, stringevano teneramente il clitoride donandomi un brivido indomabile, irresistibile e travolgente. Lui mi stava massaggiando sopra il pube quando non ce la feci più, per il fatto che s’accorse dai miei gemiti, giacché l’orgasmo era appena iniziato, improvvisamente e inaspettatamente senza bisogno delle sue mani s’allungò e mi prese la fica in bocca, tenendo ferma e aperta la bocca per accogliere le mie frementi pulsioni, io sentii il suo cazzo sul viso e glielo agguantai in bocca tutto, afferrandogli le palle con le mani per non farle appoggiare sul naso.

Io mi stavo ancora dibattendo per il mio orgasmo, finché lo sentii diventare duro nella bocca, lo levai dalla bocca guardandolo da sotto, da una prospettiva diversa. Era bello e delizioso, tant’&egrave che lo afferrai con la mano destra e cominciai a masturbarlo stringendolo forte, poi mi cosparsi la mano d’olio e continuai velocemente facendo ampi movimenti, in modo che la sua cappella fosse completamente coperta in un senso e totalmente scoperta nell’altro. Era strano avere un uomo cavalcioni sopra di me e toccarlo con quell’energia. Quando capii che stava per sborrare abbassai la mano per dirigere gli schizzi che sarebbero arrivati sul mio seno, sbagliai però la mira, perché il primo fiotto caldo fu per i miei capelli, giacché scivolò sul viso, mentre gli altri furono per i miei seni. Anche se questo era il suo secondo orgasmo lo sperma era esorbitante, perché questo era il tangibile segno che lo avevo proprio eccitato per bene. In seguito crollò di lato spossato e restammo nella posizione del 69 per lungo tempo, lui con il viso appoggiato alla mia coscia, io con il suo cazzo che colava ancora le ultime gocce sulla mia guancia. Dopo sprofondammo sul giaciglio, io accesi una sigaretta e gli dissi:

‘Allora, signor disinteressato, inanimato e insensibile maialino, adesso come va?’.

{Idraulico anno 1999}

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