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Cornuto e…

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Quella estate avevamo affittato con la mia famiglia una casa a Orbetello. Io mia moglie Valeria e mio figlio di quattro anni per tutto il mese di luglio immersi nella natura e a due passi dalla riva. Un paradiso. Dopo una decina di giorni ci venne a trovare un mio caro amico che risiedeva a Livorno. Roberto era un mio compagno di università con cui nel tempo avevamo mantenuto rapporti molto stretti, trovandoci quando possibile nella nostra Milano o nella sua Livorno. Lui e mia moglie si erano conosciuti al nostro matrimonio e incrociati qualche altro paio di volte soltanto, visto che con Roberto riuscivamo sempre a ritagliarci degli spazi esclusivi senza mogli o fidanzate vicine. Lui in realtà di fidanzate ne cambiava molto spesso, tanto che a quarant’anni facva di fatto ancora la vita di quando frequentavamo l’università.

Venne a trovarci e fu un vero spasso, perché oltre a creare un diversivo per me si comportava da vero zio acquisito con nostro figlio, tanto che per un pomeriggio liberò mia moglie e me dal mestiere di genitori e ci lasciò in spiaggia, portando al parco giochi il nostro piccolo.

Io dovetti approfittare della trasferta per raggiungere un cliente a Roma, e così Roberto finì per fermarsi, con l’idea di aspettarmi per cena e poi ripartire l’indomani. Io partii la mattina presto, lasciando tutti e tre a dormire pacificamente.

Fu solo uscendo dalla camera da letto, guardando mia moglia in intimo e una vestaglia leggera, che mi colse un piccolo pensiero: lasciavo lei sola con quel porco di Roberto. Ai tempi dell’università facevamo scorribande insieme, poi io avevo diminuito i giri del motore, lasciando a lui il ruolo del mattatore. La mia Valeria era una bella giovane donna, e un particolare mi ricordò una certa passione di Roberto. Valeria infatti aveva una splendida quarta di tette, e Roberto infatti nei giorni precedenti in spiaggia non si era certo fatto scappare l’occasione di osservargliele per bene. L’abbronzatura, e i relativi segni dello striminzito costume, facevano il resto. Sempre perso in quei pensieri torbidi, rammentai una battuta di Roberto all’indirizzo di Valeria, notando i suoi tatuaggi sulla schiena. Era stata una battuta di cortesia ma che nascondeva una certa lascivia. Valeria aveva sorriso, io avevo fatto finta di non sentire, e tutto era proseguito. Adesso invece costruivo con la mente suggestioni pericolose. Forse non sarei dovuto andare via. Ma cosa andavo mai a pensare! Lasciai mia moglie e mio figlio a dormire pacifici (a Roberto avevamo lasciato la camera di nostro figlio).

Nel tragitto verso Roma pensai alla vita sessuale mia e di Valeria. Mi resi conto che da quando eravamo arrivati in quel luogo avevamo scopato soltanto una volta. In dieci giorni! E avevamo scopato il primo giorno, presi dall’euforia della bella collocazione, dal vino bianco, dal sonno stanco di nostro figlio.

Mandai un messaggio a Valeria, dicendole buongiorno e che ci saremmo sentiti nel pomeriggio, quando avrei avuto idea dell’orario del mio ritorno.

La giornata a Roma si rivelò più lunga e faticosa del previsto, il mio cliente si fece inseguire e mi obbligò a farmi vedere in lungo e largo le sue strutture e i suoi collaboratori. Arrivò il pomeriggio e lui insisteva per raggiungere un ultimo sito industriale dove incontrare un partner. Sapevo di stare tardando rispetto alla tabella di marcia, però in fondo ero andato lì per fare business, che senso aveva lasciare la presa proprio adesso?

Infatti accettati quell’ultimo giro poco fuori Roma, non capendo che Roma ha una difficoltà negli spostamenti che fece finire questo ultimo appuntamento alle sette di sera. La luce e il sole non ci fecero rendere conto dell’orario, e fu quasi naturale accettare un invito a bere una birra rinfrescante in un locale. E confesso che l’avvenente segretaria del mio cliente aveva un sorriso e dei modi cui facevo fatica a dire di no. Ci sedemmo noi tre insieme con l’ultimo collaboratore incontrato e ordinammo una bottiglia di prosecco, cui in poco tempo ne seguì un’altra.

Io riuscii a mandare un messaggio a Valeria in cui le dicevo che stava andando per le lunghe, ma che contavo per le dieci al massimo di essere a casa. In un paio di ore avrei dovuto farcela di sicuro.

Il messaggio di Valeria “ti aspettiamo, non correre in macchina” mi fece stare tranquillo. E i miei ospiti erano davvero simpatici, le gambe della segretaria mi distraevano il giusto, lei pareva ricambiare i miei sguardi. Mentre i due uomini presenti con noi erano impegnati in due telefonate riuscimmo anche a scambiare due chiacchiere in confidenza, e mi piacque farla ridere. Quel gioco di seduzione mi piaceva, mi chiesi se la segretaria era anche l’amante del suo capo, poi mi pentii di quel pensiero tanto stereotipato.

Nel frattempo Valeria aveva avvisato il figlio e Roberto che suo marito non sarebbe tornato per cena, ma subito dopo. I tre decisero di andare a mangiare una pizza in un ristorante poco vicino, anche per far passare il tempo. Vista la situazione particolare al bambino fu concesso di mangiare patatine e pizza con i wurstel, mentre Valeria e Roberto si concedettero un paio di birre grandi a testa e anche un paio di limoncelli sul finale. La compagnia era bella allegra e su di giri, Roberto un ottimo commensale. Durante la cena Valeria si accorse spesso, soprattutto con l’aumentare del dosaggio alcolico, dei suoi sguardi sulle sue tette. E sui suoi sorrisi sempre più sensuali. Era un bell’uomo, e sicuramente ci sapeva fare. Valeria aveva un debole per quei guitti disinvolti e sfacciati, prima del findazamento con l’attuale suo marito era solita darsi ad avventure di una sera con tipi simili. Nel retro delle discoteche o in camere d’occasione. Una volta aveva tradito il suo attuale marito appena si erano fidanzati, ma non lo considerava un tradimento grave, stavano insieme da poche settimane, e il tipo che ci aveva provato con lei aveva delle mani, e un cazzo…

Ma ora era cambiata, era una moglie e madre modello.

I tre camminavano allegri verso casa, si fermarono a comprare un gelato per il bimbo e un paio di birre ancora per loro.

Non appena a casa si misero ancora più liberi di come già erano, infatti Roberto si tolse la camicia e rimase con una magliettina aderente e striminzita, e Valeria tolse le scarpe per rimanere a piedi nudi. Levò via anche i pantaloncini che aveva indossato, rimanendo in slip e una lunga camicia che le arrivava a metà cosce.

-Vado a mettere a letto lui e arrivo, non ti finire tutte le birre!

-Allora sbrigati!

I due scherzavano come vecchi amici, e in effetti il bimbo, stanco della giornata di mare e rimpinzato di pizza e gelato, crollò in fretta nel sonno. Valeria tornò in cucina accostando la porta della camera da letto. Vide Roberto intento a guardare la tv, si era messo a torso nudo e sorseggiava la sua birra da 33.

Valeria andò al frigo e prese la sua. La luce del frigorifero restituì a Roberto la visione trasparente del corpo della femmina, e tanto bastò a fargli indurire il cazzo.

A Roma le cose andavano per le lunghe, avevamo ordinato una terza bottiglia di vino, le chiacchiera da lavorative si stavano sempre più spostando sull’amichevole. Una cosa saltava all’occhio da chi avesse potuto guardare da fuori la scena. Il centro del gruppo era ormai la segretaria, che noi tre bramavamo con cupidigia. Lei si adattava a quel ruolo di donna desiderata, dispensado sorrisi e gentilezza a tutti e tre, per non deludere nessuno. Il suo fidanzato l’aspettava a casa, ignaro di quello che le sarebbe successo quella notte…

A un certo punto il cliente principale propose di spostarsi nella sua villetta a pochi chilometri. Io gli dissi che sarei dovuto rientrare, lui mi guardò con severità e mi si avvicinò parlandomi vicino l’orecchio.

-Ma che sei scemo? Intanto stasera chiudiamo un paio di contratti buoni. E poi chiudiamo le serata scopandoci il confettino.

Rimasi allibito. Lui se ne accorse, scoppiando a ridere. Mi diede una pacca sulla spalla e disse a tutti “andiamo”.

Mentre in auto si rideva e scherzava mandai un messaggio a Valeria.

Amore, mi hanno convinto a rimanere a cena, mi sa che per le dieci non ce la faccio. Ti aggiorno”

Ero seduto nei sedili dietro con la segretaria che mi sorrideva e aveva la gonna tirata un po’ su. Durante una manovra un po’ azzardata del suo capo la macchina curvò prepotentemente e me la ritrovai addosso. Il suo profumo, il suo calore, mi fecero subito eccitare. Non pensai più a nulla, ero inebriato.

Valeria lesse il messaggio ricevuto dal marito in diretta, mentre sorseggiava il primo sorso di birra.

-Lo sapevo, si è fatto incastrare e lo tengono lì.

-Che è successo?

-La soltia roba. Clienti che poi fanno gli amici e poi si ubriacano insieme. Forse gli affari si fanno così.

-Michelino ha sempre avuto un buon fiuto per gli affari.

-Vero.

-Beh, anche per le donne.

Valeri si girò verso Roberto sorridendo maliziosamente.

-In che senso?

-Beh, ai tempi dell’università il suo gusto era indubbio.

-E poi cosa è successo?

-Poi si è affinato, e sei arrivata tu.

-Quindi in pratica sono la sua ultima spiaggia.

-Non ho detto questo. E in ogni caso come ultima spiaggia non sarsti niente male.

Valeria incassò quel complimento e si spostò sulla veranda per fumare una sigaretta. Non fumava spesso, ma quella sera di stranezze le fece venire voglia.

Roberto la osservava, i suoi fianchi sinuosi appoggiati allo stipite, i suoi movimenti sensuali mentre fumava e poi portava la bottiglia di birra alla bocca. La camicia si spostava con l’aria che proveniva dal balcone, lasciando scoperte spesso le gambe. I bottoni slacciati lasciavano invece sempre lo sguardo precipitare dentro il decollete.

-A proposito di spiaggia, oggi mentre voi siete andati a fare il giro in barca, io mi sono ustionata. Mi sono addormentato a pancia in giù senza mettermi la crema. Mi fa male tutta la schiena.

-Davvero? Mi spiace. Ecco perché in pizzeria ti muovevi continuamente.

-Non riuscivo a stare appoggiata allo schienale della sedia.

-Vuoi mettere adesso qualcosa?

-Sì, vado a mettermi del latte doposole.

-Portalo qui, te lo metto io. O hai le braccia che si allungano?

-In effetti, forse è meglio.

Tutto si svolgeva con naturalezza, senza che ambedue facessero finta di capire cosa sarebbe potuto succedere.

Valeria tornò in cucina con il barattolo di crema doposole.

-Come ci mettiamo?

-Mettiti su questa sedia girata al contrario. Io rimango sul divano, così mentre ti spalmo la crema guardiamo la televisione.

Valeria si sedette come Roberto le aveva detto, in televisione c’era un film che aveva già visto.

-Vuoi che ti spalmo la crema sulla camicia?

-Oh, che scema. Sì, ora la alzo.

-Sfilala, sennò scivola giù.

Obbedì anche a questa indicazione. Sfilò la camicia lasciando la sua schiena nuda, i suoi tatuaggi in bella vista. Solo il reggiseno copriva dei pezzi di pelle.

-Da vicino sono ancora più fighi.

Roberto dicendo questo sfiorò con le dita un disegno sulla spalla.

Valeria sentì un brivido cui fece finta di non seguire il significato.

Lui iniziò a passarle la crema addosso. Dopo poco, senza chiedere, slacciò il reggiseno.

-Toglilo, si sporca.

Lei lo fece, appoggiandolo sul divano. Ora era nuda in tutta la parte di sopra. Con le mani cingeva il seno per coprirsi. Lui vedeva la sua figura riflessa sul vetro del balcone. Le mani della donna non riuscivano a coprire quella magnifiche mammelle. Aveva il cazzo pieno e duro.

La villetta del mio cliente era davvero una costruzione splendida, e provai invidia. Lui ci versò altro vino, praticamente non avevamo cenato ma nessuno sembrava preoccuparsene. Io ero brillo, non reggevo bene l’alcol, figuriamoci a stomaco vuoto.

La musica nel salone mise tutti a proprio agio. Ogni tanto qualcuno accennava a dei passi di danza, compresa la segretaria. Quando lo faceva lei, tutti osservavamo rapiti. Poi iniziammo a ballare tutti, e lei con noi. Poi io bevvi l’ennesimo bicchiere ma sentii che era troppo, avevo esagerato, e mi venne da vomitare.

Chiesi dove fosse il bagno, e il cliente mi indicò un corridoio senza premurarsi di cosa mi stesse succedendo. Era distratto, e come dargli torto. Una volta nel bagno si scatenò l’inferno. Sudavo freddo, vomitai l’anima, mi abbracciai al water confidando passasse tutto in fretta. Ero completamente sudato, la camicia sfatta, pallido. Cercai di ricompormi, chissà quanto tempo avevo passato in quello stato. Nessuno era venuto a chiedere come stessi. Erano distratti, evidentemente.

Ne ebbi conferma quando con passo malfermo mi diressi di nuovo verso il salone. La musica ancora riempiva l’ambiente, ma nessuno ballava più. Su una poltrona il collaboratore del mio cliente dormiva con la bocca aperta. Sul divano, più o meno nella stessa posizione, stava il mio vecchio cliente. L’espressione somigliava in effetti a quella dell’altro, ma lui era ben vigile, perché tra le sue gambe la segretaria stava spompinandolo alla grande. La gonna era alzata, scoprandole il culo bianco. Era una scena arrapantissima che mi fece destare. Avrei forse dovuto unirmi, ma tutto ciò che feci fu titarmi fuori il cazzo e masturbarmi mentre guardavo quei due.

Valeria si godeva le mani di Roberto sulla sua schiena. Il pretesto di metterle della crema era terminato, ormai quello era un massaggio e basta. Lui continuava a riempirsi le mani di crema e poi passarle sulla schiena della donna. Si spostava dalle spalle ai fianchi fino alla base della schiena.

-Va meglio?

-Sì.

Furono le ultime parole che si scambiarono.

Roberto improvvisamente spostò le sua mani su quelle di lei, togliendole dal seno e portadole sulle ginocchia. Lei provò una lieve resistenza, poi si lasciò fare.

A quel punto Valeria sentì lui riempirsi ancora le dita di crema e poi posare le mani aperte sulle sue tette. Non disse niente, ma le sue tette gonfie e i capezzoli duri e tesi gradivano quelle carezze. Lui pastrugnò per bene e strofinava anche i capezzoli. Valeria godeva, le piaceva farsi toccare. La televisione continuava a riempire la cucina di suoni che celavano i sospiri della donna.

Poi fu normale farla alzare, farle appoggiare le ginocchia sulla sedia e sfilarle le mutande. Darle una leccata al culo e sentire con la lingua la sua figa fradicia. Abbassarsi i pantaloncini e tirare fuori il cazzo gonfio e grosso.

Valeria, appoggiata allo schienale della sedia, con le tette penzolanti, sentì quel cazzone infilarsi dentro di lei e sospirò come liberata da tutta la tensione di quegli ultimi minuti. Poi le mani di lui le raccolsero le tette e iniziò a spingere con forza, con ritmo, scopandola alla grande. Adesso il rumore della televisione faticava a coprire il respiro dei due.

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