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La mia vita con lei 16 – Quarantena – parte prima – Inizio

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“Chiamami spesso amore mio mi raccomando; odio stare qui a casa da sola, maledetto virus del cazzo” la mia adorata mi abbraccia e le nostre bocche si uniscono credo per la decima volta da quando ci siamo alzati; è lunedì mattina e sto uscendo per andare al lavoro, sapendo che troverò molto meno traffico per via di questo Covid 19 che sta tenendo molta gente in casa, compresa come avete capito la mia amata Gabriella; la sua multinazionale è stata una delle prime a stabilire la regola dello smart working, e sono già due settimane che lei lavora da casa con il suo laptop e utilizzando un collegamento VPN con la rete aziendale; io al contrario sono ancora costretto ad andare in ufficio e farmi tutti i giorni il viaggio andata e ritorno fino alla zona di Piazzale Flaminio dove lavoro da ormai una decina di anni; Gabriella detesta dover rimanere in casa per lavorare, lei in teoria potrebbe anche andarci in ufficio, ma sarebbe praticamente li da sola con la compagnia degli addetti ai servizi e all’assistenza, e non ne ha nessuna voglia, non per questioni di rango per carità, ma perchè con loro non ha mai avuto contatti in tanti anni di lavoro; inoltre si tratta quasi totalmente di consulenti esterni, come del resto lo sono io dal mio cliente.

Come immaginavo per strada il traffico è molto meno intenso del solito e ci metto tre quarti d’ora ad arrivare sotto all’ufficio; fortunatamente c’è il parcheggio interno dove abbiamo i posti riservati altrimenti, covid o no, sarei fortunato a trovare un posto a due km da qui, tuttavia noto subito qualcosa di strano, ci sono molte meno macchine rispetto al solito, anzi per essere esatti vedo solo le macchine dei miei colleghi consulenti, mentre di quelle dei dipendenti ce ne sono pochissime; salgo in ufficio e vedo un ambiente deserto o quasi; Alessandra mi viene incontro con lo sguardo un po’ corrucciato, è la collega con cui lavoro insieme da ormai 16 anni e, non so se ricordate, è la stessa che appena ero tornato da Londra ci ha provato con me e che dopo il mio cortese rifiuto non ha avuto difficoltà a trovare un altro sposandolo e facendoci un figlio che ora ha 13 anni; impeccabile come sempre, era una gran bella donna all’epoca e anche ora che ha superato i 50 si mantiene in gran forma, con un corpo che farebbe invidia a una ventenne e che lei sa valorizzare bene, vestendo molto di classe; ci metto pochissimo a capire il motivo del suo malumore: “Questi stronzi hanno deciso durante il weekend di adottare lo smart warking; ovviamente hanno avvertito tutti i loro dipendenti e se ne sono fregati dei consulenti; meno male che sei arrivato, stavo per andare dal loro responsabile per dirgliene quattro” “Ecco brava Alessandra hai fatto bene ad aspettarmi; quindi il responsabile c’è, giusto?” “Si si, i dirigenti ci sono tutti, ma sono rinchiusi in riunione; noi abbiamo solo trovato i fogli sulle nostre scrivanie dove ci comunicano che da oggi fino a nuovo ordine si lavora in smart working” “I ragazzi dove sono?” “Tutti nella sala” “Bene, intanto andiamo da loro” e insieme ci dirigiamo verso la sala open space dove eravamo allocati tutti noi consulenti; poichè sono il più anziano sia di età che di esperienza, ho anche l’incarico di responsabile tecnico di tutto il mio gruppo, mentre Alessandra si occupa del lato commerciale: “Qualcuno di voi ha avvertito in sede?” chiedo dopo i saluti di rito: “Non ancora, aspettavamo te” “Va bene, intanto preparate le vostre cose, io parlo con il responsabile”.

“Riccardo scusa ma sono molto occupato” mi risponde al telefono il responsabile IT, di cui non vedo il motivo di farvi il nome: “Ah sei molto occupato? Io invece sono occupato a capire perchè cavolo ci avete fatto venire qui oggi” “Abbiamo mandato un’email anche a voi, se non le leggete non è colpa nostra” “Senti, il fatto che ci conosciamo e lavoriamo insieme da tanti anni non ti autorizza a prendermi per il culo; sai benissimo che le email noi le possiamo leggere solo dai PC, non abbiamo i vostri telefoni aziendali, e che per portare i PC a casa dobbiamo avere l’autorizzazione, che voi avete sempre dato SOLO in casi eccezionali” “Si va bene Riccardo, non c’è nessun bisogno di fare il polemico, ovviamente potete portare i vostri PC fuori da qui per lavorare in remoto” “Ovviamente un paio di palle mio caro; adesso tu mandi un’email, a tutti noi, dove ci autorizzate a portare i PC a noi assegnati fuori di qui per poter lavorare in smart working fino a nuovo ordine; e in copia ci metti tutto il gotha della vostra azienda e anche i miei responsabili” “Che malfidato che sei Riccardo” “Chiamami come ti pare, ma senza quest’email nessuno qui porta fuori niente; ah un’altra cosa; sull’email metti anche l’elenco delle persone autorizzate a prendere i PC”; il signore occupatissimo ci mette solo cinque minuti di orologio a mandare l’email come gli ho detto e una volta che tutti sono pronti ad andare mi rivolgo ai ragazzi: “Statemi a sentire, non c’è nessun motivo di andarcene tutti in sede ora, anche perchè sappiamo bene che non c’è posto per sistemarci tutti a lavorare; pertanto chi di voi ha la possibilità di lavorare da casa, se ne vada tranquillamente a casa, mi prendo io la responsabilità della decisione, se volete ve lo metto pure per iscritto”; la risposta generale, come speravo, è che non ce n’è nessun bisogno, i colleghi hanno tutti molta fiducia in me: “Io e te Alessandra dobbiamo andare in sede però” mi rivolgo a lei mentre stiamo uscendo: “Si infatti, ma devo chiederti di accompagnarmici come ben sai io vengo qui con i mezzi” “E come ben sai non hai nessun bisogno di chiedermelo, ho dato per scontato che ti avrei accompagnato io” “Mmmmhhh e la tua Gabriella non sarà gelosa?” “Non ne ha nessun motivo” e a questa risposta Alessandra ha fatto seguito con un’espressione del tipo <<lo so bene purtroppo>> che ho preferito non commentare; prima di salire in macchina ho mandato un messaggio vocale alla mia adorata spiegandole la situazione e dopo neanche due minuti eravamo già fuori dal parcheggio pronti per affrontare il traffico.

“Ci vorrà almeno mezz’ora per arrivare e poi voglio ridere a trovare il parcheggio; magari ti lascio davanti all’entrata” “No no, mi fa bene camminare un po’, Riccardo” “Come vuoi, allora preparati a …….” il bluetooth della macchina mi avvisa di un messaggio vocale in arrivo ed appare la foto di Gabriella; avvio l’audio e mi maledico subito dopo, non perchè mi vergogni, ma perchè odio far sentire i cazzi miei agli altri: <<Ho capito amore; dai magari ti permettono di lavorare da casa così stiamo insieme tutto il giorno, sarebbe meraviglioso; ok fammi sapere ciao>> a cui fa seguire lo schiocco di un bacio: “Scusa Alessandra, l’ho avviato senza pensarci” “Non ti preoccupare Riccardo, anzi posso dirti una cosa? Vi invidio da morire, dovete essere una coppia fantastica, anzi non c’è bisogno che ti dica che invidio molto di più a lei” “Non esagerare ora; tu e tuo marito avete una cosa che io e Gabriella non abbiamo potuto avere, un figlio” “Dici? Un figlio è una cosa meravigliosa, ma significa anche tanti problemi Riccardo; chi non ne ha non lo può capire” “Che problemi ti può dare un ragazzino di 13 anni?” “L’età non c’entra, è che ti trovi a dover vivere per lui e ti senti un po’ repressa; ma anche con mio marito non è che le cose vadano poi così bene” “Scusami, non pensavo di essere indiscreto” “Infatti non lo sei stato; le cose non vanno bene nel senso che il nostro rapporto è un po’ in fase di stanca; lui non è mai stato un fulmine di guerra ma è parecchio tempo che è più assente e passivo del solito; e io mi sto rompendo le palle sinceramente” “Vorrei poterti dare un consiglio, ma non so proprio cosa dirti” “Tu con me potresti solo fare, non dire” “Ohi ohi, ho l’idea che la conversazione stia prendendo una piega poco piacevole” “Va bene allora non proseguo” “No no Alessandra, prosegui pure mi hai incuriosito” “Non ho nessuna difficoltà a dirti che fin dal primo giorno che ti ho visto, il mio sogno è veder che tu mi desideri, per esempio adesso porti la macchina in un posto appartato e mi fai un paio di carezze; ci metto un attimo a levarmi tutto e a stringerti alla mia bella quinta di seno; un po’ calante, sempre per via di quel figlio di cui parlavamo prima e poi ad allargare le cosce per farti entrare dentro di me” “Quante volte mi hai fatto questo discorso?” “Non lo so, non le conto più da un pezzo” mi dice ridendo “Tanto il risultato è sempre lo stesso, non riesco a smuoverti; ma visto che c’è traffico e manca ancora parecchio all’ufficio ho deciso di romperti i coglioni” “In senso fisico?” “Ahah per carità, hai visto mai un giorno ci ripensi, ti voglio sano e in forma; no te li voglio rompere in senso figurato, provocarti con un po’ di chiacchiere che ho sentito fare sul tuo conto” “Sai bene che le chiacchiere non mi scalfiscono” “Si ma queste coinvolgono anche la tua Gabriella” “Addirittura? E giusto di chiacchiere si può trattare, visto che i cazzi miei non li ho mai raccontati a nessuno; comunque prosegui mi hai incuriosito” “Benissimo, reggiti forte, inizio con una domanda molto indiscreta; Gabriella è molto più grande di te vero?” “Molto è un parolone, è nata prima di me questo si” “E’ vero che siete parenti?”.

E no cazzo, questa non è una domanda è una coltellata; e come è possibile che hai sentito una chiacchiera del genere; mah sondiamo il terreno: “Si dice questo?” “Proprio così Riccardo, in certi ambienti si dice proprio questo” “Però! Ce n’è di gente che non ha niente da fare; e in quali ambienti c’è questa gente?” “Non te lo dirò mai Riccardo, mi pare ovvio” “Va bene Alessandra, non dirmelo” “Non mi hai risposto però” “Infatti, non ti ho risposto; ti sorprende?” “Mi sarei aspettata un no sdegnato; ma se non vuoi rispondermi non insisto, certo mi incoraggi a pensare che….” “A pensare cosa? Che io e Gabriella siamo parenti? Nessuno te lo impedisce, nemmeno io” “Scusami Riccardo, non volevo portarla a questo punto” “Però ce l’hai portata, ma non me la sono presa, anzi ti ho sempre considerata una persona sincera, oltre che in gamba, e me lo hai appena confermato. Mi hai fatto una domanda che evidentemente altre persone non si sentono di farmi e preferiscono spettegolare; per cui una risposta te la do comunque; io vivrei con Gabriella e la amerei come la amo anche se fosse mia sorella, la rima non è voluta” “Lo vedi? E poi dici che faccio male ad invidiarla, lei che ha a disposizione e tutto per lei l’uomo per cui io farei carte false; Riccardo altro che invidiarla io cordialmente alla tua Gabriella la detesto” “Sei arrivata tardi che vuoi farci” le rispondo ridendo: “Già, ora a parte tutto ti confesso che ci ho messo parecchio a digerire la sua esistenza” “Dai ti sei sposata neanche due anni dopo, non dirmi che tuo marito ha fatto unicamente da surrogato, non ci credo” “Non ho detto questo, ma non ho mai smesso di pensarti se vuoi saperlo; si certo con il passare del tempo la cosa è scemata, anche se mai del tutto, ma per esempio anche solo cinque anni fa un discorso del genere non te lo avrei mai fatto” e qui finisce la nostra discussione, il palazzo dove ha sede la nostra azienda è in vista; vado al parcheggio a pagamento, lascio la macchina e ci avviamo.

“Non ti chiedo nemmeno se preferisci venire in sede o lavorare da casa” mi fa lei ridendo: “Beh si in effetti la risposta è scontata” “Se mi chiedono il parere dirò che non sono d’accordo; solo in casa con lei il tuo rendimento lavorativo crollerebbe al minimo” “Spiritosa, sai bene che non te lo chiederanno mai; tu invece che preferisci fare?” “Io non sono un tecnico, a me non lo chiederanno di scegliere; dovrò venire in sede finchè sarà aperta” e continuando a discutere arriviamo in sede, dove il nostro responsabile e il capo del personale ci ricevono subito, e il nostro responsabile attacca: “Ragazzi, purtroppo il problema è serio, non siete i soli ad essere stati, diciamo cacciati, dal cliente; e qui come sapete abbiamo grossi problemi di spazio, per cui chi può lavorare da casa, deve farlo assolutamente” “Meno male” intervengo “E’ quello che abbiamo detto ai ragazzi ed è per questo che non ve li siete ritrovati tutti qui” “Bravi ragazzi non avevo dubbi sul vostro senso pratico” ha risposto il capo del personale che poi ha proseguito “Ovviamente il discorso vale anche per te Riccardo, visto che attività qui in sede non ce le hai; per te Alessandra è diverso, ti chiedo di restare almeno per tutto oggi in modo di pianificare tutte le attività dove sei coinvolta” e continuando a parlare si fa l’ora di pranzo e loro ci invitano ad andare insieme ad una tavola calda vicina; personalmente avrei una gran voglia di andarmene subito a casa e mangiare con la mia adorata, ma lo sguardo di Alessandra sull’aria no ti prego, da sola con loro no, mi porta ad accettare l’offerta.

“Offro io potete strafogarvi” ci dice ridendo il nostro responsabile, prendiamo tutti e quattro il primo e carne per secondo, io opto per la mezza porzione, con l’eccezione di Alessandra che si fa portare un piatto di formaggi assortiti; al rientro prendo il PC e saluto tutti, con la speranza di rivederci il prima possibile e chiedo ad Alessandra di accompagnarmi giù, e come le porte dell’ascensore si chiudono la tiro a me e metto le mie labbra sulle sue; ci mette meno di un secondo a riaversi e ricambia il bacio con passione, pur se le nostre lingue rimangono rigorosamente al loro posto: “Wow a cosa lo devo?” mi chiede appena arrivati a terra: “Adoro le bocche che sanno di formaggio” “Non è mica la prima volta che lo mangio quando sono insieme a te, cosa c’era di diverso oggi?” “Forse il fatto che non ci vedremo per un bel po'” “Dai hanno parlato di un paio di settimane” “No Alessandra, non sono così ottimista, penso che le settimane diventeranno facilmente mesi, spero non anni” “Addirittura; comunque ora che lo so, quando ci rivedremo vedrò di pranzare con il formaggio tutti i giorni; baci bene lo sai? E a proposito, grazie per avermi dato il merito di aver mandato a casa i ragazzi” e con un altro bacio, questa volta casto sulle guance ci separiamo.

La strada per tornare a casa mi sembra bellissima, nonostante debba farla per un brutto motivo; questa cavolo di influenza oltre ad ammazzare un sacco di povera gente ci sta cambiando la vita a tutti; mia madre e mia zia hanno, giustamente, deciso che non è il caso di vederci finchè non ci sarà più pericolo e sono chiuse in casa da tre settimane, evitando di vedere anche gli altri figli e relativi nipoti; io e Gabriella finora abbiamo continuato la nostra solita vita, anche se le uscite nel weekend si sono molto diradate; proprio ora mentre sto guidando, la radio parla di un probabile lockdown, e mi viene da ridere sull’utilizzo della parola confinamento, quando invece dovrebbero dire coprifuoco, ma tant’è; anche per tornare il traffico è assente e ci metto poco più di un’ora per arrivare a casa, parcheggio, gioco due minuti con i cani, e salgo in casa, dove contrariamente al solito non trovo la mia adorata in piedi e a braccia aperte; il motivo lo immagino, e mi basta fare due gradini per sentirla parlare in francese dalla sua stanza, è chiaramente impegnata in una TLC, e profittando della porta aperta mi affaccio per salutarla e mandarle un bacio, godendo del suo sorriso a 32 denti non appena si accorge di me; entro nella mia stanza e metto il laptop sulla piccola scrivania, sistemando tutti i collegamenti, lo accendo e vedo che la connessione funziona perfettamente, mentre mi arriva ovattata la voce della mia adorata che continua ad esprimersi come una madrelingua in quell’idioma francese che personalmente ho sempre detestato; non ho mai capito per quale motivo ha sistemato la nostra stanza in mezzo alle altre due, ma considerata la situazione attuale è stata un’ottima idea, non credo riuscirei a lavorare bene con lei che parla nella stanza accanto; poi se la cosa si protrarrà, come temo, per parecchio tempo potremo sempre considerare di mettere un isolante acustico; la mia casella email lato cliente, come al solito, mi sbatte davanti una trentina di messaggi, di cui fortunatamente i due terzi sono automatici, poi brilla fra questi l’email con cui siamo autorizzati a portare i PC fuori dall’azienda e una risposta da parte di un alto dirigente del cliente che “cazzia” il suo sottoposto per non averci pensato prima, cosa che mi fa sorridere parecchio; mi metto a lavorare e, come mi capita sempre, mi isolo completamente dall’ambiente esterno, preso totalmente dal mio lavoro in particolare con una procedura che non funziona come dovrebbe, quando improvvisamente nel pieno del lavoro qualcosa mi copre gli occhi e mi impedisce di vedere lo schermo; l’aria è impregnata di un profumo che conosco troppo bene e solo adesso mi accorgo che non mi arriva più l’eco della parlata in francese di Gabriella, e porto le mie mani sulle sue scansandole dai miei occhi: “Se fossi stata una ladra o peggio un’assassina non ti saresti accorto di nulla, topolone mio adorato” “Si, ma per fortuna non lo sei” rispondo alzandomi dalla sedia “Sei solo la mia topolona adorata che amo da morire e con cui avrò la gioia di passare insieme tutti i giorni da ora fino a nuovo ordine” e la tiro a me per scambiarci il lungo bacio alla francese che abbiamo rimandato fino a quel momento: “Che hai mangiato a pranzo?” le chiedo incuriosito dal suo sapore: “Friselle tonno e pomodoro, tu?” e le racconto del pranzo insieme all’alta dirigenza dell’azienda e alla dolce compagnia: “Ah c’era pure la simpatica. Ancora ci prova?” “Costantemente, anche se non sembra fare tanto sul serio; ha detto che ti detesta, anche se cordialmente” “Ahahah e ha ragione a detestarmi, ho con me l’uomo migliore che si possa avere; ehi hai una chiamata vedo”; mi volto e vedo lampeggiare in basso a destra l’icona Teams di una chiamata, con la faccia del dirigente con cui ho discusso la mattina; metto le cuffie e avvio la conversazione temendo qualche rogna, ma vengo subito tranquillizzato vuole solo scusarsi per il bisticcio mattutino, mi spiega che anche loro sono stati avvertiti soltanto la domenica pomeriggio ed hanno dovuto organizzare tutto in poche ore e in quel marasma nessuno ha pensato ad avvertire qualcuno di noi; ci salutiamo e chiudo la chiamata: “Avverto anche Alessandra, le farà piacere” “Poverino già ti manca” mi dice lei ridendo: “Falla finita, non le telefono, la chatto soltanto” “Ma mica sono gelosa, te l’ho sempre detto che se vuoi puoi anche accontentarla; a me basta quello che mi dai lo sai” e mi stringe a se baciandomi lievemente sulle labbra: “Ma non basta a me lo sai bene; ci sei tu e basta delle altre non mi interessa, ma visto che ci tieni ti dirò che oggi l’ho baciata” “Ma dai, veramente?” “Veramente, le ho chiesto di accompagnarmi quando me ne sono andato e in ascensore l’ho tirata a me e l’ho baciata” “E lei?” “Ha ricambiato, ma niente lingue” “E come mai l’hai baciata? Aveva un profumo irresistibile?” “A pranzo per secondo ha preso un piatto assortito di formaggi ed aveva un alito irresistibile” “Cazzo, allora qualsiasi donna che mangia formaggio in tua presenza diventa una mia potenziale concorrente” “Ahahah tranquilla, nessuna sta alla pari con te in tutti i sensi; comunque lei ha detto che d’ora in poi mangerà formaggio ogni volta che pasteggia con me, non si sa mai” “Senti, sono le sei passate, che ne dici di mandare il messaggio alla zozzona e di dedicarti un po’ alla tua topolona? Abbiamo più di due ore prima di cenare, potrebbe diventare una bella abitudine non pensi?” “Cazzo se si”; mando il messaggio ad Alessandra che per fortuna si limita a ringraziarmi della notizia e non fa battute che potrebbero mettermi in difficoltà.

“Ho voglia di andare al bagno” mi dice Gabriella slacciandomi la vestaglia e invitandomi a fare altrettanto con la sua; le nostre bocche si uniscono e le lingue sguazzano liberamente, poi lei si china e la sua lingua comincia a lavorarsi la mia cappella prima e tutto il resto dopo; in capo a cinque minuti la mia mazza si erge dritta e dura davanti a lei: “Amore ti voglio, andiamo di la rompimi il culo daiii” e dopo neanche dieci secondi lei è già in posizione sul lavandino del bagno e io dietro di lei a puntare la cappella fra le sue chiappe: “Aaaaaaaaaaaahhhhhhh siiiiiiiiiii ooooooaaaaaahhhhhhhhh” “Te li faccio ballare per bene quei provoloni” le sussurro all’orecchio guardando il suo sguardo stravolto dal piacere, riflesso allo specchio; in un attimo dimentico il bacio che ho scambiato poche ore prima con Alessandra, adesso sono nel mio ambiente naturale, il corpo della mia adorata che smania dalla goduria che le faccio provare: “Oddiooooooo siiiii vengooooooooaaaaahhhhhhh” urla la mia topolona, incitandomi a sbatterla ancora più forte: “Cazzooooooo mi fai morireeeeeee siiiiii sfondamelo tuttoooooooo oddio che trapanooo aaaaahhhhhhh vengo ancoraaaaaaahhhhhhh” e i suoi provoloni che ballano come impazziti unitamente al suo viso stravolto da piacere mi infoiano ancora di più: “Cazzo topolona mia, te lo apro tutto questo bel culone, beccati queste” “Aaaaaaahhhhhhhhhh siiiiiiii che meravigliaaaaaaa non hai un cazzo, hai un martello pneumatico mi fai impazzireeeee oddiooooooo vengo ancoraaaahhhh” “Ti riempio tuttaaaaahhhhhh” le urlo sentendo le palle che mi si svuotano dentro a quella caverna che è diventato il suo culo: “Aaaaaahhhhh è bollenteeee che bellooooo” geme lei allungando la mano verso un bicchiere, mentre io le schizzo dentro le ultime stille del mio piacere; vedo la sua mano che stringe il bicchiere e le chiedo: “Sei pronta Gabriella?” “Si amore mio, tiralo fuori”, lo estraggo e subito lei mette il bicchiere sotto il culo contrendo lo sfintere per schizzarci dentro tutto il mio seme e quando finisce alza il bicchiere: “Che sete. Alla tua salute amore mio” e beve tutto d’un fiato.

La abbraccio e torniamo nella mia stanza a recuperare le nostre vestaglie: “Senti topolona, adesso è venuta a me la sete” “Dai scendiamo, ci mettiamo sul divano e ti preparo un aperitivo, fra un’oretta ceniamo” “Preferisco un altro aperitivo” le rispondo sdraiandomi sul lettone da piedi, con la testa sporgente: “Ma che vuoi fare?” “Mettiti qui a gambe larghe sopra la mia faccia” “Mmmmmmmmm anche tu inventi i giochetti nuovi vedo”; si posiziona rivolta verso la testiera del letto e io la invito a girarsi, voglio godermi la vista dei suoi provoloni da sotto, stringo le mani sulle sue anche e affondo la lingua nella sua figona zuppa di umori: “Mmmmmmmm ooooohhhhh siiiiii” inizia a gemere la mia adorata “Cazzo amore mio, sei uno spettacolo pure con la lingua”, mentre io stacco la mano dall’anca per strizzarle la tettona destra: “Aaaaahhh siii mi piace, me la lecchi e mi strizzi i provoloni dai siiiii che bellooooo, strizzami anche l’altro”; la prendo in parola e i suoi gemiti si acuiscono: “Madonna come mi fai godere amore mio, hai la lingua bollentissima, siiii mi piaceeee oddioooo godooooooo aaahhhhhhhh vengoooooooooo” e mi squirta nella bocca spalancata tutto il suo piacere, togliendomi la sete che mi era venuta: “Oh ora va molto meglio topolona” le dico dopo essermi alzato “Altro che l’aperitivo” “Beh pensavo di farcelo comunque l’aperitivo, che non ti va?” “Ma si certo che mi va dai andiamo”, la prendo per mano e scendiamo in salone.

Ci sistemiamo sul divano dopo che ho riempito due bicchieri di Martini bianco: “Alla nostra amore mio, staremo tutto il giorno insieme per parecchio tempo temo; non che non mi faccia piacere stare insieme per carità, ma questo cazzo di Covid sta diventando un problema serio” “Si purtroppo, non credo finirà tanto presto; mah, spero di fare in tempo a rientrare prima di andare in pensione” “E la miseria amore mio, ti mancano ancora tre anni dai” “Comunque topolone staremo insieme, ma nell’orario di ufficio ognuno in stanza sua; pranziamo insieme ma poi si ricomincia a lavorare fino alle sei del pomeriggio” “Va bene topolona, come vuoi tu come sempre; scusa che ore sono ora?” “Le sette e mezza, vieni qua amore mio” mi tira a se ed incrociamo le nostre lingue per due buoni minuti: “Adesso vado a mettere gli spiedini in forno, poi c’è l’insalata e per dessert uno spicchio di provolone per uno, ti va bene come cena?” “Lo sai che con te mi va tutto bene” e dopo mezz’ora siamo a tavola; la cena dura un’altra mezz’ora durante la quale chiacchieriamo del più e del meno e ci divoriamo due spiedini per uno, l’insalata e il provolone; poi ci sistemiamo davanti alla TV dove mi godo il posticipo del campionato e la vittoria della mia Roma, resa ancora più bella dall’abbraccio continuo e dai baci che mi scambio con la mia adorata Gabriella; mi godo anche le interviste del dopopartita e tutti i commenti, finchè alle undici e mezza lei mi dice: “Andiamocene a letto amore, sono stanca anche se non mi sono mossa da casa; e poi domani si lavora” “Però non ci dobbiamo alzare alle sei, almeno questo è buono” “E’ vero, bacio e andiamo”; ci scambiamo un bacio leggero sulle labbra e saliamo in camera con l’intenzione di metterci a dormire; ed infatti, poco dopo: “Ooooohhhhhhh” “Aaaaaaaaaaahhhhhhhhhhh”.

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