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La mia vita con lei 18 – Quarantena – Interludio femminile

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Anche io ti amo Riccardo, da morire, e quello che mi hai fatto scrivere in quel tuo sogno orrendo lo penso sempre, magari senza arrivare a fare il gesto estremo, ma sono sicura che impazzirei dal dolore se non ti avessi più con me; purtroppo però, nonostante abbia ormai 64 anni, le tentazioni della carne sono ancora molto forti nella tua topolona, e questo lockdown come lo chiamano mi sta facendo diventare matta, specie in queste settimane che sei tornato a lavorare in sede per quel cazzo di nuovo progetto; maledizione stavamo così bene a lavorare qui tutti e due, quando dopo le sei staccavamo come due cronometri e ci dedicavamo l’uno all’altra, mentre ora devo aspettare almeno fino alle sette e mezza prima che arrivi, con quella cazzo di sede all’EUR, a novanta km da qui; e poi quel particolare del tuo sogno che non riesco a togliermi dalla mente, quella mazza da baseball che mi ravanava figa e culo mi tortura il cervello quando sto qui da sola; quando ci sei tu amore mio non ci penso per niente, tu hai il dono di riempirmi la vita, ma quando non ci sei non riesco a pensare ad altro e il problema è che non è solo il cervello, ma anche la figa a prudermi parecchio; e non c’è niente da fare, non riesco a resistere e per questo ho deciso di agire, devo togliermi questa curiosità che mi sta diventando un chiodo fisso; per questo nei giorni scorsi ho fatto una serie di passi, slegati fra loro, ma con l’obiettivo di verificare quanto ci sia di vero in quel cavolo di sogno; è tutta colpa tua amore mio, o meglio della tua estrema sincerità, se non mi avessi detto del cazzo mostruoso di quell’uomo non mi sarebbe mai venuto in mente di fare quello che ho fatto e che sto per fare; ma andiamo con ordine.

Un paio di giorni fa mi sono fatta una chat con Fiorella, e apparentemente per caso sono andata dove volevo andare a parare:

<<Sai Fiorella, ieri sono passata in paese per un po’ di spesa e non indovinerai mai chi ho visto>>

<<Dai mi hai incuriosita, chi hai visto?>>

<<Il tuo amico Ernesto>>

<<Oddio Gabriella, amico un corno; il maledetto marchio della mia colpa di cui non riesco a liberarmi>>

<<Sai mi sono sempre chiesta cosa ci trovavate tu e Donatella in lui; si era un bel ragazzo e anche ora è un uomo interessante a quanto ho visto, ma come facevate ad essere così attratte da lui?>>

<<Non lo immagini proprio? Cosa può piacere tanto di un uomo ad una ragazza vogliosa o a una moglie insoddisfatta?>>

<<A me da ragazza vogliosa faceva schifo, e moglie insoddisfatta è una sensazione che non ho mai provato>>

<<Ok Gabri sarò più chiara; aveva e credo abbia tutt’ora una dotazione da paura>> tombola, mi tremavano le mani e ho dovuto far ricorso a tutto il mio autocontrollo.

<<Da paura? Tipo attore porno?>>

<<Non ho visto mai un film porno sorellina, ma quei numeri mi sono rimasti impressi quando io e Donatella per gioco glielo abbiamo misurato; 27 di lunghezza e 19 di circonferenza>> oh mio Dio divento matta.

<<Madonna, un cavallo praticamente, e come ha fatto a non mandarvi all’ospedale>>

<<Sapeva essere molto dolce e poi lo usava bene sorellina; poi lavorando le fighe diventano sempre più elastiche; ma ora basta ti prego, non dimenticare che ho 75 anni ormai, non mi far tornare desideri che ormai non mi appartengono più>> si capirai, e gli odori di umori vaginali che sento sul divano ogni volta che vengo a trovarvi che sono?

Giuro che fino all’ultimo ho sperato che Fiorella non mi confermasse la veridicità del sogno di Riccardo, ma la conferma ha aumentato la mia risolutezza a togliermi questa soddisfazione e ieri mi sono fatta una passeggiata al paese; quando ci ero stata per scattare la foto al maiale mi ero messa occhiali, cappello e giaccone largo per non farmi riconoscere, mentre questa volta ho messo pantaloni a tubo, maglioncino aderente con scollatura non abbondante ma vistosa, e sopra uno spolverino aperto; sono andata nella piazza del bar e mi sono messa a guardare le vetrine, tenendo sempre d’occhio il bar dove lo avevo fotografato la volta scorsa; l’attesa è durata quasi un’ora e stavo disperando che non venisse, quando, a mezzogiorno in punto, l’ho visto arrivare; devo ammettere che è ancora un uomo interessante, vestiva con giacca e pantaloni di velluto e maglione a collo alto e si è diretto verso l’entrata del bar, ha salutato un paio di persone ed è entrato; dopo due minuti sono entrata anche io.

“Un ginger per favore” ho chiesto al barista dopo essermi messa al bancone non molto distante da lui che si stava bevendo un martini bianco; gli ho dato volutamente le spalle per non dargli modo di attaccare discorso, ma ho visto subito che mi aveva riconosciuta: “Ernesto ora che fai te ne torni a casa per il tuo lauto pranzo?” gli ha chiesto il barista: “Lauto un paio di palle; ormai a pranzo solo insalata e una fetta di formaggio, maledetta ulcera” “Però il martini non te lo fai mai mancare” “E certo, ormai esco di casa solo per venire qui ma non me lo farò mai mancare, il giorno che non mi vedrai arrivare fai sfondare la porta e mi troverete morto; è il bello di non essermi mai sposato, non ho una moglie che rompe i coglioni; oh mi scusi signora non volevo essere volgare” “Non si preoccupi non fa niente; e poi non mi sento offesa, neanche io mi sono mai sposata” “Ah interessante” ha aggiunto e io non ho risposto; un minuto dopo ho pagato il ginger e sono uscita, prendendo la direzione da dove lo avevo visto arrivare e che speravo portasse verso la sua casa; mi sono fermata in una viuzza laterale nascosta dietro ad una siepe e dopo cinque minuti l’ho visto passare e sono uscita allo scoperto per seguirlo; ha proseguito lungo la via per due isolati e poi ha svoltato verso destra in un viottolo che porta in campagna; sono rimasta a prudente distanza finchè non l’ho visto fermarsi ad un cancello di una casetta isolata dove è entrato; ho aspettato cinque minuti e mi sono avvicinata, ed ho letto la targhetta dove c’era solo il suo nome; soddisfatta sono tornata sui miei passi e ho ripreso la macchina dall’altro lato del paese per rientrare in casa; la figa mi bruciava come mi brucia ora.

E oggi sto per fare quello che mi sono ripromessa; sto guidando verso il paese, ma ci arriverò dalla parte opposta da dove arrivo di solito, a circa duecento metri da casa sua; è mezzogiorno e dieci e da qui vedo perfettamente la sua casa e fra un po’ dovrei vederlo arrivare dal suo aperitivo; avevo pensato anche di venire la mattina, ma poi se non lo avessero visto a mezzogiorno lo sarebbero venuti a cercare, invece così ho tutto il tempo per levarmi la soddisfazione; oggi mi sono messa giacchetta, gonna e camicetta e tengo un bottone aperto di troppo; eccolo li che sta rientrando, è vestito come ieri e faccio passare anche stavolta cinque minuti dopo che è entrato; scendo dalla macchina e vado verso casa sua, arrivo e suono il campanello, da qui si vede bene la casa e vedo lui che scruta da dietro la finestra; l’ultima speranza ipocrita che ho cade quando sento il clic del cancello, entro e lo vedo davanti alla porta.

“Gabriella, ti avevo riconosciuta benissimo ieri, ho 78 anni ma non sono ancora rincoglionito; e poi ogni volta che ti vedo sento sempre una fitta ai coglioni ahahah” “Vedo con piacere che la prendi a ridere Ernesto” “Beh dai eravamo ragazzi allora, soprattutto te, ma mi ha fatto male per parecchio tempo lo sai?” “Non era mia intenzione fartelo durare tanto il dolore, volevo solo che mi lasciassi stare” “Va bene, ma ora veniamo a noi; ieri ti ho vista qui davanti e non ho capito perchè te ne sei subito andata” “Senti dobbiamo discutere qui o mi fai entrare?” “Oh ma certo scusa, non sono più abitutato a ricevere altre persone, poi belle signore come te meno che mai; troverai un po’ di disordine ma vieni, anzi mi stavo per mettere a tavola se vuoi farmi compagnia mi fa piacere”; entro e mi trovo in un saloncino con un divano letto a una piazza e mezza, con il letto sfatto e lui mi conduce in cucina, dove vedo che ha apparecchiato per lui con un piatto piano e accanto una scodella di lattuga e un altro piatto con un grosso spicchio di provolone: “Piccante?” gli chiedo: “Perchè ne conosci altri tipi?” “So che ci sono ma non li ho mai assaggiati; accetto volentieri il tuo invito è il mio formaggio preferito” “Ah allora qualcosa in comune io e te ce l’abbiamo, ti va bene così?” mette il coltello sullo spicchio: “Un po’ di più se per te non è un problema” “Figurati cara, più ne mangi tu e meno ne mangio io” e ne taglia due fette di uguale misura; senza parlare svuotiamo i piatti in una decina di minuti e facciamo entrambi il bis, mi prepara un caffè con la macchinetta e poi mi invita a seguirlo al saloncino, dove mi fa accomodare su una poltrona e lui si mette su una sedia davanti a me: “Allora Gabriella, sono contento di vederti, mi fa piacere che tu abbia diviso la tavola con me, ma vorrei tanto sapere perchè mi hai cercato dopo tutti questi anni; devo preoccuparmi per i miei coglioni?” “Beh ammetto che i tuoi coglioni abbiano relazione con il motivo della mia visita, ma il verbo preoccuparti è sbagliato; ma andiamo con ordine, prima ho una domanda da farti; da quanto tempo non vedi Fiorella? Donatella la lascio in pace” “Ho visto tua sorella l’ultima volta proprio al funerale di Donatella, è stata lei a dirmelo, non ci vedevamo ne sentivamo da almeno una ventina d’anni e non ci siamo ne visti ne sentiti da allora; a proposito, tu quel giorno non c’eri” “Diciamo che non ero invitata, ma non sono qui per parlare di questo; è che mi è venuta una certa curiosità di come tu potessi piacere così tanto alle mie sorelle, al punto di sceglierti come padre naturale dei loro figli” “Gabriella è una storia vecchia che non ho nessuna voglia di ritirare fuori; le tue sorelle erano giovani e molto belle, io ero un bell’uomo scapolo di 30 anni e la cosa mi attirava; ma è finita li, sono venuto al battesimo dei ragazzi solo perchè loro hanno insistito tanto, ma mi sono sempre sentito come una specie di cazzo in affitto; se vuoi saperlo, i tuoi cognati non sono i soli che ho fatto cornuti, e i tuoi nipoti non sono i soli figli che mi sono lasciato dietro, ma non mi sento nessuno scrupolo di coscienza, è stata una chiara volontà delle signore che mi hanno voluto, comprese le tue sorelle” “Non le hai mai chiesto il motivo?” “Ahahah non ne avevo bisogno, era fin troppo chiaro” “Non me lo vuoi dire?” “E perchè non dovrei. Il motivo è che ho sempre avuto un cazzo da gran premio, potevo essere un famosissimo attore porno se avessi voluto” “E perchè non lo hai fatto? Non mi sembravi un tipo a cui faceva schifo la notorietà” gli chiedo ignorando il prurito che sento nella passera: “Gabriella, tu ricordi quel tipo che ha provato a toccarti e si è beccato una ginocchiata nelle palle; beh dopo tanti anni posso dirti che era una scommessa fatta con gli amici, l’unica volta che pagare da bere è toccato a me; ma non mi è mai piaciuta la notorietà, avevo il mio bel lavoro, guadagnavo bene e soprattutto me lo godevo; le donne le trovavo quando volevo e per questo non ho mai pensato a sistemarmi” mi decido a fargli la domanda che più mi preme e da cui dipende il resto.

“Quindi io per te ero solo una scommessa” mi guarda fisso negli occhi e sorride: “Sei sicura di voler conoscere la risposta?” “E secondo te sono venuta fin qui per tornarmene con un dubbio?” “Va bene! No Gabriella, ti ho sempre vista in modo diverso dalle altre; non dico che mi ero innamorato di te, ma ti giuro che sei l’unica che mi ha visitato per parecchie notti nei miei sogni, e hai continuato a visitarmi fino a pochi anni fa; e a vederti ora davanti a me, capisco che ce n’era motivo, sei ancora una gran bella donna, dovresti avere 64 anni giusto?” “Giusto” rispondo con voce falsamente ferma: “E vedo che hai ancora quello splendido seno che mi mandava al manicomio ogni volta che ti vedevo; peccato che non ho più l’età per farlo, altrimenti ti sarei già zompato addosso” “Ahahah è solo l’età a frenarti o qualcos’altro?” decido di provocarlo: “Direi solo l’età, non ho problemi di prostata o altro, semplicemente le donne non mi interessano più da parecchio ormai, l’unica soddisfazione che ho sono i miei libri e l’aperitivo a mezzogiorno” “Peccato” dico con voce falsamente delusa: “ASPETTA” il tono alto della sua voce mi fa trasalire: “Scusa non volevo spaventarti cara; ma non nego che con te mi metterei volentieri alla prova, che ne dici?” si alza dalla sedia e io faccio lo stesso: “Dico che prima voglio vedere se ne vale la pena” “Ti prendo in parola” e così dicendo si cala i pantaloni, sotto ha un paio di boxer che non riescono a nascondere il suo cazzone, e calati anche quelli, vedo quell’enorme anaconda dondolare fra le sue gambe, arrivando quasi al suo ginocchio: “Wow” esclamo deglutendo a fatica: “Io ho scoperto le mie carte ora tocca a te Gabriella” annuisco e mi tolgo la giacchetta posandola sulla poltrona, poi mi sbottono la camicetta e porto le mani sulla schiena per slacciarmi il reggiseno e come lo faccio i miei provoloni letteralmente esplodono liberati da quella morsa, ed io butto il reggiseno e mi mostro a lui con la camicia completamente aperta: “Oh mio Dio Gabriella sei uno spettacolo della natura, che tettone che hai e come stanno ancora su bene”; mi avvicino a lui, gli sfilo il maglione e la maglietta che tiene sotto: “Che dici Ernesto, te la senti di provarci o dichiari forfait?” “No no, ci voglio provare a costo di morire d’infarto, e quale morte migliore potrei desiderare” “Allora fammi sentire il tuo sapore prima” lo tiro a me e gli apro le labbra con la lingua: “Mmmmmmmmmmmm ssslllluuuuuuurpppppp” e dopo un minuto buono ci stacchiamo: “Cazzo che bocca che hai Gabriella mia” “Adesso vediamo un po’ di risvegliare il moribondo” e mi chino sulla sua anaconda che pende ancora floscia, e lecco avidamente la sua cappella: “Oooooooohhhhh come ti pizzica la lingua” e certo che mi pizzica bello mio, e proprio su quello conto per tirartelo su; mi ci metto di impegno e posso apprezzare un cambiamento di consistenza, ma da qui da dire che è dritto ce ne vuole, e continuo a leccare e a succhiare, godendomi il concerto degli “Oooooohhhh aaaahhhhhh” da parte di lui che ho fatto sedere di nuovo; dopo un quarto d’ora che succhio e lecco l’ananconda è abbastanza barzotta per partire con una spagnola, con la quale spero di riuscire nel mio compito, ed infatti i suoi mugoliii aumentano di intensità e frequenza “Oooooooohhhhh Mmmmmmmmhhhh siiiiiiiii daiiiii che bocchinara fantastica che sei” e dopo dieci minuti finalmente si erge da solo senza nessun aiuto, ma ancora non è come voglio io: “Senti, ti dispiace se ti frego un altro spicchio di provolone?” “Figurati, sta ancora sul tavolo serviti pure” vado in cucina e ne taglio due grossi spicchi, torno e ne do uno a lui: “No non ho fame io” “Zitto e mangia” rispondo e lui lo prende e se lo porta alla bocca e mentre mangiamo continuo a masturbargli l’anaconda con la mano libera; ingoiato l’ultimo boccone lo bacio di nuovo sulla bocca senza smettere di masturbarlo e dopo un minuto mi tuffo di nuovo con la bocca sulla sua cappella: “OOOOOOHHHH SIIIIII” geme forte spronandomi a dare il meglio di me stessa e il cambiamento me lo sento in bocca in tempo reale e finalmente, dopo più di mezz’ora di lavoro ammiro il risultato della mia opera, il suo bestione dritto e durissimo con la cappella gigantesca che pulsa; la mia passera è fradicia dalla voglia e mi libero della gonna e delle mutandine: “Ti sei riposato abbastanza adesso tocca a me mettermi in poltrona” gli dico mettendomi con il culo in pizzo al cuscino e alzando le cosce e lui si alza e mi passa un dito fra le grandi labbra: “Ehi bello, non ti ho fatto diventare il cazzo duro per infilarmici il dito, forza datti da fare e chiavami” “Con grande piacere Gabriella, ma non vorrei farti male” “Non preoccuparti sono molto ben allenata io” e finalmente si china su di me e sento quell’enorme cappella spingermi sulle grandi labbra; nonostante sia fradicia e tenga le gambe spalancate al massimo ci vuole un minuto buono prima che la cappella mi penetri: “Ooooooooooooaaaaaaaaaaaaahhhhhhhh” gemo forte e lui comincia lentamente a spingere sempre più giù facendomi mugolare di continuo “Mmmmmmmmmmmmmmmm ooooooooohhhhhh aaaaahhhhhhh siiii” e dopo cinque interminabili minuti sento il contatto delle sue palle con le mie chiappe: “Aaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhh siiiiii chiavami tutta daiiiiiiii” “Preparati a godere come non hai mai goduto in vita tua” e comincia a fare dentro e fuori lentamente e una volta che non sente più resistenza aumenta il ritmo: “Aaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhh cazzoooooooo siiiiii daiiiiiiiii” urlo per la goduria che mi da e dopo due minuti: “Siiiiiii vengooooooooo”: “Mettiti a pecorina” mi dice lui dopo un po’, io obbedisco e mi cavalca per altri quindici minuti facendomi venire altre due volte: “Sto per sborrare Gabriella” mi dice con voce affannata e io lo faccio uscire e mi inginocchio davanti alla sua mazza pulsante e sgocciolante dei miei umori, bastano un paio di leccate e come un fiume in piena lui si produce in una lunghissima sborrata; il primo fiotto mi entra in gola e anche il secondo, e dirotto il resto sulle mie tettone; appena finito di sborrare lui crolla sulla poltrona e vedo l’anaconda che ridiventa floscia come quando avevo iniziato; visto che la sua sborra ha un buon sapore la raccolgo dalle tette e me la succhio tutta, poi ripulisco alla meglio con i fazzoletti assorbenti, mentre lui mugola: “Cazzo Gabriella che scopata da favola mi hai regalato, non potrò mai ringraziarti abbastanza” “Non devi ringraziarmi di niente Ernesto, ho goduto tanto anche io, è stato un dare e avere, una cosa da non ripetere” e comincio a rivestirmi: “Si va bene Gabriella sono d’accordo è stata una cosa unica che rimarrà fra noi due, anche perchè se lo raccontassi non mi crederebbe nessuno”; faccio per rispondergli ma lo vedo reclinare il capo sulla poltrona e chiudere gli occhi, per cui raccolgo le mie cose, compresi i fazzoletti zuppi dei miei umori, poi esco dalla sua casa, accompagnata dal suo: “ROOOOONFFFF KKKKRRRRRRRRRR” che mi strappa un ultimo sorriso.

Butto i fazzoletti in un secchio della spazzatura e mi rimetto in macchina per tornare finalmente a casa, e quando arrivo sono le cinque del pomeriggio e mi infilo subito sotto la doccia, per poi indossare la mia vestaglia pesante e sedermi sul divano in salone a riflettere su quanto è successo; si per godere ho goduto, grosso era grosso, ma niente a che vedere con quello che mi fa provare Riccardo; è la conferma di quello che ho sempre saputo, il sesso è una bella cosa e può anche essere appagante, ma l’amore moltiplica il piacere per mille, un milione di volte e sento la mia figa che mi prude di nuovo, ma questa volta è per l’attesa del ritorno del mio topolone adorato; voglio farlo con lui sesso stasera, voglio sentire quell’appagamento totale che solo lui riesce a darmi, l’amore della mia vita; in attesa mi metto a fare un po’ di parole crociate, finchè poco prima delle sette e mezza sento il rumore del cancello che si apre, mi affaccio e come lo vedo scendere dalla macchina esco per andargli incontro, incrociandolo appena ha aperto il portone: “Ehi che bella sorpresa” fa appena in tempo a dirmi prima che mi tuffi su di lui e gli apra le labbra con la lingua; non riesco a staccarmi, la mia lingua esplora avida la sua bocca, il suo palato e i suoi denti e ci scambiamo litri di saliva, finchè non lo sento che mi spinge delicatamente e mi decido a staccarmi: “Scusa amore mio, ma la borsa del computer mi pesa un po'” “No scusami te, ma oggi non sono riuscita ad aspettarti su, mi sei mancato da morire” “Lo vedo, ho sentito anche che a pranzo ci hai dato col provolone, in barba al nostro patto” “Si è vero, ma è stato per necessità” gli rispondo strizzando l’occhio: “Dai fammi andare a cambiare e poi mi racconti”.

Pensavate che facessi le cose di nascosto? Ma allora non avete capito niente del rapporto che c’è fra noi due miei cari; in attesa che scenda preparo due martini con ghiaccio e li metto sul tavolinetto davanti al divano, dove mi siedo slacciando un po’ la vestaglia e in cinque minuti lui mi raggiunge e ci scambiamo un altro lungo bacio alla francese: “Cin cin amore mio” gli dico alzando il bicchiere: “Cin cin amore mio scopona” mi risponde lui sorridendomi e dopo una sorsata di aperitivo mi stringo a lui e gli racconto la giornata senza nascondergli nulla: “Dunque era un sogno realistico, ha davvero una mazza da baseball” “Si confermo, del resto hai letto il messaggio che mi ha mandato tua zia, solo che la mazza da baseball ha retto per una ventina di minuti al massimo, per il resto sembrava un’anaconda che pendeva moscia fra le sue cosce; ci ho messo più tempo a tirarglielo su, che lui a chiavarmi, mi ci è voluta una doppia razione di provolone piccante” “Ahah, ecco spiegato il sapore della tua bocca; pensa se non c’era quello, stavi ancora li a tirarglielo su” “Cattivo che sei, ci avrei messo un quarto d’ora in più magari, ma glielo tiravo su stai tranquillo; però è vero non potevo saperlo, il giorno prima al bar aveva solo detto che pranzava sempre con formaggio e insalata” “Ahah pensa se mangiava solo formaggi dolci” “Lo facevo mangiare da solo ahah e poi facevo merenda qui” “Senti Gabriella, veniamo alle cose serie; lo sentivi molto più del mio vero?” “Amore, è più grosso del tuo questo si, e ha fatto anche fatica a farmelo entrare dentro, e si mi sembrava di avere una mazza da baseball in figa e sono anche venuta tre volte, ma sono stati orgasmi completamente diversi da quelli che mi fai avere tu, li sentivo solo in figa, quelli con te li sento in tutto il corpo, sono tutta in fiamme, non c’è proprio paragone” e lo abbraccio ancora più forte e ci baciamo con tenerezza, e poi lui mi chiede: “Voglia di prenderlo in culo?” “Ma che sei matto, mi mandava all’ospedale, io penso che nessuna donna sana di mente glielo possa mai aver dato; e poi te l’ho detto dopo un paio di minuti che aveva sborrato è crollato a russare, sembrava il motore di un caterpillar” “Ci sarà rimasto male a non ritrovarti” “Chissenefrega, ahah pensa se è andato a trovarlo qualcuno che ha la chiave e lo ha trovato nudo a dormire, che figuraccia che fa”.

Ormai ci siamo detti tutto e possiamo dedicarci alla nostra cena; prima di andare al paese dal cavallo da monta sono scesa in cantina e ho tagliato un grosso pezzo di caciotta stagionata e un po’ di fette di prosciutto che mettiamo a tavola insieme all’insalata; come sempre ceniamo in allegria, ridendo e scherzando, e alla fine ci mettiamo sul divano per vedere un film su Sky; Riccardo mi da la bella notizia che l’indomani lavorerà da casa e possiamo dormire un po’ di più, e così ce ne andiamo su in camera e ovviamente dopo un po’: “Oooooohhhhhhh” “Aaaaaaaaaaaaaahhhhhhh”; avete visto, possiamo anche distrarci ogni tanto, provare qualche brivido diverso, ma alla fine ci ritroviamo sempre alla stessa maniera con lui dentro il mio corpo ed entrambi ad impazzire di piacere; adesso vi lascio e mi godo la scopata con il mio topolone adorato, magari nel prossimo capitolo sarà lui a raccontarvi qualcosa, a quanto pare la zozzona in questo periodo è parecchio insistente. Buona notte a voi e buona scopata a me.

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