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La mia vita con lei 20 – Vi presento la signora Mariani

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R: E’ arrivata l’estate e approfittando sia dell’allentamento delle misure anti contagio, sia del notevole alleggerimento del carico di lavoro di entrambi, ci siamo presi tre settimane di ferie e ne stiamo approfittando per farci un lungo giro della Norvegia; siamo arrivati dieci giorni fa in aereo a Oslo e li abbiamo affittato una macchina e dopo due giorni siamo andati a Bergen e dopo altri due giorni ci siamo imbarcati sul battello postale e siamo scesi a Tromso dopo cinque giorni di navigazione, passati quasi tutti sul ponte della nave a godere dello spettacolo dei fiordi e delle isolette, ed ovviamente anche chiusi in cabina a fare l’amore; per Gabriella è una primizia assoluta, lei non è mai stata in Norvegia, escludendo lo scalo all’aeroporto di Oslo quando siamo andati in crociera sulle Svalbard per i miei 50 anni, mentre io ci sono stato nel lontano 1992, quindi stiamo parlando di 28 anni fa, ed è stato un viaggio da tour de force di otto giorni, mentre questo ce lo vogliamo godere per bene; per esempio, le isole Lofoten che abbiamo visto dal battello torneremo a visitarle durante la discesa da Capo Nord; infatti a Tromso abbiamo affittato un’altra macchina e ci siamo avviati verso nord, fino ad Hammerfest, dove sono già stato e che è chiamata la città più a nord del mondo; per arrivare qui da Tromso abbiamo fatto due giorni di viaggio, facendo tappa per una notte nel paesino di Storslett; siamo fermi qui da due giorni, e ne abbiamo approfittato per vedere un po’ i dintorni, ad Hammerfest non c’è molto da vedere, e così ieri ho portato Gabriella fino ad Alta, dove sono stato la volta scorsa e che ricordavo come un bel posto con bei panorami; ci siamo fermati qui perchè aspettiamo gente che arriverà proprio oggi con il battello che fa il giro opposto da Kirkenes; staremo insieme per un paio d’ore e poi loro ripartiranno e anche noi, per stasera dobbiamo stare a Capo Nord, dormiremo in un albergo a Skarsvag a soli quindici km dal capo, godendoci il sole di mezzanotte, visto che siamo al 12 luglio, siamo partiti da Roma il 2 per quella che sarà la vacanza più lunga da quando siamo insieme.

G: Riccardo ha detto quasi tutto, tranne chi sono le persone che stiamo aspettando; una volta gli ho raccontato che fra i miei flirts prima che ci mettessimo insieme, c’era stata una mia collega dell’ufficio di Zurigo, Helen, con la quale ho vissuto un mese di sesso intensissimo e che non mi aveva perdonato la mia decisione di lasciarla per tornarmene a Roma, al punto che quando un paio di anni dopo si era sposata con un’altra collega non mi aveva invitato al suo matrimonio; c’è da dire che non sarebbe stata una passeggiata, visto che si sono sposate proprio qui ad Hammerfest, ed è proprio per questo che oggi saranno di nuovo qui, nel loro viaggio per ricordare il loro ventesimo anniversario di matrimonio; avevamo litigato è vero, ma con il passare degli anni la cosa è andata scemando, e complici anche un paio di incontri di lavoro a Parigi abbiamo ripreso i contatti, e un paio di anni fa Helen e sua moglie Carola sono venute in visita a Roma e le abbiamo ospitate a casa nostra per un paio di giorni: “Guarda Riccardo, sta arrivando il battello” e restiamo li ad osservare le operazioni di attracco e riconosco subito le nostre amiche che ci salutano dalla scaletta e ci raggiungono in un paio di minuti; stringo Helen a me e ci scambiamo un lungo bacio in bocca, toccandoci anche un po’ con le lingue, e quando ci stacchiamo mi guarda sorridente tenendomi per le mani: “Allora sei pronta Gabriella?” mi chiede in francese:”Si sono prontissima” rispondo nella stessa lingua e poi saluto Carola mentre Helen da un bacio sulle labbra anche a Riccardo e gli fa la stessa domanda, stavolta in inglese perchè Riccardo il francese non lo parla, per poi dire: “Dai andiamo, l’appuntamento è solo fra mezz’ora, poi abbiamo il tempo per un brindisi e dobbiamo ripartire”; ci dirigiamo verso la nostra meta, il municipio dove Helen e Carola si sono sposate venti anni fa, per fortuna la città è piccola e ci arriviamo in dieci minuti, ci presentiamo all’ufficio informazioni dove ci invitano ad accomodarci in sala d’attesa.

R: Nell’attesa ci mettiamo a discutere, ovviamente in inglese che conosciamo tutti e quattro; Helen ci invita a preparare tutta la documentazione e Carola ci mostra gli anelli che lei ed Helen hanno comprato per l’occasione: “Sono veramente molto belli Carola, complimenti per il vostro buon gusto” le dico, e Gabriella conferma con un sorriso, mentre tira fuori dalla sua borsa i documenti necessari; documenti per cosa vi chiederete? Beh vi vogliamo lasciare nel dubbio ancora per un po’, nel frattempo continuiamo a parlare, finchè non vediamo arrivare due signori, uno elegante in giacca e cravatta ed un altro con un vestito grigio scuro e con un collarino bianco sospetto davanti al colletto della camicia: “Signori buongiorno, sono il dottor Svensson, vi presento il reverendo Gunnarsson della chiesa luterana” stringiamo ad entrambi la mano e poi il dottor Svensson prosegue: “Prego seguiteci, se intanto volete darmi gli incartamenti” e li seguiamo tutti e quattro fino ad entrare in un ufficio, ci fa accomodare su quattro sedie davanti ad una scrivania e lui ci si siede dietro, con il reverendo in piedi accanto: “Signorina Gabriella Renzetti e signor Riccardo Mariani, suppongo che le signore qui presenti siano le vostre testimoni” “Si, la signora Helen Kapfenberg è la testimone di Gabriella, mentre la signora Carola Guttemberg è la mia” rispondo e lo vedo sorridere: “Mi sembrava di avervi già viste” dice rivolgendosi alle nostre amiche “Voi non potete ricordarvi, ma io ricordo bene il vostro matrimonio, lavoravo in un altro ufficio allora ma vi ho visto passare dopo la cerimonia; torniamo a noi, avete anche gli anelli?” e Carola li posa sul tavolo e il reverendo si avvicina e pronuncia alcune parole nella sua lingua per poi farci un segno di benedizione: “Bene, possiamo cominciare allora” conclude il dottor Svensson.

G: Si avete capito benissimo, io e Riccardo ci stiamo sposando; l’idea ce l’hanno fatta venire proprio Helen e Carola due anni fa quando ci sono venute a trovare, dicendoci che la Norvegia oltre ad accettare i matrimoni di persone dello stesso sesso accettava anche i cosiddetti matrimoni avuncolati, che brutto nome, cioè quelli tra zia e nipote; inizialmente la cosa ci è sembrata un po’ ridicola, anche perchè in Italia la nostra unione non sarebbe stata comunque riconosciuta, ma con il passare del tempo invece l’idea ha cominciato ad intrigarci; ne abbiamo parlato con il resto della famiglia e dopo una freddezza iniziale soprattutto da parte di Antonella hanno accettato di buon grado; purtroppo vista la distanza loro non sono qui con noi; tuttavia è presente un assistente al quale ho dato il mio smartphone dopo aver chiamato Amanda tramite Whatsapp e si stanno vedendo la cerimonia in diretta; una volta deciso abbiamo contattato Helen che ha proposto di far coincidere la cerimonia con il loro ventennale, in modo da ritrovarci tutti e quattro, senza dover chiedere testimoni d’ufficio; lei ha voluto anche occuparsi delle fedi nuziali e devo dire che non mi sono pentita di aver accettato, sono veramente bellissime; non devo distrarmi però, Riccardo sta pronunciando il suo giuramento, che peccato doverlo fare in inglese, ma lui ha la sorpresa pronta: “Just a moment please; Gabriella io ti prendo come mia sposa e ti prometto di esserti fedele sempre per ogni giorno della mia vita” mi ripete sorridendo, e io sento come qualcosa sciogliermisi dentro; il dottor Svensson sorride indulgente e mi invita a ripetere la formula e io pur con voce un po’ rotta la ripeto sia in inglese che in italiano; ci scambiamo gli anelli e il reverendo pronuncia alcune parole di congratulazioni in inglese e ci benedice, mentre Svensson ci invita a firmare i registri e fa firmare prima Riccardo e poi si rivolge a me: “Prego Signora Mariani, firmi qui dove le indico” Signora Mariani oh mio Dio, sentirmi chiamare così mi da un’emozione incredibile, dopo 64 anni di signorina e sento un groppo salirmi in gola, firmo e ringrazio il dottore con un sorriso forzato, poi mi volto e mi tuffo fra le braccia di Riccardo, anzi di mio marito, e scoppio a piangere come una bambina.

R: “Ehi amore ti fa questo effetto diventare mia moglie?” chiedo a Gabriella che singhiozza abbracciata a me “Dai su ci stanno guardando anche da casa” ma lei non accenna a smettere, mentre Helen e Carola ci guardano sorridendo, pur se con qualche lacrima di commozione; finalmente dopo un paio di minuti si calma e tira sul il suo bel viso: “Quando mi ha chiamata signora Mariani non ci ho capito più niente Riccardo; Dio mio che sensazione meravigliosa”; mi tocca le labbra con un bacio e andiamo entrambi a ringraziare le nostre testimoni, per poi avvicinarci all’assistente: “Auguri ragazzi miei, vi voglio bene” sento la voce commossa di mia madre e la vedo in lacrime sullo schermo che poi passa a zia Fiorella, a Rodolfo e Amanda, a Roberto e Barbara e ai nostri adorati nipoti che ripetono festosamente i loro auguri: “Grazie vi voglio bene da morire” risponde Gabriella ancora un po’ commossa e lo stesso faccio io, e chiudiamo il collegamento dandoci l’arrivederci da qui a un paio di settimane; ringraziamo di nuovo il reverendo Gunnarsson e il dottor Svensson, che ci consegna un documento in inglese attestante che per la Norvegia noi siamo i coniugi Mariani, informandoci che tale documento è valido anche per altri paesi, tra i quali Argentina e Australia, e usciamo dall’ufficio tenendoci sottobraccio, percorrendo il corridoio fra gli sguardi sorridenti del personale, ricevendo congratulazioni ed anche qualche applauso; Helen ci porta in un piccolo pub dove festeggiamo con birra e un grosso tagliere di formaggi assortiti, ed usciamo appena in tempo per accompagnarle all’imbarco: “Ci promettete che il vostro prossimo viaggio sarà per venirci a trovare a Zurigo?” ci chiede Helen: “Si Helen, abbiamo già deciso di prenderci la seconda settimana di settembre e sarebbe bellissimo passarla con voi, e poi ho anche voglia di rivedere un po’ la Svizzera” le risponde Gabriella e io intervengo: “Hai visto Helen? La tua collega fa già la moglie che decide tutto lei” e ridiamo tutti e quattro in allegria: “Comunque non potremo mai ringraziarvi abbastanza per tutto quello che avete fatto ragazze” concludo abbracciandole entrambe, imitato da Gabriella che come prima si scambia un lungo bacio in bocca con Helen; le vediamo salire la scaletta tenendosi per mano e continuiamo a guardarle sul ponte basso del battello finchè non lo vediamo allontanarsi.

G: Riccardo mi carezza il viso: “Senta signora Mariani, io direi di partire subito; per arrivare a Skarsvag ci vorranno almeno tre ore passando dal tunnel, io però preferirei andare a prendere il battello a Kafjord e arrivare via mare, il tunnel lo facciamo dopodomani quando ritorniamo, lei che ne pensa?” “Signor Mariani, il marito è lei, l’esperto del posto è lei io mi fido e ….. vaffanculo Riccardo ti amo” e lo tiro a me per schiudere le sue labbra con la lingua; rimaniamo così per cinque minuti e ce ne torniamo all’albergo dove abbiamo lasciato i nostri bagagli: “Amore prendi anche due giacche pesanti, sul battello farà un po’ freddo anche se ormai ci siamo acclimatati” mi dice; lo faccio e dopo una decina di minuti partiamo in direzione nord, prendendo la strada per l’imbarco di Kafjord; il panorama della tundra artica è fantastico, nonostante non ci sia neanche un albero, ma quelle rocce e quegli immensi spazi con sparute mandrie di renne, quelle insenature con minuscoli villaggi di pescatori dalle case variopinte e gli stoccafissi appesi ad essiccare mi sembrano la cosa più bella del mondo e ancora più bello è vedere mio marito accanto a me, anche lui felice come non l’ho mai visto; lo faccio fermare spesso per far godere anche a lui gli splendidi panorami che attraversiamo, in quasi totale assenza di traffico, con rettilinei lunghi anche decine di km, che autorizzerebbero a tirare la macchina a velocità folli, ma Riccardo per non correre rischi ha messo il regolatore a 80 all’ora, la velocità massima su queste strade; mi guardo l’anello al dito e mi sembra sempre più bello ogni minuto che passa: “Hanno veramente avuto buon gusto le nostre amiche vero maritino mio?” “Si molto buon gusto mogliettina, anche il pub dove abbiamo festeggiato non era male, anche se non mi abituerò mai al sapore dei formaggi di queste parti” “Si in effetti sono un po’ particolari, ma non sono così male; certo, appena a casa ci facciamo una scorpacciata dei nostri, ma devo ammettere che qui è un posto bellissimo, e poi questa luce continua, sono più di tre giorni ormai che non vediamo la notte” “E non la vedremo almeno per altri quattro, finchè non saremo riscesi sotto le Lofoten; peccato tu non abbia voluto ridiscendere con la macchina fino ad Oslo” “Riccardo sono più di 2000km da fare in nove giorni, non voglio farti fare quest’ammazzata; al limite ripensandoci potevi portarmi a vedere quella città in Russia dove sei stato, Murmansk” “Cosa? Sei tutta scema moglie mia” “Ahahahahah scherzo dai marito mio adoratissimo; comunque dai è meglio così, ce ne scendiamo lentamente fino a Narvik, prendiamo l’aereo per Oslo e ce ne torniamo a Roma” e continuando a discutere arriviamo finalmente all’imbarco di Kafjord, che troviamo quasi vuoto; mentre acquistiamo i biglietti del traghetto ci spiegano che ormai da quando c’è il tunnel la gente preferisce passare da li, specialmente da quando il transito è gratuito, ma in effetti il panorama dell’isola Mageroya mi sembra bellissimo, e sento di dover dar ragione a mio marito che non c’è paragone ad arrivare via mare; per la partenza del traghetto manca un’ora e seguo Riccardo a un mercatino lappone che sta li vicino e che lui ha già visto a suo tempo: “E’ uguale ad allora?” gli chiedo: “Sembra, ma i ricordi mi si sono un po’ decantati, si ricordo quel capannone dove vendono libri, ma il resto un po’ meno”; lo giriamo e io non resisto alla tentazione di comprarmi un giacchetto di variopinti colori, mentre lui nel capannone acquista due pubblicazioni in inglese sulla zona del Finnmark; sul ponte del battello ci investe un’aria fredda che ci taglia il viso e apprezzo l’idea di mio marito di avermi fatto prendere le giacche pesanti; la traversata dura neanche mezz’ora e bastano cinque minuti per prendere la nostra macchina e lasciare il traghetto e senza fermarci a Honningsvag, dove mio marito ha pernottato la volta scorsa, prendiamo subito la strada verso Capo Nord.

R: La strada è come me la ricordavo, ma un conto è farla in pullman e un altro guidando, e con il sole basso che mi infastidisce la cosa non è per niente facile; abbiamo in programma di passare prima in albergo, cenare e poi andare a goderci il sole di mezzanotte sul promontorio di Capo Nord, dove torneremo anche domani per fare qualche acquisto nel centro turistico, dopo esserci fatti una passeggiata a piedi fino a Knivskyellodde, che è il vero punto più a nord dell’Europa, per la quale dovremo camminare per quasi venti km, contando sul fatto che le previsioni per domani sono buone, così come il tempo adesso; il panorama della tundra artica pur se desolato mi sembra il più bello del mondo, e avere vicino la mia adorata Gabr….. cazzo scusate, ancora non riesco a dire moglie, me lo fa sembrare ancora più bello; arriviamo all’albergo di Skarsvag che sono le sette e mezza di sera, anche se il sole continua a splendere basso all’orizzonte, ed arriviamo alla reception dove mostro la prenotazione sullo smartphone, i nostri documenti e l’attestato del nostro matrimonio, e la ragazza della reception ci regala uno splendido sorriso a 32 denti: “Benvenuti nel nostro albergo signori Mariani, e permettetemi di porgervi i miei più caldi auguri per il vostro matrimonio; posso sapere se avete intenzione di andare al capo più tardi?” e alla nostra risposta affermativa prosegue “Vi consiglio di andare subito al ristorante allora, nel frattempo porteremo le vostre valigie in stanza” chiama un cameriere che ci conduce li, dove ci sono già alcuni commensali; ci portano il menu e dopo averlo letto dico a mia moglie: Mogliettina, la zuppa di cereali dopo tutto quel vento freddo mi pare proprio una cosa buona” “Sono d’accordissimo; per secondo ovviamente mi prendo un piatto di formaggi” “Io stavolta salto, ho proprio voglia di un po’ di carne di renna” “Ehi maritino, cominci a distinguerti? Ahahah dai va benissimo, te ne faccio assaggiare un po’ e tu mi fai assaggiare la carne”; dopo un po’ ci portano la zuppa ed è veramente un piacere mandarla giù e sentire il calore che ci scende nello stomaco dopo il freddo sentito sul traghetto; poi come d’accordo lei mi fa assaggiare un pezzo di formaggio di colore quasi marrone e io un pezzo di carne di renna a lei: “Maritino, non mi pare un granchè questa carne, è un po’ stoppacciosa” “Si hai preso un pezzo che non era condito bene, assaggia questo” “Si così va meglio, tieni assaggia quest’altro” e mi passa un altro pezzo di formaggio con un forte sapore di erbe: “Mah, cara la mia mogliettina insisto a dirti che con i formaggi mi rifarò quando torniamo” “Quello è sicuro” risponde ridendo.

G: Finito di mangiare saliamo nella nostra stanza, un po’ spartana ma comoda e accogliente, e ci diamo una piccola rinfrescata; sono le nove di sera, ma dalla finestra entrano i raggi del sole, anche se molto basso all’orizzonte, e ci cambiamo d’abito mettendo un maglione di lana a collo alto ciascuno e usciamo per arrivare al capo, indossando sempre le giacche pesanti usate durante la traversata in traghetto, anche se la temperatura non è fredda come li; Riccardo percorre la strada a velocità bassa, sembra volersi godere ogni metro del panorama, e si ferma quando sulla nostra sinistra si vede una capanna di pastori lapponi: “Non è possibile, è uguale a quella che ho visto 28 anni fa, ma non può essere la stessa” mi dice: “Forse è disabitata, sta li solo per essere vista dai turisti” “Allora andiamo via, non voglio rompere l’incantesimo, voglio continuare a credere che sia una capanna di pastori” e proseguiamo lentamente, fino ad arrivare al piazzale del parcheggio che da direttamente sul capo; in lontananza vedo lo scheletro del mappamondo che ho visto tante volte in foto e sull’altro lato le grosse medaglie di bronzo dedicate ai bambini di tutti i continenti; scendiamo dalla macchina e il forte vento che tira ci consiglia di indossare gli occhiali da sole, e mio marito mi prende per mano e mi conduce fino al ciglio del promontorio, superando il cippo che indica la latitudine e le distanze dalle principali città del mondo; appena arrivati ci godiamo il sole basso all’orizzonte e lui tira fuori lo smartphone, ci attacca le cuffie e armeggia sullo schermo con una cuffia sull’orecchio destro; poi mi passa l’altra che mi infilo nell’orecchio sinistro e mi dice: “Amore, 28 anni fa avevo il walkman a cassette, evviva il progresso” e subito dalla cuffia escono le note di “At the end of the day” di Mike Rutherford, che lui ha sempre collegato a questo posto incredibile; le parole c’entrano poco, ma la melodia e la musica mi fanno sentire proprio parte di questo paesaggio da fiaba, anche se da vedere non c’è quasi niente, ma mi sento veramente in cima al mondo e sono felicissima di essere qui con mio marito, l’unico uomo che ho mai amato in vita mia, e mi stringo sempre più forte a lui mentre la musica continua a suonarmi nell’orecchio; quando finisce la musica ci togliamo le cuffie e ci guardiamo negli occhi: “Gabriella, moglie mia, amore mio, ti giuro che non sono mai stato così felice come adesso; sei un dono meraviglioso per me, ti amo da morire” e mi stringe fortissimo e lo sento singhiozzare dalla gioia e dopo un po’ mi stacco da lui e gli asciugo una lacrima; anche io sono sul punto di scoppiare a piangere ma riesco a dirgli: “Anche tu sei il dono più bello che ho mai avuto, sei l’unico amore della mia vita, ancora dopo 16 anni a volte non riesco a credere di stare insieme a te; Riccardo marito mio, ti amo da impazzire e ti amerò sempre di più ogni giorno che passa” lo tiro a me per baciarlo in bocca, ma subito la commozione mi vince e mi stacco dal bacio per poggiare il viso sul suo petto e piangere di nuovo come una bambina.

R: Cavolo che coppia di piagnoni che siamo ahahah; aspetto che si sia calmata e poi le mostro lo spettacolo che abbiamo davanti: “Pensa Gabriella, oltre l’orizzonte non c’è più niente fino al Polo Nord” “Ma non è il posto più a nord del mondo mi pare” “No, il posto più a nord è in Groenlandia, a 800km dal polo, qui siamo a 2000km; quando siamo stati alla Svalbard eravamo molto più a nord di qui” “Si ma è stato diverso, abbiamo fatto tutto il percorso in aereo e poi la crociera, non ce lo siamo degustato piano piano come questo viaggio; dai maritino, fammi vedere un po’ di cose, a parte il centro turistico quello lo vediamo domani” e tenendola per mano la porto a vedere lo scheletro del mappamondo, poi le sette monete di bronzo dedicate ognuna ai bambini di tutti i continenti e infine il cippo della latitudine e il palo con le distanze dalle città del mondo; rimaniamo ad ammirare lo spettacolo del sole che scende nel punto più basso a mezzanotte e che poi lentamente risale e ce ne torniamo in albergo per l’una di notte; ci spogliamo rapidamente e lei mi dice: “Amore riscaldiamoci un po’ prima, mi sento gelata” e ci mettiamo sotto il piumoncino abbracciati stretti: “Sai maritino, pensavo a una cosa ora che siamo sposati” “Sono curiosissimo” “Nei nostri rapporti sessuali finora siamo sempre stati molto diretti, ci spogliamo, preliminari e poi facciamo l’amore, ed è meraviglioso sia chiaro. Però ora ho il desiderio di cambiare un po’, vorrei comprarmi un po’ di lingerie che mi valorizzi il corpo, che possa stuzzicarti, che ci permetta di fare qualche giochetto, tipo farti uno spogliarello eccetera; che ne pensi, sono ancora abbastanza eccitante per una cosa del genere?” “Cavolo se lo sei mogliettina, lo sei ogni giorno di più, vuoi cominciare qui, magari ti compri qualcosa qui?” “No, voglio farmi un bel giro di negozi a Roma, qui nel vestire hanno un pessimo gusto, figurati a letto ahahah; vieni qua topolone” e mi tira a se per un lungo bacio alla francese, per poi chinarsi sul mio uccello e prenderlo fra le sue labbra: “Mmmmmmmmmmmmmmm” gemo forte, anche se la sua bocca non ha il sapore piccante che adoro, come pompinara la mia mogliettina è impareggiabile e in neanche cinque minuti sono prontissimo e lei solleva il piumoncino e si sdraia di schiena di traverso sul letto: “Sei pronta signora Mariani?” le chiedo: “Prontissima signor Mariani, e ti prego fa che non debba rimpiangere il mio Riccardo”; le vado sopra e con decisione, pur se dolcemente, la penetro: “Oooooooooooohhhhhhhhh”.

G: “Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhh” e per la prima volta da quando stiamo insieme ho come un flash e lo rivedo nella carrozzina come la prima volta che l’ho visto quando aveva pochi giorni e già sentivo di volergli un bene dell’anima; poi bambino di quattro anni quando nella mia tempesta ormonale di dodicenne l’ho baciato in bocca per la prima volta, cosa che lui non ricorda e non voglio ricordargli; poi il quattordicenne che bacio alla francese con passione, il sedicenne che vado a visitare la notte per fare un po’ di petting; poi sento di nuovo il plaid e l’erba sotto di me e vedo l’imberbe diciottenne che si china e si ritira vergognoso perchè è venuto subito; infine vedo l’uomo che mi riempie del suo piacere per la prima volta sul nostro lettone e finalmente il flash mi lascia e sono di nuovo con il mio adorato marito che mi possiede con la suo solito mix di dolcezza e decisione, che mi fa sentire piena di lui e mi fa bollire in tutto il corpo, al punto che dimentico il freddo che sentivo prima: “Ooooohhhh siiiiii marito mio daiiiiii, ti sento tutto dentro di me, Dio come sto godendo amore mio, dai spingiiiiiii” e lui mi asseconda e sento il fuoco irradiarmisi dal ventre per tutto il mio corpo: “Oddiiiiiiooooooooooo vengoooooooooooo” ululo senza pensare che siamo in albergo e che forse ci sentono, ma chissenefrega ci cacciassero pure, sto facendo l’amore con mio marito, la cosa più bella e naturale che esista e poi questa nuova situazione mi fa godere molto di più del solito, non sono più Gabriella, la zia che scopa con suo nipote Riccardo, ma sono la signora Mariani che scopa con suo marito e che gode come prima e più di prima: “Siiiiiiiii vengoooooo ancoraaaaahhhh” urlo travolta dal secondo orgasmo e lui continua imperterrito a fare dentro e fuori con il suo cazzone nella mia passera fradicia e vogliosa: “Ancora amore mio, non ti fermare mi fai godere da morire siiiii non ti fermareeeee godooooo vengoooooooaaaahhhhh” e nel contempo lui: “Sborro sborrooooooooo” e sento il liquido bollente del seme di mio marito inondarmi la cervice come un idrante a pressione; comincio a contrarmi e mi prendo dentro tutto il suo seme, per quanto mi sembri incredibile ho goduto molto più del solito; non avrei mai pensato che il diventare la signora Mariani mi cambiasse la percezione del piacere amplificandomela così tanto; lui si sdraia su di me ansimando sia per il piacere che per riprendere fiato, rimanendomi dentro, e poi dopo un po’ mi chiede: “Sei soddisfatta di tuo marito o preferivi il tuo ragazzo?” “Fantastici entrambi amore mio, ma devo dire che come marito mi fai godere molto di più; sai, quando mi sei entrato dentro per un attimo mi sono rivista in tutta la mia vita da quando ti ho visto la prima volta, non mi era mai successo prima” “Incredibile, ho avuto lo stesso flash amore mio; che vorrà dire?” “Non lo so Riccardo, forse che abbiamo chiuso il cerchio e che veramente siamo diventati una sola anima io e te” “Non lo so Gabriella, non ho il dono della fede che hai tu, ma una cosa è certa; è una sensazione meravigliosa amore mio” e mi bacia delicatamente sulle labbra; passano un paio di minuti e con dolcezza si stacca da me ed estrae la sua mazza dalla mia passera grondante: “Maritino, mi sa che ho fatto troppo casino, non vorrei che adesso ci bussino e ci caccino” “Mogliettina allora sei un po’ distratta, non hai visto il simbolo vicino alla porta, quello con la cuffia sulla casa” e me lo indica: “No non ci avevo fatto caso, vuol dire che la stanza è isolata acusticamente?” “Proprio così, ce la devono aver assegnata di proposito” “Ma quindi non ci ha sentito nessuno” “Nessuno amore mio, dall’altra parte della parete staranno dormendo beatamente e meglio per loro; da come cigolava il letto e ululavi tu starebbero a segarsi alla grande ahahahah” “Ma allora vaffanculo anche ai cerotti nasali” “Proprio così topolona mia, dai ora abbracciami forte e dormiamo, domani ci aspetta quella bella passeggiata di almeno cinque ore” e mi schiaccio su di lui lasciando che il piumino avvolga le nostre nudità e dopo un paio di minuti attacchiamo il nostro concerto: “VRUOOOON KKRRRRRRR” “ROOOOONNNN FIIIIIIIII”.

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