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Pensieri postribolari

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Eccomi ancora al Club. Quale? Non importa. Nella mia zona ce ne sono due ed entrambi sono accomunati da caratteristiche che  li rendono ben più simili di quanto molti miei soci vogliano credere. I locali a luci rosse, quali che siano, alla fine si assomigliano tutti. A cambiare é la qualità delle intrattenitrici, l’abilità di queste professioniste del sesso di catturare noi maschi e farci sentire gli ultimi esemplari di homo sapiens sapiens maschio rimasti sulla faccia della terra per quel breve tempo concessoci dalla somma che noi consegnamo alle loro mani.
Quindi non mi perderò in descrizioni eccessive del club: luci soffuse, musica remixata sparata a palla da troppi altoparlanti, altri disperati come me che parlano, palpano, valutano e abboccano.
Just as it always is. Esattamente come sempre.
Le ragazze sono come pantere, predatrici. Cacciano da sole ma parlottano in branchi, le più svestite il giusto, palesemente decise a mettere in mostra seni che sfidano le leggi della gravità e sederi resistenti (più o meno) all’impietoso scorrere del tempo.
Entro. Prevedibilmente la prima che mi si para davanti é una di quelle. Rumena, sicuro.
La saluto, ci faccio quattro chiacchere e la scanso con gentilezza.
Sono abbastanza refrattario alle est-europee. Non per razzismo, é corretto dire che ci ho anche fatto sesso diverse volte. No. Il probelma é il come lo fanno.
Si svendono, vanno subito al sodo, girano in slip e reggiseni decisamente minimal, esponendo tatuaggi e pelle con una facilità assoluta, che tuttavia nasconde del marcio.
Quale? Molto semplice: se un ignaro cliente accettava di salire con una di quelle donne, nella stragrande maggioranza dei casi, si troverà in una situazione decisamente deprimente.
Di fatto, nonostante l’evidente e più che generoso sfoggio di carne, le ragazze in questione a livello di atto pratico sono poco più che cadaveri. Passive, dritte la punto, volgari e desiderose di apparire valide alternative ad altre ma di fatto incapaci di regalare le sensazioni che altre invece riescono a donare. La mia personale esperienza in tal senso fu un amplesso in cui vi fu poco e niente di passione, la tipa stesa sotto di me ad accogliere i miei colpi, palesemente altrove con la mente.
Quando finii, quella ragazza mi chiese subito se volevo rifarlo o no. Per loro il sesso é un lavoro, una catena di montaggio. Sicuramente dietro ci sono brutte storie. Molte di loro non vogliono essere lì. Non vogliono fare ciò che fanno, ma non hanno scelta.
Mafia balcanica, forse italiana o magari la semplice disperazione le hanno indirizzate quaggiù.
In fin dei conti simpatizzo con loro: sono costrette a fare questo per sopravvivere, nulla di più.
Ed é comprensibile, forse persino legettimo che non lo facciano con piacere. Magari a casa hanno mariti che le aspettano, o futuri tali. Forse durante gli amplessi spenti a cui si donano pensano che a penetrarle sia un amato che magari non giungerà mai.
E loro intanto continuano questa vita, accettando il patto e degradandosi ancora di più.
Molte di loro fumano, l’alito puzza di sigarette e tabacco combusto. Un palese sfogo a una tensione che esse stesse non saprebbero altrimenti controllare.
Inoltre sono tutte dirette. Il massimo che uno si può aspettare é il nome, poi loro chiedono subito se vuoi salire con loro. E molti ci cascano, perché questo vogliono: carne da trafiggere con la loro.
Io voglio di più, per questo, con gentilezza ma fermo, le scanso.
La musica mi tempesta i neuroni, le luci cominciano a darmi un senso di ottenebramento, gli occhi si regolano. Siedo su un divanetto. Un’altra si avvicina. Bionda. Russomoldava. Stessa cosa delle Rumene: parla poco e chiede subito se si sale. Le oppongo un diniego.
Mi guardo attorno, speranzoso, desideroso. Ho poco tempo per star qua e queste predatrici del venerdì pomeriggio con il loro basso mercimonio sono invero indegne della mia attenzione.
Mi concentro su una che sta smanettando con il cellulare. Bionda e alta, capelli ondulati.
Mi avvicino, saluto cortese. Toh, rumena anche lei! Come la maggioranza della popolazione femminile del club… Eppure lei migliora la media: sorride, pare persino solare. Ci potrei stare…
Ma no. Non ancora almeno, non senza vedere chi altri c’é o arriva.
Gente sale, tipe scendono. Nessuna interessante. Per ora. Pazienza.
Entrare in un club come questo per me é come andare a caccia. La pazienza é essenziale, mista all’osservazione. Un’altra si avvicina. Minigonna in lattice blu e camicetta bianca. Squallida accoppiata. Viso grosso. Est-europea?
Quasi sicuro. Sicché, quando le chiedo di dove sia, risponde “Messico”. L’accento però non lo é.
Sorrido, pensando che non la bevo. Questa mi puzza e pure tanto. Chiedo la città: “Segreto”, dice.
Sorrido con indulgenza mentre mentalmente decido: questa non ha possibilità.
L’ostentazione la disprezzo, ma la menzogna… quella proprio la odio, specialmente quando é così fottutamente palese. Le sorrido andandomene.

Ripiego al divano. Un trio di bellezze slave mi fissa dal divenetto accanto al mio.
Cercano di coinvolgermi ma so bene che nonostante tutto quell’entusiasmo, se salirò con loro non avrò proprio nulla di diverso da quell’esperienza già vissuta. Vissuta per altro più volte con più donne dell’Est.
Mi guardo attorno di nuovo, facendo un nuovo giro della sala. Vado al bagno, urino, pulisco le mani, esco nella longue. Lì, finalmente ce n’é una decente. Croce cristiana impreziosita da brillanti sul petto, calze a rete, straordinario connubio di fede e tentazione, bionda dagli occhi chiari.
Mi presento, si presenta. È brasiliana. Sorrido. Potrbbe star mentendo ma l’accento non é salvo.
È bella, lo dico, sull’età forse sta mentendo ma devo dire che le mie esperienze con le brasiliane sono sempre state stellari, cosa che le riferisco e alla quale lei sorride.
Salire? Potrei. Ma qualcosa, un senso di insoddisfazione, mi trattiene.
In realtà, le latine sono nella mia top three.
Diciamo che non é proprio una graduatoria: é più una cerchia di ristretta affidabilità conclamata.
Le Latine non deludono, mai. Hanno quel fuego, quella passione a letto che anche quando lo fanno per denaro riesce a farti dimenticare tutto. Sanno veramente farti sentire l’ultimo uomo sulla faccia della terra. L’ultimo valoroso maschio degno di possederle. In questa categoria ricadono anche le mesoamericane (Messicane, Cubane, Portoricane, ecc.). Tutte semplicemente eccezionali.
Hanno un profumo fruttato, piacevole, spesso e volentieri forse aggressivo ma sempre piacevole e un fascino da pianta carnivora, sebbene salire con loro sia un azzardo.
Se sei eccitato già di tuo, salire con loro implica inevitabilmente sperperare il tuo primo colpo come se tu fossi un dilettante. Ma é sempre garanzia di assoluto godimento, non ci piove.
Poi ci sono le nere. Africane, Haitiane, Dominicane. Tutte stupende. Alcune più belle di altre, tutte caldissime e sicuramente dalle forme più che piacevoli a vedersi.
Soprattutto, quelle che s’impegnano sanno rendere l’esperienza indimenticabile.
Il loro é un profumo selvaggio, richiama qualcosa di ancestrale nell’animo. A qualcuno potrebbe sembrare troppo intenso ma non a me. Fare sesso con loro sembra un viaggio a ritroso nel tempo.
L’amplesso con loro non é sempre perfetto. Talvolta mancano della tecnica.
Ma sostanzialmente, per le sensazioni che danno é sempre qualcosa di speciale.
Il contrasto di colori, la mia pelle bianca sullo scuro della loro, il loro profumo che si mischia al mio, il bianco del mio seme lattiginoso sul loro corpo d’ebano… é qualcosa di indescrivibile a parole, solo pensandoci sfioro l’erezione, anche ora che mi sto limitando a scriverne.
Diciamo che con le nere, non mi vergogno a dirlo, ho avuto le mie esperienze migliori.
Anche le mulatte rientrano in questa categoria e loro… il mix di razze é qualcosa di stupendo, genera risultati magnicamente belli e adatti all’atto amatorio. Ma sto divagando…
Poi ci sono le Asiatiche. Loro sono misteriose. Eteree, quasi nella loro bellezza, come tazze di fine porcellana cinese. Eppure sono gentili, decisamente di classe a loro modo e sempre determinate a soddisfare il partner al meglio. Cos’altro ci dovrebbe volere?
In questa categoria rientrano Giapponesi, Cinesi, Vietnamite. Le Indiane devo ancora valutarle (mi riferisco a quelle del subcontinente in questo caso, che divido in due rami: quelle di pelle scura e quelle di pelle chiara), ma ritengo che anche loro possano essere al pari delle asiatiche in generale.
Chiaro, ci sono eccezioni a tutto questo ma dovendo fare una media matematica dei rapporti soddisfacenti avuti, diciamo che la mia ristretta cerchia di fiducia é giustificata dal mero rapporto numerico di soddisfacenti amplessi conseguiti con sifatte femmine.
Al di fuori di queste categorie abbiamo un’altra cerchia di fidate, sebbene più ristretta.
Le Europee (Italiane, Francesi, Greche, Olandesi, Tedesche e soprattuto Spagnole e Scandinave oltre che Inglesi con tutti i loro sottogruppi). Tutte sofisticate il giusto, pazienti e il più delle volte anche decisamente valevoli a letto, come fu l’esempio di una mia carissima conoscente.
Le orientali (intendesi mediorientali) non le ho ancora mai potute assaporare.
Eccetto ciò, rimarrebbero le Australiane (decisamente capaci) e le varie abitanti di atolli lontani, incluse Indonesiane e Filippine che voglio assolutamente poter conoscere quanto prima!

Il problema é che quest’oggi, brasiliana a parte, la popolazione femminile del club é composta in stragrande maggioranza da est-europee. Seduto sul divanetto medito di andarmene.
Giornata fiacca. Non arriva nessuno di interessante. Magari fosse arrivata B. con  le sue calde curve nere, il suo tono di voce così eccitante e quel sorriso con occhiali da segretaria sexy! O anche A. con gli occhi così deliziosamente a mandorla e quel fascino delicato tipico delle Cinesi.
Ma niente: loro non ci sono, neppure so se torneranno dopo il cavolo di Covid.
La tipa con la minigonna in lattice mi fissa, si avvicina.
-Perché non vuoi salire con me?-, insiste. Ancora. L’insistenza mi disturba. Ma lei merita di capire, se non altro perché voglio che smetta di mentire. Le spiego. Le dico che non deve mentire, che dovrebbe anzi fare perno sulla sincerità e sul valorizzare sé stessa. Non so se capisce, neppure so se ascolta o se invece sta già correndo alle possibili aperture che questo nostro dialogo sta offrendole. In realtà non m’importa più di tanto: non sono venuto qui per farle la morale.
Io le sto solo dicendo la mia opinione, il resto é affar suo. Se domani deciderà di continuare a spacciarsi per messicana in modo così fottutamente idiota, almeno non potrà dire di non essere stata avvisata dei rischi.
Io ne faccio una questione di principio: la nazionalità é importante. Ho una lista da completare. Farmi una tipa da ogni paese del mondo. Difficile, non impossibile. E questi locali per me sono vere e proprie miniere d’oro alle volte. Può capitare che qualche esotica bellezza giunga improvvisamente qui anche solo per un dì. E tanto mi basta, se riesco a intercettarla.
È un equilibrio sottile, richiede pazienza. E volontà. Nessuna delle due mi manca.
Il dialogo con la falsa messicana si conclude con me che cambio divanetto. Quarto giro del locale. Nulla cambia. Nulla sembra cambiare. Arrivano altre ragazze, entrano altri clienti, continua il mercimonio-baccanale accompagnato dai peggio remix che il DJ-barman riesce a trovare su YouTube.
Attendo. Mi siedo. È finita? Sono destinato ad andarmene in bianco? Getto uno sguardo alla tipa rumena dai capelli biondi ondulati. Papabile ma é un salto nel buio. Un salto che, stando alle mie passate esperienze, si trasformerà in una dolorosa caduta. Eppure…
Le ragazze mi fissano. Alcune sono innervosite, non capiscono, mi chiedono se stia facendo interviste o cosa. Io sorrido e le scanso. No. Non capiscono. Forse non capiranno mai.
Perché se capissero, se accettassero, potrebbero persino arrivare a divenire interessanti.
Se solo cambiassero, apparendo meno ma dando di più! Ma é inutile pretendere frutti da un albero secco… Mi dardeggiano occhiate vagamente ammantate di disprezzo. Sorrido.
Sono io che scelgo, non loro. Pure il barman forse mi sta fissando. Sono di certo uno spettacolo atipico: un tizio in camicia con uno zaino della Warrior nero che gira da quaranta minuti per il locale, sedendosi, aspettando, alzandosi e sedendosi ancora.
Gli altri parlano con le tipe, contrattano, consumano, salgono, scendono, vanno e vengono.
Io no. Sono un’anomalia. L’anomalia per eccellenza. Alcune di loro forse si chiedono se io non sia gay o impotente. O forse, e questa é sempre un opzione, se semplicemente non sia della pola.
Nulla di tutto ciò. Sono semplicemente un bastardo selettivo.
Mi volto a fissarne alcune che pigiano sui telefoni. Nessuna interessante. Salvo una. Che conosco già. Una cubana. J.
Pelle chiara, ma occhi espressivi, capelli neri e quella voce caliente…

Sorrido. La caccia é finita. Comincia la danza!

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