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Sono in difficoltà

‘Va’ al diavolo pure tu. Accidenti, merda, questa oggi non ci voleva’ – ingiuriò imprecando impulsivamente Nicoletta, dopo aver girato a vuoto dopo molteplici tentativi la chiave d’accensione nel cruscotto della propria autovettura.

‘Questa maledetta non ne vuole proprio sapere. Adesso come faccio? Non puoi mollarmi qui da sola come una cretina’ – esclamò sbottando alquanto infastidita e irritata per l’avvenimento. Riprovò per l’ultima volta per cercare di mettere in moto ottenendo però lo stesso risultato. Nessun segno di vita però da parte dell’automobile. La giovane donna in maniera furibonda uscì rapidamente dall’abitacolo inveendo e maledicendo per dare un’occhiata all’interno del cofano:

‘Non capisco un fico secco, nulla’ – borbottò manifestamente corrucciata lei, mentre calciava con violenza contro la gomma d’una ruota cercando di sfogarsi per l’irritabilità e per la stizza del momento appena sperimentata.

Il cofano si richiuse con un colpo sordo e Nicoletta acciuffato il cellulare dalla borsetta compose un primo numero, giacché un fiume di parole concitato, esasperato e furente uscì dalla sua bocca investendo l’interlocutore:

‘La macchina non parte. Cazzo no, non ne vuole sapere. Sì, certo che ho fatto il pieno, mi prendi in giro? Che cosa dici? Puoi venire a darmi una mano? Come non puoi? Adesso non puoi lasciare il lavoro? Va bene, ho capito. Sì, adesso lo chiamo e dopo ti farò sapere, grazie lo stesso, ciao’.

Al secondo tentativo telefonico invece, la conversazione prende un’altra piega credibilmente più pacata:

‘Ascolta, sono nella merda, la macchina si &egrave bruscamente piantata, io non so veramente come fare. Puoi venire a salvarmi? Oh sì, grazie, sei un tesoro. Mi trovo esattamente in via Pisacane, vicino alla lanterna bianca. Allora t’aspetto’.

Lei chiuse la comunicazione tirando un sospiro di sollievo, s’accese frattanto una sigaretta per rilassarsi cercando d’ingannare quell’irritante e sopraggiunta apprensione dell’attesa. Dopo circa una mezz’ora il suono di un clacson festante le risollevò immediatamente l’umore, perché il suo salvatore era finalmente arrivato:

‘Grazie al cielo che sei qui’ – esclamò Nicoletta dopo aver ricevuto un bacio, quel gradevole rituale con il saluto sulla guancia.

L’amico provvidenziale diede una rapida occhiata alla macchina in panne e pronunciò immediatamente il verdetto:

‘Niente di grave o d’irrisolvibile, sono solamente semplici problemi alla batteria. Io posso darle una ricaricata con la mia, prima però devo procurarmi il materiale necessario’.

‘Dove?’ – chiese incuriosita la ragazza.

‘Nel garage di Letizia penso di trovare tutto ciò che mi occorre’ – rispose Armando in modo conciliante.

‘Allora andiamo, dai Armando non perdiamo altro tempo’ – l’incitò Nicoletta alquanto animata e frizzante.

Raggruppò le sue cose dalla macchina e salì sull’automobile, perché Armando non si perse un solo fotogramma del suo modo conturbante d’accomodarsi sul sedile, perché conosceva a memoria quelle gambe lunghe e seducenti velate da quelle calze autoreggenti, ma ogni volta per lui era uno spettacolo gradito e imperdibile, in questo modo si misero subito in marcia e Armando nel frattempo la rassicurò:

‘Vedrai che la rimetterò in sesto in un attimo, Letizia t’ha messo in buone mani’.

‘Ti ha chiamato? Lei non poteva piantare in asso il lavoro, quindi m’ha opportunamente suggerito di rivolgermi a te’.

‘Sì, &egrave vero, m’ha fatto sapere che eri nei guai, ma ora eccomi qua. Io ero a casa sua che innaffiavo le piante, quindi tu m’hai salvato dalle faccende domestiche’.

‘Quando finirà la tua vacanza qua?’ – gli domandò Nicoletta in maniera preoccupata.

‘Intendi dire quando ritornerò all’inferno? Il mio finto viaggio di lavoro finirà sabato, poi si ritornerà alla vita di sempre. Lavoro vero, moglie, faccende d’ogni sorta e grattacapi vari’.

‘Ci mancherai, lo sai questo?’.

‘Anche voi mi mancherete, pure tanto. Appena posso invento una scusa accettabile e volo subito qui’.

Nel frattempo che discorrevano di vari argomenti giunsero a destinazione, Armando parcheggiò direttamente nel garage e si mise subito alla ricerca dell’attrezzatura che gli occorreva.

‘A posto, siamo a cavallo, trovato. Prima però saliamo un attimo su in casa, perché mi serve ancora una cosa’.

Armando fece procedere avanti Nicoletta sulle scale godendosi dal basso tutta la sua camminata ondeggiante, riuscendo persino a intravedere le mutandine che camuffavano opportunamente quella bella, fitta e pelosissima nera fica di cui conosceva benissimo l’odore e il sapore. Una volta in casa, Armando fece sedere l’amica sul divano e si dileguò in un’altra stanza, per il fatto che tornò poco dopo con in mano una videocassetta:

‘Prima d’andare ti volevo mostrare una cosa, pazienta un attimo, perché ne vale la pena’ – disse Armando.

‘Che cos’&egrave? No, dai, non vorrai farmi vedere un film porno. Dai però, che bastardo che sei’.

‘No, questo &egrave molto meglio, te l’assicuro, fidati’. L’uomo infilò la cassetta nel videoregistratore e schiacciò il tasto d’avvio.

‘Mettiti comoda tesoro e adesso ammira’.

I fotogrammi cominciarono a scorrere sullo schermo, Nicoletta sgranò gli occhi ed esclamò rimanendo incredula e meravigliata:

‘Non &egrave possibile’.

Considerata la circostanza però, non deviò lo sguardo, anzi, s’avvicinò al televisore e s’inginocchiò lì davanti: là nelle immagini, difatti, c’erano Nicoletta, Letizia e l’amante che facevano l’amore, fica contro fica, bocca contro bocca, bocca contro fica:

‘Bastardo. Quando ci ha ripreso? Perché non m’avete mai detto nulla?’.

‘Che cosa importa? Non ti piace rivederti con lei? Ti faccio questo regalo, perché Letizia non voleva che te lo dicessi, perché a me viceversa, sembrava civile, educato e giusto, per di più sincero e appropriato metterti al corrente’.

‘Capisco’ – mormorò Nicoletta tra l’inquieto e il turbato, ma al tempo stesso tra l’allettante e il veritiero scenario che si era presentato ai suoi occhi, giacché attualmente non poteva disconoscere né negare, perché sempre davanti allo schermo adesso si era sollevata totalmente la gonna scoprendo le natiche, giacché la faccenda evidentemente l’eccitava oltremodo, nel tempo in cui Armando ridacchiava fra sé e sé in quanto aveva fatto proprio centro:

‘Che porca che sei. Staresti ore a leccare la fica della mia Letizia e ti piace pure riguardarti, ma non solo’.

Nicoletta aveva divaricato le cosce e aveva tirato giù le mutandine, dato che incurante del suo sguardo al presente si masturbava disinvoltamente davanti a lui che al colmo dell’eccitazione si sbottonò i pantaloni, poiché il membro rosso e rigonfio gli fuoriuscì dagli slip. Lui tentò d’impugnarlo, però un’idea miserevole lo illumino: e se avesse osato? Se avesse contribuito al piacere di lei con il suo cazzo? Del resto, non faceva tanto la schizzinosa quando glielo leccava insieme a Letizia e tanto meno si ritraeva, quando era lui a darci sotto di lingua su di lei. E Letizia? Avrebbe acconsentito? Il suo dubbio a quel disonesto proposito si esaurì rapidamente, perché l’occasione era troppo gustosa e stuzzicante per lasciarsela sfuggire, in quel momento s’alzò inginocchiandosi dietro la femmina eccitata all’orecchio le sussurrò:

‘Ti piace?’.

‘Sì, tantissimo!’ – sussurrò invasata la ragazza.

‘Vuoi che t’aiuti?’.

‘Come’.

‘Così, vedi’. Con il palmo della mano l’accarezzò tra le cosce umide di quei fluidi e poi si leccò le dita impregnate di quel nettare:

‘Sì, continua così, sei magnifico’ – gli ordinò lei in modo esaltato.

Armando vedendosi la strada spianata, continuò a massaggiarla mentre le immagini d’un fervido sessantanove tra le due donne scorrevano sotto i loro occhi. Nicoletta continuava a bagnargli la mano, giacché era proprio euforica, l’uomo diede un’occhiata al membro, perché stava impazzendo e non poteva resistere oltre, allorché s’incollò in quell’istante alla schiena della bellissima cavallerizza e senza preavviso alcuno affondò tutto d’un colpo in quella pelosissima e nera fica tanto cercata e in special modo desiderata.

Nicoletta colta di sorpresa bisbigliò qualcosa, tuttavia non si mosse, molto bene la porca ci sta, eccome se ci sta, pensò Armando tra sé. Quella cavità accogliente non opponeva resistenza, i suoi petali si erano aperti totalmente, con l’eccitazione al massimo Armando dosava i colpi con meditata e studiata lentezza, per prolungare quegl’istanti di meraviglioso godimento il più possibile. Lei rispondeva bene, la tradivano solamente i suoi sospiri, le sue mani che guidavano quelle di Armando sul suo corpo e quel nettare che la lubrificava senza sosta facendola sragionare:

‘Ti piace? Sì, che ti piace? Ne vuoi? Quanto ne vuoi? Tieni, &egrave tutto tuo, dai su prendilo’ – le disse a un orecchio l’uomo, mentre lei gemette sussurrando:

‘Sì, lo voglio, lo adoro, dai non fermarti’.

Il ritmo delle spinte aumentò e Armando avvertì le contrazioni che provenivano da quella meravigliosa fica, lui stava al presente per sborrare, la porca godeva pienamente per merito suo, si ritrasse però in tempo indirizzando gli schizzi di sperma sullo schermo del televisore, che attualmente colavano sulle sequenze delle due porcelline che se la leccavano a vicenda senza sosta. Nicoletta ansante si precipitò a leccare quel liquido caldo e cremoso: che cupidigia e che libidine totale osservarla mentre si nutriva. In seguito si buttò giù seduta sul pavimento e con le labbra ancora piene di sperma rivolse lo sguardo all’uomo, che le aveva teso una trappola azzeccata, ideale e perfetta:

‘Sei un bastardo e anche incredibilmente malvagio, eppure io adoro i bastardi’ – borbottò lei piuttosto soddisfatta pulendosi le labbra con il dorso della mano ed esclamando:

‘Andiamo pertanto a riprendere la macchina, così potremo continuare la nostra serata più tardi, non credi?’.

Armando approvò e convenne ridendo, perché adesso Nicoletta era sua, dal momento che non l’avrebbe mollata né avrebbe rinunciato per niente al mondo.

{Idraulico anno 1999}

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