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Sopraffatti dai turbamenti

In quel momento non potevo crederci, mi sembrava di fantasticare apertamente, perché il cuore sussultava perseverante come un tamburo nel torace, in quanto ero molto affannata e smaniosa, per il semplice fatto che lui di colpo si era spostato accomodandosi nei miei paraggi, tenuto conto che io in quella circostanza rimasi per un attimo visibilmente incredula e altrettanto sbigottita, invece sì, il fatto era successo realmente perché non deliravo né vaneggiavo. La sua mano si era poggiata sul mio ginocchio e mi stava massaggiando la gamba da sotto il tavolo, perbacco, ma allora era tutto vero, io in quell’istante mi sentivo così affannata e impressionata che mi girava perfino la testa, dato che ormai le pulsazioni erano diventate insostenibili.

Maurizio, invero, il commesso a tempo pieno della mia ideale confidente, l’eccellente alleato del mio fidanzato, quello che era sempre presente, dono accorto e testimone lungimirante nei miei sogni erotici negli ultimi tre anni, giacché al presente m’accarezzava attualmente la gamba e andava sempre più sotto la gonna. Era dalla prima volta che lo avevo visto, perché in quel momento avevo provato un brivido declinare lungo la schiena, con quegli occhi così grandi e il profumo della sua pelle a dire il vero senz’altro indefinibile e indescrivibile. Unicamente più tardi avevo casualmente denudato la sua vera indole, in quanto lui essendo fidanzato sarebbe stato un vero disincentivo per me, così per quella circostanza io avevo inevitabilmente rinunciato, tuttavia in seguito siamo diventati grandi amici e arrischierei aggiungere anche molto complici e partecipi. Entrambi, invero, avevamo una profonda affinità e un buona inclinazione reciproca, tant’&egrave che per un breve periodo rimbombò rapidamente finanche la voce che eravamo stati a letto insieme, magari fosse stato vero ripetei io infruttuosamente e malauguratamente verso me stessa.

Nel corso degli anni anch’io mi ero nel frattempo fidanzata, cosicché non ci avevo rimuginato più di tanto, tuttavia il ricordo di quella sera m’assaliva di continuo assillandomi e molestandomi. Più avanti nel tempo io lo rincontrai casualmente in una sagra organizzata all’interno d’un vecchio edificio d’epoca della mia città, giacché percorrendo un corridoio lì ci urtammo fortuitamente. Maurizio in quell’occasione m’agguantò la mano e mi guidò, la sua mano era così grande e forte, perché credo indubbiamente di non aver provato in nessun caso un’emozione né una trepidazione così energica e potente.

Io ero innamorata di lui da molto tempo, però entrambi eravamo già impegnati e potevo dunque soltanto sognarlo. In un baleno Maurizio era tornato indietro e m’aveva premuto forte a sé, il suo tocco da esperto competente frugava abilmente sotto il mio indumento, frattanto che la sua lingua esplorava da intenditore la mia bocca, appresso ha iniziato a leccarmi il collo facendomi sragionare. Noi in quell’istante non capivamo più niente, dal momento che eravamo in preda alla passione più dissoluta e al trasporto più sfrenato, oddio che situazione, se qualcuno fosse passato di lì e ci avesse visto, pensai io angosciata e angustiata in quel preciso momento. Lui m’ha issato magistralmente afferrandomi per i glutei penetrandomi con prestanza, io resistevo per non strepitare, ma era realmente fenomenale e sublime quello che percepivo, perché era sciocco e persino superfluo cercare d’oppormi per respingerlo, perché nel giro di esigue e reciproche spinte abbiamo raggiunto l’orgasmo insieme, lui si &egrave staccato delicatamente dalla mia fica umida e piena del suo sperma, io ho abbassato lo sguardo per esaminare il suo cazzo.

In quegli anni io avevo seriosamente congetturato e realmente immaginato mille scene di noi, malgrado ciò non avevo mai pensato come potesse essere il suo cazzo o il sapore d’un suo bacio. Era ancora tutto bagnato, pieno dei miei fluidi e del suo sperma, in quell’attimo non ho resistito dal pulirlo con la lingua, ormai tutto il mio corpo era colmo di lui, giacché lo sentivo dentro di me, tuttavia l’eccitazione finì in fretta, visto che presto ci rendemmo conto dell’impossibilità della faccenda e da quel giorno non parlammo più dell’accaduto, dato che ci comportammo come se niente fosse successo.

Il tempo gradualmente era sfumato, frattanto erano trascorsi oltre più di quattro anni, però attualmente mentre la sua mano m’accarezzava accortamente sotto il tavolo di quel pub, davanti a tutti i nostri amici e fidanzati, quelle emozioni e quelle suggestioni stampate nella mia mente si ripresentarono alla svelta come d’incanto rivelandosi spiccatamente e avvolgendomi, come su d’una pellicola d’un vecchio e indimenticato a me caro lungometraggio. L’accadimento si stava dottamente riaffacciando subentrando ancora una volta in modo marcato e netto, indubbio però, in quanto all’interno d’una taverna piena di persone e seduti tra l’altro a tavola con la nostra comitiva, era abbastanza chiaro e fuori luogo, persino disagevole che si ripetesse quell’incontro sessuale, che tempo addietro mi rubò il cuore impadronendosi e in ultimo razziandomi l’anima. Io mi girai e lo guardai dritto negli occhi con un sorriso e uno sguardo imbarazzato, interrogativo, ma soprattutto molto eccitato che non ammetteva né concedeva ulteriori obiezioni. In quel lasso di tempo decisi che non potevo lasciarmi sfuggire quell’inattesa e ghiotta occasione, così con una scusa riuscii a farmi riaccompagnare a casa per ultima, in questo modo avremmo avuto l’occasione di rimanere completamente da soli in macchina. Lui mi portò in un vicolo nascosto e mi baciò con passione, in quanto avevo già dimenticato il sapore dolce delle sue labbra.

La sua lingua percorse il mio corpo in ogni centimetro facendomi raggiungere l’orgasmo, poi si mise seduto e io gli montai di sopra. Io lo cavalcavo sempre più forte e ogni tanto il tacco degli stivali di pelle urtava il clacson facendolo suonare. Io ero completamente nuda sopra di lui, le mie gambe scivolavano a contatto con le sue per colpa delle calze autoreggenti, infine quando anche lui ebbe raggiunto l’orgasmo, mi scostai e mi rivestii. Io mi sentivo in colpa per quello che avevamo fatto, perché i nostri compagni non si meritavano questo. Era però più forte di me, io amavo Maurizio, poiché ero disposta a compiere di tutto pur di stare con lui. Lui mi riaccompagnò a casa, mi salutò con un bacio sulla guancia dicendomi che stavolta non sarebbe scomparso del tutto. Da quella volta ci vedemmo di nascosto per svariati mesi, lui aveva affittato un appartamento soltanto per i nostri incontri, la sera io andavo lì e docile e ubbidiente lo aspettavo.

Una sera avevo indossato un completino nuovo, mi ero messa sul divano soltanto con il perizoma nero e un reggiseno che metteva ancora più in risalto le mie forme già alquanto rilevanti. Quando sentii la porta aprirsi lo accolsi con un bacio e non gli permisi d’accendere la luce. La radio suonava a basso volume, dal momento che era sintonizzata su d’una stazione di canzoni d’amore. Io lo spogliai e ci mettemmo a ballare completamente nudi nel buio in mezzo alla stanza. Era un ballo molto sensuale, mentre i nostri corpi si sfioravano cercandosi. Le sue mani m’accarezzavano dappertutto e la sua lingua mi scendeva fino in gola, mi piaceva mordergli le labbra e accarezzargli il cazzo duro dalla pelle morbida e liscia. Maurizio era sempre stato un po’ manesco e rabbioso, perché a seguiti d’ogni incontro mi restavano i segni degli artigli d’un animale feroce come se si stesse cibando del mio corpo. Lui amava graffiarmi e mordermi, a me piaceva il giorno dopo guardare quei lividi allo specchio, avvisaglia e indizio della sua passione incontrollabile e indomabile.

Lui mi sollevò e m’adagiò sul pianoforte, io aprii le gambe e accolsi il suo cazzo pulsante nella mia pelosissima e arricciata fica nera, diventata impaziente e già abbondantemente umida. Lui mi penetrò per qualche minuto, poi ci spostammo in un’altra stanza mentre in tutta la casa risuonava quella canzone che a me piaceva tanto, però di cui non ricordo il titolo. Eravamo ancora al buio, là c’era un divano dove Maurizio si stese, in quel momento m’afferrò la testa tra le mani e spinse la mia bocca fino a prendere in bocca il suo cazzo voglioso di sesso. Io glielo succhiai come mai avevo fatto prima d’allora, per il fatto che lo sentivo crescere, gocciolare e pulsare. Mi piaceva giocarci, lui doveva patire sopportando l’attesa del getto finale, tenuto conto che io non potevo né volevo lasciarlo sborrare così in fretta, in tal modo mi staccai da quel cazzo e iniziai a mordicchiargli i fianchi, dato che non era giusto che solamente io riportassi subendo amorosamente i segni di quell’incontro. Io vedevo che non ce la faceva più, eppure mi deliziava e mi divertiva quella smorfia di spasimo sul suo volto per il piacere che sperimentava in attesa della sborrata conclusiva.

D’improvviso Maurizio m’afferrò con fermezza e mi sistemò nella posizione della pecorina, io poggiai le mani sullo schienale del divano e in tal modo mi penetrò da dietro. Bastarono pochi colpi per fargli raggiungere l’orgasmo, lui emise un grido soddisfatto e si staccò piano, in seguito ci rivestimmo in fretta concordandoci appuntamento il giorno dopo e a quello dopo ancora. La nostra passione era più forte dei dilemmi che sfidavamo e dei grattacapi che incontravamo, perché nessuno e niente avrebbe potuto impedirci né ostacolarci di vederci per assecondare favorendo per intero i nostri desideri segreti più insabbiati e sottintesi, senz’inibizioni né insicurezze né complessi, sbaragliati e travolti soltanto da quelle continue, irripetibili e fantastiche emozioni.

Stare insieme per noi era stata un’avventura, un’esperienza e una maturità contro ogni limite di fronte a ogn’inattesa soglia. Forse &egrave stato scarsamente edificante ed educativo, persino esemplare e poveramente morale, però ogni giorno più coinvolgente e senz’ombra di dubbio più avvincente, piacevole e trascinante vicenda finora sperimentata.

{Idraulico anno 1999}

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