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Sorella e fratello – Maledetta Benedetta Quarantena (4)

Chiamatemi Silvia. Qualche settimana fa, non importa quante esattamente, nel pieno della pandemia e del lockdown, è successo quello che mai avrei immaginato possibile. Mentre io e mio fratello stavamo “giocando”, mamma, rimanendo sulla soglia della porta, ci ha visti. E non solo; sono sicura che si stava masturbando guardandoci. Addirittura ricordo di averla vista venire spiandoci e che mi avesse fatto un segno con le dita intendendo di non dire niente a Luca. Non so se fosse stata la mia eccitazione a farmi vedere quello che non avrei mai creduto possibile, o se forse la penombra mi giocò soltanto un brutto scherzo. L’unica cosa certa era che mamma ci aveva visti. Che si stesse masturbando o meno, il fatto che non ci avesse interrotto mi rincuorava. Per una frazione di secondo, guardandola mentre Luca mi faceva venire, avevo sperato che si avvicinasse e si chinasse fra le mie gambe per dare il cambio a suo figlio. Sono sicura che sarei venuta nel giro di pochi secondi. È incredibile come la mente possa immaginare scene lunghissime nell’arco di pochi istanti. Tutto era finito senza quasi rendermene conto. Io e mio fratello eravamo sdraiati sul letto abbracciati. Sentivo ancora i muscoli indolenziti dagli spasmi, ma dentro il mio petto il cuore mi batteva a mille mentre guardavo mio fratello negli occhi e, di tanto in tanto, lo baciavo per ricordargli quanto lo amavo. Ogni bacio che ci scambiavamo era un’esplosione di sensazioni e vibrazioni. Mille colori si dipanavano di fronte a me mentre le nostre labbra di sfioravano. Tutto il mondo non aveva più significato in quel momento perché eravamo insieme, e ci amavamo come mai nessuno, probabilmente, avrebbe mai saputo comprende. Sapevamo che la cosa avrebbe scandalizzato praticamente tutti, ma non ce ne fregava di niente e di nessuno. Le nostre labbra continuavano ad incontrarsi come amanti impauriti ed eccitati al loro primo incontro. Soltanto le nostre lingue ogni tanto riuscivano ad interrompere la danza che le nostre labbra praticavano. Sentire il suo sapore, ancora misto al mio nella sua bocca, era inebriante.

Passarono minuti come se fossero secondi, tanto il tempo volava, e non trovai il coraggio di dire a Luca di mamma. Avevo il timore di farlo entrare nel panico e di innescare così una reazione a catena che avrebbe soltanto peggiorato la situazione. Mamma non avevo reagito male alla cosa, cioè, non lo sapevo, però ci speravo, visto e considerato che non ci interruppe. Cazzo, mamma si stava masturbando, ormai ne ero certa. Ora che la mentre era sgombra da qualsiasi orgasmo, più lucida, stavo rivivendo la scena nella mia mente e più passavano i secondi e più ero straconvinta che mamma si stesse davvero masturbando mentre mi vedeva venire. Cioè, mia madre si stava masturbando fino all’orgasmo, guardando sua figlia venire sulla bocca di suo figlio. Mi ripetei questa frase più e più volte finché non sentii l’eccitazione montare ancora. Luca si era addormentato abbracciato a me. La mia mano prese a scendere entrando nei pantaloni e incontrò finalmente l’elastico degli slip. Con il dito medio lo alzai ed infilai la mano. Era di nuovo un lago. Chiusi gli occhi e mi masturbai pensando a mamma. Immaginai la sua lingua sul mio collo, sui miei capezzoli mentre Luca mi leccava. Poi pensai a come sarebbe stato sentire la sua lingua calda sul mio sesso invece di quella di Luca. Non riuscii ad andare oltre nella mia fantasia perché l’orgasmo eruppe all’improvviso come un tuono. Un unico spasmo fortissimo tese i miei addominali quasi al limite dello strappo. Non volevo emettere nessun suono e ci riuscii. Venni in silenzio, vicino a mio fratello addormentato, mentre il pensiero di nostra madre che mi leccava riempiva i miei pensieri. Subito dopo essere venuta mi assaggiai portandomi le dita alla bocca. Pensai di essere la ragazza più perversa sulla faccia della terra. La più malata, la più strana e sporca. Questi pensieri mi depressero. È facile cambiare velocemente umore per una donna subito dopo l’orgasmo. Io passai dell’estasi all’ansia in un batter d’occhio. In preda a questa battaglia interna, mi addormentai.

Sentivo rumori lontani, voci. Cercai di aprire gli occhi ma le palpebre sembravano incollate. Mi dovetti sforzare per aprirle e quando lo feci, stavo fissando il mio poster di Harry Potter attaccato al muro. Ero su un fianco e mio fratello non c’era più. Mi girai di scatto e la sveglia segnava le 18:30. Avevo dormito tutto il pomeriggio. Mi alzai e mi diressi verso il salotto col passo dello zombie per scoprire che sul divano c’era mamma che guardava non so che programma tv nel quale qualche “luminare” spiegava la situazione del virus in Italia. Rimasi gelata sul posto quando i nostri sguardi si incrociarono. Non sapevo cosa fare; se ignorare la cosa ad andare altrove, o fare finta che niente fosse successo e sedermi vicino a lei. Il mio cervello era entrato in un loop assurdo e doveva essere evidente, perché mamma prese l’iniziativa dicendo “Ohi, la bella addormentata è tornata fra noi”. Ripresi vita. “Ehehehe, si, non so come mai ho dormito così tanto, di solito non dormo mai il pomeriggio”. Frase più idiota non c’era, ma tanto bastò a mia madre che con la mano colpì un paio di volte il cuscino del divano accanto a lei come per invitarmi a sedere. Altro loop. “Ohi, Silvia, sveglia” disse schioccando le dita come un prestigiatore sveglierebbe un volontario dall’ipnosi. Mi avvicinai e mi sedetti al suo fianco. Fino al giorno prima quello sarebbe stato un gesto normalissimo, che facevo sempre, praticamente tutti i giorni, ma dopo gli accadimenti delle ultime ora, il fatto di sedermi accanto a mamma era una cosa che il mio corpo e la mia mente credevano impossibile.

Dopo qualche minuto con lo sguardo inebetito rivolto alla tv, ovviamente senza aver seguito minimamente nessun discorso, volsi lo sguardo verso mamma. Mi stava guardando con un sorriso strano. La sua mano si mosse verso il mio viso e con le dita spostò una piccola ciocca dei miei capelli dietro il mio orecchio. Poi appoggiò la mano sul lato del mio collo e con il pollice prese ad accarezzarmi dolcemente la guancia. “Quanto sei bella” mi disse. Senza rendermene conto chiusi gli occhi e piegai la testa leggermente di fianco assecondando le sue carezze. Era stato un gesto incondizionato, figlio della sensazione di affetto che mi stava pervadendo. “Grazie mamma” risposi. Sempre ad occhi chiusi sentii il calore di mia madre più vicino a me. Avevo la sensazione che mi volesse abbracciare; invece mi baciò su una guancia, proprio dove poco prima il suo pollice mi stava accarezzando. Mi diede un paio di piccoli bacini dolci ed innocenti. “Ti amo tanto, lo sai?” mi sussurrò vicino all’orecchio per poi continuare a baciarmi la guancia. Poi le sue labbra si spostarono sulla mia fronte. Altri piccoli baci. Poi si spostò sull’altra guancia, mentre con il pollice riprese ad accarezzarmi dove poco prima mi aveva baciata. “Anch’io mamma, tanto, tantissimo, davvero” risposti in preda ad una trance che non sapevo spiegare. I suoi baci divennero più decisi e meno innocenti. La sentii spostarsi con le labbra vicino all’orecchio. Poi scese lentamente sul lato del collo, senza mai smettere di stampare un bacino di tanto in tanto. Ora non mi accarezzava più con il pollice ma non la mano che dopo qualche secondo scese in basso incontrando la mia. La strinsi, senza ragionare sul quel gesto e le nostre dita di intrecciarono come farebbero due fidanzatini. Anche l’altra mia mano incontrò l’altra sua mano e si intrecciarono allo stesso modo. Mamma le spostò dietro la mia schiena facendomela inarcare un pochino. Questo semplice movimento mise in risalto il mio seno mettendo in evidenza i miei capezzoli che stavano diventando di marmo. Mamma li notò di sicuro, perché quando aprii gli occhi lei li stava guardando ammaliata. Abbassai lo sguardo per guardare i suoi, sperando di trovare la stessa cosa, come per consolarmi, per scoprire che lei stava provando quello che provavo io. Di capezzoli turgidi nemmeno l’ombra, e la cosa mi deluse tanto che mamma vide sul mio volto tale delusione. “Porto il reggiseno” disse. Capii cosa intendeva. Con quella breve frase voleva dirmi che sotto i suoi capezzoli erano durissimi come i miei. Mamma portò di nuovo le sue labbra sulla mia guancia per baciarla di nuovo. “Dimmi se devo smettere, ok?” sussurrò subito prima di sentire la sua calda lingua sul mio collo scendere sulla spalla. La mia unica risposta fu un gemito profondo e prolungato; un gemito involontario, ma era l’unica risposta di cui ero capace in quel momento. Mi tornarono in mente tutte quelle fantasie di poche ore prima, quando, sul mio letto con Luca addormento, avevo immaginato di lasciarmi andare con mamma. Sentire la sua lingua sul mio corpo era inebriante e stupendo. Altri dolci gemiti uscirono dalle mie labbra, ma poi, trovai la forza di parlare: “Papà…Luca…dove…e se…” non riuscii a concepire frasi sensate, soltanto singole parole. Mamma però capì cosa intendevo. “Tranquilla amore. Papà e uscito con Luca. Li ho mandati a fare la spesa. Non saranno qui prima di un’altra mezzora. Siamo soltanto noi due”. Come risposta un nuovo gemito, ma questa volta più forte, più coraggioso, perché sapevo che la sola a poterlo sentire era mia madre. Le sue labbra mi baciarono più decise diventando quasi morsi. Sentivo la sua lingua, i suoi dentro sul mio collo e il mio istinto era quello di stringerla e baciarla, ma lei teneva con forza le mie mani dietro la mia schiena. Allora cercai il suo collo con la lingua e lo trovai. Lo morsi dolcemente poi lo baciai come lei stava facendo con me. Ma che razza di famiglia è la mia, pensai. Fino al giorno prima la più normale, ora la più perversa che sia mai esistita. Ormai ansimavo senza ritegno e fui felice di sentire ansimare anche mamma. Le sue labbra tornarono a salire verso la mia guancia ed io feci lo stesso. Con piccoli baci di nuovo più casti componevamo percorsi tortuosi che soltanto i nostri cuori sapevano seguire. Dopo infiniti secondi di questo gioco sentii fra le mie labbra le sue. Dio quando erano morbide. Credevo che baciasse bene il mio ragazzo, almeno prima di baciare mio fratello. Ma ora che stavo baciando mamma compresi che nessuno al mondo sarebbe stato in grado di baciare così bene. Sembrava di baciare un angelo. Il suo profumo mi inebriava mentre il suo sapore mi tramortiva. Poi la sua lingua, la sua lingua, oddio che sensazione. Così morbida, così calda e così decisa allo stesso tempo; si insinuò fra le mie labbra come lava calda, inarrestabile. Le mie labbra di schiusero perché niente e nessuno avrebbe impedito alla sua lingua di raggiungere la mia. E quando si incontrarono sentii l’orgasmo montare. Stavo davvero venendo soltanto con un bacio? Era possibile?

Presa da piccoli ma forti spasmi non smisi di baciare mamma che sentendo il mio orgasmo, mi strinse ancora di più. Questo non fece altro che amplificare il mio piacere e senza capire come, riuscii a liberare le mie mani, che da dietro la schiena portai intorno al suo collo. La strinsi forte a me mentre ormai l’orgasmo era al suo apice. Avevo le labbra aperte ma immobili e così mamma. La mia fronte appoggiata alla sua, soltanto le nostre lingue ogni tanto si toccavano fugaci guizzando fuori dalle nostre bocche. L’orgasmo stava scemando e il mio corpo si rilasciò “Oh mio Dio. Io…non…come cazzo….oh mio Dio!” furono le uniche cose che riuscii a dire dopo l’orgasmo raggiunto con un “semplice” bacio. “La mia piccolina è sensibile allora” disse mamma. Sentirsi chiamare “piccolina” ebbe uno strano effetto su di me. Fino al giorno prima mi avrebbe irritata, ma in quel momento, mi eccitò come poco altro. Le sue dita incontrarono i miei capezzoli, entrambi durissimi. Mamma prese a pizzicarli e a giocarci in modo deciso. Li tirava e li rigirava fra le dita. Io ansimavo senza muovermi minimamente. Stava facendo tutto lei. Le sue mani scesero e si insinuarono sotto la maglietta. Sentire le sue dita direttamente sui miei seni mi face bagnare ancora di più. Mentre li stringeva e li massaggiava tornò a baciarmi. “Vuoi venire di nuovo?” mi chiese. Interruppi il bacio e la guardai negli occhi. Eravamo vicinissime e i nostri nasi quasi si sfioravano ed io avevo il fiato corto. Annuii senza dire nulla e subito dopo una delle sue mani scese, e scese, e scesa, così lentamente che sembrò ci volessero ore perché finalmente il mio inguine sentisse il suo tocco. Mi stava accarezzando da sopra i pantaloni mentre continuava a torturarmi un capezzolo. Le nostre lingue di accarezzavano da fuori le labbra per poi entrare nelle nostre bocche che ogni tanto si serravano in baci profondi e caldi. Ogni volta che le nostre labbra di staccavano per continuare ad accarezzarci le lingue reciprocamente, i nostri ansimi riempivano il silenzio della stanza, i miei soprattutto. In modo particolare quando la sua mano si fece spazio per entrare dentro i pantaloni e direttamente dentro gli slip. Le sue dita si bagnarono non appena sfiorarono la mia figa tanto era bagnata. Le tirò fuori e interruppe il bacio per portarsele alla bocca. La vidi vicinissima a me aprire la bocca e tirare fuori la lingua per leccare lentamente le sue dita. Era uno spettacolo assurdamente eccitante. Mai ero stata con una ragazza e mai avrei pensato di trovare eccitante una situazione del genere. Ora non volevo altro nella vita. Mi avvicinai a lei e tirai fuori la lingua iniziando anch’io a leccare le sue dita. Sentivo il mio sapore, stupendo, misto al suo calore. Poi mamma tolse le dita e le nostre lingue si intrecciarono nuovamente mentre sentii di nuovo le sue dita sul mio clitoride. Lo torturò per qualche minuto mentre le mie mani avevano finalmente raggiunto i suoi seni. Erano come i miei, soltanto leggermente più morbidi e vuoti. I miei ancora sodi e duri erano presi d’assalto dalla sua altra mano che non smetteva di stringerli e massaggiarli. Mentre mamma non mi dava sosta, una mia mano iniziò la discesa che poco prima fece la sua mano su di me. Trovò i suoi jeans, riuscì a slacciarli, ad insinuarsi dentro e superare infine i suoi slip. Finalmente sentivo il suo calore sulle mie dita. Era un lago, forse più di me. “Sei così bagnata…” sussurrai senza rendermene conto. “Non mi sentivo così da anni, ed è tutto merito tuo, la mia piccolina” rispose ansimando. Gemette all’improvviso più forte quando infilai un dito dentro di lei, ma soffocai il suo urlo con un bacio. Eravamo in ginocchio sul divano, una di fronte all’altra. La mia mano dentro le sue mutandine, la sua dentro le mie, mentre ci accarezzavamo il seno a vicenda senza smettere un attimo di baciarci. “Metti un altro dito Silvia” mi chiese mamma ansimando. Non me lo feci ripetere. Il secondo dito entrò con facilità e mentre sentivo il caldo dei suoi umori aumentare, anche mamma infilò un altro dito dentro di me. Le nostre mani di muovevano sulle nostre fighe in modo sempre più veloce e deciso. Il palmo della sua mano stava strusciando sul mio clitoride mentre le sue dita sapevano precisamente dove spingere. Cercai di fare la stessa cosa a lei e credo di esserci riuscita, perché i nostri gemiti si fecero più forti e potenti dentro il nostro bacio. Smettemmo di toccarci i seni per portare le mani libere dietro le nostre schiene e stringerci in un abbraccio più forte. I nostri petti entrarono in contatto e sentii suoi miei capezzoli la sensazione del seno di mamma sul mio. Piegavamo le ginocchia su e giù al ritmo delle nostre dita che si facevano sempre più veloci. Ormai stavo trattenendo l’orgasmo da troppo e non riuscivo più frenarlo. “Mamma, sto venendo, oddio, mamma eccomiii” dissi tirando tutti i muscoli che avevo in corpo. “Dai Silvia, vengo anch’io…insieme…aaaahh”. “Insieme” risposi quasi urlando. Quella parola fu l’innesco dell’esplosione. Inarcammo entrambe la schiena e senza rendercene conto ci stavamo di nuovo baciando. Io urlavo nella sua bocca e lei urlava nella mia, mentre gli spasmi di entrambe sembravano gestiti da una scossa elettrica. Sentii gli umori di mamma colarmi sulla mano con piccoli schizzetti potenti. Sentirla squirtare sulla mia mano mi portò ad un nuovo orgasmo senza aver ancora sentito il precedente scemare. Mamma se ne accorse perché sentii la mia vagina stringersi di nuovo a ritmo serrato sulle sue dita, e allora li infilò ancora più dentro e spinse verso la mia pancia muovendole velocemente. Mamma mi fece squirtare per la prima volta. Non tanto quanto lei, ma piccoli schizzi andarono sulla sua mano e sugli slip ormai fradici. Quando entrambe esaurimmo le energie ci accasciammo sul divano. Restammo così per un paio di minuti. Mamma fu la prima a riprendersi dicendo “Cazzo!”. Mi tirai su anche se non credevo di averne la forza. Pensavo che avesse sentito papà e Luca rientrare. Invece stava toccando con la mano il cuscino del divano sul quale stava lei. Era completamente fradicio di lei. La fissai esterrefatta. “Wow…cioè…sei stata tu??” le dissi sinceramente sorpresa. “Beh, gli umori sono i miei, ma la colpa è la tua” mi disse mentre le vedevo nascere un sorriso dolce.

Passammo i successivi minuti ad asciugare e pulire il casino che avevamo fatto. Ogni volta che ci incrociavamo in cucina per prendere la carta, ci scambiavamo fugaci baci sulle labbra. Uno di questi durò un po’ più a lungo degli altri e si concluse con i nostri sguardi complici che si incrociavano. Una mamma e sua figlia che quel giorno divennero amanti.

Kiss.

3 commenti

  1. eccitantissimo degno proseguimento dei precedenti capitoli

    adesso una bella orgia bisex in famiglia

  2. Sempre più intrigante. Non vedo l’ora di leggere il seguito

  3. la quarantena più eccitante che ho sentito, spero ci sia un continuo

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