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Tinte forti

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Mi chiamo Dorotea, ho trentasette anni compiuti da poco e mi ritengo una ragazza costumata, leale e retta, ma altrettanto dinamica, giubilante e solerte, appena c’è l’adeguata possibilità e la propizia occasione per divertirsi e per stare in lieta compagnia. La mia fidata e coetanea amica Glenda, che conosco dai tempi del liceo, invero mi riferisce sovente che con il mio inedito, incognito e inesplorato modo di fare, talvolta dal piglio che rudemente evidenzio, a suo dire rivelo in definitiva un carattere piuttosto attento che ispeziona e che osserva in modo circospetto e diffidente chi mi sta accanto senz’espormi però troppo, in quanto parecchie volte presento sia l’immagine che la percezione, d’essere inconsapevolmente una ragazza burbera, distaccata e a tratti insensibile. Io e Glenda ci raccontiamo tutto, pure delle spregiudicate vicende e delle disinvolte avventure con i nostri rispettivi accoppiati partner, in special modo delle libidinose e intemperanti peripezie che intavoliamo sovente a letto, non tutte le coppie lo compiono, noi sì.

Attualmente sono esultante e festosa, particolarmente lieta di poter narrare a Glenda, finalmente di un’adorabile ammissione d’una mia fervida quanto appassionata e vibrante avventura erotica, che ho vissuto il mese scorso lontano dalla mia città. Da qualche tempo, infatti, ho sempre vissuto vicende incolori ed eventi languidi, alquanto insulsi e spicci, direi impersonali e non sufficientemente affettuosi, tuttavia non è quest’aspetto di me stessa che al presente desidero rivelare al presente al cospetto di Glenda, non questa sera per lo meno, perché quello che realmente agogno è che sia lei alla festa che terrà a casa sua, che esponga riportando le sue focose e irruente abilità d’infedeltà accumulate e che descriva nei dettagli, le sue lascive e viziose trame di sesso negato e lungamente ricercato, dal momento che Glenda freme e ribolle di svuotare il sacco, la mia superba sgualdrina come la designo io affettuosamente, quando voglio canzonarla e schernirla spingendoci su di proposito.

Per la circostanza, in verità, Glenda è audace, espansiva e libera pressappoco come me, giacché punzecchiata a dovere, aveva un’attraente e leggiadra vicissitudine lascivamente accantonata da riferire. Senza troppi fronzoli né orpelli di sorta, lei espone l’interpretazione conforme del suo vissuto. Riferisce che si trovava presso un raduno, dove un novero di partecipanti opera e tratta nell’ambiente della ricerca per la salvaguardia degli animali, in quanto gli stessi sostenitori racimolano dei fondi per edificare un piccolo policlinico veterinario con il ricavato che accumuleranno. Quest’aggregazione è assai molteplice, sia per l’età quanto per il genere degli affiliati, perché là dentro si trovano sia individui d’età avanzata e sia personale più giovane, in verità d’ogni ceto sociale e d’ogni fonte comunitaria. Ogni qualvolta che si riunisce ci sono persone nuove, ma sia l’ambiente quanto la dimensione nell’insieme è costantemente festoso, perché a tutti piace divertirsi, svolgendo simultaneamente la nostra impareggiabile e considerevole finalità collettiva.

Il mio compagno, in modo inusuale per l’occasione assieme a me, non adora per nulla queste tediose e stancanti assemblee, per il fatto che io mi reco di frequente da sola. Alcuni partecipanti del nostro gruppo, peraltro amici di lunga data, me inclusa, ironizzando ci permutiamo sovente di buon grado lanciandoci freddure, scaraventandoci addosso arguzie e spiritosaggini regolarmente spinte e viziose, colme d’eloquenti e di dissoluti intenzionali libertini doppi sensi, in quanto è il nostro passatempo privilegiato in quegl’incontri. Il tutto è nondimeno inoffensivo e presumibile, dal momento che non rammento niente di vicende concretamente avvenute fra di noi. Sottolineiamo ogni frase e ci punzecchiamo sfottendoci assiduamente sui vocaboli, allorquando non ci sia la vista di catecumeni, perché parecchi dei presenti hanno solide e irremovibili credenze, vedute altamente etiche e morali, giacché non apprezzerebbero né loderebbero la varietà intemperante di queste burle verbali. Sta di fatto, che quel giorno, ci siamo interscambiati aneddoti e facezie lubriche e spinte alquanto erotiche, senza renderci conto che un ragazzo giovane, giammai adocchiato prima, era là adiacente che ci ascoltava con attenzione squadrandoci silenzioso senza fiatare. Quando siamo montati sulla corriera di linea per approdare all’incontro, la stessa era piuttosto stipata ed eravamo ammassati irrimediabilmente uno contro l’altro.

La canicola quel giorno era opprimente e insopportabile, leggermente pigiato alla mia destra si trovava Damiano, un compagno di lavoro di longeva datazione e finanche confidente di famiglia, poiché ironizzando gli avevo spiritosamente annunciato di non beneficiarne troppo dell’inedita situazione, in quanto non lo avrei accettato, ma solamente per il fatto che faceva troppo caldo. Damiano aveva obiettato che, per principio, tentava costantemente, ma in quell’occasione, per considerazione e per deferenza nei miei confronti, si sarebbe placidamente trattenuto. Là, in quel frangente, abbiamo ridacchiato ambedue all’arguzia, eppure nel corso del tragitto della corriera, fra decelerazioni e sobbalzi vari, mi sono resa conto che probabilmente ininterrottamente nell’essenza del motteggio, taluno alle mie spalle stava beneficiando della congiuntura, pigiando un arnese compatto e solido verso il mio didietro ben esposto. Io non ero in grado di girarmi e ponderai al tiro e alla burla di qualche altro amico del raggruppamento, giacché doveva certamente trattarsi di Vittorio, individuo esuberante e vivace che non era inedito nel compiere questi scherzi. Comunque, per contenermi esprimendo una lieve freddura, pronunciai sostenendo: caro giovanotto, la tua passione è alquanto eloquente e toccabile, giacché per ultimare la spiritosaggine estesi una mano dietro le terga e la tastai.

In verità era paragonabile a un inturgidimento bello e buono, direi senz’eccezione né abbaglio alcuno. Io m’adeguai conformandomi alla situazione, in vena di scherzare lo strinsi per un istante, subito dopo tentai di girarmi per sghignazzare, individuando nel contempo il nascosto fomentatore dell’inedita quanto depravata e lasciva marachella. Quel microscopico giro di rotazione che feci, di permise d’adocchiare che dietro le mie spalle non c’era nessuno degli amici quali supponevo, ma là, era presente quel florido giovane che aveva presenziato alle nostre spinte e viziose burle narrate in precedenza e che, irrefutabilmente, era in balia a un’imponente quanto prestante stimolo. Io restai leggermente impacciata e confusa, per istante lui ugualmente. Per buona sorte eravamo sopraggiunti alla tappa opportuna e cosicché scendemmo tutti dalla corriera disperdendoci.

Io mi ero già scordata di quell’aneddoto dal momento che un’ora più tardi, emarginandomi dall’assemblea, per fumarmi la mia immancabile sigaretta nel chiostro, quel giovane e aitante figliolo si parò di fronte a me esaminandomi. Lui azzardava nel riferirmi qualcosa, tuttavia per il disagio e per l’impiccio che sperimentava, era incapace d’intavolare un dialogo. Io riflettei che volesse discolparsi, sicché frantumai quell’attesa riferendogli che non doveva badare troppo all’episodio che era avvenuto sulla corriera, perché io avevo talmente ritenuto che si trattasse del tipico scherno d’un confidente, inconveniente peraltro già ignorato e che non si preoccupasse più del dovuto, perché io ero abbastanza adulta e immunizzata, che non mi ero per niente impermalita né risentita.

Lui farfugliò che in quel momento si era sentito molto allettato e tentato dalla mia persona, giacché era energicamente emozionato, gagliardamente infervorato, e che era stato sul bordo d’una crisi cardiaca, e che lo era presentemente. In quel frangente compresi all’istante l’immaturità e il candore che lo aveva incanalato pilotandolo a una dislocazione di rilevante irrequietezza interiore e sentimentale, e che gli serviva un valido quanto esperto e pratico aiuto. Io per mia indole, non ho frustrazioni né impedimenti né repressioni morali, giacché sono aperta e di larghe vedute mentali. In quell’istante eravamo solitari, separati nella parte posteriore d’una alta siepe che divideva dall’edificio dove si svolgeva l’assemblea, nondimeno ben protetti da occhiate curiose e invadenti. Io rifeci l’atteggiamento compiuto sulla corriera, stavolta però facendo abbassare la chiusura lampo dei jeans e infilando la mano fino ad avviluppare il suo cazzo. Il giovane in questione, aveva un equipaggiamento non enorme, però aggraziato e ben proporzionato, ma con parecchia incompetenza e con ingenua imperizia. Io avevo appena iniziato a trastullargli il cazzo, che lui sobillato e aizzato com’era, mi aveva sborrato tutta la sua focosa, intemperante e corposa energia vitale sulle mani, sussurrandomi Glenda tu mi fai farneticare, sei una meraviglia, inzaccherandomi persino la blusa. Io gli sorrisi, compresi il suo stato d’animo, mi ripulii alla meglio e lo lasciai là con il minore quantitativo di grattacapi emotivi e istintivi, ma con più beghe e dilemmi per me di biancheria intima, per tornare in modo adeguato e consono all’interno dell’assemblea.

Meditai sennonché tramando che l’evento fosse ultimato, ma solamente la settimana successiva me lo ritrovai di fronte, nel tempo in cui una sera finendo fuori tempo massimo sgusciavo lestamente dal lavoro. Gli rivendicai che cosa volesse e lui ribadì fervidamente che mi rendeva grazie per aver avuto la sua personale gratificazione alcune sere prima, ma che era attualmente in piena ossessione e in tormento continuo, perché non era opportunamente informato né propriamente istruito su come fosse fatta una donna e tutto quello che gli era accaduto, lo aveva impressionato sbalordendolo a un punto tale, da non esserci più con la testa. Ebbe perfino l’estrosa e la candida sprovveduta idea, di domandarmi con grande candore e con un’inattesa bizzarra quanto strampalata incauta infantilità, se io l’avessi potuto aiutare facendogli esaminare com’ero fatta.

Io come donna, per mia naturale inclinazione e temperamento, non m’indigno né mi turbo quasi mai, tuttavia quella semplice quanto diretta e avventata pretesa mi parve assai estrosa e stravagante, dal momento che stavo per ribattergli in senso negativo. In seguito mi dominai moderandomi per un inedito concetto d’indiscrezione, cagionato pressoché d’una pura e di un’incontaminata rarità. Verosimile e credibile, che quel giovane e aitante ragazzo, non avesse giammai esaminato e scandagliato a dovere una femmina? Dopo tutto, in fin dei conti, poteva essere alquanto ameno e dilettevole soddisfarlo. In tal modo lo scortai accuratamente con me in ufficio, in quel frangente là non c’era più nessuno, poiché io stessa avevo sprangato l’uscio per ultima uscendo pochi istanti prima.

Con modici e studiati gesti preparatori e sollazzandomi notevolmente di fronte al suo eloquente impaccio, m’adagiai sul grande scrittoio sfilandomi tutti gl’indumenti dalla vita in giù. Lui s’allineò con le mani sulle mie ginocchia divaricandole leggermente, intanto che mi raggiunse un poco di pudore simile alla sconcezza, sensazione tipica che si sperimenta talvolta quando si è distesi sul giaciglio del medico ginecologo.

Quel giovane e aitante ragazzo era entusiasta e inebriato, era decisamente infervorato, giacché iniziò a palpeggiarmi con la punta delle dita, appresso cominciò a sbaciucchiarmi appena appena rasentandomi la fica con le labbra, poi proseguendo con maggior irruenza e slancio, tanto da farmi serrare gli occhi dal piacere inusuale che provavo. Lui mi penetrava con la lingua con l’effetto e con l’energia dell’età giovanile dei suoi ventitré anni, assieme all’abnegazione e all’attaccamento del subordinato. Io intrapresi a supporre diffidando che non fosse poi del tutto così maldestro e principiante, in quanto lo pensai unicamente per un baleno, prima d’essere sopraffatta e scompaginata da un lussurioso quanto impudico, abbondante e irruente orgasmo, prorompente come pochi d’altronde che mi era capitato di sperimentare.

Dal momento che mi ripigliai da quel lascivo e incontinente fervore dei sensi, mi resi subito conto che quell’aitante ragazzo aveva cavato il suo cazzo dai jeans indirizzandomelo dritto contro. Io lo agguantai fra le mani e lo avvertii ingrossato e fremente, poiché pur non essendo enorme, era però costituito d’una caratura di tutto rispetto, sia per lunghezza quanto per calibro e per consistenza. Lo indirizzai all’interno della mia pelosissima e rossiccia fica, in quanto s’inabissò con immediatezza e comodità, imbottendomi integralmente. Iniziò a scorrermi dentro con affondi intensi e febbrili, in conclusione gemendo e strepitando il suo orgasmo, lui m’irrorò in parte dentro e una porzione fuori, cospargendomi il suo seme sulla mia pelosissima e rossiccia fica, innaffiandomi con la sua abbondante e corposa sborrata enunciandomi nel mentre:

“Sei la femmina adatta per me, mi fai sragionare. Glenda io con te perdo l’omogeneità dei sensi, che stupenda e che fenomenale fica che hai Glenda, mi fai delirare terribilmente”.

Io capitolai, mi piegai, cedendo del tutto e assaporandomi nel mentre finanche il mio intimo e prediletto piacere, fino alle ultime gocce. Dal momento che le pulsazioni dei nostri cuori si ristabilirono placandosi, io lo squadrai in faccia, lo sbaciucchiai con leggerezza sulle labbra e gli rivendicai se fosse vero, che non aveva giammai frequentato né trafficato con una donna prima di me. Lui mi proferì divulgandomi che la sua era la genuina e sincera verità, io però compresi intuendo che lui fingeva irriguardosamente e sfacciatamente, perciò non gli credetti.

Quell’inesperto e a tratti puerile ragazzo alle prime armi, riapparve nella mia sezione in altre diversificate occasioni, io però feci in modo di non incontrarlo evitando accuratamente d’imbattermi con lui, declinando e rifiutando diligentemente e progressivamente altri eventuali incontri, occasioni e ritrovi.

Con tutta franchezza e schiettezza, sono al presente alquanto persuasa e indotta a credere, che un’altra inedita ed esordiente avventura con lui, non avrebbe potuto rappresentare né tanto meno ripubblicare né diffondere, la medesima dissoluta e lasciva trepidazione con l’atto originale e autentico libidinoso batticuore della prima volta, dal momento che avevo presunto e reputato, che si trattasse senza dubbio alcuno di un’affiliazione a tutti gli effetti, perché come tale doveva rimanere.

{Idraulico anno 1999} 

 

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