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Tranello

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Con Nicola, pensavo non ci saremmo sentiti più. Era stata un’avventura estemporanea vissuta nella cornice di una breve vacanza da single, che mi ero ritagliata in Sicilia dopo un convegno ormai due anni fa.

Ricordavo ancora vividamente le ore trascorse nella penombra della sua casa, fresca e ombrosa oasi nella vampa di un caldo africano e nell’abbacinante luce di quel pomeriggio di Luglio che precedeva il mio ritorno a casa.  Ricordavo nei minimi particolari la strategia per ritagliarmi lo spazio di quelle ore, ore rubate di amplessi di fuoco, di puro sesso e di scuotenti orgasmi.

– È stato bellissimo. Ci rivedremo.

Parole che si dicono, di circostanza.

Una parentesi molto intensa, piccante, ma fugace, senza storia. 

Quel venerdì, quando ormai gli uffici dell’azienda si stavano svuotando per il week end, che si preannunciava di tempo magnifico, squillò il telefono. 

– Dottoressa Alice? – riconobbi la voce di Nicola, 

– Ciao, che piacere risentirti, tutto bene?

– Si tutto ok. Sai Alice, da lunedì, per qualche giorno sarò ospite di un amico che abita non troppo distante da te e, se vuoi,  potremmo vederci. 

Scorsero allora  nella mia mente le immagini dei nostri corpi caldi e sudati che si univano, ma cercai di mostrare un po’ di distacco, nonostante l’emozione che montava come una marea. 

– Non so, fammici pensare, devo considerare alcune situazioni. Magari ti richiamo. 

In realtà mi era presa una voglia matta. 

Programmai tutto con cura e il giorno dopo richiamai Nicola: ci accordammo per  incontrarci martedì.

L’amico di Nicola, avrebbe messo la sua casa a nostra disposizione per un pomeriggio, sicuramente memorabile.

Finalmente è giunto il giorno dell’appuntamento. Inizio a prepararmi: in bagno lo specchio mi restituisce l’immagine del corpo abbronzato di una donna di 50 anni, piuttosto attraente. Carezzo le mie tette coi capezzoli che s’inturgidiscono al tocco della mano, pensando con piacere a qui toccamenti ben più sensuali che mi aspettano. Lingerie di classe, vestitino a fiori molto femminile, sandali che mettono in evidenza i miei piedi di cui sono giustamente orgogliosa.

È una bella giornata di inizio Luglio. Il caldo esercita esercita effetti afrodisiaci in me, sono felice, eccitata e non ho rimorsi: si tratta di nient’altro che un’evasione, che non cambia niente. Non c’entra con l’amore, è solo sesso, voglia di un’evasione per puro divertimento. Al lavoro sono proprio di buon umore ed efficiente. All’ingresso il portiere mi squadra. 

– Lei, dottoressa è sempre bella, ma oggi è uno schianto . 

– Troppo buono – rispondo sorridendo e sento l’autostima salire alle stelle.

Entro dal cancello che si apre automaticamente. 

Parcheggiata l‘auto sotto un pergolato ombroso, mi si fanno incontro Nicola e un altro uomo, di media statura, tarchiato, abbronzato, dell’età apparente di 40 anni. Ha labbra carnose, sensuali. E’ vestito da lavoro, e la camicia semiaperta scopre un petto villoso. Avvicinandomi, noto che emana un sottile afrore. Facciamo le presentazioni e così faccio la conoscenza di Franco: mi ispira uno strano disagio e trasuda una carica sessuale prorompente. 

La villa sembra deserta, eccetto noi tre .

Alcune cose mi rendono perplessa: non capisco l’atteggiamento di Nicola, che appare incerto, quasi imbarazzato e che sembra in sudditanza nei confronti dell’altro uomo.

Sotto un portico beviamo un buon vino e mangiamo qualcosa. Comincio a tranquillizzarmi. Parliamo del più e del meno, ma poi la conversazione si incanala su argomenti che mi imbarazzano: tresche di donne sposate che cercano sordide avventure, di troiette alla scoperta di sesso proibito. Maliziosamente richiedono un mio parere in materia, ma, un po’ in difficoltà, glisso. Mi interrogano se mio marito sia a conoscenza della mia uscita di questo pomeriggio e, quando affermo che la cosa riguarda me soltanto, ridono sguaiatamente. Io sono francamente, a disagio. Penso ormai che l’avventura che avevo sognato stia assumendo risvolti inaspettati e indesiderati, ma non so come uscirne fuori. 

Provo ad alzarmi. 

– Scusatemi ma purtroppo devo andare andare, si è fatto tardi e mi sovviene di un impegno importante. 

La mia giustificazione risuona ridicola persino a me stessa.

Mi rispondono che non è possibile, e mi costringono a rimanere seduta e continuano a riempirmi il calice. Ho bevuto troppo per le mie abitudini e sento la testa leggera. Mi colpisce l’atteggiamento di Nicola, ora non ho più dubbi, per nulla romantico, ma strafottente, arrogante Sono turbata, decisamente preoccupata ma, stranamente e irrazionalmente, la mia condizione di prigioniera mi suscita pure una sorta di eccitazione. 

La mia camicetta di seta bianca contiene a stento le mie rigogliose mammelle, tanto che i bottoni sembrano sul punto di schizzare via, i capezzoli turgidi si disegnano, in rilievo, sulla seta dalla trama leggera. Avvicino i miei piedi e stringo istintivamente le mie cosce come per proteggere la mia intimità.

I due uomini, mi guardano il seno, annuendo fra loro. 

Comincio a sudare per la tensione e la camicetta si bagna sotto le ascelle. 

Percepisco l’odore acre del mio sudore: sono un animale in trappola.

Sono oggetto di commenti sempre più rozzi e volgari le mie forme procaci e sento il cuore che batte più veloce, il respiro diventa affannoso e si trasmette ai seni che si innalzano e abbassano ondeggiando. Ormai i due mi sono addosso, e so di non avere più scampo. Cosa potrà accadermi?

Si avvicinano a me. Mi investono con la loro libidinosa voglia. Mi palpeggiano da sopra la camicetta e mi baciano la bocca, il collo, le caviglie, i piedi. Tremo, ma il sottofondo di eccitazione cresce  in me nonostante il timore e anche contro la mia volontà. La figa è umida e ho persino la sensazione di bagnare la gonna. Sono rigida, passiva alle loro iniziative. Franco mi passa le mani fra le cosce fino a sentire le mutandine bagnate di umori. L’uomo, sa che sono cotta a puntino, pronta per essere immolata sull’ara del sesso. Sono sconcertata, divisa da sentimenti contrastanti.

Mi fanno alzare: sono incerta sulle gambe per la forte tensione e il vino. I due  mi sostengono da sotto le ascelle e decisamente mi guidano spingendomi, attraverso una  ripida scala di pietra, al piano superiore fino ad una stanza pavimentata con mattonelle di cotto rosso, arredata sobriamente con un letto in ferro battuto un po’ demodé, un comodino di legno. C’è odore di antico, ma non è sgradevole. 

Le persiane sono accostate, il sole del caldo pomeriggio filtra fra le stecche. Il pulviscolo danza indifferente. Il sudore mi cola lungo la schiena, e non tanto per il caldo. 

– Ora fai quello che ti diciamo senza storie e vedrai, che troia come sei, alla fine ti piacerà il trattamento. 

Mi ordinano, con un tono che non ammette repliche, di spogliarmi in corrispondenza delle lame di luce, che filtrano dalle persiane. Loro mi guardano in silenzio. Mi toccano le  mie grosse, morbide tette, mi fanno assumere alcune posizioni, per mettere in evidenza parti  del mio corpo. Commentano favorevolmente il mio bruno vello pubico. Mi sento un oggetto, ma ciò non mi dispiace, nonostante tutto. Questa esibizione obbediente ai loro comandi finisce con l’eccitarmi. Forse in fondo sarà più eccitante farlo con due. All’improvviso Franco mi afferra da dietro e mi immobilizza. E’ fortissimo ed è inutile oppure resistenza. Mi spavento quando i due mi legano al letto, gambe e braccia divaricate. Franco indugia, osserva minuziosamente ogni particolare del mio corpo. Escono dalla stanza in silenzio.

Mi lasciano così, per 20 minuti, circondata dal silenzio della campagna, con il risultato di accrescere la mia umiliazione e inquietudine. So di essermi messa in un guaio molto grosso. Vorrei chiamare aiuto, ma è inutile. 

Rientrano in stanza. Le prime parole che pronunciano, non aumentano di certo il mio ottimismo. Mi vien anzi da piangere, ma orgogliosa mi trattengo.

– Ora sei nostra, e soddisfaremo tutte, proprio tutte, le nostre voglie, – ghigna Franco. 

Sono in balia di quei due maschi infoiati, e non so cosa decideranno di fare di me. 

– Cosa volete da me?”- la mia voce trema.

– Lo vedrai, dottoressa Alice, bellissima e porca. 

– A proposito, –  mi dice Nicola,  – l’averti scopato al congresso mi ha reso famoso fra i miei colleghi . Le foto scattate all’evento, hanno messo in evidenza che bella preda calda, sei stata. Ho raccontato di quella notte, di come ti sei comportata. Ho dovuto soddisfare la  morbosa curiosità dei colleghi, raccontando i minimi particolari, perfino le tue parole, mentre raggiungevi l’orgasmo. Ora tutti ti conoscono per quella puttana che sei.  

Nicola mi dice questo per  umiliarmi ulteriormente. 

Franco comincia a leccarmi la figa umida e odorosa. 

 – Ce l’hai bagnata fradicia, si vede che gradisci la situazione. – 

Mi succhia e beve tutti gli umori vaginali, giocando col mio clitoride, con la sua lingua vivace.

Franco si spoglia. È molto villoso, un bel fisico, ma soprattutto esibisce un cazzo maestoso, un autentico palo di carne.

 – Lavoramelo bene.

 Me lo appoggia al viso, ed io lo lecco dalla base al glande; me lo spinge in bocca, ma ho difficoltà a contenerlo, viste le dimensioni. Lui, ride: 

– Attenta a non soffocare. –

 Poi Franco inizia a penetrarmi con il suo grande membro incordonito: un vero palo di carne! Mi scopa potente e mi sento esplodere per quanto è grossa la sua verga; Nicola nel frattempo mi ha ficcato in bocca il suo pene che succhio e lecco. Poi è il turno di Nicola a scoparmi, mentre Franco mi titilla il clitoride e mi succhia i capezzoli. Urlo di piacere al raggiungimento dell’orgasmo. Spero che soddisfatti , mi consentiranno di andarmene.

– Adesso basta, ragazzi, avete avuto quello che desideravate, vi prego, ora liberatemi. Lasciatemi andare. 

Imploro:

– Mi fate paura; Nicola, almeno tu! Ti supplico! 

– Zitta, zoccola. –  Dice cattivo, e con un ghigno mi strizza un capezzolo, facendomi urlare. Sono dominata e tremo dalla paura

– Sei ansiosa di tornare dal tuo maritino cornuto? Ma se tu non fossi una porcellina, mica saresti venuta qui. Hai goduto non negarlo, ma per noi è stato solo un assaggio. Ci stiamo solo riposando un po’; temi, cara la nostra troietta, che abbiamo già finito, hai paura di essertela cavata con una spanciata di figa e non sei appagata? 

Mi strizza il monte di Venere, mi fa male e imploro:

– Basta, finitela.

Nicola implacabile, mi colpisce i glutei con una potente, dolorosa sculacciata.

– Taci. Non sei nella condizione di dettare le tue condizioni. Lo capisci si o no zoccola? Non temere: è solo l’inizio, abbiamo ancora i coglioni gonfi  e il contenuto  è tutto per te, inoltre il tuo culo non lo abbiamo ancora sfondato – aggiunge con grande volgarità Franco. 

Mio marito tante volte mi aveva chiesto il mio grazioso buchetto, ma io sdegnosa e irritata avevo sempre respinto l’idea.

– Vi prego, non voglio che mi sodomizziate, mi farete male, ho paura. 

Ridono. 

– Non c’è passato ancora nessuno, no? Siamo felici di essere i primi a prendere possesso di questo territorio vergine. Vedrai che ti piacerà. Poi, sotto sotto, scommetto ne hai una gran voglia. Fai la santarellina ma penso che tu sia la più troia che io abbia mai incontrato, e ne ho incontrate tante. Se ti vien voglia di urlare fallo pure, nessuno ti sentirà.

Cercano in tutti i modi si scegliere accuratamente le parole per esprimere la loro superiorità e prostrare la mia volontà. Sghignazzano. Ora sono prona, con i quattro arti divaricati e legati: non posso oppormi. Mi considerano esclusivamente una schiava sessuale, l’oggetto del loro piacere. Mi lubrificano l’ano dapprima con la lingua che si insinua profondamente nel mio buchetto fino ad allora inviolato. Sento dei brividi che mi scorrono lungo il dorso. Introducono un dito, due dita. Umettano con la saliva. Allargano lo sfintere anale che fa resistenza, ma poi cede lentamente e si arrende alla imminente penetrazione. Un gel lubrificante mi viene spinto dall’esterno all’interno della cavità rettale. Franco prende il sopravvento.

– Stai per prenderlo in culo finalmente. Nicola, sarò io ad aprirle il culo per primo. 

Queste parole sono il preludio alla mia deflorazione anale e trepido nell’attesa. Sono molto preoccupata per le dimensioni del cazzo di Franco. Le strette pareti dell’orifizio si oppongono dapprima, ma poi si aprono, vinte sotto i colpi violenti e ritmici della voluminosa asta di carne e avverto dolore e fastidio nonostante l’accurata lubrificazione; lancio un acuto strillo, gli occhi si riempiono di lacrime di sofferenza e urlo: 

– È troppo grosso per me, mi stai distruggendo il culo, non resisto, basta per pietà. 

Poi finalmente si fa strada un piacere appena accennato che cresce fino a coinvolgermi in un crescendo esaltante che si alimenta anche per la consapevolezza di sperimentarmi in qualcosa di proibito e immorale che avevo sempre respinto. Schiacciata fra quei due corpi sudati  che emanano un acuto afrore di maschio, vengo posseduta brutalmente; mi agito tutta, gemo ed urlo ad alta voce il mio godimento per l’orgasmo squassante. L’estasi raggiunta mi proietta in una dimensione che mi fa persino dimenticare l’inquietante situazione in cui mi trovo. Raggiungono a loro volta, prima l’uno e poi l’altro, l’orgasmo, lanciando grida strozzate, inondano i miei due orifizi con il loro sperma caldo, di cui mi sento riempita. Estraggono i loro membri e sento lo sperma defluire all’esterno gocciolando. L’atto finale a cui sono sottoposta è la pulizia dei due cazzi dai residui di sperma. 

Con fare autoritario Franco mi ordina: 

– Puliscili bene, non sprecare neppure una goccia. Ingoia tutto, eh? 

Non posso che ubbidire. Ormai terminato tutto mi sento, a un tempo,  spossata, umiliata e prostrata. Finita l’eccitazione, di nuovo, si fa strada la paura: i due confabulano fra loro. Temo le loro decisioni, il cuore batte all’impazzata.  

Finalmente, con mio sollievo, vengo liberata. 

Mi rivesto e scendiamo al piano inferiore. Ho una reazione nervosa, e comincio a piangere.

Nicola ha abbandonato il suo atteggiamento aggressivo e tracotante.

– Cerca di calmarti. È stato bello, no? Ci siamo divertiti. Stai tranquilla: non è vero che ho descritto ai miei colleghi i particolari scabrosi del nostro precedente incontro ma dirti quelle cose faceva parte della narrazione fantastica, del gioco fra noi.

Non credo assolutamente a queste parole. Mi sembra quasi di vederlo mentre racconta agli amici, quella e questa avventura.

Franco, pur con i suoi modi rozzi, cerca di calmarmi e di cautelarsi. 

– Non avrai creduto che ti volessimo fare veramente del male? Era tutta una messa in  scena, creata per farti vivere un’emozione indimenticabile.

Non ce l’avrai con noi? Sei stata molto brava, disinibita e ci hai dato grande piacere con il tuo bel corpo. 

Poi aggiunge ruvidamente e con un sorriso maligno: 

– In fondo hai scelto di trasgredire consapevolmente; sei una donna adulta che è venuta qui per tradire il suo uomo; noi, di nostro, abbiamo aggiunto solo una variante piccante. Tu stessa hai goduto moltissimo per ciò che mai avevi provato prima: ti sei comportata da vera scrofa e non puoi negarlo. Non credo che convenga pubblicizzare quello che è accaduto: non ci faresti una gran bella figura. E’ un segreto, che è bene per tutti, rimanga solo fra di noi.

Reprimendo la mia rabbia e freddamente, devo riconoscere che hanno ragione. Riprendo gradualmente il controllo di me, però molto irritata nei confronti di Nicola, per il tranello tesomi.

Sono così impaziente di uscire che rinuncio alla doccia per lavarmi dal sudore e dallo sperma  che ho addosso. Sono ancora scossa e temo che al vedermi nuda sotto la doccia possa scatenarsi di nuovo la loro libidine furiosa. 

Torno a casa. Mentre salgo in macchina, dallo specchietto retrovisore, vedo la loro  odiosa espressione soddisfatta. Attendo ansiosa che il cancello si apra e poi via. 

Più tardi a mente fredda, riconsiderando gli eventi  devo convenire che questa esperienza, per certi versi inquietante, mi ha destato emozioni forti e un grande piacere fisico, che finalmente tranquilla, posso apprezzare. Arrivata a casa, mi precipito sotto la doccia. 

A cena, più tardi, mio marito mi chiede della giornata trascorsa.

 – Le solite cose – rispondo. 

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