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E sono qui, nell’ora che il crepuscolo avanza,
ad annotare risaputi sentimenti
ormai incrostati nell’essere vacuo
che mi spinge ad ammirare il tuo spirito
acuto, adornato dal manto del tuo corpo
ignudo solo nella mia perversa fantasia.
Vorrei amarti, distesa sotto i miei occhi,
puntarti col turgido dito che tu conosci
solo per averlo visto foto-riprodotto.
Il contatto è segreto; riservata, lo assumi,
come se fosse una reliquia lo baci,
donandomi quel brivido profondo che scuote
i miei nervi e riscuote il tuo gradimento.
Lo so, sei contenta di provocare quell’intenso
sconvolgimento, quel subbuglio violento
che mi sfibra e provoca il comune godimento.
Andremo avanti, così, uniti, incollati, innestati
uno nell’altro, desiderosi di raggiungere l’orgasmo,
e, comunque, ansiosi, preoccupati della nostra
fragilità che ci espone a malaugurate disillusioni.
Sapremo affrontare la nostra unione come un sodalizio
protratto nel tempo e portato avanti, accarezzato,
infiocchettato dei nostri sentimenti? Sapremo essere
fieri di noi stessi, delle nostre ansie, dei nostri
progetti, dei nostri estenuanti incontri d’amore?
Sapremo essere così altruisti da concedere all’altro
il possesso completo della nostra corruttibile materia?
Non pensarci, per ora, ma continuiamo con immutato
ardore il nostro facondo rapporto che consoli
l’obbligata lontananza.

Autore Pubblicato il: 8 Settembre 2021Categorie: Poesia Erotica, Racconti Gay0 Commenti

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