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La mia storia 16 – Ritorno a casa

Antonella sta seduta in poltrona a guardare un film sulla piattaforma

Netflix; la serata non ha niente di diverso da tutte quelle che l’hanno

preceduta da quando Orfeo e’ tornato dai suoi genitori.

Gia’ dalla quarta settimana da quando si e’ trasferito da lei, Orfeo si

e’ reso conto che le cose non vanno come dovrebbero; si, scopano come

ricci tutte le sere da quando rientrano a casa, per non parlare del

weekend, ma Antonella sembra aver perso l’entusiasmo iniziale e sembra

sempre piu’ lontano quel: “Dai, ce lo siamo levato dai coglioni alla fine”

che lei ha pronunciato al rientro dal weekend di sesso.

No, Antonella e’ sempre piu’ distratta e guarda continuamente il cellulare

come se aspettasse qualcosa o qualcuno; finche’ una sera dopo cena, lei si

allontana per andare in stanza e lui, non vedendola tornare, la segue di

nascosto e la vede singhiozzare con in mano un portaritratto con la foto

di lei e Marco insieme: “Antonella siamo due cretini io e te” le dice

facendola sobbalzare: “Il sesso non puo’ sostituire l’amore, anche se e’

piacevole, e tu sei ancora innamorata di Marco. Domani faro’ la sorpresa

ai miei e me ne tornero’ a casa”.

Lei si alza e lo abbraccia fortissimo senza smettere di piangere; poi,

dopo essersi calmata, gli sorride: “E’ vero Orfeo; tu in questi anni mi

hai dato una cosa che non avevo mai avuto prima; il piacere di sentirmi

desiderata e soprattutto un appagamento sessuale mai provato; ma e’ vero

quello che dici, Marco e’ la mia vita e sono stata idiota a portare le

cose a questo estremo; se non riesco a farlo ritornare io ho finito di

vivere” “Non dire cosi’ Antonella, sono sicuro che anche tu manchi a Marco

da morire; vedrai che tornera’ prima o poi, devi solo avere pazienza e mi

devi promettere di dirgli di perdonare anche a me per il male che gli ho

fatto”; l’indomani Orfeo esce da casa per non tornarci piu’.

Antonella aspetta un segnale da Marco per quasi un altro mese, finche’ non

si decide a contattarlo lei quella drammatica sera; ma anche se rimane

freddo, almeno le da la speranza che prima o poi tornera’, magari solo per

mandarla affanculo ma glielo dira’ in faccia; e’ passato piu’ di un mese da

quella sera e lei aspetta pazientemente che Marco sia pronto, come le ha

scritto; non e’ rimasta con le mani in mano in questo periodo, perche’ anche

se ha chiuso con Orfeo, le sue scopate con il collega omonimo del marito

continua a farsele; e del resto non puo’ troncare del tutto l’intensa vita

sessuale che si concede ormai da tre anni.

Anche questa sera, mentre sta guardando annoiata il film su Netflix, e’

reduce dalla scopata con il suo collega, avvenuta all’ora di pranzo in

una stanza in affitto che prendono spesso per i loro incontri di sesso.

Il rumore della chiave che entra nella toppa la distoglie brutalmente dai

suoi pensieri e la fa alzare di scatto; indossa solo un leggero toppino

che lascia intravedere gran parte dei suoi enormi seni ed anche la figa

completamente scoperta; quando la porta si apre e vede Marco fa una faccia

sorpresa: “Aspettavi qualcun altro?” chiede lui con voce neutra: “No non

aspettavo nessuno. Neanche te” “E invece eccomi qua, e’ cambiato qualcosa

da quando mi hai scritto?” “No non e’ cambiato nulla, Marco. Sono contenta

di vederti” abbozza un sorriso che le si spegne subito guardando la faccia

inespressiva di lui; Marco si avvicina a lei senza cambiare espressione,

fino ad arrivarle a neanche un metro di distanza: “In un certo senso sono

contento anche io; soprattutto perche’ devo restituirti una cosa, ormai da

piu’ di tre anni” e le molla due schiaffoni sul viso facendole quasi perdere

l’equilibrio; con le lacrime che le colano sulle guance e con la voce rotta,

lei risponde: “Sai avrei preferito che me li mollassi proprio quel giorno,

ma meglio tardi che mai. Sei venuto solo per questo?”

Per tutta risposta Marco si cala i pantaloni e le mutande: “Non esattamente,

sono venuto anche per questo”; Antonella rimane a bocca aperta ad ammirare

la mazza che pende floscia fra le gambe del marito: “E……. questo da dove

e’ uscito fuori?” “Domanda idiota signora; perche’ non ti chiedi dove farlo

entrare piuttosto?” “Raccolgo la sfida” e dopo neanche cinque secondi la

lingua e le labbra di Antonella stanno lappando e succhiando il grosso cazzo

di Marco; lui soffoca i suoi gemiti di goduria per non darle soddisfazione,

ma deve ammettere che lei e’ una pompinara superlativa e se anche riesce con

grande sforzo a nascondere il suo piacere, ci pensa il suo cazzo a mostrarlo

diventando sempre piu’ duro di momento in momento; neanche cinque minuti dopo

Antonella ammira l’asta dritta e durissima che il suo magistrale pompino ha

tirato su; toglie anche la camicia a Marco, che la lascia fare, e si toglie

il toppino: “Come mi vuoi prendere?” “Mettiti sulla poltrona a pecorina, con

le cosce sui braccioli”; lei obbedisce prontamente, la figa gia’ le cola per

il desiderio e mugola sentendo la cappella che gliela strofina, per poi

trasalire sentendo che Marco le sta puntando l’orifizio anale: “Ma che fai?

Sei matto?” “Stai zitta. A Orfeo glielo davi e adesso lo dai anche a me; e

non venirmi a dire che e’ troppo grosso”, e cosi’ dicendo spinge con violenza

la cappella oltre l’orifizio anale di lei.

“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh …. ti

prego mi fai maleeeeehhhhh …..” “Piantala! Ti do un minuto per abituarti

e poi comincio a spingere” non c’e’ rabbia nelle parole di Marco, ma solo

indifferenza al dolore di lei; e infatti puntualissimo comincia a spingere,

lentamente ma senza pause, ignorando le urla e le lacrime della moglie.

“Nooooooooooo ti prego Marco …… mi fai troppo male …… oddio …..

aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhh aiutooooooooooooooooooo

mi fa troppo maleeeeeeeeeeeeehhhh ……. bastaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhh”

ma e’ tutto inutile, Marco si ferma solo quando le sue palle sono schiacciate

sulle chiappe della moglie che singhiozza convulsamente per il dolore che

sente: “Maledetto, mi hai sfondata tutta, e’ un mese che non scopo con Orfeo

e mi si era richiuso. Sei un lurido bastardo, ti odio” “Adesso ti lascio

riprendere fiato; quando sei pronta comincio” si limita a dire lui.

Dopo cinque interminabili minuti, Antonella fa cenno a Marco di cominciare

a muoversi il piu’ piano possibile, lui lo estrae lentamente e giunto a meta’

corsa glielo ripianta tutto dentro con un colpo secco.

“Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhh sei una merda, maledetto” urla

lei per il dolore, anche se piu’ sopportabile di prima: “Che sono una merda

me lo hai detto troppe volte, ormai non mi fa piu’ nessun effetto; ma una

cosa te la devo dire. A me per il culo non mi ci prendi piu’; come ti ho

sfiorato la figa con la cappella l’ho sentita schiudersi subito. Magari non

con Orfeo, ma tu non hai mai smesso di scopare bella mia. E’ per questo che

adesso te lo ritrovi nel culo; e adesso smetti di frignare che ho voglia di

cominciare sul serio”.

Marco fa passare un altro minuto e poi comincia a far andare e venire il

grosso cazzo nel culo della moglie, le cui urla di dolore vengono iniziano

ad essere sostituite da altre urla: “Oooooooooooohhhhhhh siiiiiiiii …..

daiiiiiii spaccami tuttaaaaaaahhhhhhhhh ….. oddiooooo quanto mi piace

…… siiii sei durissimoooooooo …. sei enormeeeeeeeee …….. daiiiii

…. oooooaaaaaaaaaahhhhh come godooooooo ……. vengooooooooooooooooohh”.

Marco si blocca dentro di lei non riuscendo quasi a credere a quello che le

ha sentito dire; per la prima volta da quando si conoscono e’ riuscito a

farle avere un orgasmo non con la lingua ma con il cazzo; Antonella subito

lo richiama alla realta’: “Ma che fai, ora che sto godendo come una troiona

ti fermi? Ma sbattimi daiiiii” e per la prima volta nella serata, lui la

asseconda e riprende a trapanarle il culo; dopo una ventina di minuti sente

che e’ al limite e le da’ tre colpi fortissimi: “Aaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhh

vengoooooooooooooohhhhh” a cui fa seguire una lunga flebo di sborra calda;

dopo aver ripreso fiato estrae l’uccello e si gode la cascata di sperma

che cola copiosa dal buco del culo spalancato di lei.

Antonella rimane nella posizione fino a che non sente piu’ la colata sulle

coscie e poi si alza; non riesce a nascondere che lui l’ha fatta impazzire

di piacere e che e’ arrivata tre volte all’orgasmo; cerca di abbracciarlo

ma lui non la contraccambia; lo fissa per capire cosa vuole e lui per tutta

risposta abbassa lo sguardo e si prende in mano l’uccello; lei annuisce e

si inchina per riprenderlo in bocca ma lui la blocca di nuovo: “Insomma

che cosa vuoi che faccia?” “Spagnola” risponde semplicemente lui.

Lei si mette seduta in poltrona e lui la avvicina; l’altezza non e’ quella

giusta e Antonella si sistema sul bracciolo ed avvolge il grosso cazzone

moscio nelle sue abnormi tettone; aiutandosi con la bocca e con la lingua

glielo fa ridiventare duro in un quarto d’ora: “Andiamo a letto” dice lui.

Marco la cavalca altre cinque volte, sempre nel culo, facendole perdere il

conto degli orgasmi e facendola strillare e gemere fino alle 7 di mattina;

memore di Laila, la fa sdraiare di fianco e la impala nuovamente nel culo.

“Aaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhh ….. Marco ti prego sono distrutta”; lui

le cinge lo stomaco con il braccio, subito sotto le enormi tettone: “Anche

io, voglio dormire cosi’ pero’: “Cosi’? Ma dici sul serio” ma lui non risponde

e neanche un minuto dopo lo sente russare pesantemente; decide allora di

rassegnarsi e chiude gli occhi, per cominciare anche lei a russare dopo

un paio di minuti.

La prima cosa che vede riaprendo gli occhi sono le cifre digitali della

sveglia che segna le 16:30; sente la mano di Marco sulla sua tettona

destra che le titilla il capezzolo: “Mmmmm sei sveglio a quanto sento”

“Si. Non muoverti che lo tiro fuori” e comincia lentamente ad estrarre la

grossa banana dal culo tumefatto di lei: “Aaaaaaaahhhh” geme lei quando

la cappella esce dallo sfintere e la sborra le cola sulle chiappe.

“Marco io ho una gran fame, tu?” “Anche io si” “Cosa ti porto?” “Voglio

quello che ti prendi te” “Ok ricevuto”.

Antonella si alza e senza mettere niente addosso va in cucina, da dove torna

cinque minuti dopo con in mano un vassoietto con 2 grosse rosette imbottite

di auricchio piccante: “Ma dai, hai deciso che posso mangiarlo anche io?

Ma non era roba da uomini veri?” “Ma tu sei un uomo vero adesso, me lo hai

dimostrato per tutta la notte; vorrei anche poter dire che sei il mio uomo,

l’amore mio, ma lo so che non e’ facile per te non pensare al passato. Dai

adesso mangiamo” e dopo essersi rimessa sul letto da un grosso morso al suo

panino, imitata da lui che le mette davanti il suo invitandola a morderlo;

lei sorride e lo fa, porgendo il suo a lui che le mette il braccio intorno

alle spalle; cosi’ abbracciati i due divorano i panini in pochi minuti; poi

Marco volta il viso di Antonella verso di lui: “Fammi sentire se baci come

una volta, non ricordo piu’ il tuo sapore” “Ah ah, adesso so di provolone,

anche tu” risponde lei avvicinandolo e tirando fuori la lingua; avvinghiati

i due cominciano a rotolarsi sul letto bocca a bocca, esplorando il palato

dell’altro con le lingue, e si staccano solo dopo quasi un quarto d’ora.

Appena staccati, Antonella si china sulla mazza di Marco e, complice il

sapore piccante della sua lingua, la trasforma in un palo di carne in meno

di cinque minuti; lui si sdraia di schiena e la invita ad impalarcisi a

smorzacandela: “Aaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh” urla lei appena

le grandi labbra della sua figona fradicia toccano le palle di lui; inizia

a cavalcarlo dondolando le sue abnormi tettone e neanche cinque minuti dopo:

“Vengo ….. vengooooooo …… aaaaaaaaaahhhhhhhhhuuuuuuhhhhhhhhh” urla

travolta da un violentissimo orgasmo a cui ne segue un secondo in rapida

successione; Marco la tira a se per baciarla: “Amore mio” si lascia sfuggire

lei dopo il lungo bacio con la lingua, mentre lui non smette di sbatterla

da sotto facendola sobbalzare e gemere ad ogni bordata.

Dopo un quarto d’ora scarso la fa chinare su di lui e con un poderoso colpo

di reni la gira di schiena sul lettone e la sbatte a missionario, facendola

ululare di goduria: “Oooooooooooooaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhh …. vengoooo”.

Passa un altro quarto d’ora prima che Marco innaffi il viso e le tettone

di Antonella con una lunga e calda sborrata; lei infoiatissima la raccoglie

e se la succhia tutta con le dita, poi lo tira a se per dare il via ad una

nuova lunghissima pomiciata, abbracciati stretti e rotolandosi sul lettone.

Dopo un po’ Marco la cavalca nuovamente a pecorina, facendole perdere di

nuovo il conto degli orgasmi che la travolgono durante la lunga ora di

trapanata continua ed instancabile; si sente sua, finalmente, appagata come

non mai in tutta la vita.

“Adesso ti preparo una bella cenetta Marco, prima pero’ ho bisogno di una

doccia” “Anche io ne ho bisogno, ma vai prima tu”; lei lo bacia in bocca e

se ne va al bagno, da dove si sente subito lo scroscio dell’acqua.

Dopo una decina di minuti Antonella esce dal bagno in accappatoio e tutta

profumata: “Ho fatto, puoi andare” dice senza ricevere risposta.

“Marco mi hai sentito, puoi andare” ripete, sempre senza ricevere risposta;

si affaccia nella stanza da letto, ma Marco non e’ li: “Marco!!” chiama con

voce un po’ rotta girando per tutta la casa: “Ma dove sei?” con l’angoscia

che la prende sempre di piu’; quando capisce che lui non c’e’ viene colta da

un violento tremore e gli occhi gli si riempiono di lacrime “No! Dio no ti

prego, non puo’ essersene andato. Non puo’ avermi fatto questo, no ti prego”.

E quando ormai non riesce piu’ a trattenere i singhiozzi sente la chiave che

entra nella serratura e lo vede comparire sorridente con in mano le due

grosse borse che aveva portato via da casa piu’ di due mesi prima: “Che dici,

forse era meglio che mi riprendevo l’accappatoio prima di farmi la doccia .

…. ma che cos’hai?”; lei per tutta risposta gli butta le braccia al collo

e lo riempie di baci sul viso, inondandoglielo di lacrime; dopo un po’ la

stacca da se con delicatezza: “Hai pensato che me ne fossi andato?” “Si, e

mi sembrava di impazzire”.

Lui lascia le borse a terra e si sistema in poltrona, invitandola a sedersi

sulle sue gambe; le sorride carezzandole il viso per asciugarlo dalle

lacrime: “Antonella, non voglio farti un discorso, magari piu’ tardi avremo

modo di chiarirci per bene; ti dico solo che non sono tornato per umiliarti

o vendicarmi; sono tornato solo perche’ ti amo, sei la mia vita e non posso

fare a meno di te”; lei sorride e con voce ancora un po’ rotta risponde:

“Allora te lo posso dire, bentornato a casa amore mio” e mette le labbra

su quelle di lui per un lunghissimo bacio di amore e passione: “Marco lo so

che quello che ho fatto non potrai mai dimenticarlo, ma anche tu per me sei

la mia vita e ti giuro che …..” Marco le mette il dito sulle labbra: “No,

i giuramenti lasciamoli stare, amore. Anche io ho cose da farmi perdonare,

e mi e’ venuta un’idea se sei d’accordo; non stasera, siamo troppo stanchi,

ma domani ci sediamo insieme e scriviamo la nostra storia, sincera e senza

nasconderci nulla; solo cosi’ potremo ricominciare da capo come se fosse il

primo giorno. Che te ne pare?” “Cavolo, ne ho di zozzerie da confessarti,

ma si, mi piace facciamolo, cosi’ conosco anche le tue di zozzerie” e di

nuovo i due si baciano con passione.

Finalmente Marco va a farsi la meritata doccia ed Antonella va in cucina

e si mette ai fornelli; quando lui esce dopo quasi un quarto d’ora, sente

subito un delizioso odore provenire dalla cucina: “Ma che stai cucinando di

buono?” chiede entrando: “Ravioli di zucca con sugo di salmone” “Mmmmm una

favola” “Dammi una mano, taglia a dadini la mortadella e a fettine piccole

le salsiccette e mettile separate nelle ciotole; io penso ai formaggi”; lui

prende il coltello e lei lo richiama: “Ehi ehi! Bacio” e gli schiocca un

bacio in bocca per poi dedicarsi a fare a dadini una fetta di montasio ed

una di pecorino di grotta; “Apparecchio” dice lui appena finito: “Aspetta,

mangiamo qua sulla penisola” “Ma non stiamo stretti?” “Non preoccuparti”

risponde lei strizzando l’occhio.

Dopo qualche minuto l’acqua bolle e lei mette i ravioli, togliendoli non

appena tornano in superficie; svuota il sugo in un’insalatiera e la mette

sulla penisola, con due tovaglioli di carta e due forchette; poi dispone di

lato le quattro ciotole riempite di affettato e formaggio; scola la pasta

e le butta nell’insalatiera mischiandola al sugo: “Siediti amore” gli dice

indicando il sedile davanti all’insalatiera: “E tu dove ti metti?” “Non lo

hai capito? In braccio a te, mangiamo insieme nell’insalatiera e nelle

ciotole” gli sorride: “Accomodati amore” la invita lui dopo essersi seduto.

Lei si siede sulle sue gambe ed entrambi affondano le forchette prendendo

un raviolo ciascuno ed imboccandosi a vicenda; dopo aver inghiottito, si

scambiano un bacio in bocca e riprendono con lo stesso sistema fino a che

l’insalatiera non e’ vuota; ripetono il rituale con le quattro ciotole,

sempre imboccandosi a vicenda e baciandosi fino a svuotarle tutte e per

finire si concedono una scodella di lattuga; un lungo bacio con la lingua

sugella la fine del pasto.

I due mettono tutto in lavastoviglie e se ne vanno in salone, si liberano

degli accappatoi e si sistemano abbracciati sul divano per vedersi il film

che Antonella stava guardando la sera prima; alla fine del film lei gli

dice: “E’ tanto che non lo facciamo sul divano vero?” e subito si china

e prende l’uccello fra le labbra: “Oooooooohhhhhh” geme lui che non se lo

aspettava; lei si dimostra di nuovo una pompinara impareggiabile, e il

grosso pisello di Marco svetta durissimo in neanche dieci minuti; Antonella

si alza in piedi e ci si cala con decisione: “Oooooooohhhhhh ….. oooooohh

…… aaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhh ….. aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhh” geme

quando ci si impala completamente, con le enormi tettone schiacchiate sul

petto di lui; poggia le mani sulle spalle di lui e comincia a cavalcarlo,

coadiuvata dalle mani di Marco sotto le sue chiappe: “Siiiiii ….. oooohh

aaaaahhhhh ….. Dio come godo …… oooooaaaaahhhhhhhhhh” geme travolta

da un violento orgasmo.

Dopo che Marco le farcisce la figona con una lunga sborrata, i due se ne

vanno a letto dove scopano altre due volte a pecorina e a missionario; poi

distrutti si addormentano abbracciati l’uno di fronte all’altra, con le

bocche quasi a contatto.

Quando si risvegliano di buon mattino, i due fanno di nuovo all’amore, si

fanno la doccia insieme e dopo un’abbondante colazione si mettono entrambi

al computer per scrivere la storia che avete letto finora.

Antonella rimane di sasso leggendo delle scopate di Marco con sua madre e

con la madre di Riccardo, mentre sorride a leggere della fantasia di suo

marito nelle masturbazioni e torna seria nel vedere la sua assidua e lunga

frequentazione con prostitute e trans.

Dal canto suo, Marco viene finalmente a sapere che quella notte in cui lui

non aveva chiuso occhio, quando lei era uscita con il suo ex, non aveva

tutti i torti; viene poi a sapere dell’esistenza di Saverio e del collega

di Antonella suo omonimo, nonche’ di tutti gli altri colleghi che hanno

goduto delle grazie di sua moglie; lei descrive anche la vicenda con Orfeo,

benche’ Marco in parte lo sappia gia’ e viene a sapere dell’esistenza di

Laila e di cosa ha fatto Marco negli ultimi due mesi.

Quando chiudono il lungo file, e’ ora di cena: “Come cenavi sempre quando

stavi da Laila?” chiede lei: “Provolone e insalata” “Appunto!” risponde.

Dopo dieci minuti i due sono a tavola con davanti due piatti con due grosse

fette di auricchio piccante ed un’insalatiera di lattuga; svuotano i piatti

con voracita’ e se ne vanno subito a letto, l’indomani tornano entrambi al

lavoro; dopo una decina di minuti dalla stanza da letto arrivano distinti

due versi destinati a diventare, da quel momento la colonna sonora della

loro ritrovata vita di coppia: “Oooooohhhhh” “Aaaaaaaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhh”.

 

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