;

La prima volta

Mi presento, sono A, 49 anni, vivo in una città media, ho un lavoro indipendente, mi piace andare in barca, un cane, una compagna e mi piace prendere cazzi.
 
Come ho cominciato?
Qualche anno fa ero via per lavoro.
Città che non conoscevo, dove non conoscevo nessuno.
Ogni tot giorni cambiavo albergo e così per 15 giorni.
La sera una noia totale.
Ero a cenare da solo, al tavolo vicino una altro tipo, qualche anno di più, da solo anche lui, probabilmente nella mia situazione.
L’avevo già visto prima, era vicino a me a fare colazione nell’unico albergo decente della zona, avevamo scambiato parole di circostanza.
Finisce che ceniamo insieme, e insieme rientriamo verso l’albergo, a piedi, chiacchierando del nulla, arrivati ogniuno prende la sua chiave e ciao.
Mi faccio una doccia e inizio a cazzeggiare per i canali della tv, mezz’ora dopo sento bussare, alle 23 chi può può essere?
“Sono E., credo che tu abbia il mio telefono”
Apro la porta, E entra con il mano il mio cellulare “Ho paura che a tavola per errore ce li siamo scambiati”, effettivamente quello che è sul mio comodino è il suo di telefono.
Sono in mutande, come peraltro anche lui, lo invito ad entrare mentre mi muovo per andare a staccare il suo telefono dal mio caricabatteria.
Mentre glie lo riconsegno non faccio a meno di guardare il suo pacco, ha un cazzo lungo quanto il mio, ma completamente in tiro, spinge in avanti il tessuto delle mutande.
Evidentemente ha notato il mio sguardo, deve esserci abituato, peraltro, e sorride.
“Non pensavo ti sconvolgesse tanto un cazzo”, mi fa con aria di derisione.
“No, eh, che…” balbetto
“Non ti preoccupare, anche se lo guardi, non mi fa problemi, mi stavo facendo una sega, non l’ho finita e quindi… perché vorresti finire tu?”
Resto interdetto, dico qualcosa di indecifrabile.
“Non mi pare di avere un brutto cazzo, o ti spaventa? Oppure pensi che non riusciresti mai a fare una sega ad un altro uomo. Guarda che il mio cazzo  è uguale al tuo, sempre un cazzo è.”
E mi prende la mano e me la appoggia sul suo affare.
Ne sento le dimensioni sotto il tessuto delle mutande, ho la coscienza di quanto sia duro, senza rendermene conto lo sto tastando.
“vedi, mica morde”
Mi tiene il poso e così guida la mia mano ad accarezzare il suo pacco, io non so bene cosa fare, sono interdetto, ma non riesco a togliere gli occhi dal monticello che si vede sotto il tessuto.
“Guarda, adesso ti accarezzo, non ti succede niente, dimmi solo se ti piace”

Dicendomi questo, si avvicina al mio pube, io non mi ritraggo, lui gioca un poco sulla superficie delle mutande, sfiorandolo, poi insinua un dito tra l’elastico e la mia pelle, raggiunge subito il mio cazzo.
Avverto il tocco, leggero ed eccitante insieme, io, d’istinto afferro il suo cazzo coperto dal tessuto, lo stingo.
“Ti dà fastidio?”
Mi fa. Non rispondo.
“Ti infastidisce?”
Ripete.
“No”
“Dimmi che non ti infastidisce”
“Non mi dà fastidio”
“Cosa non ti dà fastidio? Che ti tengo il cazzo? o che tu senti il mio?”
“Nessuna delle due”
Con la mano libera mi stacca il palmo dal tessuto e mi guida dentro le mutande, tocco il suo cazzo, caldo liscio, sembra pulsare, fa sì che io lo afferri.
Inizio a segarlo e lui sega me, sono ipnotizzato da quel cazzo che ho in mano, vorrei andarmene, ma non posso sono nella mia camera, vorrei mandarlo via, ma sento che perderei forse qualcosa.
Lui arretra, con me attaccato, si siede sul bordo del letto, fa sì che io mi trovi inginocchiato di fronte a lui, gli sego il cazzo lentamente e gli sono con la faccia a qualche centimetro dalla sua cappella.
“Che ne dici?”
la sua voce sussurata mi squote.
“Ti spaventa?”
“No”
“Vuoi tenerlo ancora in mano? o vuoi vedere come è?”
“Non so”
“Prova, non succede niente”
Dubbioso avvicino le labbra alla punta del cazzo, lo sento umido, chiudo gli occhi e me lo metto in bocca.
Sto iniziando il mio primo pompino, ho un cazzo in bocca, sto ciucciando un uomo.
Non sono una figa, le fighe mangiano i cazzi, però è bello, mi sembra quasi di averne bisogno, inizio a succhiare, girare la lingua, corro avanti, indietro, bacio, lecco, infilo l’asta fino in fondo, la faccio uscire, lecco le palle, lo assaggio, lo sento sempre duro, imperioso.
Ogni tanto lo guardo, non mi forza, sorride, non mi spinge, non mi obbliga, sono io che lo pompo, lo succhio, lo assaggio.
Il mio cazzo è sempre duro come una roccia, con una mano mi appoggio, con l’altra mi sego.
Di colpo sento che inizia a pulsare, un qualcosa di caldo, liquido, con un sapore strano mi appare in bocca.
E’ il suo sperma, mi meno ancora più forte, vengo pure io, entrambi siamo scossi dall’orgasmo.
Ingoio tutto.

Lascia un commento

I racconti erotici di Milù DEVI ESSERE MAGGIORENNE PER POTER ACCEDERE A QUESTO SITO.