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Incesto – Tilde e l’amore per il fratello – 7

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Stava in mutandine e reggiseno e si guardava allo specchio.

– A 50 anni – pensava – una donna non è da buttare. Ha ancora una bella pelle, ha ancora tutte le sue sensibilità e tutti i suoi desideri. Lui è morto, purtroppo, ma io devo ancora vivere ed ho ancora desideri forti per rinunciare ad un uomo.

Non era bella. Era magra, biondiccia coi capelli cortissimi, il seno piccolo. Con suo marito aveva avuto una vita sessuale molto intensa, ma lui, purtroppo, era morto in un incidente un anno prima. Aveva con sé i due  figli: Tommaso, un bel ragazzo diciottenne, e la sua gemella, Tilde. Tilde era come lei, sembrava la sua copia, Tommaso aveva preso dal padre, bruno, con un bel corpo. Per fortuna non aveva problemi economici; pensava alla casa ed a seguire i suoi ragazzi. La sera per lei era triste; a volte si masturbava, ma non ne aveva molto piacere. Tilde era una ragazza oramai matura a 18 anni, aveva una specie di fidanzato con il quale usciva e quando tornava lei la sentiva lavarsi nel bidet. Tommaso era molto studioso, ma timidissimo. Non aveva una ragazza ed usciva solo per andare al liceo.

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Le sembrava tutto tranquillo, ma una notte scoprì che Tilde masturbava il fratello. Passando davanti alla stanza del ragazzo, sentì: “Devo fare più svelta?” non capì subito ma capì vedendo il letto di Tilde vuoto. Il mattino dopo non le fu difficile trovare le tracce. Non sapeva che pensare. Da una parte pensava che quella cosa era soltanto amore fraterno, che Tilde lo volesse soltanto aiutare a venire; dall’altra si domandava dove si sarebbero fermati.

– Tu vuoi bene a Tommaso? – chiese a Tilde.

– Si, mamma, certo.

– Ma fino a che punto gli vuoi bene? Avanti, dimmi tutto. Cosa gli stavi facendo l’altra sera.

– Mamma, era solo una sega. Che c’è di male? Lui non esce con le ragazze e lo fa da solo. E’ una cosa triste ed ho voluto aiutarlo.

– Tilde, fermati qua e non rifarlo. E non dire niente a Tommaso  che io lo so. Tu scopi col tuo ragazzo?

– Si .

– Prendi la pillola e stai attenta a non rimanermi incinta. Lo fai spesso?

– Quando usciamo, ma io vorrei farlo in un altro modo. Lui non mi fa venire.

Lei pensò alla sua giovinezza. All’età di Tilde a volte andava in macchina coi ragazzi, a volte lei sola con tre di loro e li faceva scopare tutti e tre. Era troia, è vero, ma perché le piaceva troppo farsi chiavare dai ragazzi uno dietro l’altro. Poi pensò che Tilde voleva bene al fratello più di lei. Tilde aveva capito che Tommaso aveva bisogno di orgasmi salutari e che si deprimeva a masturbarsi da solo, e lo aveva aiutato. Tilde usciva col suo ragazzo almeno due volte la settimana, non era libidine la sua, non era un rapporto incestuoso, o almeno non ancora. Probabilmente anche lei si eccitava col cazzo del fratello, ma fino ad allora, si era limitata a masturbarlo. Lei non aveva pensato a tutto questo: eppure vedeva il figlio sempre chiuso in se  stesso, sempre senza entusiasmo, sempre a stordirsi con lo studio. Non aveva mai pensato al figlio come oggetto di desiderio; sapeva che aveva un cazzo davvero bello e grosso dall’impronta che lasciava nelle mutandine. Era sicura che se Tilde lo avesse rifatto, di sicuro glielo avrebbe preso in bocca.

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Tommaso si ammalò di influenza. Per prudenza lei mandò Tilde dalla sorella. Lo stava vegliando, aveva febbre e , mentre gli riaggiustava la coperta sentì il suo cazzo duro sotto. Forse, pensò, era un effetto della febbre. Lo carezzava e lo baciava in fronte, ma quando lo faceva i suoi seni toccavano il ragazzo. Aspettò che dormisse, poi infilò la mano sotto la coperta e lo toccò. Era bello davvero, era semi duro e lei volle scappellarlo per toccargli il glande: poi, in un momento di eccitazione, mise la testa sotto la coperta e glielo prese in bocca. Sentì il cazzo indurirsi lentamente . ma alla fine era duro davvero. Lei lo stimolava nella bocca con la lingua e sentiva le reazioni di piacere, il fatto che si sollevasse col bacino. Continuò , ma oramai lei sapeva che le sarebbe venuto in bocca. Sentì nella bocca lo sperma caldo del ragazzo, si sentì orgogliosa del cazzo di suo figlio-, lo succhiò ancora.

Tommaso guarì dopo qualche giorno. Per lei la sensazione che aveva avuto del suo cazzo  nel fargli il pompino era rimasta. Era suo figlio, ma era anche un ragazzo bellissimo: perché non doveva aiutarlo?

Tommaso stava sul letto e lei temeva che subentrasse una depressione. Gli andò vicino, lo baciò in fronte e gli disse:

– Dai un bacio alla tua mamma.

Lui la baciò sulla guancia e lei disse:

– Non è questo il bacio che voglio, voglio che mi baci in bocca.

Ma non aspettò il bacio del ragazzo , lo baciò lei in bocca, ed ancora, ed ancora.

– Mamma. È bello così.

– Ti piace? Allora facciamolo ancora. Aspetta, mi metto vicino a te, così stiamo più vicini.

Si distese accanto a lui, poi lo fece voltare dalla sua parte e ricominciarono a baciarsi, ma lei sentì che sotto il pigiama il cazzo gli era diventato duro.

-Che fai piccolo  così duro sulla mia pancia? Se non stai buono te lo faccio diventare moscio.

– E come fai, mamma?

– Vuoi vedere? Avanti, tiralo fuori che te lo faccio vedere. Vabbè, lo faccio io.

Gli abbassò il pigiama ed il cazzo venne fuori duro.

– Ce l’hai proprio bello.

Si abbassò e glielo baciò sul glande scoperto. Poi ancora, finché non lo mise in bocca e cominciò a stimolare il ragazzo.

– Mamma……

– Zitto e lasciami fare, ti farà bene venire. Te lo fa la tua mamma.

Il ragazzo era in estasi, lei era molto brava a fare il pompino, a carezzare il glande con la lingua, a succhiare a strappi, dandogli emozione e lampi di piacere. Poi sentì il suo sperma schizzarle in gola, continuò, voleva che uscisse tutto.

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 Fu quella notte che Tommaso si alzò ed andò nella stanza della mamma. Tilde era dalla zia, erano soli. Lui le passava il glande sulle labbra, voleva ancora pompino. Lei si svegliò, capì la situazione e si tolse le mutandine.

– Vieni, piccolo, tra le mie cosce. Fai l’ometto adesso e fai contenta la tua mamma.

Non bastò una volta. Dopo che lei si fu lavata e lui si lavò nel lavandino, gli venne di nuovo il cazzo duro.

– Mamma, facciamolo di nuovo.

– Si, piccolino, vieni, chiava la tua mamma, sei bellissimo. Te lo faccio fare quanto vuoi.

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Tilde intuì che doveva essere accaduto qualcosa. Vedeva il fratello diverso, come se riattivasse tutte le sue energie e stranamente più allegro. Vide la madre stranamente contenta e con un viso più radioso. Era abbastanza smaliziata da capire che qualcosa era successo tra loro due. Non la scandalizzava il fatto che avessero potuto avere rapporti sessuali, ma c’era una punta di gelosia: lei si era trattenuta con Tommaso, non lo aveva fatto chiavare con lei, si era limitata a masturbarlo, ma tutto questo per lei era stato un sacrificio.

Voleva partecipare anche lei e cominciò a provocare il fratello.

Nella camera di Tommaso vi era un armadio con un grande specchio; lei , in reggiseno e mutandine, andò a vedere come stava con quegli intimi mentre Tomaso era sul letto. Poi gli chiese un parere:

– Come sto con questi ,Tommaso? Ti piacciono? Non sono anch’io una bella fica? Tocca la stoffa, vedi come è leggera e fine.

Si avvicinò e lui le mise un dito nell’inguine per tastare la stoffa. Attraverso i ricami della stoffa vedeva i suoi peli e li sentiva a contatto col dito.

–  Tilde, sei molto bella così. E’ per il tuo ragazzo?

– No, non è per lui. Voglio sentirmi bella anche a casa.

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– Mamma, lo vedo meglio Tommaso.

– Si, migliora, fortunatamente  forse scansiamo una depressione.

– Lo stai aiutando? Sai di cosa ha bisogno. Vorrei aiutarlo anch’io come fai tu.

Lei capì il linguaggio cifrato della figlia e capì che non poteva più opporsi.

– Beh, se vuoi, fallo. Gli farà bene. Oggi stai a casa?

– Si, non esco.

– Allora dagli tu uno sguardo, io devo andare da zia Maria, farò un po’ tardi, ma per le otto rientro.

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Aveva dato a Tilde circa sei ore di tempo nel quale lei e Tommaso sarebbero stati da soli.  Non poteva essere egoista con sua figlia, e poi il pensiero che avrebbero fatto sesso insieme le piaceva, lei li amava tutti e due.

– Tommaso, ti sei stancato a studiare da stamattina. Lo so, devi preparare questo esame, ma ora vai a riposarti un poco, dai, poi vengo pure io a farti compagnia.

– Tilde, e……

– Va bene, te lo faccio, contento?

Si mise  sul letto accanto a Tommaso.

– Dai, Tom, fammelo toccare. Lo sai che il tuo mi piace molto.

– Vuoi masturbarmi?

– No. Voglio farti vedere come sono brava. E poi perché lo devo fare con un estraneo e non con te?

– Tilde, vuoi davvero…..

– Dammi la mano, te la faccio toccare, mi sono tolte le mutandine.

Lei si alzò il vestito e Tommaso le mise la mano sulla fica, le passò le dita tra i peli e poi, di istinto, la penetrò con un dito.

– Dai, Tom, facciamolo, io e te, noi due. E non preoccuparti, prendo la pillola. Vieni.

 Gli aprì le cosce e lui si mise in mezzo.

– Dai, Tom, mettimelo. Voglio sentirti dentro di me. Avremmo dovuto farlo da tanto tempo, da quando eravamo ragazzini. Che bello sentirti. Spingi forte, mi piace così. Ti piace la mi fica? Ti dà piacere? Antonio dice che è stretta, allargami. Voglio sentirti venire dentro di me.

Tommaso aveva tempi lunghi per venire, Tilde lo sapeva. La madre era venuta sotto di lui, nonostante anche lei avesse tempi lunghi e fosse più clitoridea che vaginale. Tilde era vaginale, veniva con la penetrazione ed aveva orgasmi più rapidi. Venne la prima volta dicendo.

– Bravo così, sto venendo non fermati, spingi. Ah, Tom, che bel cazzo che hai.

Tom continuò e lei si ricaricò subito, voleva venire ancora, godeva come un’esaltata. In realtà il suo ragazzo aveva un cazzo piuttosto piccolo e poi veniva quasi subito e lei doveva finirsi con la masturbazione. Venire nella fica la faceva impazzire di libidine. Con Tommaso sentiva il cazzo spingere sulle pareti della vagina e sul suo punto G-

– Lo lascio – diceva nell’estasi dell’orgasmo – Adesso voglio solo te. Ti faccio fare tutto, sei mio. Lei venne la seconda volta mentre Tommaso cominciava a venire.

– Dai, amore, dai, vieni, vieni nella mia fica.

– Sei contento di me, Tom?

– Ah, che bello! Sei incredibile quando lo fai. Non mi è bastato, però. Dai, laviamoci e spogliati, voglio farlo ancora.

– Allora mi vuoi fare innamorare? Ho voglia anch’io, non smetterei mai di farlo. Abbiamo lo stesso temperamento: io tu e la mamma.

– La mamma?

– Tom, lo avete fatto insieme, vero? Non mi dispiace, per niente, ma ti voglio anche io. Com’è la mamma? Ti ha dato molto piacere?

– Lei è bravissima, davvero, ma anche tu non scherzi, sei molto simile a lei . Dai, laviamoci e spogliamoci, facciamolo più forte.

– Vieni, ti faccio vedere come mi lavo e ti lavo io.

– Con Antonio non va proprio?

– Ogni volta che ci vediamo, torno a casa e devo masturbarmi.

– Ma cosa fa?

– Mi tiene una coscia  tra le mie e si masturba. Poi ce l’ha piccolo e viene subito. Avrei voluto un ragazzo come te, con la tua forza. Lo lascio. Stasera gli telefono e  tronco. Magari se voglio uscire, usciamo insieme.

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– Allora, Tilde, come è andata con Tommaso? Te lo sei fatto? Dai, a me puoi dirlo.

– E’ incredibile, è bellissimo, non voglio darlo a nessuna, lo voglio io.

– Lo so com’é. Voi si siete gemelli, uguali. Vi ho lasciati soli per questo; non lo avevate mai fatto?

– No, così no.

– Devi dargli tutto, capisci, tutto. L’amore tra fratelli dura per sempre, lo sai?  Devi dargli anche il culetto, deve sentire di possederti completamente; e sii prudente. Sarebbe uno scandalo se si sapesse.

– Stasera, mamma. Vieni anche tu con noi, non voglio che rimani esclusa..

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– Vieni  Tilde. Alzati la gonna.

Le abbassò le mutandine e le passava un gel tra le natiche e sull’ano.

– Mi farà male?

– Un poco, ma devi fartelo fare da lui, devi dargli la sensazione di romperti.

– Perché?

– Così ti sentirà sua. Lo fareste, prima o poi, ma è meglio subito, aumenta il grado di libidine che vi lega. Ascolta, Tilde; dobbiamo tenerlo sempre nella eccitazione, deve sempre sapere la nostra disponibilità. Per ora deve essere così; in questo modo penserà solo  a noi.

– Lo avete più fatto insieme?

– Si. Stamattina, in piedi nell’ingresso. Mi ha baciata, gli è venuto il cazzo duro ed io gli ho alzato il vestito. Tilda, per come è lui, una sola donna non gli basterà, dobbiamo tenerlo sempre voglioso. Ieri sera avete fatto tardi e stamattina aveva ancora voglia .Che ragazzo! Che figlio bellissimo che ho fatto !!

– Mamma, ma fa male nel culo?

– Appena entra, un poco; devi fare un piccolo sacrificio ma poi passa, ti fa venire voglia di spingerti contro il suo cazzo. Avrai un’altra possibilità di godimento nel culo. A me piace tantissimo. Venite  qui, lo facciamo nel mio letto, è grande.

-Tilde, devi rilassarti, non opporre resistenza. Ci vuole un attimo, avanti, Tom, non esitare, spingi forte ed entra tutto.

– Ahaaaaaaaaaaaaaaaaa, che doloreeeeeee. Ahiaaaaaaaaaaa

– Buona piccola, è fatta. IL tuo culetto è stato rotto.

– Mi brucia, mi fa maleeeee, fermati….

– Non avere pietà- sussurrò al figlio – altrimenti soffrirà di più , continua, chiavale il culo di forza.

– Mamma….fa male…..

– Lo so, piccola, ma adesso avrai nuovi piaceri, coraggio, spingi contro il suo cazzo, vagli incontro col culo.

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