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2. OneShot Erotica: Il mio primo Locktober

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Mai avrei pensato di ritrovarmi a raccontare una storia simile. Ebbene sì, come potete “intuire” dal titolo, che più esplicito non si può, ho partecipato al Locktober dello scorso anno. Per chi non lo sapesse, si tratta di una challenge molto diffusa nel mondo femdom, in cui i maschietti che partecipano devono tenere indosso, 24 ore su 24, per tutto il mese di ottobre, una cintura di castità. Credo, e spero, che sia consentito toglierla per garantire la propria igiene personale o, almeno, io ho fatto così ma in realtà non so come funziona da questo punto di vista. Ma sottigliezze e pulizia a parte, voglio raccontarvi com’è iniziato il tutto ed anche come ho trascorso questo mese decisamente particolare.

Tutto è iniziato sul finire del mese di settembre. Stavo chattando con una mia amica, Giulia, con cui ho un rapporto abbastanza particolare, ma lasciate che mi spieghi meglio. Lei è una persona che definire aperta di mente è dire poco e me lo ha dimostrato sin dal primo momento che l’ho conosciuta. Ho sempre provato una certa attrazione fisica per lei, con la sua bellissima quarta abbondante e il suo culo grosso ma sodo: sarebbe impossibile non eccitarsi guardandola per praticamente chiunque. Una sera, che ero un po’ brillo (leggasi “molto ubriaco”), le scrivo testualmente “Ciao Giulia, me lo fai venire durissimo e vorrei proprio farmi una bella sega su di te”. Che però non mi feci. Perché mi addormentai subito dopo. Nudo. Col cazzo in mano. Per fortuna vivo da solo, perché credo sarebbe stato un risveglio alquanto imbarazzante. Non mi ricordavo minimamente cosa avessi fatto la notte precedente, ma fu leggere la sua notifica, “Giulia ti ha inviato un messaggio”, che mi fece ricordare dell’accaduto. Stavo morendo d’ansia, non avevo il coraggio di leggere cosa mi avesse risposto: ero totalmente convinto di aver fatto un disastro e stavo già cercando delle scappatoie per uscirne. Un po’ arrendevolmente, finalmente apro il suo messaggio, che mi lasciò totalmente basito: “Mi raccomando, goditela, e svuotati le palle per me ”. Rimasi totalmente sorpreso da quella risposta, così tanto che reagii, in preda alla felicità, facendomi una delle seghe più belle ed intense della mia vita. In ogni caso, da quel giorno, ho iniziato a raccontarle di ogni mia fantasia che mi balenava per la testa che la riguardassero, le raccontavo delle mie seghe con le sue foto, le inviavo dei miei video porno con i miei cum tribute e lei mi assecondava e mi spronava a non fermarmi mai. Di tanto in tanto mi mandava anche lei qualche foto del suo bellissimo seno prosperoso, o qualche piccola GIF in cui si penetra, analmente e non, e vi posso assicurare che dopo averla vista in certe vesti non c’è materiale pornografico al mondo che regga il confronto.

Fatta questa premessa sul rapporto tra me e lei, ritorniamo nuovamente al mese di settembre, questa volta agli inizi. Vivendo ad una certa distanza l’uno dall’altra, ci stavamo organizzando per passare il mese di ottobre insieme, ché avevamo pochi impegni entrambi e sembrava un’occasione d’oro per noi. Ero strafelice, perché le voglio un mondo di bene, ma col passare dei giorni diventava sempre più forte il pensiero “cazzo, me la voglio scopare. Non posso stare un mese intero senza darle il cazzo”, ma non avevo il coraggio di proporglielo. È vero che avevamo un rapporto particolarmente “libertino”, ma credo sia abbastanza diverso passare tutto quel tempo con una persona dopo che le hai detto che te la scoperesti, soprattutto rispetto al farsi semplicemente le seghe. Tre giorni prima di partire, però, non resistendo più la chiamai per parlarle apertamente.

Giulia, ma secondo te è fattibile nei prossimi giorni, beh… ecco, farsi almeno una scopata io e te? Lo sai che mi arrapi da morire, persino adesso ce l’ho duro, e non riesco a togliermi dalla testa questo pensiero. Cosa ne pensi?

Non saprei, sincera… Una cosa è scambiarsi qualche foto, qualche messaggio piccante, un altro è scopare per davvero. Lo sai anche tu, mi diverto io per prima a stuzzicarti e vedere che effetto ti faccio, e mi lusinga sapere che ti faccio venire anche 4-5 volte al giorno, però non so se me la sento. Non ti nego che ci ho pensato anche io, perché ho valutato l’idea di farti vedere il mio corpo nudo dal vivo e una parte di me crede che ci divertiremmo, però non lo so, davvero… Fammici pensare, tanto abbiamo tempo. Spero non ti crei problemi questa situazione, mi dispiacerebbe non poco…

La sua risposta mi rattristò un po’, fu come farsi una doccia gelata che mi spense ogni entusiasmo, però le dissi ugualmente che non ci sarebbero stati problemi. Del resto, andavo da lei per l’affetto che ci lega, il sesso sarebbe stato solo un di più, quindi non le stavo mentendo.

Partii il 30 settembre, di notte, così da arrivare da lei la mattina del primo ottobre: non volevo perdere nemmeno un giorno.  Era la prima volta che la vedevo dal vivo e restai completamente a bocca aperta. Era anche meglio che in foto, non di poco, e, indossando una tuta (che avevo messo per stare comodo durante il viaggio), mi fu impossibile nascondere la mia erezione. Se ne accorse subito e rispose, sorridendomi: “Vedo che sei molto felice di vedermi!”. A sentire quelle parole, iniziò a pulsarmi il cazzo, potevo sentire perfettamente l’orgasmo che stava arrivando. E non tardò, poiché bastò un suo bacino sulla guancia a farmi venire, con una macchia ben visibile sui miei pantaloni e con un sorriso a 32 denti stampato sul volto di Giulia.

Appena arrivammo a casa sua, senza nemmeno darmi il tempo di cambiarmi, mi chiese di parlare della questione “sesso” che avevo sollevato alcuni giorni prima.

Senti, ci ho riflettuto e sono giunta ad una conclusione, quindi ascolta bene la mia proposta. Ora come ora, non me la sento, dopotutto è la prima volta che ci incontriamo di persona. Però vorrei sperimentare un po’ di giochini e credo che possa essere un’occasione per iniziare a divertici un po’ insieme. Poi, se vediamo che ci troviamo, sarò estremamente felice di valutare anche altro! Che ne pensi?”, mi disse Giulia, con un’espressione seria stampata sul volto, ma con un tono di voce calmo e sereno.

Onestamente non sapevo cosa dirle, anche perché non avevo idea di cosa stesse parlando, quindi come potevo dirle “sì” o “no”? Mi limitai a risponderle che necessitavo di saperne di più per prendere una decisione. E fu in quel momento che la situazione divenne davvero STRANA.

Ecco… È da un po’ che vorrei provare l’esperienza di avere uno slave, di fare la Mistress… E questo è pure il mese del Locktober, quindi quale migliore occasione? Per fartela breve, vorrei che indossassi per me una cintura di castità, vorrei che mi dessi il totale controllo sulla chiave, e darmi poi modo di divertirmi con te, in modi che non ti puoi immaginare. Ma credimi, se mi dici di sì, possiamo divertirci un sacco tutti e due. Può interessarti la mia proposta?” furono le parole di Giulia, che ebbero come prima risposta i miei occhi completamente sgranati. Avevo una qualche idea di ciò che stava dicendo perché mi era capitato di leggere qualche articolo su internet, ma non ho mai ritenuto fosse qualcosa di adatto a me, quindi una buona parte di me voleva semplicemente rifiutare l’offerta. Giulia si rese subito conto che ero titubante a riguardo, quindi prima che potessi dirle di no mi suggerì di provare almeno fino al giorno dopo per vedere come sarebbe stato. Per me si sarebbe trattato, effettivamente, solo di poche ore, quindi acconsentii a questa prova, tanto… se anche fosse andata male il giorno dopo saremmo tornati alla normalità.

Mi chiese di spogliarmi mentre nel frattempo lei avrebbe preso la cintura di castità che avrei dovuto indossare. Ero durissimo al pensiero di stare nudo davanti a lei e divenne ancora più evidente quando la vidi tornare. Mi disse che non potevo stare in erezione per indossarla, ma che doveva stare a riposo, e quindi mi invitò a masturbarmi e a venire per farmela passare. Si spogliò anche lei, sostenendo che così ci avrei messo meno. Ed infatti aveva ragione, ero così su di giri che subito dopo averlo preso in mano non riuscii a trattenermi e schizzai non poco, con un getto che raggiunse in parte i suoi piedi, nonostante la distanza non proprio ravvicinata. Ma il mio orgasmo non bastò a farmi passare l’eccitazione, quindi pensai di continuare a segarmi ma, prima di cominciare, Giulia mi fermò, dicendomi che non ce ne sarebbe stato bisogno: avremmo usato il ghiaccio. Ed effettivamente funzionò, mi divenne subito moscio e non ne voleva sapere di tornare su di nuovo. Giulia prese allora con le sue dita lo sperma residuo dal mio pene, con nonchalance, e lo usò come lubrificante per la cintura, tolse il ghiaccio che mi stava tenendo a bada l’erezione e me la mise, sigillando in fretta il lucchetto: se non fosse stato per il freddo, il contatto con le sue mani mi avrebbe fatto esplodere, riportandoci punto e a capo, ma così non fu. Per la chiave, decise di metterla intorno ad una collana, così l’avrei vista ogniqualvolta i miei occhi fossero finiti sul suo ipnotico seno.

E ora, i miei primi ordini. Primo, finché mi farai da slave dovrai chiamarmi sempre come Mistress, Padrona, Signora, Dea, e in nessun altro modo. Secondo, visto che sei feticista, non ti dispiacerà leccarmi i piedi per ripulire il guaio che hai combinato. In ginocchio, e lecca!”, disse perentoria.

Effettivamente era un’occasione ghiotta per me: non mi faceva impazzire l’idea di ingoiare il mio sperma, ma avrei leccato i suoi piedi e, fino a quel momento, me le potevo solo sognare certe cose.

Sì, padrona”, dissi inginocchiandomi e iniziando a leccare, proprio come mi aveva ordinato. La prima sensazione fu quella del sapore dei miei liquidi, forte e particolare, ma devo ammettere che non mi dispiaceva. Nel sentire il contatto tra la mia lingua e la sua pelle, invece, mi arrivò una scarica di piacere che attraversò tutto il mio corpo, fino alla punta del mio cazzo. Ma questa volta non avrei avuto un’erezione, perché le pareti in metallo della cintura di castità erano pronte a bloccarla sul nascere. Riuscivo a sentirlo chiaramente, ma non faceva male, non troppo almeno. Era una sensazione decisamente particolare, e nuova, ma che contrariamente alle mie aspettative mi stava facendo eccitare ulteriormente: più la cintura mi tratteneva l’erezione, più provavo piacere, in un loop che mi stava bombardando il cervello. Anche dopo aver ripulito completamente i piedi di Giulia, continuai a leccare e leccare: era come una droga da cui non riuscivo a liberarmi. Lei ovviamente lo sapeva, ma non disse nulla poiché, in fin dei conti, le stava piacendo allo stesso modo.

Basta così, ne hai avuto abbastanza per ora. Alzati, mettiti composto e aspetta”, furono i nuovi ordini che, un po’ a malincuore, eseguii immediatamente. Avrei continuato tutto il giorno senza problemi, ma non volevo rovinare subito il gioco e, quindi, mi alzai e rimasi in attesa di nuove indicazioni. Giulia intanto mi girava intorno e mi guardava con una certa soddisfazione: era proprio contenta di ciò che aveva ottenuto. Qualche istante dopo, mi disse di seguirla nella stanza da letto poiché avremmo continuato lì. Appena entrato, rimasi subito sorpreso di come fosse già “adibita” e pronta a certi usi, quasi come se fosse stata certa che le avrei detto di sì, come se fosse stata sicura al cento per cento che le avrei fatto da slave. “E brava Giulietta”, pensai tra me e me nel vedere quella scena. Mi fece quindi distendere sul letto per poi bloccarmi mani e piedi ai quattro angoli, così da impedirmi ogni movimento, così da lasciarmi interamente alla sua mercé. Non vi dico quanto avrei voluto che in quel momento mi togliesse la cintura di castità per poi iniziare a cavalcarmi. Era solo un pensiero ma, credetemi, mi sentivo come se davvero stessi penetrando la sua figa, con l’eccitazione che portò il mio cazzo a “muoversi” autonomamente, come se volesse liberarsi ed ergersi più forte, e duro, che mai. Ma questi erano solo i miei sogni, Giulia aveva ben altri piani per me. Salì anche lei sul letto, chinandosi in modo da portare il suo seno prosperoso vicino al mio cazzo ingabbiato. Non potevo sentire praticamente nulla, ma vedevo chiaramente che i suoi capezzoli dalle larghe e chiare areole stavano sfiorando le pareti metalliche della mia cintura di castità. Istintivamente mi ritrovai ad alzare il mio bacino per avvicinarmi a quel ben di dio, pur sapendo che non sarebbe servito a niente, ma stavo perdendo ogni controllo del mio corpo e non riuscivo a farci nulla: ero davvero un semplice e patetico giocattolo (arrapato) nelle sue mani. Mentre continuavo ad agitarmi, Giulia decise di sedersi all’altro capo del letto, nello spazio lasciato dalle mie gambe divaricate e bloccate. Prese poi i suoi piedi e li usò entrambi per toccarmi le palle, alternando un tocco delicato che somigliava ad un massaggio a pressioni più forti, prima veloce, poi piano, poi di nuovo veloce. Stavo impazzendo ma sentivo l’orgasmo che si avvicinava e non sapevo nemmeno fosse possibile, non immaginavo potesse bastare così poco, specialmente in quelle condizioni. Nel mentre Giulia iniziò a masturbarsi e i nostri gemiti di piacere cominciarono a fondersi e a risuonare tra loro. Non riuscivo a vedere granché, ma sentivo il suono della sua figa bagnata, mentre il pre-cum iniziava a strabordare dal foro della mia gabbia. La mia Padrona, come ormai stavo iniziando a considerarla per davvero, era così assorta che se ne accorse solamente quando una goccia sfiorò il suo piede e tanto bastò per farla smettere: non voleva farmi venire, non ancora.

Piccolo mio, lo so che vuoi sborrare, lo so cosa ti passa per la testa, ma non è ancora il momento. Ci sono ancora un paio di cose che devi fare per me, solo allora potrai liberare le tue piccole palle gonfie. Forse…”, mi disse col tono più malizioso che avessi mai sentito. Riuscii a dirle solamente “Sì, Giulia, ti prego. Fa’ di me tutto ciò che vuoi”, commettendo un grave errore senza nemmeno rendermene conto tanto che ero immerso nel piacere e nella goduria. Mi arrivò subito un calcio nelle palle, con una certa forza, che mi fece sobbalzare e ritornare col cervello a posto: “Come ho detto che mi devi chiamare, inutile schiavo? Direi che è il momento di farti provare una delle mie punizioni”. Fu statuaria in quelle parole al punto che iniziai a preoccuparmi seriamente, con il mio istinto che mi diceva di aver paura. E a breve avrei scoperto, a mie spese, che avevo ragione. Mi liberò gli arti, tenendo sempre uno sguardo molto serio, cupo, e mi ordinò di alzarmi, di mettermi davanti al letto che c’era più spazio e di divaricare le gambe prima di chiudere gli occhi. Non potevo sapere cosa stesse per accadere, ero in ansia e non poter vedere mi metteva ancora di più in agitazione. Ma mentre tutti quei pensieri mi attanagliavano, mentre stavo pensando di chiederle scusa, che volevo smettere, arrivò il colpo. Giulia, Mistress Giulia, mi aveva appena dato un calcio nelle palle, senza alcuna pietà, ed io mi accasciai a terra in preda al dolore.

ALZATI”, gridò perentoria. Obbedii, terrorizzato da quello che stava succedendo: non avevo il coraggio di dirle di no, ma vi dico che, col senno di poi, fu una fortuna che non lo feci. Mi alzai, questa volta con gli occhi aperti, e vidi perfettamente il divertimento, sadico, nei suoi occhi. Arrivò un nuovo calcio, mi accasciai di nuovo ma questa volta non le diedi il tempo di dire nulla, mi alzai silente e basta, in attesa di un nuovo calcio, che non tardò ad arrivare, uno dopo l’altro e con un ritmo sempre maggiore. Sentivo le palle che mi stavano per esplodere e ancora mi domando come sia possibile che non è accaduto, ma devo ammetterlo, quel dolore mi stava piacendo. Quella fu la prova lampante che sono masochista e che il dolore mi fa arrapare come un maiale, con le botte che continuavano ad arrivare e ad ogni nuovo, doloroso impatto iniziai a gemere sempre più forte. Giulia allora si fermò, mi si avvicinò e mi accarezzò il viso, per poi dirmi “Cucciolo mio, voglio fare una prova”. Si tolse allora la collana così da usare la chiave per liberare il mio cazzo dalla gabbia. Ero eccitato ma non ebbi un’erezione istantanea, me lo sentivo come se fosse “intorpidito”. Mentre ancora realizzavo, arrivò un altro calcio che mi colse totalmente alla sprovvista. Non aveva finito ancora, voleva continuare a divertirsi, voleva palesemente vedermi arrapato da quella situazione. Più il suo piede si schiantava contro le mie ormai devastate palle, più mi diventava duro e il dolore diventava progressivamente superficiale, trascurabile rispetto a tutta l’eccitazione che avevo in corpo. Avreste dovuto vedermi, ansimante come se stessi vivendo la scopata della vita, il mio cazzo eretto, completamente ricoperto da delle vene che sembravano in procinto di esplodere per quanto erano gonfie e pulsanti… Stavo per avere un orgasmo, era palese e Giulia intervenne affinché fosse ancora più memorabile. Mi si avvicinò, infatti, con passo deciso e mi prese saldamente le palle tra le mani, stringendo con tutta la forza che aveva in corpo senza preoccuparsi delle unghie che trafiggevano le mie carni nel punto più delicato del mio corpo, per poi darmi un ordine: “Sborra, perché non avrai altre occasioni, ora o mai più”. Non riuscii nemmeno a sentirla, il dolore mi stava dominando e schiacciando, ma a quanto pare al mio corpo piaceva, piaceva veramente da morire e fu così che ebbi una sborrata potente ed intensa. Giulia non disse nulla, si limitò a rimettermi la cintura di castità mentre qualche goccia di sperma continuava a fuoriuscire ancora dalla mia uretra. Mi bastò un suo sguardo per capire cosa avrei dovuto fare subito dopo, così mi inginocchiai e mi misi subito a leccare via il piccolo laghetto bianco che avevo depositato a terra.

Ma stai diventando bravissimo, cucciolotto. Immagino non ci sia nemmeno bisogno di chiederti se vuoi continuare per i giorni a seguire, conosco già la risposta. Dico bene schiavo?”, mi domandò.

Sì, Padrona. Questo schiavo è al suo totale servizio” fu quello che felicemente le risposi, senza nemmeno pensarci, soddisfatto di ciò che avevo appena finito di sperimentare, e non con una donna qualsiasi, ma proprio con la mia adorata Giulia. Ed effettivamente è stato così, ho trascorso tutto il mese di ottobre con la cintura di castità. Quella fu la prima e unica volta in cui me la tolse (escludendo l’igiene personale, ribadisco), ma non fu un problema, perché riuscii a venire anche abbastanza spesso, nonostante tutto. Anzi, imparai sulla mia pelle che quegli orgasmi ti lasciavano con la voglia addosso, che così non passava mai e questo mio stato emotivo mi portò a diventare sempre più servizievole nei confronti della mia Mistress, oltre che costantemente voglioso. Ad oggi, è stato indubbiamente il mese più bello ed emozionante della mia vita. Ma prima di salutarvi, vi voglio raccontare di quello che è stato l’ultimo giorno, quello prima della mia partenza, perché è stato il culmine di un’esperienza, per me, mistica.

Buongiorno, tesoro”, mi disse Giulia svegliandomi e accompagnando un dolce bacio sulla mia fronte.

Senti… Visto che per tutto il mese mi hai servito d i v i n a m e n t e, ho deciso di farti un regalo: se lo vuoi, ti libero ora e possiamo goderci un po’ di sano sesso io e te. Sono sicura che tu e il tuo pisellino ingabbiato stiate morendo dalla voglia ed io mi sento pronta questa volta” furono le sue parole, mentre mi teneva la testa e passava dolcemente la mano tra i miei capelli. Era l’occasione della mia vita, avrei chiuso il mese con una scopata che bramavo da fin troppo tempo, però… però… Però non era più quello che volevo.

A meno che non sia un suo ordine diretto, non lo farò, mia Signora. Io sono il suo umile servitore e con il mio pisellino ingabbiato continuerò a rispettare il mio ruolo di sottomesso”.

Giulia sorrise e non potei fare a meno di pensare che fosse meravigliosa, così come mi accorsi che erano cambiate veramente un po’ di cose durante quei giorni. In quel preciso istante mi resi conto di come ormai la mia conversione al mondo del femdom fosse completa, capii che quella era la mia nuova vita e che non volevo altro ma, soprattutto, realizzai che i miei sentimenti per Giulia, dopo tutto ciò che avevamo vissuto, si erano intensificati e si stavano letteralmente trasformando in altro, in amore e dedizione. E ne ero felice, non volevo altro, perché a lei avrei dato la mia mente, il mio cuore ed il mio corpo, al cento per cento.

Spogliati, mettiti in posizione prona e aspettami. Torno subito” fu l’ordine che arrivò immediatamente dopo, ed io obbedii. La sentii tornare abbastanza rapidamente e, nonostante la curiosità, rimasi immobile come mi era stato richiesto.

Rilassati, ho una sorpresa per te” mi disse mentre mi prendeva i fianchi e mi spostava per farmi assumere una pozione a carponi, con il mio culo ben rivolto verso l’altro. Per voi probabilmente sembrerà ovvio ciò che stava per accadere, ma per me, che sarebbe stata la prima volta, fu… W O W. Lo sentii di colpo, lo strap-on della mia Padrona, che lentamente si stava facendo strada dentro di me. Era bello grosso, un bel 18cm che risultava alquanto spietato per un verginello anale come me, ma le sue parole mi incoraggiarono non poco: “Rilassati e prendilo tutto. Fammi contenta e vedrai che non potrai più farne a meno”. Le pareti del mio ano ci misero poco ad abituarsi a quel cazzone di gomma e ormai poteva entrare ed uscire liberamente. Vi giuro, ragazzi, adesso ve lo posso dire con certezza: prendetelo in culo almeno una volta nella vita, anche solo un ditino va bene, e mi ringrazierete per l’eternità.

Era incredibile come Giulia riuscisse sempre a trovare il modo di farmi scoprire nuove forme di piacere, tutte diverse tra loro ma ognuna intensa a modo suo. Quando quel dildo raggiungeva le profondità del mio culo, un brivido mi attraversava, come se fosse una saetta, e mi dava costantemente la sensazione di un orgasmo imminente, nonostante fosse ancora lontano. Mi mancava l’aria, facevo fatica a respirare a pieni polmoni con tutta quell’eccitazione ma non volevo che smettesse, non volevo che finisse mai. Fu l’unica occasione in cui la cintura di castità non servì a trattenermi l’erezione: non so spiegarvelo, ma nonostante il piacere immenso non voleva diventare duro, nemmeno ci provava. Quello che però fece, fu impedirmi di masturbarmi, lo desideravo, con tutto il cuore, mi volevo segare furiosamente e venire mentre Giulia mi stava sodomizzando, ma non potevo, non era nei piani, e a nulla servì toccarmi. Il ritmo cambiava, si alternava, lei sapeva perfettamente cosa stesse facendo e le reazioni del mio corpo la aiutavano a capire come rispondere nel migliore dei modi. Il cuore mi pompava a mille, ero su di giri, mi sentivo quasi svenire quand’ecco che scoppiò la scintilla nel mio cervello, quella che mi fece sborrare: il mio primo orgasmo anale. Credetemi, ancora oggi non sono in grado di esprimervi quanto fu meraviglioso, so solo che fu intenso, molto intenso, ed indimenticabile.

Giulia liberò il mio culo e mi fece distendere, non curandosi del letto sporco dei miei liquidi, suggerendomi così di riprendere il fiato: non avevamo ancora finito. Mi ci volle un po’, ma quando fui pronto la avvisai, così che potessimo continuare come aveva pianificato. Mi fece poi alzare affinché mi togliesse la cintura di castità e lì rimasi di sasso, non riuscivo a capire cosa volesse fare, ma tutto divenne cristallino quando vidi un nuovo giocattolo: un cock extender di 21cm complessivi e con una circonferenza altrettanto importante. Lo indossai e notai subito che il mio pene non avrebbe sentito nemmeno un colpo di frusta fintantoché sarebbe stato al suo interno; immediatamente dopo toccò allo strap-on, voleva che indossassi anche quello: “Non volevi mica essere l’unico a ricevere una bella scopata, piccolo maiale ingordo?” mi disse scherzando, ma nemmeno troppo, era palese. La vidi mettersi a novanta gradi proprio davanti ai miei occhi, una visione celestiale di quel culone su cui avevo tanto fantasticato e la sua invitante figa già bagnata. Avevo due cazzi a mia disposizione, sebbene nessuno fosse davvero il mio, ed era ovvio quello che il suo corpo chiedeva, e cioè che la prendessi da ambo i lati: il cock extender si sarebbe dedicato al culo, mentre lo strap-on alla figa. Le presi i fianchi, li strinsi forte e le entrai dentro in entrambi i suoi orifizi, con dei gemiti di risposta che non tardarono ad arrivare. Mi sentivo come un toro imbufalito, non ci vedevo più e partii in quarta a scoparla senza pietà, nonostante non potessi sentire alcunché sulla mia pelle, con la mia carne. Giulia invece stava impazzendo di piacere, non riusciva a trattenere i gemiti e, probabilmente, il farle un po’ male con la mia veemenza la faceva eccitare ancora di più. Dal canto mio, non riuscivo proprio a controllarmi, anzi, più urlava più spingevo forte, quasi come se mi stessi illudendo di riuscire a sentire qualcosa, anche solo per un secondo, ma nulla. Non rimasi del tutto insoddisfatto, però, poiché tutta quella grinta che stavo scatenando su Giulia mi fece arrivare ad un secondo orgasmo, meno intenso del precedente ma comprensibile vista l’assenza di qualsivoglia forma di stimolazione. Quando accadde mi dissi che era un peccato che quello sperma non avrebbe raggiunto il suo corpo, ma continuai a penetrarla senza interruzioni.

Erano ormai buoni venti minuti che andavamo avanti così e decido quindi che è il caso di fare un piccolo “cambio”. Spostai infatti lo strap-on sopra, così che potessi usare quello per scoparle il culo, mentre i miei finti 21cm avrebbero finalmente dato piacere anche alla sua figa. Credo che Giulia fosse già al limite, poiché dopo poco gridò un urlo incredibile, con le gambe tremolanti, e, allontanandosi dal mio corpo, seguirono compulsivamente gemiti molto ravvicinati tra loro: dopo (almeno) 31 giorni si era lasciata andare fino all’orgasmo. Mi fece poi segno di stendermi con il viso sotto di lei, ché mi fece pensare che volesse la leccassi, ma mi sbagliavo. Mi aprì la bocca con le mani e improvvisamente un getto di urina partì, diretto, senza intoppi, nella mia gola. Mi stava pisciando in bocca e, seppure non mi piacesse quel sapore, subii volentieri fino alla fine, con anche una piccola ricompensa dato che usò la mia lingua per pulirsi.

Da oggi, oltre che il mio schiavo, sei ufficialmente il mio orinatoio. Congratulazioni!”, sentenziò soddisfatta di ciò che aveva appena compiuto. Ed effettivamente è vero, da quella volta non c’è stata occasione alcuna in cui, stando insieme, io non le abbia fornito la mia bocca per liberarsi.

Ormai avevamo finito di giocare, si avvicinava sempre di più il momento dei saluti, con il cuore che mi si riempiva di tristezza e, al contempo, di gioia per i ricordi di quella avventura. Improvvisamente chiesi a Giulia di rimettermi la cintura di castità e ne rimase abbastanza sorpresa, non se lo aspettava.

Perché la vuoi? Non abbiamo tempo per giocare ancora, perderai il treno…”.

Non voglio giocare ancora, mia Signora, almeno non in questo momento. Ho deciso che voglio continuare ad essere il suo schiavo anche nei giorni a venire, anche quando non saremo fisicamente vicini. E finché accetterà di tenere con sé una copia della chiave, io risponderò solamente ai suoi ordini”.

Dopo quel giorno, ho trascorso ogni singolo giorno indossando la mia, la nostra, cintura, e Giulia mi inviava ogni giorno una foto della chiave, ben visibile sul suo petto, com’era sin dall’origine di questa avventura, con il mio incarico del giorno. Non sono ovviamente mancate le occasioni di vederci, abbiamo iniziato a trascorrere sempre più tempo insieme e, ad oggi… Beh, ad oggi, in occasione del nuovo Locktober, mi trasferisco da lei. Definitivamente.

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