Quando ho aperto il piccolo pacco arrivato per posta, ho capito che ero nei guai. Ovviamente senza mittente, con il mio nome e indirizzo scritto a mano. Dentro, un tanga nero e un top attillato, con uno spacco ovale sulla schiena. Una sorpresa, ma non gradita.

Tutto era cominciato la settimana precedente, quando all’improvviso lo schermo del mio computer era diventato rosso con una sola scritta bianca; “catturata!”. Le avevo provate tutte per riprendere possesso del computer, ma senza successo. Il mio lavoro, le mie foto, alcuni documenti di famiglia…. tutto bloccato dentro il computer, tutto inaccessibile. La rabbia era diventata paura quando ho capito di essere vittima di  un ricatto. Il messaggio successivo era apparso direttamente dalla mia stampante, attivata senza il mio intervento… “Comportati bene, segui le nostre istruzioni e in pochi giorni riavrai accesso al tuo PC. Riceverai un pacchetto nella posta, seguiranno istruzioni..

Ma come, ho pensato, non vogliono soldi? Ero veramente preoccupata.

Ed eccoci dunque al tanga nel pacchetto. Che significava? Ho pensato che nel mio computer c’erano foto un po’ pepate del mio fondoschiena…. Sodo e sexy come è, a volte non resisto a scattare qualche foto del mio bel culo allo specchio! Quei maiali devono averle viste e chissà che idea si sono fatti…

Nel pacchetto c’erano anche delle istruzioni: “indossali,  mettiti tacchi alti e recati all’indirizzo qui sotto, Domenica prossima alle 22:00”

Quella sera me lo provai davanti allo specchio grande e in camera mia… mi stava a pennello, e il mio bel culo scolpito e abbronzato faceva come al solito la sua porca figura.  Era chiaro che chi aveva acquistato il tanga per me aveva preso bene le mie misure… Forse mi avevano spiato da giorni attraverso la webcam del mio computer a mia insaputa? Devono avermi visto fare gli esercizi mezza nuda alla mattina, quei maiali! Magari si sono pure segati di nascosto… 

Ora quei porci avevano in mano il mio computer, i miei dati, le mie foto. Che fare? La verita’ e’ che non avevo scelta, e lentamente un senso di sottomissione si impadroni’ di me. 

Domenica mattina mi svegliai agitata. Era il giorno. Quella sera mi sarei presentata all’indirizzo indicato, indossando i pezzi che mi avevano mandato. Non sapevo che aspettarmi, ma la cosa cominciava a incuriosirmi, forse anche a eccitarmi. La mia voglia di essere guardata, spiata, desiderata era sempre forte in me. Sapere che qualcuno, da qualche parte, si sta segando pensando al mio bel culo mi eccita da morire. Forse quella sera non sarebbe stata poi molto diversa da tante feste dove mi sono trovata addosso gli occhi dei tanti maschi arrapati? 

La giornata passo’ cosi’, in agitazione, Mi feci un bel bagno caldo nel pomeriggio, una depilatura completa, una bella oliata con il olio da massaggi preferito. Mi guardai ancora allo specchio: una bella gnocca, nienta da dire. Finalmente mi infilai il tanga, il top e le scarpe a tacchi alti. Tutto sembrava studiato per metter in risalto il mio fondoschiena. Ero pronta per il macello, pensai.

Un paio di ore dopo stavo scendendo dal taxi, di fronte all’indirizzo. Un portone di legno, alto, scuro, anonimo. Mi avvicinai con trepidazione, e finalmente trovai il coraggio di bussare. Subito il portone si apri’. Di fronte a me un uomo di mezza eta’, alto, con un bel completo nero e guanti banchi. Un maggiordomo, pensai.

“Buonasera”, mi disse subito, porgendomi la mano per farmi entrare.

Io entrai piano, in quella che sembrava l’anticamera di un palazzo di lusso. Il maggiordomo chiuse piano la porta dietro di me, e mi porse ancora la mano.

“Vuole lasciare il suo soprabito con me?”, mi chiese gentilmente.

Ero confusa, non sapevo proprio come comportarmi. Senza pensarci mi sfilai l’impermeabile che avevo indossato in tutta fretta a casa e glielo porsi. Rimasi li’ di fronte a lui, vestita solo del top aperto sulla schiena e di quel magnifico tanga che avvolgeva le mie chiappe sode. Lui non guardo’ neppure, e prese l’impermeabile. Fece solo un breve cenno con la testa, mentre scomprave dietro una piccola porta. Stavo ancora li’ in piedi, incerta su che fare. In qualche modo imbarazzata da quanto ero esposta, ma naturalmente anche eccitata dalla situazione.

Pochi minuti dopo il maggiordomo ricomparve, senza il mio impermeabile. In mano reggeva qualcos’altro, pero’. Mi sentii il sangue gelare.

Si avvicino’ piano verso di me, e mi porse il collare mentre con la mano teneva in mano il guinzaglio attaccato.

“Mettiti questo al collo, puttana”, mi disse.

[da continuare]

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A presto la seconda parte.