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In una stanza di hotel

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Ero arrivato all’hotel che mi avevi indicato con un po’ di anticipo rispetto a quanto mi avevi indicato. Dubbioso su cosa dovessi fare per gestire il mio anticipo, mi sono comunque recato dalla reception dell’hotel per avere le chiavi della stanza prenotata.

Durante il check-in il l’addetto al ricevimento mi ha dato le chiavi della stanza e questa busta che ora mi ritrovo tra le mani. Il mio nome e l’indirizzo dell’hotel sono scritti a mano, con una calligrafia ricercata. Devi essere stata per forza tu ad averla inviata. Non so che fare di questa busta, ma decido di aprirla sperando di aver intuito il tuo volere.

Ci sono dentro un foglio, una mascherina per gli occhi e due pezzi di corda nera, lucida e piacevole da accarezzare. Sul foglio una lista di azioni. Poche parole all’inizio della lista non lasciavano scampo: o seguivo passo passo le tue indicazioni o non ti saresti fatta viva per quel giorno.

Per questo apro la finestra della camera a far entrare una leggera brezza e poi mi spoglio, senza fretta come hai sottolineato, e ripongo i vestiti in ordine. Mi dirigo verso il bagno e una volta entrato nella doccia respiro profondamente per cercare di limitare l’impatto con l’acqua che hai deciso dovrà essere totalmente fredda. Nonostante la mia preparazione il primo impatto mi toglie il fiato per alcuni secondi. Riesco poi a fare un breve respiro e così inizio ad abituarmi fino a che il contatto con l’acqua diventa quasi piacevole. Respiro normalmente.

Ora devo uscire dalla doccia, mi asciugo e riprendo a seguire le tue istruzioni con l’obbligo di restare totalmente nudo.

Devo legare i due pezzi di corda a due degli angoli del letto da una parte e alle mie caviglie dall’altra. Ci sono pure le istruzioni dei nodi da fare e sei chiara: devono essere stretti e le corde tese in modo che non possa muovere le gambe ma non così tanto da impedirmi di rimanere in quella posizione a lungo. Metto poi la mascherina e mi sdraio a “disegnare” una X sul letto. Qualsiasi cosa succeda devo restare così. Immobile.

Non so da quanto ero in quella posizione, con quel po’ di vento che entra dalla finestra ad accarezzarmi la pelle, quando sento un altro respiro oltre al mio… Ma da dove sei entrata? E quando? E poi… sei davvero tu?

Sento i passi leggeri che si avvicinano. Sento più vicino quel respiro e poi, all’improvviso ti sento salire sul letto e poi il calore del tuo respiro sulla pelle del mio petto raffreddata dalla doccia gelida. Con il tuo calore mi stuzzichi per un po’ e poi sento le tue labbra contro le mie e la lingua farsi strada nella mia bocca. Mi prendi la testa tra le mani , come se la mia testa fosse una coppa da cui stai bevendo avidamente dopo una giornata torrida. Mi baci a lungo. Prima lentamente con le labbra sembri voler solo accarezzare le mie. Ma poi poco alla volta aumenti il ritmo del bacio. Aumenta la passione e insieme a questa anche il ritmo del mio respiro. Fino a quando non resisto. Provo ad abbracciarti per stringerti a me.

Appena senti le mie braccia sulla tua schiena fai un balzo all’indietro e con un piccolo lamento mi assesti uno schiaffo in pieno viso e mentre mi prendi le palle con una mano e inizi a stringere sento il tuo respiro vicino al mio orecchio e mi mormori: “Ricordati… immobile! Qualsiasi cosa succeda!”. E mentre lo dici spingi le mie mani al loro posto. Lontane da noi due.

Allenti la pressione e ti muovi attorno a me. Intuisco che ora sei in piedi sopra di me. Probabilmente mi stai studiando. Mi osservi respirare e probabilmente stai aspettando che io sia confuso al punto giusto. Io cerco di intuire quali siano i tuoi movimenti, la tua vera posizione. Mi piacerebbe poter vedere ora. Vederti dal basso così, per la prima volta. Ma la mascherina che mi hai imposto non me lo permette. Questo pensiero mi fa quasi involontariamente muovere le braccia verso quell’oggetto che mi hai imposto… “FERMO!!!” urli. E il secondo schiaffo della giornata ma sull’altra guancia questa volta.

A quel punto ti siedi su di me, sulla mia faccia e l’ordine arriva immediato: “Leccami troietta”. Il tuo odore è inebriante e sentire il tuo sapore sulla lingua mi manda su di giri e questo mi porta a leccare sempre più velocemente. “Piano troietta, leccami lentamente” mi riprendi mentre la mia erezione si sta manifestando. Mentre lo dici ti sposti leggermente, così che mi trovo a doverti leccare il culo. Inizi così a spostarti leggermente avanti e indietro così che io sia costretto a leccare alternativamente la clitoride, l’apertura del tuo sesso e il tuo culo. Poi ti sporgi in avanti a prendere la mia mano destra e sento che inizi a legarla. Probabilmente con una corda simile a quella che mi avevi dato per le caviglie. Così facendo però ti sollevi leggermente dalla mia faccia e mi è difficile arrivare al tuo sesso.

“Che stai facendo troietta? Ti ho forse dato il permesso di smettere!?”

Così sono costretto a sollevare la testa e arrivare difficilmente a leccarti lì tra le gambe. Sento il mio sesso pulsare terribilmente, quasi a voler chiedere attenzione. Lo sento vibrare ad ogni leccata mentre tu coli i tuoi umori mescolati alla mia saliva sulla mia faccia. Ti sei resa conto del mio stato… e una volta finito di legarmi ti alzi. Per un attimo mi lasci così, con i tuoi umori che mi bagnano la faccia, che nonostante ti sia allontana mi fanno ancora sentire forte il tuo odore e tenere in tensione il mio sesso. Il simbolo della tua eccitazione mi riempie di orgoglio e mi sento premiato da questo.

Sento di nuovo il tuo respiro vicino al mio orecchio… “quasi quasi ti meriti una ricompensa…”

Ti sento scivolare lungo il mio corpo. Mi mordi un capezzolo mentre mi pizzichi l’altro, per poi baciarlo. Ti sento di nuovo scivolare e poi le tue labbra sul mio cazzo. Prima solo attorno al glande per poi scorrere verso la base. Così lentamente che posso apprezzare ogni piccolo avanzamento. Il percorso inverso è più veloce ma si conclude con un bacio al glande.

A assurdo punto ti sento alzarti e sederti di nuovo su di me. Sul mio sesso. Ti sento caldissima e bagnatissima. Inizi a muoverti avanti e indietro quasi a voler assaporare come ti adatti al mio sesso. E fai aumentare il ritmo. Il ritmo del tuo movimento e del tuo respiro. Ti sporgi verso di me e porti un tuo capezzolo alla mia bocca e ansimando mi ordini “Succhia troietta”.

Esplodi poi in un orgasmo liberatorio durante il quale stringi la mia testa sul tuo seno e poi ti accasci sul mio petto con un sospiro.

Sento il tuo respiro rallentare.

Ti alzi, sento i tuoi passi e poi l’acqua della doccia. Ascolto questi suoni con il pulsare del mio sangue nelle orecchie.

Devo essermi assopito perché sobbalzo quando le tue mani accettano il mio sesso che nel frattempo non dà più segno della mia eccitazione. Lo prendi in mano e poi in bocca fino a che non senti di nuovo il vigore di poco fa… e poi torni vicino al mio orecchio. Ti sento vestita ora…

“Bravo slave… forse la prossima volta ti andrà meglio. Ora puoi togliere la mascherina”

Mi sleghi leggermente una mano. Ti alzi e sento la porta aprirsi…

Io mi divincolo per riuscire a liberarmi gli occhi… ma riesco a vedere solo la porta che lentamente si chiude. Resto solo, con la mia eccitazione… e non so come ti sia fatta. Ma in testa mi rieccheggia ancora l’urlo del tuo orgasmo… e la soddisfazione per essere stato parte del tuo piacere.

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