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La mia vita con lei 15 – Ritorno al presente

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“VRUUOOOOONNNNN KRRRRRRRRRRRRR VRUOONNNN KRRRRRRRRRRRRRRRRR” il russare pesante dell’amore mio e il soffio del suo fiato bollente sul mio collo sono la prima cosa che sento, insieme allo strapon che è ancora tutto piantato nel mio culo; durante la notte non ci siamo mossi di un millimetro ed infatti mi sento le braccia e le gambe anchilosate, oltre al culo che mi brucia parecchio; apro gli occhi e vedo la luce del giorno che filtra dalle persiane chiuse, la sveglia segna le sette e mezza, e io ho bisogno di muovermi, quantomeno togliere il braccio da sotto il mio corpo; lentamente lo muovo per estrarlo e il russare di Gabriella si fa irregolare, e quando riesco a tirarlo fuori lei smette di russare, e la sento fare un luno sbadiglio: “Buongiorno topolone mio adorato” mi dice con voce impastata” “Buongiorno topolona” “Stai fermo che lo tiro fuori” e la sento estrarmi lo strapon dal culo lentamente: “Ooooohhhhhh” gemo quando la cappella mi esce dal culo” e mi giro verso di lei che si libera dello strapon, mi prende il viso fra le mani e mi infila la lingua in bocca per il nostro bacio del buongiorno: “MMMMMMMHHHHHHHH MMMMMMMHHHHHHH SLURP” la sua lingua mi percorre il palato e tutti i denti e lo stesso fa la mia dentro la sua bocca.

“Ti va di fare una pazzia oggi?” “Con te mi va qualunque cosa” “Anche prendere la macchina e farci una passeggiata fino a Pompei?” “Addirittura Pompei, e perchè?” “Perchè ho una gran voglia di andare a vedere gli scavi che non ho mai visto in vita mia; e poi voglio anche andare in un altro posto che mi hannno indicato, ma quello è una sorpresa” “Ma ci fermiamo li per la notte?” “Preferirei tornare in serata, dici che siamo ancora abbastanza in gamba per un’ammazzata simile?” “Io di sicuro, tu non lo so” “Stronzone che non sei altro” mi risponde ridendo per poi tirarmi a se per un altro lungo bacio: “Però che palle Gabri, dobbiamo pure sbrigarci, speravo di farci una scopatina prima di scendere” “Dai amore, ti prometto che se non SARAI troppo stanco, stasera ti faccio rifare” il calcare sulla parola sarai non mi è sfuggito: “Cos’è una sfida, topolona? Lo vedrai” rispondo ridendo; facciamo colazione e neanche un’ora dopo partiamo con la mia monovolume nuovo modello; arriviamo all’autostrada ad Anagni e prendiamo verso Napoli, e due ore e mezza dopo essere partiti entriamo a Pompei; Gabriella mi indica la strada leggendo dal suo smartphone e in una decina di minuti ci troviamo di fronte a un grosso negozio di alimentari: “Siamo venuti fin qui per visitare un negozio?” le chiedo perplesso: “Amore fidati della topolona tua, ricordati sempre delle poche volte che hai dubitato di me”; entriamo e ci dirigiamo al bancone dei formaggi, dove veniamo scrutati da una signora sui 50-55 anni, molto formosa con il seno addirittura più grosso di quello della mia adorata, ma anche con molta più pancia: “Buongiorno signori, come posso servirvi?” “Buongiorno, lei è la signora Carmen?” “In persona signora, non mi pare di conoscerla però” “Infatti, mi ha fatto il suo nome un mio carissimo collega che lavora con me a Roma, mi ha detto che basta che io dica Edoardo” e il viso della Carmen si è aperto a un sorrisone a 32 denti: “Ma come no, certo il mio carissimo amico” “Siamo qui per assaggiare il suo Auricchio Piccante” ha proseguito Gabriella e io ho un po’ storto la bocca; lo avevamo sempre considerato troppo commerciale per interessarci e non lo avevamo mai neanche assaggiato: “Ottima richiesta signora mia, ed ecco qui” e passa ad entrambi uno stuzzicadenti con uno spicchio di formaggio; lo assaggio e devo ammettere che è veramente squisito e la faccia soddisfatta di Gabriella me lo conferma: “E’ squisito Carmen complimenti” le dice dopo averlo mandato giù “Pensi che è la prima volta che lo assaggiamo, non ci siamo mai fidati ……..” e le racconta della nostra diffidenza e del fatto che noi lo compriamo solo da venditori ambulanti di cui ci fidiamo: “E fate benissimo, infatti questo che avete assaggiato lo trovate solo qui, a due passi da dove lo producono, niente conservanti e niente zozzerie; quanto ne volete prendere?”; dopo essere stati rassicurati sulla conservazione nella nostra cantina, decidiamo di prendere due forme chiamate gigantino da 10kg ciascuna e ci facciamo preparare un panino ciascuno, molto abbondante, per mangiarcelo durante la passeggiata agli scavi, ripasseremo poi a ritirare le due forme prima di tornarcene a casa: “Non avremo esagerato?” chiedo all’uscita “Non direi, considera che se dobbiamo venire ogni volta qui non possiamo mica farlo come per gli altri fornitori ogni 2-3 mesi; considerato che non mangeremo solo questo, ci dovrebbe durare per almeno 9 mesi un anno” “Sempre se non invitiamo le mie cognatine troppo spesso, ahah” “Ahah, perchè le mie sorelle scherzano invece, poi da quando vivono insieme, con la scusa che entrambe hanno problemi di calcio”.

La risposta della mia amata mi da l’occasione per informarvi della morte di mio zio Antonio avvenuta nove mesi fa; una morte che ci aspettavamo, visti i suoi problemi cardiaci, e a seguito della quale mia zia Fiorella ha deciso di trasferirsi da mamma, così da farsi compagnia e sentirsi un po’ più giovani nella casa dove sono cresciute; in fondo sono sempre state molto attaccate fra di loro, nonostante tutti i problemi che abbiamo avuto; anzi secondo la mia topolona le due tardone non disdegnano neanche di fare sesso fra di loro, dice che spesso quando le va a trovare e si mette sul divano del salotto le arriva al naso l’odore chiaro di umori vaginali; sarà pure come dice lei, la cosa può solo farmi piacere se mia madre e mia zia, rispettivamente a 78 e 75 anni, hanno ancora voglia di fare sesso, purchè non contino su di me.

Ok ho divagato abbastanza; arriviamo agli scavi ed iniziamo la passeggiata sul percorso che ovviamente ha scelto la mia adorata; in qualsiasi tappa lei mi spiega tutti i segreti di quello che vediamo e io, come sempre, la ascolto rapito dal fascino che emana la mia donna, con una tale competenza che rende inutile l’uso dell’audioguida che ci hanno fornito gratuitamente; mi accorgo rapidamente che la cosa è contagiosa, visto che già dalla seconda tappa ci si accodano due coppie sui venticinque anni che ascoltano con attenzione tutto quello che Gabriella mi racconta, anche loro rapiti dalla sua bravura e competenza; a metà percorso ci fermiamo per mangiarci il panino e ce lo gustiamo lentamente, ha un sapore un po’ diverso rispetto al provolone che mangiamo sempre, ma non per questo meno buono; facciamo spesso il gioco di far mordere il panino dell’altro sotto gli sguardi ammirati dei nostri improvvisati compagni di visita, anche loro alle prese con un panino per uno; alla fine della visita è tutto un salamelecco di complimenti, che vengono estesi anche al suo aspetto fisico, e ringraziamenti da parte dei due ragazzi, con le ragazze che per contraltare le dicono che è una bella donna molto competente e con un gran bel marito.

“Senti hai finito di rimorchiare?” le chiedo sorridendo non appena rientrati in macchina: “Ahahahahah gelosone; a parte gli scherzi però sai che mi ha fatto molto piacere? A 64 anni, sentirmi fare complimenti da due bei ragazzi che ne hanno 40 di meno non è da tutte; e poi che dovrei dire io, hai visto quelle due come si sono affrettate a dirmi che ho un gran bel marito? Dai amore, prendiamoci un bel caffè, poi andiamo a ritirare il provolone e ci facciamo tutta una tirata fino a casetta nostra” “Agli ordini” rispondo io; facciamo tappa in un caffè raccomandato sempre dal suo collega Edoardo, verso le 17 siamo di nuovo nel negozio dove ci aiutano a caricare nel bagagliaio le due forme di auricchio piccante e alle 17:15 riprendiamo la strada di casa; l’autunno inoltrato ha scoraggiato la gente dall’andare in giro e una volta entrati in autostrada non troviamo praticamente traffico, così che alle 19:30 i fari della macchina illuminano il nostro cancello; portiamo i nostri acquisti in cantina e Gabriella mi fa tagliare due grosse fette da una delle due forme, fatica che faccio molto volentieri, per poi tagliare un po’ di fette di prosciutto e di salame: “Ti va bene come cena topolone?” “Come cena mi va bene tutto, faccio molto conto sul dopocena però”; mi stampa un bacio sulle labbra e saliamo in casa, dove ci mettiamo in libertà e dopo una ventina di minuti siamo a tavola, dove in mezz’ora facciamo sparire tutto quello che abbiamo portato dalla cantina e mettiamo tutto in lavastoviglie; la desidero da impazzire e le metto la mano dentro la scollatura della vestaglia: “Mmmmmmmmm che fai topolone?” “Ti voglio subito topolona mia, non ce la faccio ad aspettare che saliamo” “No andiamo su amore mio, voglio fare un giochetto nuovo e lo possiamo fare solo a letto”.

Saliamo in camera e Gabriella si slaccia la vestaglia facendo esplodere i suoi enormi provoloni, poi mette la mano in tasca e la vedo tirare fuori uno spicchio di formaggio della forma di uno stick verticale di una decina di centimetri: “Ce lo dividiamo?” mi chiede passandosi la lingua sulle labbra: “Mmmmm volentieri” rispondo: “Si ma te lo devi guadagnare” e con un rapido movimento se lo infila nella figona lasciandomi ad occhi spalancati; poi si toglie la vestaglia e completamente nuda si sdraia di schiena sul lettone: “Dai vieni topolone, ci facciamo un bel 69 all’auricchio” e io mi tuffo su di lei, dapprima per una lunga pomiciata alla francese rotolandoci sul lettone, e poi per farla mettere a cavalcioni su di me, con la sua figona davanti ai miei occhi; comincio a lapparle la figona ma mi stacco subito per gemere di goduria come sento la sua lingua piccantissima lapparmi la cappella: “MMMMMMMMHHHH SLURP” andiamo avanti per almeno cinque minuti, con la mia lingua che le esplora la figona fradicia senza trovare traccia dello stick di provolone, finchè lei non comincia a mugolare più forte e più di frequente fino a staccare la bocca dal mio cazzo durissimo per urlare: “Odddiiiiioooooooooo vengoooooooooooooo” e dalla figa che le si contrae per l’orgasmo sento sotto la lingua lo stick di auricchio che le sta uscendo; lo afferro fra i denti e lo estraggo lentamente, e come se lo sente uscire, lei è subito sopra di me e ne addenta la metà, lasciandomi il resto; poi tuffa la sua bocca sulla mia e ci scambiamo un lunghissimo bacio, passandoci i bocconi l’un l’altro fino ad ingoiarli: “Ma dove lo hai imparato questo gioco Gabriella, è fantastico” “Mi è venuto in mente oggi, ho pensato che per dare un senso al non aver scopato per tutto il giorno dovevo trovare un qualcosa che gratificasse entrambi; ma adesso pensa a chiavarmi pisellone mio, che te l’ho fatto diventare bello duro daiiiiii ti vogliooooooooo” mi urla quasi, sdraiandosi di schiena sul lettone; le sono subito sopra: “Oooooohhhhh” “Aaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhh” che piacere affondare il mio cazzo in quella figona bollente e fradicia e che meraviglia vedere il suo viso stravolgersi per il piacere che le do: “Aaaaaahhhhhh siiiiii daiiiiiii …. uuuoooooooaaaaaahhhh che cazzo che hai amore miooooo ….. mi fai morireeeee” e continuo a trapanarle la figa, mentre lei sotto di me si contorce tutta agitando quelle immani tettone: “Oddioooooo siiiii come godoooooo vengooooooooooo” urla per poi schiacciarmi su di lei per un lungo bacio con la lingua; i suoi baci mi fanno impazzire ancora, come quando ero un ragazzo, il suo sapore è sempre il migliore del mondo, il suo corpo si è appesantito con l’età ma me lo fa ancora drizzare solo a vederla, e poi questa figa bollente e sempre umida, che meraviglia starle dentro, sentire sulla cappella le sue contrazioni quando la travolge l’orgasmo. Dio quanto la amo.

“Girati ti voglio a pecorina” le dico tirandolo fuori: “Si da amore mio, fammelo sentire tutto dentro” mi risponde voltandosi e le sono subito addosso: “Aaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhh che mazzaaaaaaaa” e che dire di questo fantastico culo che mi balla sotto gli occhi, mentre la mia mazza le scava la figona sempre più cedevole e mentre i suoi provoloni dondolano a tempo con i colpi che le do dentro: “Vengooooooooaaaahhhhhhh” urla travolta dal secondo orgasmo “Si amore mio trapanami tuttaaaahhhhhh” che meraviglia urla con la stessa intensità delle nostre prime volte, ci saremo anche invecchiati, ma il resto è rimasto tutto come allora: “Amore sto per sborrare” “Cerca di resistere, veniamo insieme” e rallento un po’ il ritmo affondando di più: “Ooooohhhhhh aaaaaahhhhhhhh” geme lei in continuazione, ma i secondi passano e sento che non resisterò più molto; sto per arrendermi quando d’improvviso: “Siiiiiii ecccolooooooo mi arrivaaaaaaaaaaaa …. siiiii vengoooooooooaaaahhhhh”, e sento subito la cappella che schizza violentemente il seme dentro il suo corpo; cazzo che sborratona, la sto riempiendo tutta, mentre lei non smette di gemere e contorcersi tutta: “Siiii amore mio riempimela del tuo piacere, ti amo ti amoooooo” e quando sento che ho svuotato l’ultima goccia la spingo in avanti fino a farla distendere e mi sdraio sopra di lei: “Gabriella mia sei fantastica come sempre, non mi stancherei mai di fare l’amore con te” “A chi lo dici Riccardo, quando sei nel mio corpo mi sembra sempre di tornare alla nostra prima volta” “Non la prima prima spero ahah” “Ahahah no amore mio, diciamo dalla quarta in poi”.

Esco da lei e ci sdraiamo di fianco guardandoci negli occhi: “Ti è piaciuta la scampagnata, valeva la pena?” mi chiede: “Si moltissimo, sai che adoro starti a sentire quando parli di arte, poi oggi hai pure trovato altri ascoltatori; potresti cambiare mestiere ci hai mai pensato?” “Ahahah, potrebbe essere un’idea sai? Anche perchè di andare in pensione e stare tutto il giorno ad aspettare che torni a casa non mi va per niente; si a me piace da morire vedere opere d’arte che non ho mai visto, e aggiungendo che abbiamo anche trovato un formaggio buonissimo è stata una giornata fantastica; vieni Riccardo, abbracciami forte amore mio” e ci addormentiamo così abbracciati con le labbra che quasi si toccano.

Che dormita fantastica mi sono fatto, e che bello sentire ancora il suo corpo avvinghiato al mio; non sta russando il che vuol dire che è già sveglia, e la prima cosa che vedo sono i suoi occhioni da cerbiatta che mi fissano, e dalle pieghe sulle tempie vedo che il suo viso è disteso e sorridente: “Ben svegliato amore mio” mi sussurra: “Sei pronto per il nostro bacione?” “Sono sempre pronto amore” rispondo con voce un po’ impastata e subito le nostre bocche si uniscono e le lingue si intrufolano nella bocca altrui; contrariamente al solito sento ancora un forte sapore piccante nella sua bocca, molto piacevole, il bacio si prolunga più del solito e quando finalmente ci stacchiamo lei mi dice: “Amore ti va di scopare prima di scendere a colazione?” “E hai bisogno di chiedermelo?” le rispondo tirandola a me e infilandole di nuovo la lingua fra i denti; ci baciamo con passione e poi lei si china per prendermelo in bocca: “Ooooooohhhhh” gemo sentendo la sua lingua che mi lappa la cappella; la mia topolona è veramente una pompinara insuperabile e, nonostante ci siamo appena svegliati, dopo neanche cinque minuti sono pronto all’azione e mi sdraio di schiena invitandola a impalarsi a smorzacandela: “Aaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhhh” geme la maialona quando le sue chiappe si poggiano sulle mie palle e ammiro i suoi provoloni dondolare ad ogni mia bordata, sempre molto sodi gli sono calati fino a coprire quasi interamente lo stomaco ma è ancora un gran piacere strizzarglieli per benino e sentire i suoi grossi capezzoli inturgidirsi: “Ooooooohhhhh aaaaaahhhhhhh siiiiii che meravigliaaaaahhhhh” continua a gemere impalandosi sul mio cazzone durissimo e dopo poco l’orgasmo la travolge “Aaaaaaaaaaahhhhhhh vengooooooooooooo” urla schiacciando le sue tettone sul mio petto e appicicando le labbra alle mie: “MMMMMMMHHHHHH MMMMMMMHHHH” mugoliamo limonando come pazzi, e poco dopo io alzo le cosce e con un colpo di reni la giro sotto di me e comincio a trapanarla a missionario: “Aaaaaaaahhhhhhh oddioooooooo siiiiiiii vengoo ancoraaaaaaahhhhh” urla travolta da un secondo violento orgasmo; la sbatto per altri cinque minuti per poi riempirle la figona di sborra caldissima: “Aaaaahhhhh che meraviglia, mi fai morire quando mi riempi tutta” squittisce lei leccandosi le labbra; ci mettiamo sotto la doccia e scendiamo per fare colazione, e mentre siamo seduti in cucina mi viene in mente un’idea: “Amore, ti va di uscire anche oggi?” “Si volentieri, tanto casa è pulita, e dove vorresti andare?” “Le gambe come te le senti?” “Benissimo, ieri non è che abbiamo camminato tanto; vuoi farti una passeggiata in montagna?” “Montagna si, ma con le mountain bike; arriviamo ad Arsoli e li c’è un percorso che sale fino a Monte Autore e riscende, sono 64 km, dopo la mangiata di ieri sera mi sembra l’ideale” “Mmmh sai che l’idea mi piace? Poi sembra una splendida giornata anche oggi, magari su farà freddo, ma a noi due piace tanto; se non ti dispiace pranzare anche oggi con i panini” “Vabbè dai per un weekend possiamo anche permettercelo” “Benissimo amore; dai scendiamo in cantina, in frigo non c’è niente”; scendiamo e Gabriella mi dice di tagliare una fetta di auricchio piccante, mentre lei si occupa di tagliare un pezzo di pecorino di grotta; dopo una quarantina di minuti carichiamo le biciclette in macchina e partiamo con direzione Arsoli, e superato il paese ci fermiamo all’inizio del sentiero dove trovo facilmente parcheggio; io prendo lo zainetto con panini e acqua e lei prende quello più leggero con i k-way in caso di pioggia e il plaid dove sederci per la pausa pranzo; prendiamo il sentiero mantenendo una velocità sui 15 km l’ora, considerato che il percorso è tutto in salita; verso le 11 arriviamo al paesino di Cervara e ci fermiamo per riposarci un po’, e poi riprendiamo la salita fino ad arrivare a 400mt dalla vetta, dove dobbiamo arrivare a piedi per goderci il meraviglioso panorama su tutta la valle da una parte e sui profili delle montagne dell’appennino abruzzese dall’altra; scendiamo di nuovo sul sentiero e decidiamo di trovare un posticino dove mangiare; notiamo una radura a neanche cento metri e ci dirigiamo li, un posto tranquillo fuori dal passaggio degli altri escursionisti, che quel giorno poi non sono neanche tanti; ci mettiamo sul plaid e tiro fuori i due panini con il pecorino di grotta che divoriamo in cinque minuti scarsi, e siccome la fame è ancora tanta ci divoriamo anche i panini con l’auricchio piccante: “Riccardo, panini con pecorino di grotta e provolone, non ti ricordano niente?” “E come no Gabriella, il nostro picnic, manca solo la scatola con i 6 profilattici” “Si ma quelli non ci servono più dai” “Ehi, vuoi dire che ……” “Perchè a te non va?” “A me va sempre figurati, ma dove ci mettiamo, non siamo troppo in vista?”; mi indica una macchia di alberi al limite della radura sul lato opposto al sentiero: “Li sotto non si vede niente neanche dalla cima del monte, dai andiamo”; come siamo dietro gli alberi si inginocchia, mi slaccia i calzoni, mi sfila le mutande e si tuffa con le labbra sulla mia cappella fagocitandola tutta: “Ooooooohhhhh ti pizzica da morire la lingua” “Mmmmmmmhhhhh” si limita a rispondermi con la bocca impegnata a leccarmelo e succhiarmelo, finchè non mi diventa durissimo e pronto all’uso; si alza e mi stampa un lunghissimo bacio sulle labbra.

“Dai amore mio, come piace tanto a me, da animali come la prima volta” e detto questo si sfila la scarpa destra e si tira giù i jeans e le mutande, liberando la gamba destra e chinandosi a novanta gradi con le mani sull’albero; è una vita che non lo facciamo all’aperto e tantomeno vestiti, ma il solco della sua figa che si vede sotto le chiappe mi fa sempre il solito effetto e le sono subito dietro e comincio a spingere la cappella oltre le sue grandi labbra: “Aaaaaaaaaaahhhhhhhhhhh siiii spingi amore mio daiiiiii” e in pochi secondi sono tutto dentro di lei: “Cazzooooo sei durissimoooooo daiiii chiavami da bestia ti vogliooooooo” ulula mentre comincio a sbatterla con ritmo cadenzato: “Aaaaaaaaahhhhhhh Oooooooooooohhhhh” geme alternativamente ad ogni mia bordata e dopo un paio di minuti la sento urlare: “Oddioooooo come godoooooooo vengoooooooooooaaahhhhhh” e prendo a trapanarla sempre più forte: “Siiiii pisellone mio, chiavamiiiiii chiavami cosìììì, come sei durooooooo sei un martello pneumatico, cazzooooo come godooooo, vengo ancoraaaaaaahhhhhh”; la continuo a sbattere per un altro quarto d’ora, la faccio venire altre due volte e alla fine le farcisco la figona con una lunga caldissima sborrata; lo tiro fuori, lasciandola piegata ad ansimare per l’immensa goduria che le ho dato, finchè non si risolleva ed estrae un pacchetto di fazzoletti da una tasca: “Tieni amore” me li passa: “Ahahahah alla lavanda anche questi; chiunque incroceremo capirà lontano un km che abbiamo scopato” “E chissenefrega amore mio, io mica mi vergogno di scopare con il mio topolone” “Hai ragione, per me chi ci incrocia rosica pure”; ripartiamo e prendiamo la discesa del sentiero, che è abbastanza facile da fare, senza grossi ostacoli e c’è ancora la luce del giorno quando raggiungiamo il parcheggio; ripartiamo e durante il viaggio di ritorno il sole tramonta ed è già notte quando arriviamo a casa; evitiamo di scendere in cantina concordando di cenare con una fetta di carne e ci andiamo a mettere sotto alla doccia, passandoci una buona mezz’ora con l’acqua che ci scroscia addosso mentre pomiciamo come pazzi; al momento di mettersi a tavola Gabriella oltre alla carne porta un pezzetto di caciotta stagionata rimasta in frigo nascosta e che le era sfuggita, e dopo quella lunga pedalata con relativa scopata non abbiamo difficoltà a farla fuori insieme alle due fette di carne; ci mettiamo davanti alla TV ma siamo veramente stanchi e decidiamo di andarcene a letto, l’indomani si torna al lavoro: “Amore, non si scopa stasera sono troppo stanca” mi dice e il le confermo: “Tranquilla non vedo l’ora di addormentarmi”; ed infatti dopo neanche dieci minuti: “Ooooooooohhhhhh” “Aaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhh”.

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